Beatrice De Meis ed il suo progetto di laurea sulla valorizzazione delle cicatrici attraverso la fotografia: “Ogni corpo, con i suoi tagli, è un’opera d’arte da immortalare”



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Capistrello – Un’idea particolare e colma di significato quella che ha ispirato la giovane Beatrice De Meis, 27enne di Capistrello, che ha deciso di concludere il suo percorso di studi con un progetto che mira ad esaltare e valorizzare le cicatrici ed i tagli che, purtroppo, i corpi sono costretti ad affrontare nel corso della propria vita.

Iscritta all’Accademia delle Belle Arti di L’Aquila, da sempre amante della fotografia e dell’arte, per il suo progetto ha preso ispirazione dall’artista serba Marina Abramović, nota per le sue performance che mettono in risalto le relazioni tra l’artista e il pubblico ed il contrasto tra i limiti del corpo e le possibilità della mente.

La tesi di laurea sarà incentrata proprio sul confronto tra l’estetica volontaria di Marina Abramović, fatta di incisioni nella carne, segni e cicatrici, derivanti innanzitutto dalle sue performance particolari, come Rythm 0 e Thomas Lips, e quella involontaria, di quei corpi costretti a convivere con cicatrici, conseguenza di traumi naturali, non volute.

Ed il punto di partenza è proprio la performance Rythm 0 della Abramović, datata 1974, nella quale l’artista imbandisce, nella Galleria Studio Morra di Napoli, una tavola con sopra 72 oggetti differenti, che il pubblico visitante può utilizzare su di lei a proprio piacimento: l’artista è l’oggetto del piacere e del dolore di visitatori che, inizialmente usano oggetti meno pericolosi, per poi arrivare ad utilizzare lame e coltelli sul suo corpo inerme, scatenando i più violenti istinti.

“Mi sono ispirata a questa artista che ha constatato sulla sua pelle fino a che punto l’essere umano può spingersi nel provocare male e dolore in un altro corpo. Le lesioni e le ferite riportate dalla Abramović, le hanno causato cicatrici tuttora visibili: ma la sua fu un’estetica volontaria e consapevole”, ci racconta la giovane, che parte da questa performance così cruda per affrontare invece il tema, in antitesi, dell’estetica involontaria.

“Dietro ogni cicatrice, ogni graffio, ogni livido, si nasconde una storia, un racconto di vita che racconta molto della persona. Sono quei traumi non voluti, non cercati, che comunicano agli altri ciò che realmente siamo”, continua Beatrice, che nel raccontare la sua passione per la fotografia mette in risalto un tema ancor più importante, ovvero quello dell’accettazione del proprio corpo.

“Il corpo è un vero e proprio strumento comunicativo, con tutte le imperfezioni che nasconde ma non elimina. Possiede un proprio linguaggio di espressione, che anticipa e trascende l’espressione verbale, attraverso il quale riviviamo la nostra memoria, dolorosa o meno che sia”, afferma Beatrice, ponendo poi l’attenzione sulla questione riguardante quei tagli sui corpi che, invece di essere mal visti, dovrebbero essere valorizzati.

“Le cicatrici, di qualunque natura esse siano, non per forza devono essere viste in modo negativo. Anzi, rappresentano un tratto caratteristico di una persona. Una volta che le si vive come parte integrante del corpo, sono un vero e proprio veicolo di comunicazione”, conclude Beatrice, che attraverso la fotografia vorrebbe appunto esaltare quei tagli che hanno formato e forgiato l’essere umano.

Il progetto, oltre che scritto, è anche raffigurativo, ed infatti Beatrice ricerca persone con cicatrici visibili sul corpo, disposte a farsi fotografare, per aiutarla nella conclusione di questa tesi che rappresenterà l’ultimo passo per la conclusione del suo percorso di studi. Per chi fosse interessato, può contattare Beatrice sul suo profilo Facebook (Beatrice De Meis), per aiutarla nel suo bel progetto.

Esaltare, con la fotografia, la storia e la bellezza di quelle cicatrici che diventano un’opera d’arte da ammirare in silenzio ed esaltare in ogni sua forma.




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