Scurcola Marsicana – A Scurcola, nella chiesa della SS. Trinità, la lectio divina del Vescovo Giovanni ha aperto l’incontro unitario diocesano degli educatori e degli assistenti di Azione Cattolica: al centro la gioia dell’incontro con Gesù, il coraggio del cambiamento e la missione di generare nuova vita nella Chiesa. Non limitarsi a programmare attività e iniziative, ma chiedersi che cosa il Signore desideri generare attraverso l’impegno educativo e associativo. È questo l’invito centrale rivolto dal Vescovo Giovanni agli educatori, agli assistenti e ai responsabili dell’Azione Cattolica della diocesi di Avezzano, riuniti ieri, 11 ottobre, nella chiesa della SS. Trinità di Scurcola per l’incontro unitario diocesano di inizio anno associativo.
Al centro della riflessione, la lectio divina «Vino nuovo in otri nuovi», dedicata al brano evangelico di Marco 2,18-22 che costituisce l’icona biblica del percorso annuale associativo. Un testo che diventa occasione per interrogare la vita personale e comunitaria, riscoprendo l’essenziale della fede e la necessità di rinnovare linguaggi, relazioni e percorsi educativi. Il Vescovo ha anzitutto richiamato l’immagine di Gesù come Sposo, sottolineando che il cristianesimo nasce dall’incontro con una Persona, prima ancora che dall’osservanza di regole o dalla realizzazione di programmi. Anche la vita associativa, pur nella ricchezza delle attività e degli impegni, è chiamata a custodire la gioia della presenza di Cristo. Educatori e assistenti, dunque, non sono chiamati soltanto a trasmettere contenuti, ma a testimoniare la bellezza di una fede vissuta e a favorire l’incontro dei ragazzi e dei giovani con il Signore.
Da qui il richiamo all’immagine evangelica del vino nuovo e degli otri nuovi: la fedeltà al Vangelo non significa immobilità, ma capacità di accogliere e comunicare la continua novità di Gesù. Di fronte ai cambiamenti che attraversano il mondo giovanile, le famiglie e le comunità cristiane, non basta riproporre formule del passato. Occorre ascoltare, discernere, sperimentare e avere il coraggio di rivedere metodi e linguaggi, senza perdere di vista ciò che è essenziale. Una particolare attenzione è stata dedicata alla vocazione educativa, intesa come capacità di generare vita. Generare, ha evidenziato il Vescovo, non significa semplicemente moltiplicare iniziative o garantire la sopravvivenza dei gruppi, ma accompagnare ciascuno nella scoperta dei propri doni e della propria vocazione. Questo richiede educatori capaci di ascoltare più che giudicare, assistenti che sostengano la responsabilità dei laici e responsabili disponibili a condividere compiti e fiducia.
Il rinnovamento passa anche attraverso comunità accoglienti, nelle quali sia possibile fare domande, riconoscere i propri limiti e ricominciare senza essere definiti dai propri errori. Una comunità capace di tenere insieme le generazioni e di aprirsi a chi è lontano, a chi cerca un posto e a chi fatica a trovare nella Chiesa uno spazio di ascolto e di appartenenza. Nel delineare la missione dell’Azione Cattolica, il Vescovo ha inoltre invitato a superare ogni forma di chiusura autoreferenziale. L’associazione non vive per se stessa, ma è chiamata a formare cristiani capaci di portare il Vangelo nella quotidianità, nelle famiglie, nel lavoro, nella scuola e nella vita sociale. «Ama la parrocchia vicina come se fosse la tua parrocchia, ama la diocesi come se fosse la tua famiglia», è stato il senso concreto del richiamo a una comunione che sappia oltrepassare i confini dei singoli gruppi e delle appartenenze.
La presenza del presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, Giuseppe Notarstefano, insieme alla presidente diocesana Claudia Di Biase, ai responsabili e agli assistenti, ha sottolineato il valore di un cammino condiviso, nel quale le esperienze locali si arricchiscono reciprocamente e contribuiscono alla missione della Chiesa. In conclusione, il Vescovo Giovanni ha affidato ai partecipanti un invito a lasciarsi rinnovare dal Signore, recuperando la gioia dello stare con lui, superando rigidità e riscoprendo la fiducia reciproca. All’inizio del nuovo anno associativo, la sfida è quella di non tornare nei propri gruppi soltanto con nuove idee, ma con un cuore trasformato dall’incontro con Cristo.
Perché, come ricorda il Vangelo, il vino nuovo ha bisogno di otri nuovi: comunità capaci di accogliere la grazia, custodire la comunione e generare, con rinnovata speranza, la gioia del Vangelo per tutti.



