Per ora rimane aperto il problema delle relazioni intercorse tra le genti mesolitiche insediatesi nella piana e le popolazioni che introdussero nel Fùcino la nuova economia, basata sull’agricoltura e sull’allevamento del bestiame. Questo passaggio segna l’inizio dello stadio neolitico, ma le testimonianze riferibili alla corrente culturale della ceramica impressa, rappresentativa della fase più antica del neolitico italiano, sono scarse. Alcuni frammenti sono stati rinvenuti nella grotta La Punta, nella grotta San Nicola e nella grotta Maritza. Resti più significativi si trovano, invece, nella grotta Continenza.
Lo stadio neolitico si caratterizza per i tipi di insediamento, che consistono in villaggi all’aperto; le grotte erano frequentate principalmente per espletare culti e riti o per seppellire i defunti, pertanto i resti rinvenuti nei loro depositi non rispecchiano le caratteristiche ergologiche della vita quotidiana.
Dell’esistenza di un villaggio a ceramica impressa nel Fùcino, non lontano dall’abitato di Ortucchio, si hanno notizie che risalgono al 1962, quando durante gli scavi fu accertato che il livello soprastante conteneva pochi frammenti di ceramica impressa. Un altro villaggio è stato scoperto a Paterno, dove, oltre alla ceramica impressa, sono state trovate lamette di ossidiana, trapezi, falcetti e macine, confermando l’attività agricola di una comunità stanziatasi su un pianoro a 30 metri sopra la piana, scoperta nel 1983.
La conoscenza delle caratteristiche culturali delle genti che introdussero il nuovo tipo di economia dipenderà dagli scavi di questi villaggi e di altri insediamenti all’aperto. Importante sarebbe anche la presenza di manufatti tipici delle industrie del mesolitico fucense, che attesterebbero rapporti ed scambi intercorsi fra indigeni e nuovi arrivati.
Gli scavi nella grotta Continenza hanno rivelato nel livello neolitico a ceramica impressa resti che suggeriscono l’esistenza di culti e riti. L’assenza di resti di pasti e di documentazione sull’industria litica indica che la grotta non venne abitata in quel periodo. Tuttavia, sono state trovate buche di varie dimensioni, scavate dai neolitici per svolgere riti legati alla fertilità della terra, pratica abbastanza comune nel neolitico italiano.
Si potrebbe ipotizzare che alcune di queste buche servissero per la conservazione di oggetti o derrate; in una di esse è stato ritrovato un vaso. È più probabile, però, che siano state aperte per riti sconosciuti, che coinvolgevano l’argilla, suggerendo specifiche proprietà rituali. In grotta dei Piccioni, è stata trovata un’imitazione in argilla di un ciottolo, delimitante un circolo cultuale.
Due sepolture di bambini senza corredo funebre e i resti di un feto suggeriscono l’uso della grotta anche come luogo per seppellire i defunti. Il fatto che si tratti di resti di bambini è frequente nei livelli a ceramica impressa delle grotte italiane e invita a considerare la possibilità di riti cruenti di giovani sacrificati, sempre in funzione della fertilità della terra.
Un rito singolare è documentato dal ritrovamento di quattro vasi vicino alla parete sinistra del riparo, protetti da ossa carbonizzate di un adulto. Due vasi contenevano ossa di bambini di quattro e otto anni. Un altro vaso era riempito di ocra e il quarto era vuoto. Accanto a questo gruppo, in una parte del deposito, sono stati rinvenuti vasi con ocra e resti umani, ma non si tratta di sepolture a cremazione, bensì di un rito senza precedenti nel neolitico italiano.
Le altre culture neolitiche documentate nel territorio del Fùcino provengono dalle grotte, eccezion fatta per un vasetto della cultura eoliana di Diana e un frammento di ceramica figulina giallastra trovato nella grotta Tronci, che ha consentito di identificare la formazione nerastra al neolitico.
Questa formazione appartiene alla cultura abruzzese di Ripoli, ben rappresentata nei depositi delle grotte La Punta, San Nicola e Maritza. Nella grotta Maritza sono stati rinvenuti resti della cultura di Diana. In base a queste tracce e alle caratteristiche della cultura di Serra d’Alto, è improbabile scoprire i resti dei suoi villaggi nella piana, poiché il ruolo delle genti di questa cultura era commerciale. Esse commerciavano l’ossidiana dell’isola di Lipari, attività che non richiedeva stanziamenti permanenti lontano dai giacimenti.
Per ora, è difficile interpretare la presenza di frammenti di ceramica dipinta della cultura di Catignano. Questi sono stati trovati nella grotta San Nicola e nella grotta Continenza, ma il ruolo di questa cultura nella storia antica dell’Abruzzo resta sconosciuto. La distribuzione di questi frammenti su un ampio raggio suggerisce, però, come questa cultura abbia avuto una certa importanza nel territorio.
Infine, si riconosce che la cultura di Ripoli ha continuato a persistere nel Fùcino, pur perdendo molti dei suoi caratteri distintivi. Essa ha formato il substrato della successiva cultura eneolitica di Ortucchio. I resti neolitici citati coprono un arco di tempo compreso tra i 6500 e i 4700 anni fa. Il villaggio di Paterno si sviluppò tra il 4700 e il 4200 a.C., durante il massimo apporto della cultura palafitticola della Lagozza e l’affermarsi della cultura eneolitica di Ortucchio.
Il villaggio di Paterno, dunque, fa parte di un gruppo di insediamenti legati a popolazioni con ampi contatti culturali. Esse si erano avviate verso la pratica della metallurgia, documentata dalla comparsa di rame a Santa Maria in Selva e dal ritrovamento di scorie verdastre a Lipari.
Attualmente, a Paterno non ci sono tracce di metallo, ma tutte le componenti culturali, dalla ceramica all’industria litica, rispecchiano la cultura di Ripoli nella sua fase finale, con nuovi elementi come ciotole troncoconiche a parete tesa e vasi imitative di oggetti metallici.
Riferimento autore: Storia di Ortucchio dalle origini alla fine del medioevo – Ed. Urbe (Testi a cura del Prof. Antonio Mario Radmilli).