Abruzzo – Sulla vetta occidentale del Corno Grande, a 2.912 metri d’altitudine, è stato ritrovato ridotto in pezzi lo storico libro di vetta, lo strumento su cui da decenni gli alpinisti lasciano scritte, dediche e testimonianze del loro passaggio.
Il volume è stato rinvenuto al di fuori della custodia di protezione, abbandonato tra le rocce e consegnato all’azione del sole, della pioggia e delle prime nevicate autunnali.
Tra i resti deteriorati figuravano pagine strappate, accartocciate e scritte ormai quasi del tutto cancellate, affiancate da fotografie e piccoli oggetti personali lasciati dai frequentatori della cima.
A effettuare il recupero è stato Vincenzo Brancadoro, alpinista e vicepresidente della sezione CAI L’Aquila, che ha provveduto a trasportare quanto rimasto a valle.
Il materiale recuperato verrà ora conservato nella sede aquilana del Club Alpino Italiano, andandosi ad aggiungere alla raccolta dei registri storici del Gran Sasso.
L’episodio ripropone il tema della tutela e del valore simbolico di questi strumenti di condivisone.
La manomissione o l’abbandono di questi diari priva i successivi escursionisti della possibilità di ritrovare frammenti di storia personale e collettiva, sottolineando come il rispetto dell’ambiente montano debba necessariamente passare anche attraverso la salvaguardia di queste testimonianze.
L’invito rivolto a chi frequenta le alte quote rimane quello di prendersi cura di questi registri, segnalandone l’eventuale deterioramento, con il principio cardine che “in montagna si lascia soltanto il proprio nome“.




