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Il Botafumeiro di Santiago: tra fede, storia e l’odore dei pellegrini

Redazione

Di Valentino Pisegna
Divulgatore e studioso del Cammino di Santiago

Nella Cattedrale di Santiago de Compostela c’è un momento in cui il silenzio del pellegrinaggio lascia spazio a uno spettacolo sorprendente: il Botafumeiro, il grande incensiere sospeso alle volte della basilica, comincia a oscillare sopra le teste dei fedeli, attraversa il transetto e diffonde nell’aria il profumo dell’incenso. Oggi è uno dei simboli più conosciuti di Santiago. Ma dietro questo rito spettacolare si nasconde una storia che ci riporta anche alla dimensione più concreta e umana del pellegrinaggio medievale.

Nel Medioevo la cattedrale accoglieva un numero considerevole di pellegrini, molti dei quali arrivavano dopo mesi di cammino, affrontando fatiche, intemperie e condizioni igieniche spesso difficili. Alcuni spazi della cattedrale potevano essere utilizzati anche per accogliere i pellegrini durante la notte. Immaginare quella folla riunita nello stesso luogo aiuta a comprendere quanto il pellegrinaggio fosse un’esperienza non soltanto spirituale, ma anche profondamente fisica, fatta di stanchezza, polvere, sudore e necessità quotidiane.

È proprio in questo contesto che si inserisce una delle spiegazioni tradizionalmente associate al Botafumeiro: il fumo profumato dell’incenso avrebbe contribuito ad attenuare gli odori prodotti dalla presenza di tanti pellegrini all’interno della cattedrale. Una spiegazione suggestiva, legata alle condizioni di vita dell’epoca, che non deve però far dimenticare il significato principale del grande incensiere: la sua funzione liturgica e spirituale. L’incenso, infatti, accompagna da secoli le celebrazioni religiose e richiama simbolicamente la preghiera che sale verso Dio.

Le origini del Botafumeiro si perdono nella storia della cattedrale compostellana. Il grande incensiere è associato alla tradizione medievale del pellegrinaggio e viene citato nei registri della cattedrale nel 1322, con la denominazione latina Turibulum Magnum. La tradizione è collegata anche al Codex Calixtinus, risalente al XII secolo. Nel corso dei secoli il Botafumeiro è stato sostituito più volte. Quello utilizzato abitualmente oggi risale al 1851.

Il suo movimento spettacolare è reso possibile dagli otto tiraboleiros, gli addetti che, attraverso un sistema di corde e carrucole, imprimono al grande incensiere un’oscillazione che attraversa il transetto della cattedrale. Secondo i dati ufficiali, il Botafumeiro pesa più di 50 chilogrammi a vuoto, è alto un metro e mezzo e può raggiungere una velocità di circa 68 chilometri orari. Numeri che aiutano a comprendere la complessità e la spettacolarità di un rito rimasto vivo nel tempo.

È questo il particolare più affascinante della sua storia: il Botafumeiro nasce e si sviluppa all’interno di un pellegrinaggio profondamente umano. Uomini e donne arrivavano a Santiago dopo lunghi percorsi, stanchi, impolverati e segnati dalla strada. La loro esperienza non era fatta soltanto di devozione e preghiera, ma anche di bisogni concreti, difficoltà quotidiane e ricerca di riparo.

Oggi, quando il grande incensiere attraversa la cattedrale e il profumo dell’incenso riempie lo spazio, quella dimensione concreta sembra trasformarsi in qualcosa di più grande. Il fumo sale verso le volte, accompagna lo sguardo dei fedeli e diventa immagine di una preghiera che si innalza.

Dal corpo affaticato del pellegrino al profumo dell’incenso, dalla fatica della strada alla dimensione spirituale: il Botafumeiro racconta ancora oggi l’incontro tra l’umanità e la fede, tra la storia e la tradizione.

Per questo motivo, quando lo si vede oscillare sotto le volte della cattedrale, non si assiste soltanto a un rito suggestivo. Si entra, per qualche istante, nella storia millenaria di uomini e donne che, da ogni parte d’Europa e del mondo, hanno camminato verso Compostela, portando con sé le proprie fatiche, le proprie speranze e le proprie preghiere.

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