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Comune di Collelongo

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Testi dell’avvocato Walter Cianciusi maggiori info autore

La casa degli uomini e concettualmente un recinto sacro, privato, riservato ai membri della famiglia, protetto, Già i portoni d’ingresso sono spesso ”personalizzati” con le

CHIAVI DI VOLTA ”Conci di chiusura alla sommità di un arco (in pietra) a forma di cuneo e spesso posti in evidenza con maggiore sporgenza e partiti decorativi, nelle costruzioni a volta” (Grande Dizionario della Lingua Italiana del Battaglia – U.T.E.T.) Nei nostri paesi i nuclei antichi sono di case costruite in pietra che presentano porte esterne e portoni con stipiti sormontati da arco normalmente a tutto sesto e talora a sesto ribassato. Alla sommità dell’arco e la chiave di volta, a cuneo, che assicura la stabilita con la scomposizione e la ripartizione delle spinte che sull’arco si esercitano. Tali chiavi sono spesso carte di identità della casa perché contengono grande quantità di informazioni: su di esse talora e inciso L’anno di fabbricazione dell’edificio, spesso v’e in cifra, talora conformata a ricamo, il nome del proprietario che la fece, spesso riporta simboli (ascia, tenaglia ecc.) dell’arte esercitata dal proprietario; talora reca lo stemma della nobile famiglia del padrone, talaltra L’IHS sormontato da croci, che e il monogramma antichissimo (II sec.) di Gesu (simbolo assunto a stemma dai Gesuiti) sotto la cui protezione la casa era posta. Talora le chiavi presentano persino motivi decorativi, artistici e sculture in rilievo. Al tempo dell’antica Roma (ma gia prima di allora) il primo vano era il Lararium, edicola riservata agli Dei Lari, protettori della casa e della famiglia; Hurz era in lingua osca il ”recinto sacro”; formule magiche di maledizione erano talora incise in prossimità dell’ingresso per coloro che entrassero in casa come nemici. Nelle nostre case si trovano, dietro la porta, una immagine del Santo Protettore del paese o di Sant’Antonio Abate, ma anche un rametto di ulivo, cioè della Palma benedetta, e un ferro di cavallo che ha funzione apotropaica. Le Tradizioni Popolari riportano L’usanza di gettare del sale lungo le scale, ”perché si sa” che le streghe prima di entrare di notte in una casa, debbono contare, ad uno ad uno, tutti i granelli e intanto che contano fa giorno e debbono fuggire. Nella casa, anzi sui portoni, ciò che per primo si incontra e

I BATTOCCHIE (tale in D.A.M.) Batocchio, battaglio, di campana ma anche di portone. Questo in fotografia e di portone, ma di forma particolare, che simula una mano nell’atto in cui percuote il portone. Non e opera artigianale e non era di uso frequente in paese.

I PISCHIE (Pieschje in D.A.M.), Serratura a chiave. Era opera qualificata del fabbro perché gli scontri delle chiavi dovevano perfettamente coincidere con la dentatura del chiavistello, e la molla doveva consentire al chiavistello di procedere ad ogni giro di chiave di tanto che gli scontri capitassero esattamente nelle tacche successive. II dialettale peschie ha pure in D.A.M. – significato di ”sasso, macigno che sovrasta il paese” e che in certo senso costituisce lo sbarramento, la ”serratura” del paese: con tale significato i nomi di molti centri abruzzesi: Pescasseroli, Pescocostanzo, Pescocanale, ecc. ecc.).

LA CALICCHIA(Naticchia in D.A.M.) nottolino in legno Usata a chiusura di porte, armadi, stipi e scuri di finestre

LA CHIAVE(tale in D.A.M.) Chiave. Serie di chiavi, di portoni e di porte interne e di cantine. Erano opera qualificata del fabbro ferraio (i ferrare) perché bisognava fare la mappa (cioè il corpo che, girando nella toppa, azionava il chiavistello) e gli scontri (cioè le scanalature nella mappa) in modo diverso da una chiave all’altra, sicché quella chiave aprisse soltanto quella porta. La chiave restava di solito inserita di giorno al portone, dalla parte esterna; il visitatore poteva servirsene se era persona nota e gradita ai membri della famiglia e tuttavia, nell’entrare, chiedeva permesso.

La chiusura del portone esterno era poi sempre assicurata da paletti in ferro:

I PALITTE, con i quali L’ultimo a rientrare in casa, di sera, sbarrava L’uscio (appaleva) e che il primo ad uscire al mattino toglieva (spaleva).
Infine la chiusura e L’apertura rapida della porta erano fatte con

I CALASCITTE (Calascite – erratoin D.A.M., che lo riporta soltanto per Collelongo e rimanda a calascigne, comune saliscendi a sbarretta di ferro) manovrabile sia dall’esterno che dall’interno della porta. Calasc[nde in L.E.A., (E. Giammarco Lessico Etimologico Abruzzese) come rifacimento (errato) dl ”saliscendi”, con sostituzione di ”calare” a” salire”. II portone esterno di solito si apriva nel vano di cucina, nel quale i membri delia famiglia trascorrevano la maggior parte del giorno, fuori dall’orario di lavoro nei campi, in montagna, nelle botteghe.

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