Ma tornando sui nostri passi, Oricola ebbe fortificazioni, devastate dai romani, da Agilulfo re dei longobardi, dai saraceni, dagli ungari, da Federico II, dagli Orsini, dal duca di Albe e da tante altre calamità. Tali fortificazioni giungevano una volta, come già dissi, in contrada Forcella, ove esistono tuttora, tra gli altri ruderi, quelli di un’antica torre, posta a plurima sentinella della strada Valeria, giusta quanto dice il professor Pieralice nelle Ombre di Ovidio fra le rovine di Carseoli, il quale si esprime:
Nè di Auricula tua fu già obliata la forte rocca, e di più salde torri fu cinta e da guerriera arte munita di Romane famiglie il germe accolse in seno. E nuovo agli inimici intoppo nella Forcella asseragliò robusta torre che ancor le sue vestigia ostenta.
Inoltre, verso il nono secolo, i conti del Marsi edificarono in Oricola e nei paesi circovicini una rocca quadrata e massiccia, per premunirla dalle incursioni dei saraceni e degli ungari. Questa rocca, di cui non rimangono che ruderi, doveva essere circondata da bastioni, con parecchie torri quadrate attorno, messe in collegazione con delle mura a forma di scaglioni. Infatti, due di queste torri ancora esistono: una in località Guardiola, di proprietà di Federico Minati, e l’altra, nei pressi di S. Rocco, appartenente agli eredi di Carlo D’Agostino.
Una terza torre era situata in contrada Torretta, ove ne fu demolito l’ultimo rudero in occasione del prolungamento della strada rotabile nell’interno del paese, effettuato pochi anni or sono. Chi abbia osservato detto rudero rammenterà che al muro informe del fondamento a calcestruzzo, ne era rimasta una parte, sino all’altezza di circa un metro dal piano stradale, di fronte esterno in linea retta. Ciò prova che detta torre fosse quadrata e non rotonda, come le altre dell’attuale castello, edificato nel XVI secolo. Nei pressi dell’indicata torretta, da sud a nord, vi sono avanzi di costruzione antica, sui quali furono sovrapposti posteriori fabbricati.
Indubbiamente, queste antiche mura andavano a unirsi con la torretta Minati, prima della quale si notano altri ruderi, che dovevano formare parte della cinta degli accennati bastioni. Da quel punto partiva un muro di circonvallazione, che giungeva all’altra torre D’Agostino. A chi voglia attentamente osservare, non è difficile, lungo questo tratto, incontrare avanzi di mura antiche. Infatti, si rinvengono nell’arco, presso la contrada Cascina, a destra nell’andare in giù, e nella casa di Agostino D’Agostino.
Dopo la torretta vicino a S. Rocco, si nota un muro perimetrale, ove si costruirono a ridosso delle casupole. E invero, non può ammettersi che chi avesse voluto costruire un fabbricato lo avesse edificato con un muro esterno che formava una curva e con tanta poca estetica, che va a raggiungere il ridicolo, quando se ne osservi il tetto, con diversità di altezze e accennante a un arco di cerchio. Quindi, è certo che dette case vennero, per economia di spese, appoggiate al muro di cinta. Conforta la mia tesi l’avanzo di costruzione antica, che sussegue in direzione del palazzo Mariani.
Come pure lascia supporre che una quarta torre fosse stata incamerata con la costruzione del predetto palazzo, poiché nulla potrebbe diversamente spiegare che la facciata a mezzogiorno di esso edificio, costruito senza risparmio e con corretta estetica, venisse fabbricata ad angolo ottuso, anziché in linea retta. Da questo palazzo, proseguendo nella parte volgarmente detta Assolato, non vi è dubbio che i fabbricati furono costruiti a ridosso di un muro di cinta, di cui si osservano gli avanzi, confermati dal tratto di unione in muratura, che tuttora addentella una casa con l’altra.
Questa idea è avvalorata anche dal nome Sotto le Mura, conservato in quella via, costantemente, negli antichi e nuovi catasti. Quindi, Oricola ebbe in precedenza altro castello, di forma quadrata e massiccia, con bastioni, mura di cinta e con osservatori di esplorazione nelle cennate quattro torri, una per ogni punto cardinale. Ebbe inoltre una galleria di sorpresa e di salvataggio, che dal castello comunicava con l’antica casa Laurenti in via Purpalazzo, in prossimità delle mura di cinta.
Dalla previggente galleria, sbucavano inopinati i castellani in caso di assalto della fortezza, per porre tra due fuochi l’esercito assalitore, o per mettersi inosservati in salvo. La deliberazione del parlamento dell’università di Oricola, in data 8 agosto 1697, che stabiliva il riattamento di un muraglione, che dalla piazza di S. Salvatore immetteva alla via Guardiola, conferma che precisamente questo punto, ove tuttora esiste la torretta Minati, che conservò per secoli il primitivo nome, era posto di vedetta destinato a dare avviso con fumo, fuochi, rulli, squilli e altre possibili segnalazioni, che la sottostante città di Carseoli era in pericolo.
Evidentemente parte dell’orto attiguo all’attuale castello doveva far parte della vecchia rocca. Infatti, vi osserviamo costruzioni aggiunte, sovraelevazioni, rientrature e sporgenze di mura, che stanno a stabilire, anche all’occhio profano, che le costruzioni stesse furono edificate in epoche diverse. Che detto edificio sia stato trasformato in piazza d’armi e successivamente in orto pensile, è provato dallo sterro ultimamente effettuato, dal quale emergono muri divisori, che usque ab antiquo formavano parecchi vani.
Che la sua costruzione non sia uniforme e omogenea, si rivela dal ciclopico muro in via Castello, di spessore di oltre due metri e da quello attiguo all’antica torretta, con situazione nordina, che non raggiunge i cinquanta centimetri. Da qui la dimostrazione chiara, patente, inconfutabile, specie per la diversità di struttura, che quello sia di antica costruzione e questo di epoca molto posteriore. Anche i muri che attaccano con insenature e ritagli all’attuale castello, sono di recente costruzione: quindi della vecchia rocca non rimane che una piccola parte, individualizzata con le sporgenze di muro in via Castello, che dal pollaio del dottor Curzio Nitoglia va alla fine della cisterna esistente in esso orto, e dal locale in via Castelluccio, detto Cisternone, giunge sino alla parte sterrata.
In quest’ultimo tratto di muro, si riscontrano delle feritoie di difesa rimurate, che stanno a testimoniare che esso fece parte della rocca dei tempi di mezzo, su parte della quale venne costruito il successivo castello, giusta risulta dai ruderi antichi esistenti nei fondamenti della torre in via Castelluccio e nella base del muro, che dal cisternone a questa torre si unisce. Che il ripetuto orto non sia stato edificato contemporaneamente al nuovo castello, di precisa forma di prisma triangolare isoscele, lo dimostra il fatto che, mentre detto edificio è di stile omogeneo e geometricamente preciso, la irregolare pianimetria dell’orto non vi si accomunerebbe, né vi si assocerebbe e rappresenterebbe una stonatura.
Nella circostanza, mi è doloroso constatare che si commise una vera profanazione nel riattare il nuovo castello e nell’appodiarvi nuove costruzioni. Infatti vi si appoggiò un fabbricato nella parte di via Castello, togliendogli la prerogativa di edificio isolato e la visuale di una delle migliori facciate, e si demolì un muraglione che formava, tra le due torri di minore circonferenza, il ponte elevatoio. Questo era in comunicazione con un’adiacente cisterna, in modo che alzandone la piattaforma, a mezzo di robuste catene di ferro e apertene le apposite saracinesche o scaricatoi, avveniva un allagamento che ostacolava gli assalti di nemici, che inopinati potevano assalire la fortezza.
Nelle accennate due torri furono rimurate le feritoie di difesa, con i sottostanti occhialoni di bocche di fuoco, a pietra scalpellata, identiche a quelle che si osservano nell’altro torrione. Per la trasformazione poi in cantina dell’antica prigione, posta nella torre di maggiore circonferenza, in contrada Campanile, furono aperte due porte e una finestra, distruggendo quasi al completo il trabocchetto, che ne rispecchiava una delle essenziali caratteristiche. Nella via Castelluccio, fu costruito un muro formante un ballatoio per un nuovo accesso al castello, che nasconde in parte e toglie l’estetica alla meravigliosa facciata, esposta a mezzodì.
Oltre a ciò, il bel portone, con la loggia in travertino scalpellato, a stile moderno, la stabilitura, il cornicione e la merlatura non rispondono all’epoca e sono in stridente contrasto con i più elementari criteri di arte. Quindi, con il buon volere di costruirvi delle abitazioni civili, con tutti gli utili accessori, pur impiegandovi cospicue somme, per difetto di direzione tecnica, disgraziatamente non si seppe associare l’utile al dilettevole e si venne a deturpare un prezioso monumento, che richiama le eroiche gesta dei nostri antenati.
Riferimento autore: Oricolae Contrada Carseolana nella storia di Nostra Gente (Testi a cura di Achille Laurenti).