Notifica

Il Castello Medioevale

Aggiungi qui il testo del titolo

Il Castello di San Potito si erge imponente sul Fùcino, una fortezza medievale testimone di secoli di storia e leggende, ancora avvolta nel mistero.

Il Castellum Sancti Potiti, meglio conosciuto come Castello di San Potito, sorge a sud dell’Altopiano delle Rocche, nel territorio del Fùcino, a 1181 metri sul livello del mare. Questo antico castello, di chiara impronta medievale, è caratterizzato da una pianta poligonale e non presentava torrette agli angoli, ma era dotato di due cinture murarie interne. Era una residenza feudale e, purtroppo, non rientrava in un sistema difensivo territoriale complesso. La robustezza dei suoi materiali lo rese uno dei pochi castelli dell’epoca a sopravvivere nel tempo, meritando il nome di “Castellum”.

Fin dal 1074, il castello apparteneva a Nerino e Bonomo, feudatari longobardi. Nel 1079, passò all’Abbazia di S. Maria di Farfa, diventando parte di un castello costruito ai suoi piedi. Documentato in diverse bolle papali, il castello cambiò nome nel 1273, quando Re Carlo I d’Angiò lo restituì al Conte Ruggero I de Cèlano, segnando un importante ritorno alla sua storia feudale. Nonostante la perdita del suo originario toponimo “Castellum”, mantenne un’importante funzione di avamposto fortificato.

Tuttavia, l’inevitabile degrado iniziò con gli eventi post-1806, quando l’antico maniero fu spogliato dei suoi materiali per costruire nuove abitazioni nelle immediate vicinanze. Questo segnò un’ulteriore fase di decadenza per il castello, che conobbe un’ulteriore violentissima erosione a causa del terremoto del 13 gennaio 1915, devastando le già precarie strutture rimaste.

In prossimità del castello, il dirupo di Capo la Valle fungeva da naturale difesa, mentre un ruscello alimentato da sorgenti delle zone circostanti scorreva verso il Fùcino. Questo corso d’acqua, che in passato alimentava un mulino comunale, shockava per le sue caratteristiche fluviali durante le diverse stagioni. I fenomeni di rifrazione luminosa che vi si manifestano hanno ispirato leggende locali e storie, ma non sono stati sufficienti a giustificare l’idea di una residenza imperiale in epoca romana.

I resti architettonici ritrovati nel vallone non possono ritenersi appartenenti a una villa imperiale, in quanto privi dei requisiti necessari per una dimora di prestigio. La ricerca di un eventuale Palatium si concentra piuttosto nella piana di San Potito, dove possibilità archeologiche potrebbero rivelare ulteriori dettagli sulla storia di questo affascinante angolo di Marsica.

Riferimento autore: Don Mario Del Turco.

Era ridotto a rudere in avanzato stato di degrado. Un’attenta lettura lo mostrava appartenere all’Architettura preromanica. Risultavano aggiunti, in epoca gotica, il sostegno murario, a forma di barbacane, a settentrione, e il vano, a volta a botte, a levante, basato sul ciglio del Vallone a precipizio.

Castellum Sancti Potiti era un castello, così propriamente denominato sin dalla fondazione. Era stato piazzato, a nido d’aquila, sulla cresta di uno scoglio pedemontano del massiccio asfaltico, oggi detto Pizzo di Ovindoli, a sud dell’Altopiano delle Rocche, sul versante del lago Fùcino, a 1181 metri sul livello del mare. Sorgeva all’estremo dello scoglione seguendone l’andamento, sul lato nord del muro di cinta esterno. Con pianta poligonale e senza torrette agli angoli, era una tipica costruzione feudale dell’Alto Medioevo, costituita dal Mastio, che aveva funzione di difesa e di abitazione o residenza non abituale del feudatario.

Non faceva parte, almeno in origine, di un sistema difensivo territoriale. Era uno dei pochi castelli in muratura dell’epoca, tanto da prendere il nome proprio di “Castellum”, perché capace di stabilità e durata.

Nel 1074, “Castellum Sancti Potiti” era proprietà di Nerino del fu Bonomo e di suo cugino Bonomo di Erimanno, feudatari di stirpe longobarda. Passato nel 1079 completamente in possesso dell’Abbazia di S. Maria di Farfa, con l’annessa chiesa intitolata a San Potito, alla fine del secolo XI diveniva parte integrante e, nello stesso tempo, rocca di un Castello recinto, costruito ai suoi piedi, sul pendio occidentale del colle Antonino.

Il 25 febbraio 1115, nella Bolla di Pasquale II al Vescovo dei Marsi Berardo, e il 31 maggio 1188, nella Bolla di Clemente III al Vescovo dei Marsi Eliano, era denominato ancora “Castellum”, leggendosi nella prima: “Ecclesiam… Sancti Potiti, Sancti Nicolai in Castello”. Il 5 ottobre 1273, chiamato “Sanctus Potitus”, veniva riconsegnato da Re Carlo I D’Angiò al Conte Ruggero I de Cèlano dei Gran Conti dei Marsi, reintegrati della Contea, dopo cinquant’anni dallo spogliamento da parte di Federico II di Svevia.

Nel 1279, veniva denominato “Castrum Sancti Potitil”, perdendo ormai il toponimo proprio di “Castellum”, ma mantenendo comunque un centro più fortificato di altri centri abitati.

L’antico maniero a lungo sfidò il tempo e forse le incurie dei vari possessori della Contea di Cèlano. Non poté resistere allo sconcio e lento diroccamento, da parte degli uomini nati alla sua ombra, dopo l’anno 1806, epoca dell’istituzione dei Comuni. Fornì allora, a buon mercato, pietre e grossi conci per le fondazioni e le cantonate di nuove case edificate, per oltre due secoli, ai piedi del Colle di San Potito, lungo la nuova strada carrabile provinciale.

Divenne, per così dire, l’emblematico sfaldamento del sistema feudale. In tempi più recenti, il terremoto avvenuto nella Marsica il 13 gennaio 1915 ha dato forse l’ultimo strattone al Castello, rendendolo facile preda di una lenta, ma inesorabile erosione da parte degli agenti atmosferici.

Cintura naturale di difesa del Castello era, a levante, un dirupo a strapiombo, detto Capo La Valle. Vi casca, scivolando dalla parete opposta, un ruscello grosso a primavera e d’autunno, minuto d’estate. Gelato d’inverno, lascia una traccia brunita, del tutto secco. Formato dai molti rivoli delle zone Traglia e Mascione, nel territorio di Ovindoli, il corso d’acqua in piena forma in cascata, una lunga chioma bionda schizzata di bianco.

Passa veloce sotto la Passarella e i resti della vecchia centrale elettrica, s’infila nel tunnel del Curvone della strada 17 bis. Scorre veloce nel piano dopo il ponte romano di via Vecchia, mescolandosi con l’acqua del Fosso di Ovindoli, scendendo verso il Fùcino con il nome di Río di San Potito. In tempi passati alimentava il mulino comunale di Colle Bernardo, alla Moletta.

Nel Vallone di Capo la Valle, a ridosso del Castello, si verificano tuttora in modo notevole fenomeni di luminosità rifratta e di trasparenza. Si potrebbe così forse richiamare alla mente la cura degli occhi di Lucio Vero. Ma tutto questo non sarebbe stato sufficiente a motivare, di certo, la costruzione di una residenza estiva di epoca imperiale sulla cresta di uno scoglione a strapiombo.

I ruderi di fondazione che, secondo l’antica tradizione raccolta dagli storici marsi e l’opinione dei contemporanei, sarebbero appartenuti all’edificio della villa imperiale, non risultavano essere di epoca romana e tantomeno di epoca imperiale degli Antonini. Non sussistevano, a mio avviso, i requisiti di un Palatium degno di un imperatore o di qualsivoglia purpuratus romano.

In realtà, non sarebbe stato piacevole, in epoca di Pace romana, un soggiorno presso un manufatto di piccola estensione, meno di 1600 metri quadrati, con scarse comodità, non capace di una corte imperiale, situato a 1181 m s.l.m., sulla cresta di uno scoglio scosceso e poco praticabile. Le paure e i timori delle invasioni barbariche erano allora ancora molto lontane.

Comunque, dati i reperti delle Terme e dell’Anfiteatro, ben noti in superficie o dissotterrati presso il Pago, il Palatium doveva trovarsi nella piana di San Potito, ed essere la parte più importante della Villa Imperiale.

Riferimento autore: Don Mario Del Turco.

Aggiungi qui il testo del titolo

Ospitalità e servizi

Resta connesso con Terre Marsicane

TERRE MARSICANE MEWS

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Avezzano (AQ) n.9 del 12 novembre 2008 – Editore web solutions Alter Ego S.r.l.s. – Direttore responsabile Luigi Todisco.

copyright: TERREMARSICANE Servizi e Comunicazione S.r.l.s.

Informazioni e contatto

Invia suggerimenti o materiale integrativo

Utilizza il form sottostante per segnalare delle modifiche o inesattezze e inviare del materiale utile all'ottimizzazione dei contenuti