Le feste tradizionali nella zona Alto Sangro

Opi-Pescasseroli


Sappiamo che molti studiosi -si sono messi alla ricerca delle feste tradizionali, non sappiamo però se qualche studioso o magari qualche giovane ha pensato di farlo nel nostro territorio, che va da Opi-Pescasseroli, tra Marsi, Sanniti, Volsci e Peligni.

Sappiamo che alcuni studenti di antropologia culturale dell’Università dell’Aquila per la loro tesi negli anni 1993/1994, hanno fatto ricerche sulle feste tradizionali, folkloristiche e popolari, nonché religiose d’Abruzzo.

Le feste tradizionali, folkloristiche, popolari e religiose, nel loro insieme, dipendono sicuramente, dagli usi e costumi dei popoli che hanno attraversato la nostra zona.

Mi soffermerò sulle feste della nostra zona alto Sangro o alta Marsica.

Va detto che, l’intero folklore Abruzzese è in perenne agonia, come l’artigianato che è effettivamente scomparso o quasi.

Per quel che riguarda la nostra zona, le feste tradizionali, non sono del tutto scomparse, anzi si sono moltiplicate e trasformate, tante che alcune, nate di recente, hanno l’intenzione di riproporre gli antichi riti, quelli di una volta, tanto da farle sembrare antiche, ma che antiche non sono.

E’ ovvio che siamo in presenza di una evoluzione e quindi di una trasformazione dei rituali che si facevano una volta, anche se di tanto in tanto qualcosa di vecchio riaffiora e si cerca di farle rivivere per farle conoscere alle nuove generazioni.

Questo è successo anche nei tempi passati, in ogni caso si può affermare che tali forme rituali sono state e sono passaggi che avvengono dalle varie religioni e tra i popoli, come per esempio dal paganesimo al cristianesimo, dalla condizione agro-silvo-pastorale alla industrializzazione o epoca moderna o meglio ancora a quella turistica, per quanto riguarda la zona Alto Sangro.

Possiamo però affermare che le forme rituali delle feste attraverso una continuità morfologica, ossia attraverso lo studio delle forme, sono state e sono, tra epoche diverse, condizioni sociali tra le diverse religioni e tra tradizioni orali e scritta.

Le feste tradizionali, costituiscono un legame di continuità, anche e soprattutto con le attività pastorali e lavorative e molte feste prevedono pellegrinaggi anche molto lunghi; le feste tradizionali si richiamano sempre ad una memoria storica comune, che crea una identità e che tiene uniti le gesta degli antenati e quella dei discendenti, sia esse dipendenti da un evento positivo che negativo.

I devoti si applicano a rivivere la memoria storica, i non credenti, nei confronti della religione e del cattolicesimo, restano osservatori.

In alcuni casi poi, la festa tradizionale, tende a trasformarsi in sagra che è ben altra cosa, con la festa tradizionale.

Se la festa è capace di dare valore culturale, sociale e religioso, allora si, che è una festa, così come la intendevano i nostri avi, altrimenti, e questo è quello che succede oggi, la festa si trasforma in una rimpatriata tra o per attrarre turisti.

Ogni era ha fabbricato la sua idea di festa, come accade anche oggi, e quindi la festa si trasforma.

Le feste inventate hanno invece il potere di attrarre diversi sistemi di cultura, una volta invece, la festa veniva svolta dando priorità al ciclo lavorativo agrosilvopastorale, e quindi all’agricoltura, alla lavorazione dei boschi e all’allevamento, secondo le esigenze dei residenti del luogo e di solito cadevano di sabato e di domenica, ma non per tutte.

Ora ci facciamo una domanda: la scelta dei Santi a cui affidare il proprio paese e quindi dedicare una festa e ogni comunità ne ha, da quali ragioni è stata determinata?

Torniamo però sulle feste tradizionali dell’Alto Sangro.

Cominciamo col dire che gli eletti a Patroni e Protettori dei paesi presi in esame sono: per Opi-San Giovanni Battista e Pescasseroli- San Paolo.

Le feste e le tradizioni più antiche dei paesi innanzi citati e cioè: Opi e Pescasseroli, si riferiscono prevalentemente al mondo agricolo e pastorale.

Alcuni riti tradizionali, interessavano tutti e due paesi, presi in esame, vista anche la poca distanza che li separa.

L’uccisione del maiale, lo sgranare delle lenticchie, dei fagioli, lo scartocciare delle pannocchie di granturco, il falò (tomba-catozze), il rosario nel mese mariano nelle case, le preghiere in certi momenti della giornata, il racconto di vecchie leggende intorno al camino, nel periodo invernale, il fare la calza, la benedizione degli animali alla festa di Sant’Antinio Abate, la ballata della pupazza  “preggenella”,il palo della cuccagna, la raccolta del fieno, del grano, la trebbiatura, l’accatastamento della legna davanti le abitazioni, il trasporto della dote “ la dotta”, il fare i dolci in certe occasioni a Pasqua e a Natale, il fare il bucato “ la lescja”, lavare i panni, la serenata alla sposa ed altro ancora.

Trascorso il mese di ottobre, con la festa del Ringraziamento e la festa di tutti i Santi si introducevano le feste invernali.

            OPI

Ad OPI la prima festa tradizionale dell’anno era ed è quella di Sant’Antonio Abate. La mattina del 17 gennaio i ragazzi solevano andare di casa in casa, con dei cesti e chiedevano “i ceciotte” legumi cotti con acqua e sale (grano, fave, ceci e granturco) mentre cantavano una questa strofetta: “ Ceciotte e ceciotte i Sant’Andonie varda la vacca ai  patrone” Ognuno dava un mestolo “manere” e via per le strade di tutto il paese, legumi che venivano consumati nelle povere mense delle case del paese.

Seguiva poi il carnevale, anche questa tradizione quasi scomparsa, che culminava alla mezzanotte con l’accensione del “ Fantoccio “ figura di paglia a forma d’ uomo cantando questa strafetta:”Carnevale, perché te se morte, la nzalata la tenive a d’orte, pane e vine nen te mancheva, Carnevale perché te se morte”

Festività religiosa ancora viva è la Pasqua che con la processione del venerdì Santo, e nei dolci locali, trova ancora qualche momento di cultura paesana.

I dolci assumo, grazie alla bravura delle poche nonne rimaste, oltre ad un gusto saporito, delle forme svariate (lepre, bambola, cavalluccio, cuore, scaldino etc.)

Una cosa di un certo interesse religioso si manifestava e si manifesta nei giorni che si “attaccano” legano, che non vengono suonate le campane, dove gruppi di ragazzi e ragazze, vanno, lungo le strade del paese, negli orari prima, delle funzioni religiose, con il calvario e accompagnato dal suono della “racanelle” o raganelle, per avvisare la popolazione delle funzioni religiose, anche questa quasi scomparsa, rimessa in piedi da un gruppo di persone di una certa età.

Poi sempre all’interno delle festività Pasquali c’è il giorno di pasquetta “ Passa l’acqua”, che consisteva e consiste ancora in una scampagnata fuori porta.

Passiamo a parlare del Natale. Si usava e si usa la notte di Natale il 24 dicembre accendere un grande falò ad Opi chiamato “Catozze” e secondo le credenze e degli anziani del paese, il fuoco serviva e serve a riscaldare il nascituro ” Gesù Bambino”, con una sola variante che fino agli anni 1965/70 erano i ragazzi ad andare nelle  case a chiedere un pezzo di legna,” ‘ne ciocche” per riscaldare il Bambinello dicendo queste parole:” Lena lena pì catozze i Natale” ossia dateci un poco di legna per il falò di Natale, mentre invece oggi la legna la dà il Comune prendendola durante la lavorazione dell’uso civico di legnatico per i cittadini.

C’è poi la festa di tutti i Santi e di tutti i morti, ma non si rinvengono culti particolari, se non quella di andare a depositare un fiore sulla tomba dei propri familiari deceduti.

Questo è quando è rimasto degli usi e delle tradizioni culturali e folkloristiche di OPI.

Naturalmente ci sono le festività dedicate ai Santi patroni e protettori.

Il 24 giugno si celebra la festa di San Giovanni Battista, patrono e protettore del paese, mentre il giorno dopo si celebra la festa di San Vincenzo Ferreri.

Questa festa era e diciamo che è la festa religiosa più importante per il popolo di Opi, viene allietata da musica, e fuochi pirotecnici, e dalla funzioni religiose sia il 24 che il 25, con relative processioni per le vie del paese.

Un tempo alla mezzanotte si accendeva la “pupa, pupazza o preggenella“ fantoccio a forma di donna; questa tradizione quasi scomparsa.

Altra considerazione di fare sulle festività innanzi citate è questa: era la festa del rientro dei pastori che dalle Puglie raggiungevano il paese, ed anche qui c’era un detto: “ chi a San  Ggevanne nn’è remenute o sé morte o sé perdute” ossia, chi a San Giovanni non è tornato è morto o si è perduto.

Tra le festività religiose poi ci sono la festa dell’Assunta il 15 agosto, a cui è dedicata la chiesa madre e solo 50 anni fa è stata aggiunta la festa di San Gabriele dell’Addolorata che si tiene il giorno seguente.

Poi le feste di settembre, che si celebrano, la prima domenica dopo l’8 settembre, in onore della Madonna delle Grazie e Sant’Emidio anche a carattere religioso folkloristico.

Infine per quel che riguarda le festività religiose, concludiamo con la festa della Madonna del Rosario e la festa di Santa Teresa del Banbin Gesù, anche questo ricorrenza aggiunta da poco.

Poi negli anni 1970, sono nate le feste per attirare i turisti, e qui ne nominiamo solo alcune: La sagra degli gnocchi che è divenuta una delle festività più importante della zona Alto Sangro,La festa degli antichi mestieri, Trasuta e sposa e Sapori d’autunno tutto organizzate dalla locale Associazione PRO LOCO.

Durante il periodo invernale era nata la Marcia della Genziana, in collaborazione tra Lo Sci Club e la Pro Loco, poi alle 17^ edizione finì il suo corso, sono comunque rimaste alte gare sciistiche relative allo sci di fondo.

PESCASSEROLI

A Pescasseroli, la festa di Sant’Antonio è molto sentita, ancora oggi, il suo culto fu introdotto nel IV secolo ma solo nell’anno mille ebbe grande diffusione in Italia e in Abruzzo e per la società agro-silvo- pastorale che lo fanno diventare protettore degli animali, e il giorno 17 gennaio in quasi tutti i paesi d’Abruzzo si benedicono gli animali.

Il 25 gennaio c’è la festa del patrono del paese San Paolo, va detto però che a Pescasseroli si festeggiano a fine giugno San Pietro e San Paolo, quest’ultimo, a differenza di San Pietro, viene festeggiato il 25 gennaio in forma religiosa, come detto innanzi, mentre il 30 giugno in forma solenne e folkloristica.

La settimana Santa, il venerdì santo e la Pasqua sono momenti di vita religiosa e come per gli altri paesi dell’Alto Sangro quando vengono “attacate” legate le campane per le vie del paese vengono sostituire con la “ Trikke  trakka” le raganelle.

Poi arriva la Pentecoste viene denominata Pasqua delle Rose e le donne raccogliendo i petali di rose, benedette dal prete, e dopo averle baciate le mettono in mezzo al messale.

Il Corpus Domini, che è la festa per eccellenza, negli ultimi tempi è divenuta anche la festa dell’infiorata, ad OPI che a PESCASSERLI.

Pescasseroli poi venera tra le Madonne, oltre all’Incoronata che si celebra l’8 settembre, venera la Madonna del Carmine, che ha una propria chiesa dove viene esposta, chiesa risalente al 1700 quale Cappella privata.

Si racconta che la statua di grande mole, venne scolpita a Foggia e portata a Pescasseroli su di un carro trainato da buoi, lungo il Tratturo.

L a Madonna di Monte Tranquillo festeggiata a fine luglio.

La statua originaria di scuola francese del XIV-XV secolo fu rubata nel 1979 e stata poi sostituita nel 1982, la festa si svolge l’ultima domenica di luglio che a fine delle celebrazioni eucaristiche i presenti si riuniscono in gruppi accendono i fuochi, per consumare la carne alla brace, bevendo qualche bicchiere di vino intonanti canti della montana e canti abruzzesi.

A sera tutti a valle, in corteo, con Alpini, Cavalli e il popolo raggiungono la chiesa Parrocchiale dove ha fine la processione che si era snodata dal monte fino a valle.

Ed eccoci alla Madonna Incoronata, che vede le autorità religiose e civili accogliere le autorità civili e religiose della città di Foggia, questi legami sono stati rinnovati ufficialmente l’8 settembre del 1983 con un gemellaggio tra la città di Foggia e la cittadina di Pescasseroli, questa festa deriva dalla pastorizia, il giorno dopo si festeggia San Giovanni Bosco.

A Natale po, così come per OPI si accende un grande falò.

 

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