Avezzano – Si è concluso ieri mattina, con la celebrazione eucaristica nella Cattedrale dell’Incarnazione di Malaga, il pellegrinaggio in Andalusia vissuto da 30 fedeli della diocesi dei Marsi insieme al Vescovo Giovanni, al Vicario Generale don Giovanni Venti e a don Luca De Donatis dell’Opera Romana Pellegrinaggi.
Sono stati giorni intensi, nel corso dei quali la scoperta di luoghi di straordinaria bellezza si è intrecciata con un autentico percorso di fede, spiritualità e fraternità. Un’esperienza che ha raccolto il consenso e la soddisfazione dei partecipanti, accomunati dal desiderio di custodire il ricordo di un viaggio vissuto non soltanto come itinerario culturale, ma soprattutto come esperienza di comunità.
Ricco l’itinerario attraverso alcune delle città più importanti dell’Andalusia. A Granada il gruppo ha visitato l’Alhambra e il Generalife, straordinari capolavori dell’arte ispano-islamica, e la Cattedrale, tra i simboli della rinascita cristiana dopo la Reconquista. A Cordoba, il centro storico ha restituito ai pellegrini l’immagine di una città che per secoli è stata luogo d’incontro tra ebrei, cristiani e musulmani. Particolarmente suggestiva la visita alla Mezquita, capolavoro dell’architettura islamica trasformato in Cattedrale cristiana.
Il cammino è proseguito a Siviglia, con l’Alcázar, antica residenza moresca divenuta palazzo reale dei sovrani cristiani, e la monumentale Cattedrale di Santa Maria della Sede. A Malaga, infine, la visita all’Alcazaba e alla Cattedrale dell’Incarnazione, conosciuta come “La Manquita” per la sua torre rimasta incompiuta, uno degli edifici religiosi più caratteristici della città.
Nella celebrazione conclusiva, il Vescovo Giovanni ha invitato i pellegrini a guardare al viaggio non come a un’esperienza ormai terminata, ma come a un cammino destinato a continuare nella vita quotidiana. Partendo dalla parabola evangelica del seminatore, il Vescovo ha ricordato come ogni momento vissuto durante il pellegrinaggio possa essere stato un seme: le celebrazioni, la preghiera, la Parola ascoltata, gli incontri e persino la bellezza contemplata nei luoghi visitati.
Ma, ha sottolineato, «il terreno non è più l’Andalusia. Il terreno è la nostra vita quotidiana». È nelle famiglie, nel lavoro e nelle comunità che quel seme dovrà ora portare frutto. Perché, ha spiegato, è facile pregare in un santuario, essere pazienti durante una giornata di festa e sentirsi comunità quando si è tutti insieme; più difficile è vivere tutto questo nelle fatiche e nelle prove di ogni giorno.
Il pellegrinaggio, dunque, non si conclude con il ritorno ad Avezzano. La sua vera conclusione sarà nella capacità di trasformare quanto ricevuto in questi giorni in uno stile di vita rinnovato.
Affidando il cammino alla Vergine Maria, il Vescovo ha rivolto ai pellegrini l’auspicio di portare nelle famiglie e nelle comunità tutto ciò che il Signore ha seminato nei loro cuori. Un viaggio, quindi, che lascia negli occhi la bellezza dell’Andalusia, ma soprattutto nel cuore il dono di una fraternità vissuta insieme e la consapevolezza che ogni autentico pellegrinaggio continua anche dopo il ritorno a casa.




