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D’Alfonso ai sindaci “chiudere le scuole non sicure”

Si riapre il caso a Tagliacozzo
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Tagliacozzo. “Gli indici di vulnerabilità scaturiti dalle verifiche sismiche non possono essere presi come parametri di agibilità per decidere l’apertura o lo chiusura di edifici pubblici”. Questo è quanto dichiarava il sindaco di Tagliacozzo, Vincenzo Giovagnorio, il 10 settembre dello scorso anno. “Dove la conoscenza documentale di ogni edificio scolastico descrive un totale disordine e oltre a questo c’è un numeretto (l’indice di rischio sismico, ndr) che sta sotto lo 0,4, il discernimento del sindaco non può che elaborare una certa decisione, cioè la chiusura della scuola”. Questa, invece, la dichiarazione di ieri mattina del Presidente della regione, Luciano D’Alfonso, riportata dal quotidiano il Centro.

Le scuole di Tagliacozzo. Il problema “scuole” a Tagliacozzo non è certo una novità ed è tornato prepotentemente al centro delle attenzioni di cittadini e genitori in seguito alla scossa di terremoto di magnitudo 3.7 registrata domenica scorsa con epicentro proprio nel territorio comunale. Già lo scorso anno il tema era stato oggetto di attenzione da parte dei genitori, riunitisi in un comitato, e di un acceso botta e risposta tra maggioranza e opposizioni. Le prove di vulnerabilità sismica svolte nel 2014 hanno restituito dei coefficienti molto bassi per gli istituti “Andrea Argoli” e “Domenico Bevilacqua”, rispettivamente 0,28 e 0,39. Migliore è risultata la situazione della scuola “Don Gaetano Tantalo”, che si assesta su un coefficiente di vulnerabilità sismica di 0,56 per la parte in muratura e 0,95 per la parte in cemento armato. I coefficienti di vulnerabilità generano un altro numero, quello che dà conto della vita nominale residua dell’edificio, che – in base ai chiarimenti del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile – indica il tempo entro il quale vanno attivati gli interventi di adeguamento sismico degli edifici o, comunque, vanno predisposte operazioni per mettere in sicurezza studenti e personale (riportato testualmente: “chiusura o intervento”). In particolare, viene indicato nella stessa nota che la vita nominale residua “non soltanto rappresenta il principale elemento di valutazione su cui basare le scelte, ma anche il solo a cui si possa conferire un sufficiente grado di oggettività. […] Si può ipotizzare che la vita nominale restante sia il tempo entro il quale si attiva l’intervento che pone rimedio alla specifica inadeguatezza. È la sola che consenta una programmazione degli interventi nel tempo con un fondamento tecnico-scientifico che leghi la programmazione stessa alle gravità delle carenze strutturali”. Insomma, la legge tenta di tenere insieme il principio della salvaguardia della salute e della vita con il diritto/dovere dell’obbligo scolastico. In mezzo ci sono i sindaci ai quali è affidato il compito di valutare caso per caso, di pianificare e di scegliere, in base ai dati tecnici che le norme e la scienza mettono loro a disposizione. “Saranno i proprietari o i gestori delle singole opere a definire il provvedimento più idoneo, eventualmente individuando uno o più livelli delle azioni, commisurati alla vita nominale restante e alla classe d’uso, rispetto ai quali si rende necessario effettuare l’intervento di incremento della sicurezza entro un tempo stabilito”.

Nei casi specifici, la vita nominale della “Bevilacqua” si esaurirebbe intorno alla metà del 2018; quella della Tantalo nel 2025; quella della “Argoli”, invece, non è stata indicata dal tecnico incaricato, poiché l’edificio presentava addirittura “deficienze sui carichi permanenti”, ma avrebbe comunque un termine più breve essendo il coefficiente significativamente più basso.

Agibilità e sicurezza. Come spesso accade quando si tratta di questioni che hanno a che fare con aspetti tecnici, il significato delle parole assume particolare valore. Così capita che lo stesso edificio possa essere, allo stesso tempo, agibile e non sicuro dal punto di vista sismico. Il coefficiente di vulnerabilità sismica, infatti, indica la capacità che un edificio dimostra di rispondere alle sollecitazioni causate da un terremoto. Un coefficiente basso denota una scarsa resistenza sismica. Il fatto che il termine della vita nominale residua non sia perentorio consente a un edificio che presenta un basso indice di vulnerabilità di ottenere i certificati di agibilità. Questo, però, non significa che quello stesso edificio sia da considerarsi antisismico. Sulla differenza tra agibilità e sicurezza sismica si è articolata una parte importante del dibattito dello scorso anno in tutta la Regione, tanto che il sindaco Giovagnorio, sempre a settembre del 2016, aveva dichiarato che “le scuole non possono non aprire perché sono agibili” e aveva riferito di essersi consultato a riguardo anche con il presidente D’Alfonso. Già allora tale affermazione era stata contestata dalle opposizioni consiliari, che non avevano ritenuto fondato il nesso tra agibilità e impossibilità di chiudere le scuole, chiamando in causa il caso di Pratola Peligna. Il sindaco Antonio De Crescentiis, allora presidente della provincia dell’Aquila, aveva infatti, pochi giorni prima, disposto la chiusura delle scuole del suo comune e l’acquisto di MUSP a prescindere dal fatto che tali edifici venissero o meno dichiarati agibili. In questo quadro, le parole pronunciate ieri dal Presidente della Regione pesano come macigni perché pongono come riferimento un parametro ben preciso – il coefficiente di vulnerabilità sismica e non l’agibilità -, configurando addirittura una soglia al di sotto della quale una scuola è da considerarsi insicura, tanto da renderne consigliabile la chiusura.

Chiudere le scuole, come specifica D’Alfonso, non può significare negare ai ragazzi il diritto allo studio bensì comporta la necessità di trovare soluzioni alternative. Ad esempio, lo scorso anno, i genitori di Tagliacozzo avevano chiesto i MUSP. Il sindaco li negò dicendo che non era possibile, che sarebbe stato anti-economico, che l’acquisto dei MUSP avrebbe configurato un danno erariale e che – in compenso – sarebbe presto stato pronto un nuovo polo scolastico. Per il nuovo polo, però, ancora oggi non ci sono né un progetto né finanziamenti certi. Intanto, gli studenti e i professori fanno lezione dentro edifici che presentano – per dirla con il Presidente della Regione Abruzzo – “un numeretto che sta sotto lo 0,4”, come nei casi della “Argoli” e della “Bevilacqua”. Edifici che, stando ai parametri suggeriti da D’Alfonso, andrebbero chiusi.

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