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Il sistema fiscale delle imposte nella Marsica vicereale dopo la peste del 1656

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Lo studioso Ugo Speranza pubblicò alcuni rogiti del notaio Domenico Bucci (1658)  nei quali possiamo riscontrare la numerazione dei «fuochi» delle università di Avezzano, Collelongo, Trasacco, Luco dei Marsi e Cese, subito dopo l’epidemia di peste (1). 

Per chiarire di che cosa qui  si tratta e per mostrare come il discorso finora svolto conduca logicamente all’ampliamento della tematica, sarà bene discorrere delle ritenzioni fiscali a cui erano sottoposti tutti i comuni della Marsica.

Le voci fondamentali del sistema delle imposte durante il periodo del vicereame spagnolo erano i «fiscali» e gli «arrendamenti». Ogni università era tassata dal governo centrale in base ai «fuochi», cioè ai nuclei familiari, il cui numero veniva fissato con periodici censimenti (2).

Infatti, la popolazione del regno di Napoli era stata calcolata fino a oltre la metà del XVIII secolo per mezzo della numerazione dei «fuochi», rilevazioni importanti che avevano l’unico scopo di determinare la base imponibile di ogni comune. L’operazione, talvolta assai complessa, rappresentò uno strumento per graduare l’ammontare delle imposte ordinarie e straordinarie dovute alla Corona dalle comunità locali. Nei due secoli di presenza spagnola nel territorio marsicano si effettuarono solo sei numerazioni. Oltre ad esse, esistevano anche altre fonti utili per lo studio della demografia marsicana e meridionale: si pensi a quelle ecclesiastiche, compilate dagli enti religiosi presenti sul territorio (stati delle anime, registri di morte, nascita e matrimonio). I conteggi consistevano in lunghi elenchi, suddivisi per provincia, volti a indicare il numero dei «fuochi», o famiglie fiscali, presenti in ogni università del regno. Sulla base della cifra dei «fuochi», i comuni pagavano le cosiddette imposte dirette, vale a dire le imposizioni in grado di incidere direttamente sulla capacità contributiva dei soggetti d’imposta. Tuttavia, occorre considerare che essendo i «fuochi» frutto di contrattazione tra regia corte (interessata ad accrescerne il numero) e le università (tese a dichiarare al governo centrale un numero inferiore di persone), la tassazione non corrispondeva mai all’effettivo e reale conteggio al fine di pagare tasse inferiori. Quindi, anche nella Marsica, dopo aver consultato svariate fonti, si può affermare che il «numero dei fuochi fiscali non rispecchiava fedelmente il numero delle famiglie esistenti». In realtà i «fuochi» potevano avere una consistenza variabile, anche se la documentazione prevalente si indirizzò intorno a una media di cinque individui a famiglia. Nondimeno, l’epidemia di peste che scoppiò nel 1656 dilagando nel regno di Napoli per ben due anni, mise in crisi l’intero sistema fiscale meridionale, che già in precedenza si basava su equilibri assai precari. Infatti, il viceré, finita l’epidemia, emanò due «Prammatiche» in cui sottolineava la necessità di procedere a nuova numerazione, incaricando i Colonna e i conti di Celano (nei propri feudi) e i governatori regi nel caso di terre demaniali, a numerare  i «fuochi» presenti nei centri da loro amministrati. Seguirono provvedimenti provvisori e soluzioni temporanee per agevolare e tamponare la grave situazione fiscale del regno e i «Presidi» delle udienze provinciali furono costretti, in base alla situazione socio-economica di ogni centro, a decidere secondo gli ammanchi fiscali. Finalmente, grazie alla nuova numerazione dei «fuochi» del 1669, le università marsicane ottennero lo sgravio di parte dei propri crediti con la Corona, oltre alla remissione di tutti i vecchi debiti, anche se la «Regia Camera della Sommaria» mirò sempre ad abbreviare i tempi delle contestazioni, cercando di evitare lunghi e dannosi processi giudiziari (3).

NOTE

  1. U.Speranza, Segnalazioni di Fonti Notarili inedite per la Storia della Marsica, Anni 1506-1810, in «Bullettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria», LX-LXII (1970/72) Ser.3, vol. 60/62 pp.1-513.
  2. Il «focatico» o «fuocatico» era un’imposta applicata su ciascuna abitazione di un gruppo familiare e fu istituito nel regno di Napoli da Carlo I d’Angiò nel 1263 (riscossione delle tasse in once, tarì e grana, per mezzo dei giustizieri). In seguito il gettito fu abolito con regio decreto del 30 dicembre 1923 poi reintrodotto il 23 maggio 1924 con la denominazione di «imposta di famiglia». 
  3. I. Fusco, Il Regno di Napoli nella seconda metà del Seicento: il dibattito sulle numerazioni dei fuochi, Istituto di Studi delle Società del Mediterraneo, Napoli (SIDeS), Popolazione e Storia, 1-2/2011, pp.65-85; M.R.Barbagallo-de Divitiis, Una fonte per lo studio della popolazione del Regno di Napoli: la numerazione dei fuochi del 1732, Palombi, Roma, 1977; G.Beloch, La popolazione d’Italia nei secoli sedicesimo, diciassettesimo e diciottesimo, a c. di C.M.Cipolla, Storia dell’economia italiana, 1, Secoli settimo-diciassettesimo, Edizioni Scientifiche Einaudi, Torino 1959, pp. 449-500; G.Da Molin, La famiglia del passato. Strutture familiari del regno di Napoli in età moderna, Cacucci editore, Bari, 1990; Id., Popolazione e società. Sistemi demografici nel regno di Napoli in età moderna, Cacucci editore, Bari 1995; I.Fusco, Peste, demografia e fiscalità nel Regno di Napoli del XVII secolo, Franco Angeli, Milano, 2007; Nova Situatione de Pagamenti Fiscali 1652: Nova Situatione de Pagamenti Fiscali delli carlini 42 à foco delle Provincie del regno di Napoli, & Adohi de Baroni, e Feudtarij (…) dal primo di Settembre 1648 avanti, Regia Stampa di Egidio Longo, Napoli, 1652; Id., 1670;
  4. P.Villani, Numerazione dei fuochi e problemi demografici nel Mezzogiorno in età moderna, Tip.Pompei, Pompei, 1973.

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