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Comune Di Ortucchio

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Testi a cura del Prof. Antonio Mario Radmilli maggiori info autore
Le nostre conoscenze sulle culture dell’età del bronzo nel Fucino e in particolare della cultura appenninica nella sua fase di attività economica prevalentemente basata sulla pastorizia, si limitavano, prima delle ricerche dell’Archeoclub di Avezzano, al villaggio di Fondjo a Collelongo scavato nel 1959 da Giorgio Tempesti (Grifoni, 1973).
La mancanza di altri indizi sulla presenza di resti aippenninici nella piana del Fucino mi aveva fatto dire erroneamente (Radmilli 1968) che le genti della civiltà appenninica non avevano fissato la loro dimora nella pianura forse perché questa non era adatta alla pastorizia, ma forse anche perché abitata da agricoltori, i quali non potevano andare d’accordo con i nuovi venuti, i cui greggi avrebbero potuto distruggere le loro messi. E dicevo ancora che gli apperminíci, non molto numerosi, pur vivendo ai margini dell’area occupata dagli agricoltori, avevano bisogno dei prodotti alimentari di quest’ultimi, per cui ben presto nel Fucino ebbero inizio contatti, relazioni, scambi fra le due popolazioni che finirono con il dare luogo precocemente all’aspetto culturale subappenninico per il quale si aveva una data con il C 14 di 1403 + 136 anni a. C. Oggi, mi sembra che possiamo porre tutte le riserve sulla validità di tale datazione, sia perché si tratta di una singola datazione, zia perché è molto probabile che i campioni prelevati contenessero carboni di differenti età, perché questa data, fra l’altro non calibrata, è troppo antica per appartenere all’aspetto culturale subappenninico.

Le ricerche di superficie ad opera di alcuni membri dell’Archeoclub di Avezzano hanno potuto dimostrare che, dall’età del bronzo alle soglie dell’età del ferro, nella piana si sono succeduti villaggi su una superficie di circa 18 ettari. la quale si estende di circa 500 metri verso il centro del lago, rispetto il villaggio eneolitico di Ortucchio (Irti, 1981).
Altri villaggi dell’età del bronzo sono stati individuati da Umberto Irti a Venere, a Trasacco, a Celano ed a Cerchio (Irti, 1982), ed ancora dall’Archeoclub a Luco dei Marsi (Irti-Grossi, 1983), per cui risulta evidente che in quell’epoca il territorio, ai margini del lago fucense, era densamente abitato, prima da gruppi appartenenti alla cultura appennínica, nella sua fase caratterizzata dalla economia basata sulla pastorizia, e poi da gruppi appartenenti al subappenninico, che avevano una economia mista agricolo-pastorale; questi vissero anche nelle grotte ed ebbero contatti con le popolazioni terramaricole e con quelle protovillanoviane.

La presenza nei livelli subappenninici delle grotte La Punta, Maritza e Ortucchio di oggetti protovillanoviani e la situazione identica presente nel villaggio all’aperto nella piana antistante la grotta Continenza, mi sembra, lascino adito all’ipotesi che nel Fucino ed in generale nella parte interna dell’Abruzzo le genti subappenniniche, pur assimilando alcuni elementi terramaricoli e protovillanoviani, abbiano, comunque, conservato la loro individualità.
A contatti con i terramaricoli e con i fiorenti centri metallurgici di Allumiere, della Tolfa, di Terni, di Monteleone di Spoleto si deve la presenza, in gran numero, di oggetti di bronzo rinvenuti, subito dopo il prosciugamento del lago, per i quali, purtroppo, abbiamo indicazioni di provenienza molto vaghe (Peroni, 1961). Questi oggetti, in base alla tipologia, rientrano nell’arco di tempo compreso tra il XIV e il IX secolo e provengono da sepolture, da ripostigli e pure dai villaggi della piana, perché recentemente l’Archeoclub di Avezzano ha rinvenuto, appunto nella piana, in superficie tre oggetti di bronzo.
Dal territorio di Ortucchio si hanno trentaquattro oggetti, fra i quali un coltello, definito da Renato Peroni di Ai típo Ortucchio »; altri oggetti interessanti sono una freccia con codolo ed alette, una falce, alcuni pugnali, un ago con cruna, una punta di lancia a cannone, uno spillone, alcune fibule, un rasoio (fig. 12 e 13).

Nella piana del Fucíno, all’epoca del prosciugamento del lago, si rinvenne, inoltre, un cospicuo numero di spade di bronzo e, poiché è abbastanza frequente in Italia il rinvenimento di spade nei fiumi e nei laghi, è probabile che si trattasse di offerte votive alle acque o alle divinità delle acque (Bianco Peroni, 1970). Ancora all’epoca dei romani le acque del lago erano ritenute molto salubri per alcune infermità e si credeva che dentro al lago dimorasse un nume (Febonio, Lib. II, cap. 6), per cui è verosimile che alla Divinità delle acque siano state fatte le offerte di statuine e di organi del corpo, rinvenute nella stipe votiva della grotta Maritza, nella grotta Di Ciccio Felice ed in un anfratto tra Luco ed Avezzano, il cui materiale è andato disperso (Terrosi Zanco, 1966).
L’assenza di materiali della II età del ferro nei villaggi della piana, le scarse notizie che possediamo sui villaggi degli italici, non ci permettono una ricostruzione sufficiente delle vicende storiche del Fucino dalla prima età del ferro sino alla occupazione romana del territorio.

Nel secondo Convegno Nazionale della Cultura Abruzzese, tenuto nel 1968, Giacomo Devoto ebbe a dire che i Marsi erano un gruppo di Sabini immigrati nella zona. Non si può certamente escludere la possibilità di una migrazione, nella Marsica, di un gruppo di Sabini, i quali possono anche aver influenzato la cultura degli indigeni di tradizione subappennínica, senza però sostituirsi ad essi, come lascia credere quel singolare documento sulla tradizione orale che è la grotta Maritza, per cui mi sembra che debba essere presa in seria considerazione l’ipotesi, già avanzata da Ugo Rellini e ribadita da Pietro Barocelli, che l’origine dei popoli italici vada ricercata nelle popolazioni indigene di tradizione subappenninica (Barocelli, 1951) ed auspichíamo che le future ricerche nel territorio di Ortucchio possano portare luce anche su questo affascinante momento della nostra storia.

Tratto dal libro Storia di Ortucchio dalle origini alla fine del medioevo-Ed. Urbe

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