Avezzano – Un dialogo costante tra paesaggio, materia e percezione visiva segna la nuova fase della ricerca figurativa di Emanuele Moretti.
L’artista marsicano, oggi attivo ad Hangzhou presso la China Academy of Art, sta sviluppando la propria produzione pittorica all’interno di un contesto culturale e geografico in profonda evoluzione, dove la dimensione spaziale dello studio diventa parte integrante dell’opera.
Al centro della riflessione espressiva si colloca il tema dell’ambiente naturale, inteso non come mera riproduzione ma come campo d’indagine interiore.
A spiegare il senso di questo percorso è lo stesso autore, che chiarisce il legame con il territorio cinese nell’ottobre 2026: “Nel mio studio alla China Academy of Art di Hangzhou, la pittura ha preso forma attraverso un dialogo continuo con il paesaggio, la cultura e le suggestioni di un territorio che sto imparando a conoscere”.
In questa visione, l’elemento paesaggistico assume una valenza concettuale e compositiva che va oltre l’aspetto esteriore, trasformandosi in “una presenza misteriosa, come spazio di relazione tra ciò che appare e ciò che rimane nascosto”.
L’applicazione del pigmento e la gestione dei volumi luminosi costituiscono il perno attorno cui ruota la costruzione dell’immagine.
Il cromatismo si concretizza in materia, luce, movimento, offrendo uno strumento strutturale utile per trasfondere l’esperienza osservativa sulla tela.
Per Moretti si tratta di “un modo per attraversare la superficie delle cose e interrogare ciò che si manifesta soltanto attraverso uno sguardo più attento”, ponendo l’accento sulla necessità metodologica del rallentamento intellettuale.
L’esperienza in terra asiatica rappresenta così un’esigenza di rottura rispetto alle dinamiche contemporanee basate sulla frenesia.
L’artista sottolinea come “in un mondo che sembra chiedere di andare sempre più velocemente, sento il bisogno di soffermarmi, di osservare, di lasciare che la pittura diventi un tempo diverso, uno spazio di ascolto e di riflessione”.
La produzione artistica dell’autore marsicano trova dunque il proprio fondamento teorico ed estetico proprio “in questa distanza tra ciò che vediamo e ciò che percepiamo”, confermando la rilevanza delle residenze internazionali nella maturazione dei linguaggi visivi contemporanei.




