«La Marsica non può non avere un reparto di Neurochirurgia», parla Vicaretti, il padre di Luca, morto nel 1994 dopo il trasferimento a Teramo



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AVEZZANO – E mentre la politica aquilana litiga con quella marsicana e mentre il primario si dimette e il reparto rimane chiuso, c’è chi si siede e riflette e, basito, commenta i titoli dei giornali, che parlano «di screzi e di battibecchi, di cifre e di tutto, tranne che delle vite degli esseri umani».
Silvano Vicaretti è il padre di Luca, il quindicenne che nel 1994, fu raggiunto da un colpo di pistola esploso accidentalmente da un amico. Allora ad Avezzano il reparto di Neurochirurgia non c’era, all’Aquila non c’era posto per accogliere il giovane e così il trasferimento fu per Teramo.
«Non saprò mai se mio figlio si sarebbe potuto salvare ma nessuno può arrivare a dirmi il contrario», dice Vicaretti, che all’inizio del 2000 fece una lunga battaglia per avere il reparto ad Avezzano. Tanto che quando il reparto aprì fu intitolato al figlio. A ricordare Luca c’era una targa con su incise queste parole: “Perché il suo destino possa contribuire a migliorare quello degli altri”.
«A quanto pare alla politica poco importa però delle vite dei ragazzi e di quelle di chiunque altro», incalza Vicaretti, «Galzio si è dimesso perché tanto ha Villa Letizia che lo aspetta e che gli offre compensi ben superiori. E’ come un gioco al rialzo. I politici aquilani dicono che dobbiamo pensare ad altro? A cosa devo pensare io? Io penso che come mio figlio tante persone con il reparto ad Avezzano possono salvarsi. Deve chiudere un reparto? Chiudesse quello dell’Aquila. Ad Avezzano ci sono i numeri per far rimanere il reparto aperto, almeno con alcuni servizi. Chiudere la Neurochirurgia ad Avezzano è un atto senza senso che penalizza la Marsica e che non andrebbe concesso».
Vicaretti annuncia anche che sta cercando di organizzare un nuovo comitato che porti avanti una nuova battaglia per la Neurochirurgia ad Avezzano.




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