Le stigmate si aprono! Ed eccoci a novembre 1955. Mea, nella sua baracca, era molto malata e non poteva lasciare il letto che per pochi minuti. Non aveva da mangiare né per sé né per la mamma. Un giorno, levatasi dal letto, andò a pregare dinanzi a una statuina dell’Immacolata. Più o meno disse così: “Madre mia, sono stanca di soffrire! Aprimi Tu una strada perché possa guadagnare un pezzo di pane per la povera mamma, altrimenti fammi morire!”. Così dicendo, sentì come uno spintone e cadde bocconi per terra.
Appena le forze glielo consentirono, si alzò e continuò a dire alla Madonna: “È vero, allora, Madonnina mia, quello che dice la gente, che sono cioè indemoniata?”. Ma subito la sua attenzione fu attratta da una luce intensissima, che le impediva di sollevare lo sguardo. In fondo al letto, vicino a una povera e misera tenda, in un nimbo di luce, ecco presentarsi il Sacro Cuore di Gesù! Filomena non si spaventò, anzi disse: “Ti ho visto tante volte in sogno. Ora, se sei veramente Tu, nella Tua realtà, fatti pure avanti che non ho paura!”.
L’immagine allora si avvicinò dolcemente. Con una mano scostò il mantello rosso e con l’altra, indicando il Cuore con un dito, disse: “Figliola, sei tu capace di confortare il Mio Cuore?”. Filomena rispose: “Se Tu lo vuoi…”; poi continuò: “Se sei veramente il Padre mio, dammene un segno!”. Gesù allora le toccò le mani, i piedi, il fianco e la fronte. Quando poggiandole la mano sul capo, con l’unghia del pollice le tracciò una crocetta sulla fronte, Mea provò una sensazione dolorosissima, tanto che, istintivamente, si girò da un lato.
I medici, nell’esaminare questa crocetta, rimasero sconcertati. Sembrava luminosa e in realtà era quanto mai vivida. Qualcuno commentò: “Quella croce… agli intellettuali increduli possa diventare la stella che li guidi a ritrovare la fede!”. Filomena intanto si addormentò e, svegliandosi, sentì come delle fitte atroci alle mani, ai piedi, al costato e sulla fronte. Si accorse anche di segni strani. Inizialmente cercò di tenere tutto nascosto, mettendo delle bende in fronte e delle fasce alle mani, ma la situazione non poteva durare a lungo, e Mea fu costretta a rivelare tutto.
Ne parlò anche col Parroco Don Emilio, ma questi non la incoraggiò affatto, anzi disse chiaramente che certe cose potevano essere operate benissimo anche dal demonio. Ormai Mea si era fatta dei nemici e molti la credevano esaltata. L’unica a darle credito fin da principio fu Nina Coletti, che divenne la sua confidente per ben tre anni e mezzo. Le ferite delle mani si fecero evidenti, trapassando il palmo della mano da parte a parte, tanto che era possibile conficcare il dito nelle stesse. Dalle piaghe non veniva fuori pus; questo si sarebbe visto solo quando avessero immesso nelle piaghe delle medicine.
Quando i medici di Sora la esaminarono, dovettero tenderle i nervi delle mani e del collo. Ne redassero un’accurata perizia. La conclusione fu che quelle piaghe erano di origine misteriosa, senza alcuna spiegazione sul piano naturale. La sorellastra Gina affermò che Mea ebbe l’apparizione del Signore la domenica successiva alla festa dell’Immacolata nel 1955, cioè il giorno 11 dicembre. Il venerdì successivo, 16 dicembre, le si aprirono le stigmate delle mani; il venerdì seguente, 23 dicembre, fu ben visibile la crocetta incisale in fronte.
Un mese dopo venne a trovarla un frate con la barba (P. Angelo?) che, ascoltato il racconto di Mea, concluse: “Preparati, perché anche le stigmate ai piedi non tarderanno ad aprirsi”. Difatti, il venerdì dopo quella visita, le si aprirono le stigmate ai piedi. Ciò che impressiona nella cronologia di questi fenomeni mistici è la giornata in cui essi cominciano a manifestarsi: il venerdì, giorno dedicato alla memoria della Passione e Morte Redentrice di Nostro Signore.
Le stimmate sanguinano. Le stigmate versavano sangue di preferenza il giovedì e il venerdì, il primo venerdì del mese per quasi tutta la giornata. Mea era spesso preavvertita della fuoriuscita del sangue da Gesù stesso. Il sangue, nell’uscire, prendeva due direzioni. Alcuni medici, per farle coagulare il sangue, le praticavano delle iniezioni o le applicavano dei cerotti. Mea però temeva i dottori, anche se in certo senso era contenta delle iniezioni perché le davano modo di soffrire di più.
Piu di un dottore, mentre constatava la qualità delle piaghe, si commosse fino alle lacrime. Quando Mea versava sangue dalle stigmate, provava sofferenze tali che si scuoteva tutta e doveva essere tenuta ferma da un paio di persone. A volte, per lenire i suoi dolori, cercava di immergere le mani sanguinanti in una bacinella d’acqua o sul ghiaccio. Qualche volta, le ferite delle mani sembravano prendere la forma di un cuore. Anzi, nel primo venerdì del mese, il cuore sembrava stamparsi al fianco della piaga.
A volte, quando le piaghe versavano sangue, si allungavano. Con una lampadina tascabile, fu possibile notare come il foro della mano la attraversasse da parte a parte. Generalmente, il sangue arrivava fino alle unghie, anche se le mani o i piedi, per la loro posizione, avrebbero dovuto impedirlo. A Mario Di Girolamo</strong, Mea rivelò di provare per le stimmate come delle "fitte infocate". Dalle stimmate veniva fuori sangue vivo tra il giovedì e il venerdì, normalmente preceduto da deliqui durante i quali Mea parlava con Gesù e con la Vergine Santa.
Testimonianze affermano che le stimmate sanguinavano il venerdì e si richiudevano, o meglio non sanguinavano più il martedì. A maggio, però, sembravano inaridite. Mea, sorridendo, diceva: “Questo è il mese dei fiori, non del sangue!”. A volte dalle stimmate fuoriusciva anche qualche pezzetto d’osso. La fuoriuscita del sangue era in genere accompagnata da un profumo soavissimo. Anzi, quanto più Mea soffriva, tanto più si sentiva nella sua stanza un profumo celestiale.
Dopo la Quaresima del 1956, Mea era a S. Antida di Sora. Mons. Cardarelli le ingiunse di imparare frasi del Vangelo e della “Imitazione di Cristo”. Mentre Mea leggeva, le apparve Gesù, che le tolse il libro di mano, e le ferite cominciarono subito a emettere sangue. Mea sapeva con precisione anche l’ora esatta in cui le piaghe avrebbero cominciato a sanguinare, e talvolta lo rivelava a qualche persona amica. Una volta, il primo venerdì di giugno del 1956, una certa Giovanna Rugghia si preoccupò perché non vedeva segni di sanguinamento, nonostante Mea avesse preannunciato che in quel giorno le ferite avrebbero sanguinato.
Esattamente alle ore 15, cominciò a sgorgare dalle ferite un copioso sangue. A volte era Mea stessa a chiedere a Gesù di non farle uscire il sangue, perché la mancata fuoriuscita le faceva soffrire di più. Tuttavia, abitualmente, la fuoriuscita del sangue era accompagnata da dolori fortissimi in tutta la persona, al punto da farla sembrare svenuta. Alcuni medici, nel constatare le sue condizioni, la diedero per spacciata.
Quando dalle stimmate sgorgava del sangue, facevano a gara per riprendere fazzoletti e pannolini come reliquie. Una volta, il sangue fuoriuscì mentre la portavano con la macchina nella casa di campagna di Loreto Coletti. Un’altra volta era sola in casa con il nipotino. In quel momento, mentre gli chiedeva di rimanere, si alzò per trattenerlo e cadde, cominciando a versare sangue. Accorse gente che la sollevò e la rimise a letto. Un’altra volta, nel febbraio 1959, il sangue sgorgò a spruzzo.
Generalmente, la fuoriuscita del sangue era preannunciata da dolori di testa, pruriti e tremiti alle mani. La passione di Gesù si ripeteva in Mea in modo impressionantissimo. Non si trattava solo delle piaghe alle mani, ai piedi e al costato, ma anche delle piaghe per la coronazione di spine e per la croce. I dottori riscontrarono l’abbassamento della spalla destra. Quando le amiche le rifacevano il capo, dovevano stare molto attente, notando in testa come duroni, i segni della corona di spine.
Altre testimoni notavano come delle striature ai polsi, ricordando la flagellazione o le funi con cui furono legate le braccia di Gesù. Ma la gente credeva a tutti questi prodigi e fenomeni strani? Certamente non abboccarono subito, come non abboccarono immediatamente i medici e lo stesso Mons. Cardarelli. Un sacerdote novello di S. Vincenzo Superiore disse: “Gliele ha fatte il diavolo le piaghe!”. Mea non se la vergò, anzi volle regalare a quel sacerdote un corporale che lei stessa aveva ricamato.
Tuttavia, la gente si interrogava sulla croce sulla fronte: “Assolutamente non la farebbe!”. Anche Mons. Cardarelli si mostrò scettico, affermando che quelle cose erano tutte storie, tanto che Mea lo sentì. I medici, perplessi, non sapevano spiegarsi la situazione. Un dottore, mentre si preparava a farle il cardiogramma, sentì una voce che gli diceva: “Non la toccare che non sei degno: sei un peccatore!”. Ma nelle ore del dolore, Mea aveva sempre accanto l’amica del suo cuore, Nina Coletti. Generalmente, teneva le mani coperte con mezzi guanti di lana celeste, ma a volte questi le procuravano prurito e potevano far riaprire le piaghe.
Un giorno, P. Onorio Zeppa vide che Mea appoggiava le mani piagate e senza guanti sul dorsale di una sedia. “Perché le tieni così e metti in mostra le piaghe?”. E Mea rispose: “Non è per mettere in mostra le piaghe, ma perché mi procurano un grande dolore: io le tengo esposte per farle essiccare meglio!”.
Riferimento autore: Il cantico di Mea (Testi a cura di D. Gaetano Meaolo).