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“Mea”

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Mea, pastorella dei tempi moderni, combatte la solitudine e il disprezzo con un amore puro e tenace, aspirando a un eterno connubio celestiale.

Nella vita di Mea, emerge un’analogia con la pastorella del “Cantico dei Cantici”, detta “Sulamite”, che rappresenta la nazione israelita in esilio. La pastorella simboleggia la propria fedeltà al Dio, definito “Diletto”, mentre anela al ritorno alla Terra Promessa. Questo amore viene rappresentato con il riconoscimento della sua condizione: “bruna” e “disprezzata” dai suoi confratelli, segno di una scarsa accettazione da parte dei popoli confinanti, che disprezzano Israele per la sua lealtà a Jahvè.

Il colore bruno della sua pelle suggerisce l’esilio, assorbito dal sole delle sofferenze. Nonostante le seduzioni del “seduttore”, la pastorella rifiuta le lusinghe di una vita agiata, preferendo la compagnia del “Diletto” anche in una misera dimora di frasche. Qui, si paragona ai fiorellini di campo, simboli di umiltà e purezza.

In questa narrazione, anche Mea riveste il ruolo di pastorella, simile a un piccolo fiore caduto dal Cielo in una “valle di pianto”, illuminando e profumando la terra d’esilio laddove vive. Si identifica con la pastorella abbronzata non solo dal sole, ma soprattutto dalle sue sofferenze e dall’indigenza. Sdegnata dai “fratelli” e dai paesani che non comprendono il suo amore per il Pastore delle anime, non cede alle chiacchiere e continua a immaginare Gesù vicino a sé.

Come la pastorella, Mea si considera un fiorellino del campo, ricco di umiltà e purezza, con aspirazioni altissime e sublimi. E la certezza che Gesù verrà a farla Sua sposa per sempre riempie il suo cuore di speranza.

Riferimento autore: D. Gaetano Meaolo.

Nella vita di D. Gaetano Meaolo si nota un’analogia impressionante con quella della pastorella del “Cantico dei Cantici”, chiamata “Sulamite”, cioè “la pacifica”. La pastorella del “Cantico” è simbolo della nazione israelita che si trova in esilio, ma che pensa al suo Dio, che è per lei più che Sposo: è il “Diletto”. Ella anela ardentemente a poter tornare in patria per riunirsi definitivamente con il suo “Diletto”. La pastorella, quindi, manifesta il suo amore per lo sposo assente, riconoscendo di essere “bruna” e “disprezzata dai suoi fratelli”.

Il colore bruno della pelle designa molto bene che la pastorella non abita più nella sua casa, ma in capanne e all’aperto, essendo stata abbronzata dal sole. I fratelli della pastorella la sdegnano perché innamorata del “Diletto”. I popoli confinanti con Israele, collaboratori degli Assiri e dei Babilonesi, disprezzavano Israele per la sua fedeltà al suo Pastore, cioè a Javhè.

Dinanzi alla tentazione del “seduttore”, che la saluta con immagini mirabolanti e le suggerisce di andare a vivere con lui in un palazzo principesco, la pastorella (Israele) pensa nuovamente allo Sposo lontano. Quasi vedendoselo dinanzi, non solo ne canta le lodi, ma Gli dice chiaramente che, alla reggia principesca, preferisce vivere con Lui anche in un povero chiosco di semplici frasche. Poi si paragona a fiorellini di campo, esattamente al narciso e al giglio, simboli rispettivamente dell’umiltà e della purezza.

La pastorella non è ancora contenta: sente il bisogno di svelare il suo amore alle “figlie di Gerusalemme”, che rappresentano le nazioni pagane imparentatesi con Salomone, e immagina l’amplesso del Diletto. Passiamo ora alla nostra Mea. Anche lei è una pastorella e si trova quaggiù come in esilio. È come un piccolo fiore caduto dal Cielo su questa valle di pianto per profumare, illuminare, salvare. Su questa terra d’esilio, pensa allo Sposo lontano, a Dio, il suo vero, grande, unico Amore.

Anche lei, come pastorella, è abbronzata dal sole, non tanto materiale, quanto piuttosto dalle continue sofferenze e dalla indigenza più nera. Anche lei è sdegnata dai suoi stessi “fratelli”, dai suoi paesani che non capiscono come mai di lei, proprio di lei, l’ignorantella, si sia andato ad innamorare il Pastore delle anime. Mea però non cede alle dicerie e immagina di vedere Gesù a lei vicino, paragonandosi a un fiorellino del campo, profumato d’umiltà e di purezza.

Pur tuttavia, ha desideri straordinariamente alti, sublimi. E Gesù non tarderà a venire, a farsi sentire, a farla Sua sposa per sempre.

Riferimento autore: Il cantico di Mea (Testi a cura di D. Gaetano Meaolo).

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