Con Giobbe Covatta tutto esaurito al Teatro Talia di Tagliacozzo



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Tagliacozzo – L’amministrazione Comunale diretta dal Sindaco Vincenzo Giovagnorio,  che ha dato il benvenuto al pubblico presente, con l’assessore alla cultura Chiara Nanni  in collaborazione con l’ ACS – Abruzzo Circuito Spettacolo-, ha proposto per la stagione teatrale 2017/2018,  un cartellone ricco di protagonisti della scena italiana. Dopo la serata di apertura con “the Blue Voices Gospel Choir” il nuovo anno ha visto l’inizio della programmazione con “La divina commediola” rappresentata da Giobbe Covatta.

Sulla scena una lavagna e un leggio, due semplici elementi che sono stati il supporto di una performance ricca di risate e di esami di coscienza. Lo spettacolo verte sulla situazione irreversibile della popolazione africana ma soprattutto sulla “Carta dei Diritti del Bambino”.

Con Giobbe Covatta tutto esaurito al Teatro Talia di TagliacozzoLa grande capacità di Giobbe Covatta è, da sempre, quella di far ridere parlando di cose importanti. Tutto punta su un grande messaggio che ognuno tende a dimenticare o a usare secondo propri principi: non ci sono razze, e soprattutto i bambini, così come tutti gli esseri umani, non hanno razza. Tante le problematiche morali toccate da Covatta da quando, cosi come da lui affermato: “Sono stato catapultato nel terzo mondo, dove regna il rovescio del diritto”.  L’Africa è come un supermercato senza cassa,  un deserto che avanza  ma che nel piatto non lascia nulla,  un luogo dove  circa 100mila pedofili italiani, con 4 o 5 euro, vanno  per sfruttare sessualmente l’infanzia, uomini incravattati che a casa sono moralisti  e vestiti di finto perbenismo. L’Africa, dove il 50% della popolazione non può accedere all’acqua potabile, dove non arrivano medicine e i batteri primeggiano e uccidono.

Risate tante, unico modo per indorare la pillola, e Giobbe Covatta lo sa.  Sa perfettamente che in altro modo forse il messaggio non arriverebbe e la sua napoletanità arricchisce con ironia, amara, una realtà che l’uomo “civilizzato” non intende vedere.

Impossibile sintetizzare in poche righe la ricchezza di  “La Divina Commediola”: i ricordi dei viaggi portati all’esasperazione per celare la vera problematica, la dolcezza dell’immagine  della piccola bimba che lo abbracciava teneramente quando Covatta realizzò lo spot, a favore dell’ AMREF (la Fondazione Africana per la Medicina e la Ricerca) di cui è testimonial, con la famosa frase “Basta poco, che ce vo’”.  I bambini defraudati dei loro diritti, il diritto al gioco invece di impugnare armi ed essere mandati in guerra, il diritto allo studio invece di essere costretti a lavorare fin dai 4 anni. I bimbi africani sono loro che ti adottano, con il loro sorriso stampato sui quei faccini innocenti, inconsapevoli delle brutture dell’uomo civilizzato.

Così, tra applausi e tante risate, passa l’inconfutabile messaggio che la causa della fame è la povertà, “Chi ten’ ‘e sord’ vince ‘a partita.

Il pubblico è stato travolto dall’ esuberante ilarità di un attore che non si risparmia sulla scena e che manifesta tutta la sua umanità e generosità. Soprattutto emerge l’intelligenza di fondere l’enorme capacità d’ ironizzare con quella di  stimolare la conoscenza di situazioni così drammatiche.

Una “Divina commediola” dove nell’inferno ci sono le vittime che scontano le pene, un inferno creato da una società contemporanea dove conta l’apparenza e non l’appartenenza.

Sintesi a chiusura dello spettacolo  una perla si saggezza: “Quando nasci, se ti va male , sei nel terzo mondo se hai culo, nasci in Italia”.

Foto e video di Manuel Conti




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