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Il Castello Piccolomini

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Scopri Morrea e il suo castello Piccolomini: tra misteri medievali e leggende di streghe, una gemma nascosta nel cuore della Marsica.

Percorriamo la strada che da Avezzano conduce a Sora, snodandoci attraverso la lussureggiante Valle Roveto, un territorio caratterizzato da catene di monti, i cui picchi erano un tempo coperti di neve fino alla primavera. Lungo la SS. 82 del Liri, ci dirigiamo verso il paesino di Morrea, il quale, in tempi antichi, godeva di una posizione strategica in un’epoca funestata da guerre e briganti. Giunti al km 31,400, troviamo una deviazione per Morrea, il cui accesso, sebbene una volta difficoltoso, ora è facilitato da una strada asfaltata che, pur restando tortuosa, consente di godere della ricca vegetazione circostante.

Arrivati alla piazzetta, ci accoglie il sig. Giovanni Colaiacovo, pronto a mostrarci il castello Piccolomini. Purtroppo, troviamo il maniero in stato di abbandono, nonostante sia stato per secoli residenza dei signori locali e sede di una guarnigione militare. Morrea si trova ai piedi di San Vincenzo Vecchio, un borgo ormai spopolato, la cui storia ci racconta di un passato ricco e complesso. Il castello, situato in una posizione dominante, era un rifugio sicuro per la popolazione dall’incursioni banditesche e dalle guerre.

Il medioevo è ben documentato nelle cronache storiche, con citazioni di Morrea nel 1234 quando divenne sede del Giustizierato d’Abruzzo. Le successive lotte fra le famiglie Orsini e Colonna, e la dominazione del re di Napoli nel 1489, confermarono la sua importanza. Da allora, il castello ha alimentato leggende affascinanti, rimanendo un simbolo di mistero e meraviglia, con storie che parlano di streghe e fantasmi.

La chiesa di San Sebastiano, inaugurata nel 1587, non è stata visitabile per ristrutturazione. La sua apertura al culto era limitata a specifiche occasioni, mentre il paese ha subito un notevole calo demografico dovuto all’emigrazione. Nonostante ciò, Morrea ha dato un contributo significativo alla Patria, con caduti nella I Guerra Mondiale e nella II Guerra Mondiale, tra cui spicca la figura di Giuseppe Testa, fucilato per non rivelare l’identità di partigiani locali, e di Franco Corradi, ucciso in uno scontro nel 1970.

La Pro Loco ha recentemente organizzato una rievocazione storica per ricordare un incontro avvenuto nel 1377 con delegati di Narni, sottolineando così il legame con un passato illustre. La manifestazione ha richiamato l’attenzione sulla storia affascinante di questo caratteristico paese della Marsica, dove il castello di Piccolomini continua a svettare, raccontando storie di un tempo che fu.

Riferimento autore: Enzo Maccallini, Lucio Losardo.

Percorriamo la strada che da Avezzano conduce a Sora, snodandoci attraverso la Valle Roveto, una valle verde e lussureggiante, attraversata dalla SS. 82 del Liri. Questa strada tortuosa, che vanta già oltre 20 anni d’attesa per una superstrada, ci porta a scoprire un paesino che compare d’improvviso, Morrea, con la sua grande roccia che lo sostiene.

In tempi medioevali, Morrea occupava una posizione strategica, vantando una forte protezione contro le guerre e i briganti. Giunti all’altezza del Km 31,400, una deviazione conduce a questo borgo. Nonostante le difficoltà del passato, oggi possiamo percorrere la strada asfaltata di 7 km in maniera agevole, circondati da una ricca vegetazione, arricchita dalle ginestre gialle e odorose. In questo silenzio, ci imbattiamo in un carrettino agricolo che, con calma, ci permette di inoltrarci verso il paese.

Un colpetto di clacson segnala la nostra presenza; i contadini sorridono e ci salutano con un gesto della mano, un gesto che esprime accoglienza e ospitalità tradizionali. La nostra veloce 500 sembra quindi un mezzo quasi futuristico rispetto ai tempi che ripercorriamo. A circa 100 metri dal paese, superiamo un contadino con il suo mulo, il cui saluto ci ricorda l’umanità di questi luoghi. Raggiungiamo infine la piazzetta dove ci attende Giovanni Colaiacovo, gentilmente disponibile a mostrarci il castello Piccolomini, ora in stato di abbandono.

Il castello, un tempo residenza estiva e guarnigione militare, è avvolto da un senso di desolazione. Morrea, come molti borghi, ha sofferto a causa dell’emigrazione degli anni ’50. Ai piedi di Morrea, troviamo il borgo di S. Vincenzo Vecchio, anch’esso spopolato. Attraversiamo ciò che resta di una porta lignea per accedere a una facciata ben conservata, mentre il nostro accompagnatore ci conduce con gentilezza attraverso stanze affrescate e decorazioni in stato di abbandono.

La mancanza di interventi per la salvaguardia delle opere d’arte ha compromesso le bellezze di questo castello, un tempo un bastione militare nella Valle Roveto, area afflitta da bande di predoni e soldati di ventura. Leggende di streghe e fantasmi avvolgono ancora il castello e, nel medioevo, Morrea viene citata da numerosi storici. Nel 1234, la località ospitò il Giustizierato d’Abruzzo. Nel 1415, si contendono il borgo le famiglie degli Orsini e dei Colonna, mentre nel 1489 entra a far parte della Baronia di Balsorano, divenendo possesso dei Piccolomini.

Il geografo tedesco Cluverio, transitando per la Valle Roveto nel XVII secolo, scambia Morrea per la leggendaria Marruvium. Nonostante non siamo riusciti a visitare la chiesa di S. Sebastiano, chiusa per restauro, sappiamo che l’edificio fu inaugurato nel 1587 e ampliato nel secolo scorso. Essa era aperta alla venerazione del popolo solo durante le festività e in occasioni eccezionali.

Il flusso migratorio ha colpito duramente Morrea. I dati demografici indicano una popolazione che scende da 446 abitanti nel 1931 a soli 64 nel 1987. Questo borgo ha dato il suo contributo durante la guerra, con 12 caduti nella I Guerra Mondiale e 5 nella II. In questo contesto, emerge la figura di Giuseppe Testa, fucilato il 11 maggio 1944 per non rivelare informazioni ai nazisti. La sua audacia gli è valsa la Medaglia d’Oro, così come al giovane Franco Corradi, ucciso il 25 luglio 1970 in un conflitto per assicurare un assassino alla giustizia.

Il primo luglio dello scorso anno, la Pro Loco ha organizzato una rievocazione storica, un’elegante rappresentazione del passato medievale di Morrea e Narni. Amici e cavalieri in costume hanno ricreato l’incontro del 1377, durante il quale il senatore di Roma, Bartolomeo di Narni, visitò per scopi di pacificazione. Quest’anno l’evento si ripeterà, un invito a riscoprire Morrea e il suo affascinante maniero.

È ormai tardi; ci prepariamo a lasciare questo luogo incantevole, promettendo un “Arrivederci” piuttosto che un “Addio”. Torneremo qui, dove le ore scorrono piacevolmente, specialmente in primavera, quando il clima è mite e ogni momento può essere goduto. Come scrive L. Corradini nella sua monografia su Morrea: “Qui staremo ottimamente”.

Riferimento autore: Radar Abruzzo. Testi a cura di Enzo Maccallini, Lucio Losardo.

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