Regime dei minimi: ecco i vantaggi



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Il nuovo regime dei minimi ha causato più di un grattacapo a commercialisti e imprenditori per essere compreso, figurarsi per quel che riguarda le persone comuni che non si occupano di fiscalità.

Tuttavia i vantaggi di questo regime fiscale sono davvero importanti e possono portare dei grandi benefici per molti liberi professionisti. Proprio per questo vogliamo cercare di fare chiarezza per comprendere il suo funzionamento e spiegarlo in modo semplice evitando inutili tecnicismi da addetti ai lavori.

Chi aderisce a questo regime fiscale infatti, ha indubbiamente dei vantaggi, ma anche degli obblighi che gli permettono di aderire all’aliquota al 15%. Andiamo quindi ad approfondire i dettagli del nuovo regime dei minimi, così come spiegato dagli esperti di regime-forfettario.it, per verificare agevolazioni ed esoneri di cui si beneficia.

I primi vantaggi: esclusioni ed esoneri

I contribuenti minimi sono anzitutto esentati dalla registrazione e dalla tenuta delle scritture contabili. Questo è un vantaggio più che altro burocratico perché permette di risparmiare tempo e di non dover gestire con estrema minuziosità la documentazione di acquisti e vendite. Il lavoro del commercialista stesso sarà assolutamente ridotto e questo dovrebbe portare anche a un risparmio in termini economici sull’onorario.

Se si è contribuenti minimi si è esclusi anche dall’applicazione degli studi di settore e dalla compilazione del modello per la comunicazione dei dati. Questo è un altro vantaggio che permette di risparmiare tempo e risorse non solo per il contribuente, ma anche per il commercialista.

Esonero Irap

Altro esonero che va a vantaggio del regime dei minimi è quello relativo al pagamento del tributo Irap che a sua volta porta all’esenzione della dichiarazione Irap, anche questo passaggio dovrebbe andare a incidere positivamente sui costi per il commercialista che viene così sgravato di un ulteriore compito.

Altro esonero burocratico è la comunicazione annuale dati Iva e questo proprio perché non versano l’Iva. Non è da inviare nemmeno la comunicazione di dichiarazione di intento ricevute.

Le aliquote ridotte

Chi si trova in regime dei minimi gode dell’esenzione dall’Irpef, per questo l’imposta è in misura ridotta e pari al 15%. La modalità di determinazione della base imponibile si ottiene in modo diverso. Bisogna prendere ricavi e compensi percepiti nell’anno di imposta e si applica un coefficiente di redditività che varia in base al codice ATECO che contraddistingue la propria attività.

I costi di acquisto in una simile situazione non entrano nella determinazione del reddito in quanto l’applicazione dell’imposta sostitutiva viene calcolata soltanto sui ricavi. I contributi previdenziali obbligatori verranno scomputati. Sul reddito imponibile, poi, si applica un’imposta sostitutiva sui redditi.

Quali sono gli obblighi?

I contribuenti minimi devono continuare normalmente a numerare cronologicamente le fatture e conservare sia quelle di acquisto sia quelle di vendita, come anche le eventuali bollette doganali. Alcune attività sono esonerate da tale obbligo in quanto di particolare tipologia, ma in compenso devono certificare i corrispettivi.

Per quanto riguarda i versamenti INPS è previsto l’esonero dal contributo minimale che in genere si attesta intorno ai 3000 euro, di contro bisogna corrispondere un versamento pari ai ricavi effettivamente prodotti a cui in genere si applica un’aliquota che va dal 18 al 28%.

Va però notato come le sanzioni per chi rientra nel regime dei minimi risultino più elevate. Quindi a fare da contraltare alle agevolazioni fiscale ci sono sanzioni che in genere ammontano al 10% rispetto a quelle ordinarie.




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