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Cenni Storici

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Scopri come San Vincenzo Vecchio ha trasformato la sua storia millenaria in un legame indissolubile di tradizione e rinnovamento.

L’esistenza di una chiesa dedicata a San Vincenzo Martire all’interno dell’attuale San Vincenzo Vecchio è documentata fin dal Codice Casamariense, risalente al periodo tra il 1026 e il 1066, quando il Venerabile Abate Giovanni acquistò una chiesa nella Valle Orbevetana, attualmente conosciuta come Valle Roveto. Questi documenti attestano che, attorno alla chiesa, si era già formato un nucleo abitativo. Nel corso dei secoli, San Vincenzo venne riconosciuto come Casale di Morrea e, dal XVIII secolo, divenne Università o Comune autonomo, amministrato fino al 1806 da due sindaci eletti.

La parrocchia di San Vincenzo dipendeva dalla Badia di Casamari fino al XVIII secolo, data in cui il parroco continuava a essere presentato dall’abate e confermato dal vescovo di Sora. Dopo il 1806, il Comune si unì a quello centrale di Civita d’Antino, ma nel 1816 San Vincenzo divenne di nuovo un Comune autonomo, includendo Roccavivi e altri comuni minori. La popolazione crebbe nel corso degli anni, raggiungendo 869 abitanti nel 1838, mentre il terremoto del 1915 portò a un trasferimento parziale nel nuovo San Vincenzo in pianura, nei pressi della stazione ferroviaria.

Il vecchio paese, noto oggi come San Vincenzo Vecchio, mantiene un forte legame con la sua storia attraverso tradizioni come la festa della Madonna del Romitorio, durante la quale gli abitanti risalgono al vecchio paese per partecipare a un suggestivo corteo. La popolazione ha affrontato varie sfide demografiche, come l’emigrazione, che ha avuto inizio alla fine del XIX secolo e ha condotto molti a cercare lavoro in città o all’estero.

Al censimento del 1861, gli abitanti ammontavano a 3.416, con fluttuazioni nel corso del tempo; arrivando a 3.657 nel 1931 e sorprendenti 4.056 nel 1951. Oggi, San Vincenzo Valleroveto non è solo il Comune più popoloso del Mandamento di Civitella Roveto, ma è anche famoso per la sua artigianalità, in particolare nella lavorazione del vimine e nel settore calzaturiero, con prodotti di alta qualità richiesti anche all’estero.

Il Comune di San Vincenzo Valleroveto ha il suo stemma che rappresenta San Vincenzo stesso, pur essendo soggetto a confusione iconografica in passato. La storia ha visto numerosi eventi significativi, tra cui i caduti delle guerre mondiali, che testimoniano un passato di dedizione e sacrificio da parte della popolazione. Grazie all’impegno degli abitanti, la tradizione e la cultura di San Vincenzo continuano a prosperare, in un costante intreccio tra passato e presente.

Riferimento autore: Gaetano Squilla.

L’esistenza di una chiesa dedicata a S. Vincenzo Martire dentro i confini dell’attuale S. Vincenzo Vecchio è documentata nel Codice Casamariense, al foglio I°, Cap. I, pag. 3, dove è scritto: “Venerabilis Abbas Johannes acquisivit ecclesiam unam vocabulo Sancti Vincentii positam in Valle, quae vocalur Orbeti, iuxta castrum quod dicitur Morrei.” Il Venerabile Abate Giovanni, che visse dal 1026 al 1066, acquistò una chiesa col nome di S. Vincenzo nella Valle di Orbeto, vicino al castello di Morrea.

La chiesa di S. Vincenzo venne poi confermata alla Badia di Casamari nel Privilegio di Callisto II del 1123 e nella bolla di Alessandro III del 1170. È precisato che la chiesa (e probabilmente nei suoi dintorni esisteva già un primo nucleo di case) si trovava in Valle Orbevetana, oggi nota come Valle Roveto. Non ci sono molti riferimenti a S. Vincenzo in documenti successivi. Nei secoli XIV, XV, XVI e XVII, S. Vincenzo era considerato un casale di Morrea.

Sviluppatosi nel tempo, nel secolo XVIII il paese vecchio, costruito in alto vicino ai monti, ma in una posizione favorevole e protetta, divenne Università, ossia Comune autonomo. Fino al 1806, il paese era amministrato da due sindaci eletti “a voti segreti”. Il suolo di S. Vincenzo, come quello dei confinanti Morrea e S. Giovanni, produce buon vino e ottimo olio.

La dipendenza della Parrocchia di S. Vincenzo dalla Badia di Casamari durò a lungo e fino al XVIII secolo, il Parroco veniva presentato dall’abate Casamariense e poi confermato dal vescovo di Sora. Dopo il 1806, il Comune di S. Vincenzo si unì al Comune centrale di Civita d’Antino, insieme a Morrea, Castronovo e Morino. Nel 1816, S. Vincenzo divenne Comune centrale, aggregando i Comuni di Roccavivi, Morrea, S. Giovanni Valleroveto e Castronovo. Il paese assunse il nome di S. Vincenzo Valleroveto solo nel secolo scorso.

Dopo il terremoto del 1915, una parte del paese si trasferì a valle, in prossimità della stazione ferroviaria, uno dei punti più bassi di Valle Roveto. Il nuovo S. Vincenzo è collegato alla Nazionale 82 da una comoda strada di circa mezzo chilometro. È direttamente collegato anche con la sua frazione principale: Roccavivi. Il resto della popolazione rimase nel vecchio paese, che è oggi chiamato S. Vincenzo Vecchio, anch’esso allacciato alla Nazionale 82 tramite una discreta strada di tre chilometri, ora comunicante anche con S. Giovanni Valleroveto.

Quando il vescovo sorano Piccardi visitò S. Vincenzo nel 1663, gli abitanti erano 383. Nel 1703 erano 380, nel 1806 il paese aveva 659 abitanti, e nel 1838 ne contava 869. Il Catasto di S. Vincenzo, datato 20 dicembre 1748 e conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli, rievoca l’epoca in cui il paese era ancora chiamato Casale di Morrea.

Il nome del paese, sia nel vecchio che nel nuovo insediamento, deriva da S. Vincenzo Martire, la cui festività si celebra il 22 gennaio, sebbene non sia il patrono del paese. In quel giorno si gustano i primi teneri capretti dell’anno. Lo stemma del Comune presenta al centro l’immagine di S. Vincenzo, ma erroneamente rappresenta S. Vincenzo Ferreri, confondendo i due santi per la somiglianza della data della festività. Attorno allo stemma si legge: “Civitas S. Vincencii Anastasii”.

Il disegnatore dello stemma cadde in un errore grossolano, confondendo S. Anastasio con S. Vincenzo Martire. Infatti, il 22 gennaio la Chiesa celebra entrambi, ma i due santi sono distinti. S. Vincenzo Valleroveto fu soggetto a conti di Albe, di Cèlano e baroni di Balsorano. Oggi, è il comune più popoloso del Mandamento di Civitella Roveto.

In seguito agli spostamenti della popolazione dopo il terremoto del 1915, il Comune comprende, oltre al capoluogo, le frazioni: Roccavivi, S. Giovanni Valleroveto Vecchio, S. Giovanni Nuovo, S. Vincenzo Vecchio, Morrea, Le Rosce (S. Restituta) e Castronovo. Anche la popolazione che da S. Vincenzo Valleroveto si trasferì a valle non dimentica l’antica sede, e ogni anno partecipa con nostalgia alla festa della Madonna del Romitorio.

Il Comune di S. Vincenzo Valleroveto aveva 2664 abitanti nel 1817, 2631 nel 1820, 2961 nel 1822 e 3111 nel 1831. Dal 1861 al 1921, gli abitanti oscillano tra 3416 nel 1861, 3665 nel 1871 e 3780 nel 1901, mostrando un calo demografico a causa di malattie e carenze economiche locali. L’emigrazione, iniziata prima della fine del secolo scorso e proseguita nel secolo attuale, ha aggravato il fenomeno.

Nei censimenti nazionali, S. Vincenzo Valleroveto conta 3657 abitanti nel 1931, 3682 nel 1936, e 4056 nel 1951. S. Vincenzo si trova a 340 metri sul livello del mare, mentre S. Vincenzo Vecchio è a 565 metri e la Madonna del Romitorio a 686 metri. Durante le guerre mondiali, ci furono 26 caduti nella guerra 1915-18 e 6 nella guerra 1940-45, tra militari e civili.

Il moderno stemma del Comune è uno scudo diviso in due da una diagonale con la scritta “Auxilium ex alto”. Nella parte superiore si vede la figura di un santo (di cui si presume sia S. Vincenzo) intento a pregare guardando un castello. Tuttavia, si ripete l’errore di rappresentarlo in un abito inappropriato per l’epoca dei martiri. Nonostante ciò, le parole dello scudo esprimono l’aspettativa di aiuto nelle necessità solo da Dio.

Nel 1951, S. Vincenzo Valleroveto (capoluogo) aveva 713 abitanti, nel 1961 ne aveva 659. A S. Vincenzo Vecchio c’erano 396 abitanti nel 1951 e 365 nel 1961. In S. Vincenzo Nuovo, si distingue un fiorente artigianato per la lavorazione del vimine, molto apprezzato anche all’estero. Le calzature da montagna e da sci di S. Vincenzo Nuovo sono qualità pregevoli, mentre il ricamo di S. Vincenzo Vecchio ha guadagnato prestigio anche a livello nazionale, distinguendosi a fiere come quella di Roma.

Grazie ai vasti oliveti, storicamente il Comune ha sempre avuto frantoi, ora rinnovati, che hanno migliorato la produzione dell’olio mediante impianti moderni.

Riferimento autore: Valle Roveto nella geografia e nella storia. Testi a cura di Gaetano Squilla.

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