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Nuovi progetti di Rewilding Apennines per liberare i fiumi: prevista la rimozione della briglia di Puntarola sul Giovenco

Maria-Tortora

Marsica – I fiumi europei si trovano oggi prigionieri di una rete invisibile ma soffocante: si stima infatti che ci siano circa 1,2 milioni di barriere che interrompono il loro corso naturale, con una media drammatica di quasi una struttura ogni chilometro e mezzo.

Si tratta nella maggior parte dei casi di infrastrutture ormai obsolete e del tutto dimenticate, che non assolvono più ad alcuno scopo utile, ma che continuano a danneggiare gravemente gli ecosistemi.

Come sottolineato da Rewilding Apennines in una nota, queste strutture “continuano però a spezzare i corridoi lungo cui viaggiano acqua, sedimenti e animali”.

La buona notizia in questo scenario è che il 68% di queste strutture sono sotto i due metri di altezza. Non parliamo quindi di grandi dighe, bensì di piccoli sbarramenti che si possono rimuovere con relativa facilità, a patto di sapere esattamente dove si trovano e come intervenire.

In questo contesto si inserisce l’azione concreta di Rewilding Apennines, che sta facendo la sua parte, una barriera alla volta, per contribuire al raggiungimento dell’ambizioso obiettivo europeo: garantire ben 25.000 km di fiumi restituiti al libero flusso entro il 2030.

Un impegno che ha radici solide, dato che l’associazione è partita già nel 2020 con un imponente lavoro sul campo che ha visto ben 169 km percorsi sui fiumi Liri, Sagittario, Gizio e Sangro, portando al censimento di 289 barriere.

Da quel monitoraggio si è passati rapidamente ai fatti, con le prime cinque rimozioni sul Giovenco nel 2024, seguite da un ulteriore importante intervento di rimozione sul fiume Liri nel 2025.

Grazie al fondamentale sostegno ottenuto da Open Rivers Programme, l’azione ecologista compie oggi un decisivo passo in avanti con l’apertura di due nuovi e strategici fronti di lavoro sul territorio.

Il primo fronte operativo è finalizzato a preparare la rimozione della briglia di Puntarola sul Giovenco, situata a 8,3 km a valle delle cinque strutture che sono già state demolite nel 2024.

Tale operazione risponde a una visione lungimirante: l’associazione ha infatti dichiarato che “l’obiettivo di lungo periodo è fare del Giovenco il primo fiume interamente a flusso libero dell’Appennino“.

Il secondo fronte tocca invece l’Aterno-Pescara, che rappresenta il bacino più grande d’Abruzzo. In quest’area i tecnici mapperanno capillarmente le barriere lungo 220 km di corsi d’acqua per individuare quali si possono rimuovere, con il traguardo prefissato di riuscire a liberare da un minimo di 10 fino a 30 km di fiume, restituendo nuova vita e continuità all’ambiente acquatico.

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