La piazza e i giardini visti dal Castello Orsini di Avezzano prima del terremoto 1915
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Avezzano – In passato, dalle nostre pagine, abbiamo mostrato, attraverso un’affascinante e interessante cartolina d’epoca, l’aspetto che aveva piazza Castello, ad Avezzano, prima...
Trascurata dal punto di vista archeologico l'area del Parco nazionale d'Abruzzo
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Opi – Che l’Abruzzo sia una regione abitata fin dalla Preistoria lo dimostrano i ritrovamenti di selci paleolitici oltre agli avanzi neolitici, che sono vari e copiosi, e le tracce umane che lasciano...
La stazione ferroviaria di Pescina e il progetto mai attuato di trasporto su rotaia dei prodotti del Fucino
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Pescina – In un’estate degli anni ’80 fece sosta presso la stazione F.S. di Pescina il famoso “Treno Verde” con una mostra itinerante organizzata dal Ministero dei Trasporti,...
13 Gennaio 1920: il deputato Erminio Sipari celebra la Marsica a 5 anni dal terribile terremoto del 1915
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Marsica – Erminio Sipari (Alvito 1869 – Roma 1968) è spesso ricordato per essere stato il fautore e primo presidente del Parco nazionale d’Abruzzo, uno dei pionieri della conservazione...
Castello baronale dei Colonna (Avezzano)
L’arrivo dei  Colonna nella Marsica: amministratori del feudo in fermento nel 1653
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Aquiloniam, Cominium, Velia, Palumbinum ed Herculaneum: dove si trovavano le località citate da Tito Livio?
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Giacinto De Vecchi Pieralice, un erudito tra il carseolano e Roma
Giacinto De Vecchi Pieralice (1842-1906) fu un intellettuale con vasti interessi culturali nel campo umanistico e storico. Nacque a Castel Madama (RM) il 16 dicembre 1842 da Michele Pieralice ed Eufrasia...
Due donne di Civita d'Antino ritratte nei pressi di Palazzo Ferrante dal famoso artista danese Kristian Zahrtmann nel 1904
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Civita d’Antino – Il titolo originale dell’opera di Kristian Zahrtmann di cui parliamo è “Udenfor Seminariemuren i Civita d’Antino” che, tradotto in italiano, diventa...
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Studenti e professori: rapporti diversi di stima, di rifiuto, di ribellione o di amicizia

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NECROLOGI MARSICA

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Avezzano – Sono infinite le graduazioni nei rapporti che si stabiliscono fra insegnanti ed allievi e variano a seconda dell’età di entrambi. Alle scuole medie, ad esempio, il docente è più importante ad assumere un atteggiamento paternalistico, tanto è vero che i ragazzini rispondono a volte con un affetto quasi filiale: l’insegnante sensibile e attento alla psicologia del fanciullo rischia di trasformarsi in una copia della madre o del padre, specie per quei bambini che hanno situazioni familiari problematiche.

Una situazione simile si trascina fin dalla scuola primaria o dalla scuola materna, in cui il rapporto privilegiato con una maestra sola facilita al massimo tale identificazione. Quando il bambino passa alle medie, ma ancor più alle scuole superiori, viene spesso traumatizzato dal cambiamento radicale del rapporto con gli insegnanti che, nella maggior parte dei casi, non sono più assimilabili all’immagine materna. Il tipo di rapporto che si instaura con gli insegnanti dipende dalla personalità del professore. Gli insegnanti di vecchi stampo tendevano a creare una situazione di soggezione nel giovane, sentito come un inferiore, incolto ed ignorante, in cui versare, volente o nolente, le nozioni culturali. Il ragazzo doveva limitarsi a recepire; c’era una freddezza di rapporti che si limitava ad uno scambio di prestazioni. Certi studenti reagivano con violenza a tale subordinazione, rifiutando, assieme al professore, anche la materia insegnata.

Oggi i rapporti sono mutati, almeno fra i professori giovani, che non considerano più i ragazzi degli esseri inferiori ai quali incutere terrore, ma delle personalità ancora in formazione. L’insegnante deve aiutarli a trovare gli interessi loro propri, il modo di esprimere la loro personalità senza costringerli a studi no adeguati. A questa situazione ottimale si oppone, però, in primo luogo il programma ministeriale, che deve essere rispettato almeno in parte; poi l’inadeguatezza della preparazione culturale dell’insegnante, provocata da strutture universitarie vecchie e superate; infine i pregiudizi degli stessi studenti. Infatti nei giovani si è radicato una sorta di rifiuto della scuola in toto: la scuola è un luogo di costrizione, dove si insegnano cose inutili e noiose cose inutili e noiose, i professori sono delle “carogne” che ti prendono” sott’occhio”.

Un atteggiamento del genere esclude ovviamente, qualsiasi collaborazione e spinge gli insegnanti, anche moderni ed aperti, a reazioni negative, a imposizioni autoritarie, a ristabilire con la forza e la disciplina. Così, nonostante le migliori intenzioni, si perpetuano, in molti casi, situazioni autoritarie del passato e gli studenti finiscono per accettare meglio un insegnante di questo tipo, in cui l’autorità è facilmente riconoscibile, piuttosto di quello moderno, che si mette al livello dello studente, mascherando la sua sempre reale autorità. In ogni caso, ciò che gli allievi chiedono, per poter rispettare e stimare il professore, sono alcune doti basilari: la conoscenza della materia, la lealtà, la disposizione al dialogo, la giustizia. (V.L.)

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