Acqua Santa Croce, alle battute finali l’iter per l’affidamento della concessione

Canistro – La vicenda delle Acque Oligominerali di Canistro torna a essere un argomento di cronaca con l’attenzione mediatica concentrata sul tortuoso percorso che ha visto il gruppo della Santa Croce e della San Benedetto contendersi la concessione per l’utilizzo della sorgente a scopo industriale.

A cinque anni dalla revoca della concessione che costrinse l’azienda a chiudere i battenti, aprendo la cassa integrazione per i dipendenti, l’iter del bando per l’affidamento della concessione, indetto dalla Regione Abruzzo lo scorso anno, sembrerebbe essere arrivato ormai alle battute finali.

La Commissione di Gara Regionale avrebbe riconosciuto a Colella, patron della Santa Croce, un miglior punteggio rispetto a quello della San Benedetto, che invece non avrebbe raggiunto nemmeno il punteggio minimo previsto. A questo punto rimarrebbe solo il pronunciamento del Responsabile Unico del Procedimento, il quale, fatte le ulteriori valutazioni di merito, potrà confermare o meno il giudizio della Commissione di Gara.

Nell’ipotesi in cui il RUP confermasse il giudizio non vincolante, già espresso dalla Commissione di Gara, la Santa Croce avrebbe 60 giorni di tempo per presentare l’ulteriore documentazione richiesta, prima di  considerare definitivamente chiuso il cerchio e procedere alla riapertura dello stabilimento.

Angelo Mariani, ex Sindaco di Canistro, oggi all’opposizione, interpellato da TerreMarsicane, dice che a meno di clamorosi colpi di scena, la questione resterebbe solo una pura formalità. Azzerare nuovamente tutto per rifare un’ulteriore gara sarebbe folle secondo l’ex sindaco. «In un contesto di grave crisi economica, accentuata dalla chiusura forzata di un’azienda che da sola, dava lavoro a circa settanta famiglie, pensare di rinviare ancora di uno due anni la riapertura del sito produttivo, per fare un’altra gara, sarebbe devastante, più di quanto non lo sia già oggi.»

Che idea si è fatta di tutta questa vicenda?

«Dopo il mio primo mandato da Sindaco, al rinnovo del consiglio comunale passai in minoranza. Era il periodo in cui potevamo vantare un’importante rappresentanza in Regione. Come minoranza, fummo chiamati alcune volte a discutere le problematiche della Santa Croce. Personalmente ho sempre sostenuto tre cose. Prima di tutto, tenere aperto lo stabilimento a qualsiasi costo, secondo, mantenere la forza lavoro, terzo, farsi trovare pronti, qualsiasi fosse stato l’esito della gara per la riassegnazione della concessione.»

Si spieghi meglio.

«Nell’ipotesi in cui ci fosse stato un avvicendamento nell’assegnazione della concessione, si sarebbe dovuto escogitare un sistema per dare continuità alle linee di produzione, si sarebbe dovuto programmare e pianificare per tempo, perché a quel punto, un eventuale nuovo soggetto economico avrebbe dovuto investire su un nuovo stabilimento, essendo quello esistente una proprietà privata. Invece si è preferito seguire altre strade, e oggi purtroppo, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. A partire dal fallimento dell’operazione Norda

Lei cosa farebbe oggi?

«Oggi siamo arrivati a un punto che bisogna fare fronte comune per far ripartire l’azienda e ricominciare a far lavorare le persone. Questo è stato sempre il mio obiettivo anche se si è tentato di strumentalizzare i miei propositi con becere argomentazioni per le quali noi dell’opposizione saremmo stati semplicemente – gli amici di Colella – Mentre in realtà, durante il mio mandato da Sindaco, regolarizzai tutti i rapporti di natura tributaria e fiscale che il Comune vantava nei confronti dei grandi gruppi imprenditoriali operanti a Canistro. E forse proprio per questo mi giocai la riconferma al secondo mandato.»

E cosa ha fatto invece quando era sindaco?

«Il sottoscritto tentò di far regolamentare la concessione per lo sfruttamento della sorgente con una legge regionale, la n° 13, tramite l’allora Assessore alle Attività Produttive Valentina Bianchi. La legge fissava a 4 euro per metro cubo il costo della concessione da riconoscere alla Regione per lo sfruttamento della sorgente, ma la cosa passò solo molto tempo dopo, a un prezzo decisamente più basso. Bisognerebbe spiegarlo al territorio, il perché di uno sconto così esagerato, perché una parte di quelle royalties sarebbe andata al nostro comune. La realtà invece è stata ben diversa. Un groviglio di contenziosi legali che si sono succeduti negli anni incidendo sulle tasche dei cittadini.»

E oggi quali sono le prospettive, secondo lei?

«L’unica cosa che conta adesso, è far ripartire il sito produttivo e rimettere le persone a lavoro. Si faccia presto ad accertare i requisiti dell’unico attore rimasto in campo e si vada avanti. Da troppi anni lo stabilimento è chiuso e da troppi anni si continua a discutere inutilmente. La nostra comunità merita ben altro. La politica deve capire che è arrivato il momento di collaborare per trovare insieme soluzioni condivise»

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