
La famiglia Minicucci è presente in Avezzano già nel XVI secolo con Pietro Antonio che nel 1562 acquistò, insieme ad altri cittadini avezzanesi, alcuni terreni rilasciati dall’abbassamento delle acque del lago Fucino (1). Figlio di Pietro Antonio era Marco Antonio regio tesoriere della provincia d’Abruzzo morto all’Aquila nel 1591 e ivi sepolto nella chiesa dei padri Conventuali di S. Francesco, come testimoniato da una iscrizione riportata da Pietro Antonio Corsignani (2). L’epitaffio funebre fu poi rinnovato nel 1682 dai pronipoti Giovanni Filippo e Pietro Antonio. Dal catasto di Avezzano del 1658 si ha notizia che Domenico Minicucci era tra i cittadini più facoltosi del paese con un reddito annuo di tarì 572 e grana 6 (sesto reddito più alto), possedeva uno dei cinque forni della comunità ed esercitava lo jus patronatus sulla Cappella del Santissimo Rosario nella collegiata di S. Bartolomeo (3).

Pietrantonio si coniuga con Oliva Ruggero ed aveva almeno tre figli a noi noti, Francescantonio, Paolo e Brunone. Dalla tavola del catasto del 1749 sappiamo che il nobile Francescantonio Minicucci nato nel 1687, non aveva figli e viveva con la sua famiglia composta dal fratello Paolo, chierico nato nel 1691 e dai figli del fratello Brunone, nel frattempo deceduto, che si era sposato con Antonia Palocci nata a Roma nel 1712 circa. Francescantonio aveva un reddito annuo di once 2070 e tarì 14,25 ed era il cittadino più ricco della Universitas di Avezzano possedendo 16 case, 7 stalle, 4 cantine e due orti adiacenti alla propria abitazione. Possedeva anche 2 cavalli con relativo cocchio, 6 muli, 4 somari, 60 capre, 9 vacche e una giovenca, oltre a numerosi terreni e censi consegnativi dai quali riceveva interessi annui per il denaro dato in prestito (4). Infine esercitava lo jus patronatus sulla cappella di S. Filippo Neri nella chiesa privata di famiglia e nella cappella del SS. Rosario retta dal sacerdote Ottaviano Valente.
Con la morte di Francescantonio, avvenuta il 23 febbraio 1750, il fratello Paolo ne ereditò il ricco patrimonio e nella sostanza gestiva tutti i beni dei Minicucci, avendo ricevuto beni in passato anche da parte del padre Pietrantonio e dello zio Giovanni Filippo. A partire dal 1750, Paolo dovette fungere da tutore per i figli del fratello Brunone, morto prima del 1749, oltre a gestire le proprietà e le controversie giudiziarie lasciate dal fratello Francescantonio, come quella intentata contro Giovanni Giuseppe Petrei di Trasacco a cui era stato fatto credito (5).
Il fratello minore di Francescantonio, Brunone, nato nei primi anni del 1700 e morto tra il 1742 (nascita dell’ultimo figlio) e il 1749 (data del catasto) ebbe 6 figli: Vincenzo (1739-1818), Raimondo n. 1740), Gaspare (1741-1805), Oliva (n. 1737), Anna Maria (n. 1736) ed Elisabetta (n. 1734). A sua volta, Vincenzo ebbe 5 figli: Angelo (n. 8.7.1774), Eleonora (n. 6.3.1779), Anna Maria (1782-1856) Bruno (1783-1785) e Maria (n. 8.9.1785) (6).

Vincenzo (1739-1818), figlio di Brunone e Antonia Palocci, nato l’11 gennaio 1739 e morto il 7 gennaio 1818 all’età di 79 anni, era tra i cittadini più ricchi di Avezzano, come si evince dal catasto del 1780, avendo un reddito annuo di once 1091 e tarì 21,75 (il terzo reddito più alto dopo quello di Ladislao Mattei e di Filippo Jatosti) oltre al possesso di 16 case, 6 stalle, 4 cantine, un granaio, nonchè numerosi terreni e censi consegnativi (7). In qualità di capofamiglia dei Minicucci, Vincenzo esercitava lo jus patronatus nella cappella di S. Filippo Neri nella chiesa privata di famiglia e nella cappella del SS. Rosario posta all’interno della Collegiata di S. Bartolomeo.

Come cultore delle antichità Marsicane, Vincenzo segnalò allo storico aquilano Antonio Ludovico Antinori, intorno agli anni Settanta del Settecento, una iscrizione che si trovava incassata in una finestra della propria abitazione, inviandoli un disegno del monumento funerario con relativo testo epigrafico: C(aius) Grelius C(ai) f(ilius), Aburria N(umeri) f(ilius), Q(uintus) Grelius Q(uinti) [f(ilius)]. Antinori riporta il disegno e il testo dell’iscrizione nei suoi manoscritti precisando che la stessa si trovava in Avezzano “non long. ab Alba Fuc. in fenestra dom. ante illam D. D. de Minicuciis. Excr. Vinc. Minicuc.” (8). Il monumento funerario fu riportato da Theodor Mommsen nel volume IX della sua raccolta delle iscrizioni latine, inserendola erroneamente tra quelle marse anziché albensi, segnalando che nel 1883 l’epigrafe non era più presso il palazzo Minicucci ma si trovava a Casoria (NA) nell’orto della famiglia Rocco (9). Purtroppo, oggi il monumento è irreperibile. Tra la fine del ‘700 e inizi ‘800, Vincenzo sostenne con convinzione il tentativo del canonico Giuseppe Lolli di ripulitura dell’emissario di Claudio, fornendo anche un contributo economico alle attività di riattivazione che erano in corso (10).
Gaspare (1741-1805), figlio di Brunone e Antonia Palocci e fratello minore di Vincenzo, nato nel 1741 e morto il 19 novembre 1805 all’età di 64 anni, è stato un religioso che, come risulta nel catasto onciario del 1780 (f. 358v) era canonico rettore della cappella di S. Filippo Neri eretta nella chiesa della famiglia Minicucci, che aveva una rendita annua di once 240 e tarì 24,75. Nel 1794 è nominato al Beneficio di S. Angelo in Antrosano (11), vacante per decesso del cardinale Marco Antonio Colonna venuto a mancare in Roma il 4 dicembre 1793 (12).
Il 2 dicembre 1803 fu rinvenuto in una vigna di Avezzano in località Cerreto a “cento passi distante da’ Cappuccini verso l’Emissario” (13) un cippo sepolcrale che faceva riferimento ad un Marcio Giusto curator aquaeductus. Gaspare comprese subito l’importanza di quel monumento e scrisse due lettere, il giorno 28 di quello stesso mese e il 25 gennaio 1804, al suo amico epigrafista Gaetano Marini (14) per chiedergli un parere sulla corretta interpretazione dell’epigrafe che fu comunicata con il seguente testo: “Marco Marcio, Marci Filio, Fabia, / Iusto, Viro Egregio, tunc Divi Hadriani / Equiti, cohortis Septimae Principi, / Quadriumviro, Aedili, Quadriumviro Iuris Dicundo / Curatori Anno secundo / Curatori Aquaeductus / Vixit annos sexagintaquinque, / Marcus Marcius Eutiches, / et Marcia Restituta / Patrono optimo suis / Amatissimo, Bene merenti, / et sibi, suisque pos/teris eorum. /Huic monumento / Terra cedit / In fronte palmi trigintaquinque, in agro palmi sexaginta”.
L’apografo trasmesso da Minicucci a Marini non è esente da imperfezioni di lettura che è opportuno segnalare allo scopo di restituire il corretto testo epigrafico come riportato da Cesare Letta (15) nel suo studio sulle epigrafi raccolte nell’Aia dei Musei di Avezzano, che espone anche l’iscrizione in argomento, trascritta da Mommsen nel Corpus delle iscrizioni latine (16).
Nelle due lettere inviate a Marini, Gaspare acclude anche tre antiche pergamene riguardanti l’Universitas di Avezzano chiedendogli la cortesia di farle trascrivere e interpretare allo scopo di comprenderne la loro importanza. Per tale richesta Gaspare volle sdebitarsi con Gaetano inviandogli 30 paoli (17) da consegnare a colui che aveva trascritto le pergamene e un prosciutto come regalo per l’amico che si era dimostrato tanto disponibile. Queste pergamene probabilmente furono quelle stesse miniate del XV secolo che la famiglia Minicucci decise di vendere nel 1896 all’antquario Domenico Corvisieri di Roma al prezzo di £ 3.600 (18).

Angelo (n. 1774), figlio di Vincenzo e Lucrezia Gigliani e nipote di Gaetano, nato ad Avezzano l’8 luglio 1774, probabilmente fu avviato all’amore per la storia locale dal padre Vincenzo e dallo zio Gaetano. Intraprese gli studi giuridici, senza però dimenticare quelli delle Lettere che lo impegnarono nel periodo giovanile; fino al 1813 viveva da celibe in vico dei Signori Mattei insieme al padre Vincenzo, alla madre Lucrezia e alle tre sorelle Eleonora, Anna Maria e Maria. Poi si trasferì all’Aquila per esercitare la professione di Giudice di Pace e proprio dalla città di Aquila pensò di scrivere una memoria sugli antichi popoli della Marsica e sul lago Fucino cogliendo l’occasione per fare un’analisi dettagliata dell’importante iscrizione scoperta pochi anni prima a Cerreto e che lo zio Gaetano aveva comunicato allo studioso Marini di Roma. In data 25 luglio 1816 Angelo inviò questa sua memoria al Segretario di Stato, il marchese Donato Tommasi (1761-1831), per approvazione e per l’eventuale pubblicazione; il marchese Tommasi accettò volentieri la memoria a lui dedicata e il 14 settembre dello stesso anno diede l’approvazione alla stessa, che fu pubblicata ad Aquila dalla Tipografia Rietelliana nel 1817 (19).
La dissertazione inizia con un cenno sulle origini del lago Fucino e con alcune notizie storiche su Alba Fucens, nel cui terrotorio ricadeva l’area avezzanese e l’emissario di Claudio, per poi continuare con un’analisi esegetica del testo epigrafico del monumento di Marco Marcio Giusto, rinvenuta a Cerreto pochi anni addietro. Nella disamina dell’iscrizione l’autore inizia a commentare il testo epigrafico iniziando dalle prime righe dedicate alla memoria del defunto Marcio Giusto morto all’età di 65 anni, per poi analizzare le cariche da lui ricoperte in vita, prima come cavaliere della 7ª coorte pretoria sotto l’imperatore Adriano e poi come magistrato nel senato albense in qualità quattuorviro edile e quattuorvio giudiziario. L’analisi della carica di Marcio Giusto come curatore dell’acquedotto rappresenta la parte centrale e più corposa della dissertazione in quanto l’autore collega questa carica all’emissario claudiano, anche se il termine curator aquaeductus è un termine di ampia interpretazione che non indica necessariamente il curatore dell’emissario claudiano, ma più genericamente il responsabile della manutenzione delle condutture, dei canali e dei sistemi approvvigionamento delle acque di una città, che in questo caso è quella di Alba Fucens. Nel parlare del curator aquaeductus come responsabile dell’emissario claudiano, l’autore elabora un’approfondita disamina delle problematiche comnnesse alla urgente necessità di riattivare l’emissario romano per porre fine alle tragiche inondazioni che avvenivano periodicamente con l’innalzamento del livello delle acque del Fucino. Tentativi di ripulitura e riattivazione del canale romano si stavano facendo in quegli anni da parte del governo borbonico su iniziativa del canonico Giuseppe Lolli insieme agli ingeneri idrailici napoletani, in particolare Ignazio Stile, e da alcune iniziative locali avviate da Domenicantonio Jatosti, che a proprie spese stava cercando di risolvere il problema costruendo alcuni canali di scolo in prossimità dell’emissario romano. La dissertazione si conclude con la citazione dei liberti Giusto Eutichete e Marcia Restituta che hanno posto il monumento sepolcrale in onore del defunto, in un’area di dimensioni ragguardevoli pari a piedi 35×60 (m. 10,34×17,73).

NOTE
- C. Castellani, Ispettori ai monumenti e scavi nella Marsica, Kirke 2021, p. 37.
- P. A. Corsignani, De viris illustribus marsorum, Roma 1712, p. 280.
- C. Castellani, Avezzano. Gli antichi catasti e le sue famiglie dal Cinquecento all’Ottocento, Kirke 2025, pp. 75, 83, 85, 95, 102.
- Ivi, pp. 124, 131, 134, 155.
- ADM, fondo D, busta 333 Trasacco 6, fascicolo 372, lettere 20 ottobre-3 dicembre 1749 e fondo D, busta 334 Trasacco 7, fascicolo 376, anno 1750.
- Libro delle Famiglie di Avezzano 1813, conservato in ADM, P, b, 10, vol. 39.
- C. Castellani, Avezzano. Gli antichi catasti e le sue famiglie dal Cinquecento all’Ottocento, pp. 164, 173, 179, 191, 193.
- A. L. Antinori, Manoscritti sulla storia e i monumenti degli Abruzzi, sec. XVIII, conservati presso Biblioteca Salvatore Tommasi di L’Aquila, vol. XLIII-I, 218 bis.
- T. Mommsen, Corpus Inscriptionum Latinarum, vol. IX, Berolini 1883, nr. 3736.
- A. Minicucci, Illustrazione di un ceppo sepolcrale esistente in Avezzano, co’ dettagli sull’Acquidotto Claudiano, presso al quale fu dissotterrato nell’anno 1804, p. 50.
- Per sapere dove era situata la chiesa di S. Angelo, ved. C. Castellani, Ispettori ai monumenti e scavi nella Marsica, p. 32-33 con mappa.
- ADM, fondo B, busta 17, fascicolo 56, p. 409v, Bollario del 1794 del Vicario Capitolare Francesco Gambise.
- G. C. Rossi, Lapidi marsicane raccolte e osservate diligentemente dall’ill.mo e r.mo Monsignor D. Giovanni Camillo Rossi vescovo dei Marsi, f. 21r (Manoscritto conservato nella biblioteca vaticana, Cod. Ferraioli 513).
- Le due lettere inviate a Marini sono conservate nella Biblioteca Apostolica Vaticana, Codice Vaticano Latino 9053, fogli 216-220. Nel merito, ved. M. Buonocore, La tradizione manoscritta dell’epigrafia classica abruzzese nei codici della Biblioteca Apostolica Vaticana, Deputazione Abruzzese di Storia Patria, L’Aquila 1986, pp. 80-82.
- Questo il testo dell’epigrafe riportato in Letta 2012, 43, n. 38 con foto, con relativo scioglimento delle abbreviazioni e traduzione italiana: D(is) M(anibus) s(acrum) / M(arco) Marcio M(arci) f(ilio) Fab(ia tribu) / Iusto vet(erano) divi Had(riani) / equiti c(o)ho(rtis) VII pr(aetoriae) / IIII vir(o) aed(ili) IIII vir(o) i(ure) d(icundo) / curatori anno(nae) II / curatori aquaeductus / vix(it) a(nnos) LXV / M(arcus) Marcius Eutyches /et Marcia Restituta / patrono optimo suis / amantissimo b(ene) m(erenti) / et sibi suisque pos/teris eorum / Huic monumento / terra cedit / in front(e) p(edes) XXXV in ag(ro) p(edes) LX. “(Questo sepolcro è) consacrato agli dei Mani. A Marco Marcio Giusto, figlio di Marco, iscritto nella tribù Fabia, veterano del divino Adriano, cavaliere della settima coorte pretoria, quattuorviro con competenze edilizie, quattuorviro con competenze giudiziarie, responsabile degli approvvigionamenti annonari, responsabile dell’acquedotto, vissuto 65 anni. Per lui, patrono ottimo e pieno di benemerenze verso i suoi che ben lo meritava, nonché per se stessi, i propri familiari e i loro discendenti (posero) Marco Giusto Eutichete e Marcia Restituta. La terra spetta a questo monumento sepolcrale per 35 piedi (m. 10,34) sul davanti (lungo la strada) e per 60 piedi (m. 17,73) verso l’interno”.
- T. Mommsen, Corpus Inscriptionum Latinarum, vol. IX, nr. 3922.
- Il Paolo a Roma valeva 10 Baiocchi. Quindi 30 Paoli=300 Baiocchi=3 Scudi.
- C. Castellani, Ispettori ai monumenti e scavi nella Marsica, p. 161.
- a. minicucci, Illustrazione di un ceppo sepolcrale esistente in Avezzano, co’ dettagli sull’Acquidotto Claudiano, presso al quale fu dissotterrato nell’anno 1804, Aquila 1817.
Bibliografia di Minicucci Angelo
- A. Minicucci, Illustrazione di un ceppo sepolcrale esistente in Avezzano, co’ dettagli sull’Acquidotto Claudiano, presso al quale fu dissotterrato nell’anno 1804, Tipografia Rietelliana, Aquila 1817.
Per ulteriori approfondimenti sui Minicucci di Avezzano
- C. Castellani, Avezzano. Gli antichi catasti e le sue famiglie dal Cinquecento all’Ottocento, ed. Kirke 2025 (Vincenzo pp. 164, 179, 191, 193, 215, famiglia Minicucci pp. 162, 277).
- C. Castellani, Ispettori ai monumenti e scavi nella Marsica, ed. Kirke 2021 (Gaspare p. 63 e Vincenzo p. 243, famiglia Minicucci p. 161).
- A. Socciarelli, Tommaso Brogi. Sul lago Fucino e sue escrescenze: progetti per bonificarlo colla descrizione dell’Emissario di Tiberio Claudio; e sulla necessità di riaprirlo, a cura di Antonio M. Socciarelli, ed. Kirke 2012 (Gaspare e Angelo da pag. XXX a pag. XXXI).
- PAGANI G., Luci di nostra gente, Sulmona 1978 (famiglia Minicucci da p. 457 a p. 458).




