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“Sulle sponde di un antico lago” il racconto della scrittrice marsicana Cesidia Gianfelice riceve un premio al concorso letterario “Racconti Abruzzo e Molise 2019”

Ortucchio – E’ stato selezionato nell’edizione 2019 del “Concorso letterario Racconti dall’Abruzzo e dal Molise”, Il libro ‘Sulle sponde dell’antico lago‘ della scrittrice Cesidia Gianfelice e verrà presentato il 15 dicembre alle ore 11.00  nell’Hotel Villa Maria di Francavilla al mare con la consegna dei diplomi dell’antologia edita da Historica Edizioni.

Il racconto “Sulle sponde di un antico lago” è tratto dal romanzo “Quel Lago in fondo al cuore” pubblicato nel 2013 dall’Albatros  Sullo sfondo dell’inter racconto regna il piccolo laghetto di Ortucchio, residuo del grande Lago del Fucino.

Un racconto toccante, a tratti straziante, la storia di un profondo amore filiale verso un padre amoroso, ma distrutto da una immane tragedia che lo ha segnato per tutta la vita, costringendolo a vivere in un’eterna malattia, prigioniero di fragilità e condannato da pregiudizi duri a morire ed a vivere perennemente ‘tra gli esclusi’.
Attraverso la forza delle parole, l’autrice riordina il quadro infranto di una realtà emozionale dura e complessa, dove si intersecano dolore, rabbia, frustrazioni, desideri e sensazioni. Il caleidoscopio dell’anima così finalmente ricomposto è  capace di comprendere e pacificarsi con una storia dura da vivere e da rendere al mondo.
La scrittrice ci racconta;
“Sin da piccolina ho sempre tenuto nascosto nel mio angolino segreto un diario in cui annotavo tutte le mie ansie, le mie paure, le gioie e i miei sogni”– continua – “Era  una specie di cofanetto dei ricordi, in cui conservavo tutto ciò che era prezioso, un rifugio. Questo libro nasce dalla commistione tra il desiderio di mio padre di veder concretizzare la sua storia, poco fortunata, in un libro, e il mio, quello di far  riflettere sulla depressione, uno dei problemi tipici della società contemporanea, il “male maledetto”, questo perché seppure invisibile, tende a coinvolgere, oltre al malato, l’intera famiglia.
Solo qualche anno fa decisi di partecipare al concorso nazionale “Caro diario” conseguendo inaspettatamente il primo premio, ciò che mi colpì non fu tanto la gloria personale, quanto la soddisfazione di essere riuscita a sfiorare l’animo della giuria e di chi ebbe modo di leggere quella storia, continuai a cimentarmi in altrettanti concorsi anche attraverso alcune poesie, ottenendo sempre discreti successi, fino a quando lo scorso anno, con tutto  l’appoggio e la soddisfazione di mio padre, presentai  un estratto di ciò che oggi è “Quel lago in fondo al cuore” al concorso nazionale “La lanterna bianca” di Taormina ottenendo il secondo premio, in quell’occasione entrai in contatto con la casa editrice Albatros con la quale ho pubblicato la mia opera.
Nel libro l’Autrice narra di avvenimenti durissimi, strettamente autobiografici.
“Quasi tutta la storia si basa su fatti realmente accaduti, fatta eccezione per qualche episodio amplificato dalla malattia stessa di papà – continua Cesidia Gianfelice – per qualche altro frutto della mia fantasia di bambina di appena dieci anni, di fronte  a una indecifrabile “cartella clinica verde” triste testimonianza della sua permanenza in un “manicomio” e di trattamenti disumani chiamati “elettroshock” a cui venne più volte sottoposto. La depressione  non è una malattia come tante perché è invisibile all’occhio umano, molto simile al monossido di carbonio … non se ne avverte la presenza ma logora e annienta tutto ciò che la circonda, quando ti rendi conto che lei è lì vicino a te , è già troppo tardi … ha comunque distrutto ciò che t’appartiene.
Cesidia continua il suo racconto: “Chi ne viene colpito deve combattere su due fronti,  da un lato con la sofferenza data dalla malattia stessa, dall’altro con le reazioni della società in essere  che lo considera semplicemente un malato mentale, ‘Un pazzo”, duramente detto con le parole di A.Einstein “È più facile rompere un atomo che un pregiudizio” ma io dico invece…di provare ad aprire il nostro cuore e a perderci nello sguardo vuoto, di chi ha dimenticato come si vola”.
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