Gli Scout di Luco perdono la loro sede: lettera aperta a cittadini e amministrazione comunale



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Luco dei Marsi  – Qualche giorno fa gli Scout di Luco dei Marsi si sono ritrovati a dover “svuotare” la loro sede storica, evento che ha scatenato dubbi e perplessità tra la comunità intera.
A tal proposito, il Gruppo Scout AGESCI di Luco dei Marsi ha sentito la voglia di esprimere le proprie opinioni tramite una lettera aperta, riportata di seguito.

Carissimi, dalle tante telefonate ricevute è chiaro che tutti, o quasi, siete a conoscenza della
richiesta, fattaci dal Comune, di sgombrare il piano superiore del convento. In tanti ci state
chiedendo chiarimenti, ed a ragione, perché in effetti noi non abbiamo pubblicizzato la cosa. I nostri
ragazzi, al momento di caricare il camioncino di letti, materassi ecc, si sono limitati ad affidare ad
un post l’esternazione di un sentimento di mestizia e nostalgia nel vedere la fine un capitolo
importante della loro vita, che li ha visti crescere e maturare in quei luoghi.
Siccome, però, il Sindaco in un suo scritto su facebook, si è lasciata andare a considerazioni e
illazioni non veritiere, facendo intendere che l’Agesci non ha accettato la sua proposta di
condividere i locali con altre associazioni, allora è opportuno che vi diamo la versione esatta di
come si sono svolti i fatti, così vi renderete conto che i bugiardi non siamo noi.
Martedì 9 giugno riceviamo una mail dal comune che in sintesi si esprimeva in questi termini:
“L’Amministrazione Comunale … chiede, entro 10 giorni a decorrere dalla data di ricevimento
della presente nota, la riconsegna delle chiavi dei locali non oggetto di concessione, i quali
dovranno essere nella piena ed esclusiva disponibilità della scrivente amministrazione…”
Siamo rimasti di stucco, una richiesta così gelida e perentoria, senza un contatto preliminare, senza
un incontro esplicativo, senza spazi di collaborazione non ce la saremmo mai aspettata.
Venerdì 12 facciamo richiesta di un incontro con l’architetto firmatario della lettera per capire il
senso di una tale richiesta. Lo incontriamo il martedì seguente, ma con la stessa inflessibile
determinatezza della lettera ci conferma che dobbiamo sgombrare i locali, poiché servono per
ospitare le associazioni presenti nell’ex-municipio, concedendoci qualche tempo in più per lo
sgombero. Cominciamo a smontare un po’ di attrezzature.
Riteniamo utile, tuttavia, parlare col Sindaco De Rosa. La incontriamo giovedì 18 pomeriggio.
Partecipano sei capi dell’Agesci ed è presente anche don Giuseppe in quanto parroco. In questo
incontro si manifesta l’inspiegabile atteggiamento di rigidità e indisponibilità del sindaco: ci
definisce “abusivi” come se avessimo occupato con la forza un bene di qualcuno, dimenticando, o
non sapendo, che diversi anni prima della concessione del piano inferiore da parte del comune,
l’intero convento ci era stato affidato dai frati cappuccini dietro il nostro impegno ad averne cura e
fare manutenzione. Cosa che non ci è mai stata contestata dalle amministrazioni che si sono
succedute, e che abbiamo continuato a fare senza aiuti di sorta, ma con autotassazione, con l’offerta
di qualche parrocchia ospite e con l’appoggio generoso e la guida di Padre Cherubino; quando viene
fatto presente al sindaco che con il tempo il piano superiore è stato da noi sistemato con letti, nuovi
bagni e docce, cucina in acciaio, il tutto per fare attività con i nostri ragazzi e ospitare tante altre
associazioni, ci dice che abbiamo investito soldi per una cosa che non era nostra e che comunque
bisogna togliere tutto, nel caso spostando gli arredi al piano sotto, ma quando spieghiamo che è
impossibile spostare le cose perché gli spazi che abbiamo non possiamo usarli come magazzino
visto che ci servono per l’attività con i ragazzi, il sindaco non sa proporci altra soluzione. Anche
alla nostra richiesta di un’estensione del comodato d’uso per il piano superiore, per lasciare tutto e
continuare a condividerlo con gli altri, la risposta del sindaco è stata negativa; e ancora, alle ripetute
richieste di un capo di poter lasciare attivi almeno cucina e refettorio, liberando tutte le camere, per
un utilizzo condiviso con altri, ribadisce ancora di sgomberare e liberare i locali. Dopodiché ci
contesta l’utilizzo del giardino esterno da parte dei nostri scout, dice che deve valutare la cosa, che
farà un sopralluogo perché la concessione fa riferimento solo al piano di sotto, quindi dovremmo
tenere i ragazzi dentro le stanze senza farli uscire all’aperto.
A questo punto, considerata l’impossibilità di ogni dialogo, sabato 20 cominciamo lo sgombero di
lettiere, materassi, materiali e attrezzature che carichiamo sul camioncino e portiamo in regalo al
convento di san Francesco (Santuario Madonna del Silenzio) di Avezzano. Padre Emiliano ci
accoglie con enfasi ritenendo il tutto un dono della Provvidenza che gli consentirà di attrezzare i
locali per fare accoglienza, incontri e ritiri di associazioni giovanili, scout e parrocchie.
Durante questo trasloco i ragazzi si concedono quel post di saluto nostalgico, ma senza alcun cenno
polemico. Tuttavia qualcuno, su facebook, si rende conto che dietro quel commiato malinconico c’è
qualcosa che va oltre un semplice trasloco e si palesano alcuni post critici verso il comune.
La notte stessa al capogruppo arriva una telefonata dal sindaco che gli imputa la responsabilità delle
critiche su facebook. Critiche, a suo dire, ingiuste perché dice che lei si era mostrata disponibile ad
ogni aggiustamento! Il capogruppo non crede alle proprie orecchie, un ribaltamento di frittata così
evidente non gli sembra possibile, comunque fa presente che non usa facebook e che si sarebbe
informato il giorno dopo.
La domenica mattina, all’uscita dalla chiesa, troviamo su facebook un lungo post del sindaco (gran
parte del quale non ci interessa trattandosi di attacchi politici contro non sappiamo chi). In quello e
in altri post seguenti, sostanzialmente dice di averci dato la possibilità di far rimanere parte delle
attrezzature da far usare anche ad altri, ma che gli scout hanno deciso di smontare tutto!
Esattamente il contrario di quanto scritto nella lettera (entro 10 giorni … riconsegna delle chiavi dei
locali …i quali dovranno essere nella piena ed esclusiva disponibilità dell’amministrazione), e di
quanto aveva detto a voce a tutti noi. Persino il parroco, che era presente all’incontro, stenta a
credere a quel ribaltamento della verità.
Cari genitori, questa è stata la sequenza dei fatti che ci ha lasciati ovviamente amareggiati. Non
siamo avvezzi alle polemiche, e per evitare interpretazioni errate abbiamo anche pubblicato la
lettera che ci è arrivata, ma ci siamo sentiti in dovere, nei vostri confronti e per la nostra dignità, di
fare questo chiarimento perché non accettiamo di passare per bugiardi o indisponibili alla
condivisione degli spazi. Tutti sanno, anche i sindaci che in passato sono venuti a trovarci, che i
locali del convento sono sempre stati utilizzati per fini culturali e spirituali: giornate di ritiro in
Avvento e Quaresima dei Signori dello Spirito Santo, incontri di Azione Cattolica di Luco e
Avezzano, raduni della Pastorale Famigliare ecc., bastava chiedere, quindi mai avuto pretese di
esclusività.
Per concludere, ricordando che in questi spazi centinaia di ragazze e ragazzi di Luco hanno
trascorso gli anni più belli e importanti per la loro crescita e formazione fisica e morale, ribadiamo
che quello che ci ha fatto male non è stata la legittima richiesta del comune di utilizzare gli spazi
per altre urgenze, ma il modo freddo, inflessibile e determinato della richiesta e soprattutto l’essere
accusati ripetutamente di non aver voluto condividere gli spazi e le attrezzature e di aver preferito
togliere tutto; condividere è quello che abbiamo sempre fatto e che avremmo voluto continuare a
fare se il sindaco lo avesse permesso. Bastava un minimo di sensibilità, un approccio più umano e
un po’ di buon senso per trovare soluzioni senz’altro migliori per le associazioni, per la scuola, per
gli scout e per il comune.

Convento dei cappuccini, la sindaca De Rosa: “Folle: io insultata per aver chiesto il rispetto delle regole e per aver voluto riportare la fruizione di beni comuni a tutti i luchesi, senza toccare quanto assegnato all’Agesci”



Marianetti MED

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