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Studentessa molestata dal suo professore ad Avezzano: la Cassazione conferma la condanna per il docente di scienze infermieristiche

Redazione News

Avezzano – La Suprema Corte ha confermato la condanna a un anno e due mesi di reclusione per un professore universitario di Scienze Infermieristiche, riconosciuto colpevole di violenza sessuale ai danni di una sua studentessa. La condanna definitiva, giunta il 10 settembre scorso a seguito di intervento della Suprema Corte, pone fine a un lungo percorso giudiziario, iniziato dopo l’imputazione coatta disposta dal GIP in risposta alla iniziale richiesta di archiviazione della Procura.

La vicenda riguarda due episodi distinti di violenza, awenuti all’interno della Facoltà di Scienze Infermieristiche. Il primo risale a febbraio 2020 e il secondo, più grave, a luglio dello stesso anno, quando la studentessa si recò nell’ufficio del professore per sostenere un esame. Secondo la ricostruzione della Corte d’Appello, il professore ha tentato di baciare la ragazza, l’ha abbracciata con forza e le ha infilato una mano nei pantaloni, toccandole le natiche, tutto contro la sua volontà.

Inizialmente, il Giudice di primo grado aveva assolto il professore perché “il fatto non sussiste”, giudicando “debole” il quadro probatorio. La sentenza si basava su presunte incongruenze nelle dichiarazioni della vittima. Aveva inoltre messo in dubbio la credibilità della studentessa per non aver reagito immediatamente o sporto denuncia dopo il primo episodio, e per essersi recata all’esame da sola senza munirsi di registratore, nonostante avesse manifestato timori ad una sua amica.

A seguito di appello interposto sia dal Procuratore Generale sia dall’avvocato di parte civile, la Corte d’Appello ha ribaltato completamente il verdetto, ritenendo che le conclusioni del primo giudice fossero ingiustificate e congetturali. La Corte ha sottolineato che: il racconto della vittima era intrinsecamente coerente e supportato da elementi esterni; la diversa reazione tra i due episodi era comprensibile, poiché il secondo era stato oggettivamente più grave del primo; sono state reputate irrilevanti le prove a discarico presentate dall’imputato.

La sentenza della Corte d’Appello, poi confermata dalla Cassazione, ha condannato il professore per entrambi i reati di violenza sessuale. La pena inflitta è di un anno e due mesi di reclusione. Il professore potrà beneficiare della sospensione condizionale della pena, a condizione che svolga un percorso di recupero presso un ente o un’associazione che si occupa di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per reati.

“Sicuramente – dichiara l’avvocato di parte civile Pier Luigi D’Amore – la sentenza premia la tenacia di una donna giovanissima che non ha mai smesso di lottare. Spero che questa vicenda dia forza ad altre donne, spingendole a non mollare e a fidarsi della giustizia. Questo crimine è particolarmente vile: un atto predatorio che calpesta la dignità e la sicurezza, specie se nel luogo dove ci si aspetta di essere protetti. L’esito di questo processo dimostra che la perseveranza e la fiducia nelle istituzioni possono portare a un importante riscatto, anche dopo le esperienze più dolorose”.

Foto dal web

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