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Gestione rifiuti nella Marsica, Lugini frena sui sub-ambiti: “Prima si risponda sul futuro di ACIAM”

Maria-Tortora

Abruzzo – “Si parla oggi di una richiesta avanzata dai sindaci per la costituzione di sub-ambiti territoriali, ma ad oggi tale richiesta non risulta formalmente pervenuta alla Regione. Il tema, tuttavia, viene rilanciato con sempre maggiore frequenza da parte di un imprenditore locale attraverso interventi sui media e sui social, rendendo necessario un confronto chiaro e trasparente sulle ragioni e sugli obiettivi di questa proposta”.

Sulla vicenda interviene il consigliere regionale del gruppo “Marsilio Presidente”, Gianpaolo Lugini, che aggiunge: “Vorrei porre una domanda semplice ai sindaci che oggi chiedono alla Regione di modificare la legge per consentire la costituzione di sub-ambiti territoriali per la gestione dei rifiuti: qual è il senso di questa richiesta, se fino a pochi mesi fa lo stesso territorio ha scelto di modificare l’assetto di una realtà che rappresentava un patrimonio importante per la Marsica e per l’intero Abruzzo?”.

“Si parla oggi di autonomia territoriale, di tutela degli investimenti dei Comuni e della necessità di preservare un modello che avrebbe garantito risultati importanti. Ma la domanda è inevitabile: che cosa è stato fatto per tutelare quel patrimonio quando ne avevamo concretamente la possibilità?”.

Il riferimento è ad ACIAM, società nata come realtà a partecipazione pubblico-privata e protagonista per oltre un ventennio della gestione del ciclo dei rifiuti nella Marsica.

ACIAM – sottolinea Lugini – rappresentava una realtà particolare nel panorama abruzzese. Aveva costruito negli anni competenze, servizi e infrastrutture, arrivando anche alla realizzazione di un impianto per il trattamento della frazione organica e la produzione di biometano, con investimenti sostenuti anche attraverso risorse pubbliche.

Nel 2024, proprio sulla modifica dello statuto e sul possibile rafforzamento della componente privata, avevo espresso pubblicamente le mie perplessità e chiesto chiarezza sulle condizioni dell’operazione”.

“Con l’entrata in vigore della cosiddetta Legge Madia (decreto legislativo 175 del 2016) – si legge nella nota – la normativa ha definito i modelli societari attraverso i quali le amministrazioni pubbliche potevano partecipare alle società e ha disciplinato in maniera specifica anche le società miste pubblico-private, come l’allora ACIAM.

Per queste ultime, l’articolo 17 del decreto legislativo 175/2016 prevedeva un modello nel quale la partecipazione del socio privato è collegata alla sua selezione attraverso una procedura ad evidenza pubblica e all’affidamento del servizio, secondo il meccanismo della cosiddetta gara a doppio oggetto, ed imponeva il termine del 31 dicembre 2017 alle società esistenti di adeguarsi ai modelli della nuova disciplina”.

“E allora la domanda diventa ancora più concreta: se la stessa normativa prevedeva che le società già esistenti, pubbliche o miste, dovessero adeguarsi ai nuovi dettami di legge, per quale motivo nel 2017 non è stata adeguata una società che all’epoca rappresentava un fiore all’occhiello del territorio e presentava bilanci in attivo?

Perché non si è completato allora quel percorso, quando ACIAM rappresentava una realtà strutturata e radicata nel territorio, competenze e condizioni economiche che avrebbero potuto consentirle di continuare a rappresentare un soggetto idoneo per la gestione del ciclo dei rifiuti?”.

“Questo elemento merita una risposta chiara, soprattutto alla luce delle scelte compiute più recentemente. E la domanda riguarda anche chi abbia la responsabilità delle decisioni e delle omissioni che hanno impedito di adeguare la società quando la legge lo imponeva”.

“Se quell’adeguamento fosse stato completato nei tempi previsti – prosegue Lugini – oggi avremmo probabilmente avuto un soggetto societario già strutturato e potenzialmente idoneo a dare risposte alle esigenze che gli stessi sindaci stanno ponendo in queste settimane. Avremmo potuto discutere del futuro del ciclo dei rifiuti partendo da una realtà esistente, dalle sue competenze, dagli investimenti già effettuati e dal patrimonio costruito nel tempo dai Comuni”.

“È dunque difficile comprendere la coerenza di una posizione che oggi rivendica la necessità di difendere l’autonomia della Marsica nella gestione dei rifiuti e, contemporaneamente, ha consentito di modificare l’assetto di una società che quella capacità territoriale rappresentava concretamente.”

“Non si tratta di essere contrari all’autonomia dei territori – precisa Lugini – e nemmeno di mettere in discussione il diritto dei Comuni a discutere del futuro del servizio. Si tratta, piuttosto, di chiedersi quale sia il modello che vogliamo costruire e, soprattutto, se le scelte compiute negli ultimi anni siano coerenti con gli obiettivi che oggi vengono dichiarati”. Il tema è capire quali siano le conseguenze concrete della strada che si intende intraprendere.

“Se oggi i sindaci chiedono alla Regione di modificare la normativa per consentire la costituzione di ambiti e sub-ambiti territoriali, è necessario spiegare anche quale sarà il soggetto che i Comuni intendono concretamente per la gestione del servizio. La modifica della legge, da sola, non crea una società e non risolve il problema dell’affidamento”.

“Le strade, a quel punto, devono essere chiarite. I sindaci dovrebbero comunque ricostituire un nuovo soggetto, eventualmente interamente pubblico, al quale affidare il servizio secondo il modello dell’in house; oppure procedere alla costituzione di una nuova società mista pubblico-privata, individuando il socio privato attraverso una gara a doppio oggetto; oppure ancora ricorrere a gare di evidenza pubblica per l’affidamento del servizio, secondo il modello che vedrebbe la gestione affidata attraverso la procedura prevista dall’AGIR“.

“Questa è la discussione che dobbiamo affrontare con chiarezza – aggiunge Lugini – perché chiedere oggi un sub-ambito significa anche spiegare quale soggetto lo gestirà, con quali investimenti e attraverso quale modello di affidamento.

E proprio per questo diventa ancora più importante capire perché non sia stata adeguata e valorizzata una società che già esisteva, che aveva una storia industriale, competenze, infrastrutture e, all’epoca, bilanci in attivo“.

Secondo Lugini, infatti, il tema non può essere ridotto alla contrapposizione tra Marsica e area aquilana, né alla semplice alternativa tra sub-ambito e ambito provinciale.

“Il punto vero è un altro: dobbiamo decidere quale sistema di gestione dei rifiuti vogliamo per l’Abruzzo, quali risultati vogliamo ottenere e come intendiamo valorizzare gli investimenti che i cittadini hanno già pagato.

Non possiamo prima parlare di patrimonio pubblico da tutelare, poi modificarne l’assetto e successivamente chiedere alla Regione di intervenire con una nuova modifica legislativa per ricostruire un sistema territoriale che, in parte, avevamo già”.

“Per questo – conclude Lugini – prima di chiedere nuove norme regionali sarebbe opportuno rispondere a una domanda molto semplice: se avevamo un’esperienza che funzionava e rappresentava un patrimonio del territorio, perché non è stata adeguata, difesa e valorizzata fino in fondo?

E se oggi si ritiene necessario creare ambiti o sub-ambiti, bisogna avere il coraggio di spiegare anche quale soggetto dovrà gestirli, quale modello societario si intende adottare e attraverso quale procedura verrà affidato il servizio”.

“Oggi non possiamo limitarci a chiedere più autonomia. Dobbiamo anche spiegare che cosa è stato fatto dell’autonomia e del patrimonio che già avevamo, perché non sia stato completato il percorso di adeguamento previsto dalla normativa e quali siano le conseguenze delle scelte compiute negli ultimi anni. Solo partendo da queste risposte possiamo discutere seriamente del futuro della gestione dei rifiuti in Abruzzo“.

Fonte: Consiglio Regionale dell'Abruzzo
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