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Il ricordo di Pietro Taricone nel documentario “Mustang” di Kasia Smutniak: l’opera in concorso alla Festa del Cinema di Roma

Maria-Tortora

Trasacco – C’è Pietro Taricone nel racconto di Mustang, il documentario diretto da Kasia Smutniak e scritto insieme a Marella Bombini, che sarà tra i 18 film in concorso nella sezione principale della XXI edizione della Festa di Roma, presentata questa mattina all’Auditorium Parco della Musica. L’opera concorrerà anche nella categoria Miglior Documentario.

Al centro del film c’è un viaggio iniziato nel 2003, quando Kasia Smutniak e Pietro Taricone si conoscevano da poco e decisero di partire insieme, zaino in spalla e con una piccola telecamera, alla volta del Mustang, una remota regione dell’Himalaya, conosciuta anche come “l’ultimo Tibet“.

Quel viaggio sarebbe rimasto impresso nella loro vita. In una terra allora difficilmente raggiungibile, dove non esisteva neppure una strada, i due condivisero un’esperienza destinata a tornare molti anni dopo, attraverso le immagini che avevano registrato e una promessa: tornare un giorno in Mustang e fare qualcosa per contribuire a proteggere quella cultura.

Ma quel ritorno insieme non sarebbe mai avvenuto. Il 29 Giugno 2010, Pietro Taricone morì a causa delle gravi conseguenze di un incidente con il paracadute avvenuto nei pressi di Terni. Aveva 35 anni.

La sua morte interruppe bruscamente una parte della storia che lui e Kasia avevano iniziato a costruire, ma non cancellò ciò che quel viaggio aveva lasciato.

È proprio da quelle immagini che, molti anni dopo, prende forma Mustang. La figlia Sophie riscopre i filmati realizzati dai genitori durante il viaggio del 2003 e quelli dei successivi ritorni di Kasia in quella regione, alcuni dei quali compiuti insieme a lei quando era bambina.

Il documentario diventa così anche un viaggio di Sophie dentro la storia dei suoi genitori. Attraverso la sua voce, il passato torna a dialogare con il presente e le immagini di Pietro e Kasia giovani, in cammino nel Mustang, si incontrano con quelle di una figlia che prova a conoscere ancora più profondamente una parte della propria storia familiare.

Nel frattempo Kasia torna in quella terra senza Pietro. Qui incontra Kunzom, una donna con la quale nasce un legame che permette di trasformare in realtà quella promessa pronunciata molti anni prima.

Da questo incontro prende forma il progetto di una scuola per i bambini del Mustang, pensata per consentire loro di continuare gli studi senza dover lasciare le proprie famiglie e il territorio in cui sono cresciuti.

La scuola rappresenta il punto in cui una memoria personale diventa un progetto condiviso. Il viaggio cominciato nel 2003 da Pietro e Kasia continua infatti attraverso le persone che hanno incontrato e attraverso Sophie, che ne raccoglie oggi il filo.

Mustang attraversa più di vent’anni di vita, intrecciando la vicenda familiare con la storia della comunità del Mustang.

Il documentario affronta temi come memoria, identità e perdita, ma anche il cambiamento di un territorio sospeso tra le trasformazioni portate dal mondo contemporaneo e la necessità di conservare una cultura e uno stile di vita legati a una lunga tradizione spirituale.

Nel racconto ritorna anche il concetto di Samsara, il flusso incessante attraverso cui tutto cambia e si trasforma. Ed è proprio il tempo, con le sue assenze e ciò che riesce a conservare, a fare da filo conduttore alla storia.

Per Pietro Taricone, originario di Trasacco, Mustang significa tornare attraverso quelle immagini a un viaggio vissuto quando aveva poco più di vent’anni e che avrebbe continuato a vivere nella memoria di Kasia e della loro figlia.

La sua presenza nel film non passa soltanto attraverso i filmati d’archivio, ma attraverso una promessa che, nonostante la sua morte, ha trovato un modo per proseguire.

Prodotto da Fandango, Mustang arriverà prossimamente al cinema. Per Kasia Smutniak rappresenta il ritorno alla regia dopo Mur, vincitore del Nastro d’Argento Documentari 2024 per il Cinema del Reale.

Alla Festa di Roma, il viaggio iniziato nel 2003 torna dunque sul grande schermo. E con esso torna anche, attraverso le immagini conservate nel tempo, il ricordo di Pietro Taricone, legato per sempre a quella terra lontana e alle persone con cui aveva condiviso quel tratto di strada.

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