Orsi e rifiuti urbani: messa in sicurezza dei cassonetti nei paesi del Parco Nazionale



Abruzzo – Nel dicembre del 1923, quando il Parco aveva iniziato a muovere da poco i primi passi, l’allora primo Direttore, il dott. Carlo Paolucci, anconetano trapiantato sui monti marsicani, in uno scambio di corrispondenza sottolineava come a Pescasseroli, tra i tanti servizi, mancava anche il forno. Della sua realizzazione se ne occupò il Parco, anche per tenere fede all’idea del suo fondatore, Erminio Sipari, di favorire lo sviluppo del territorio attraverso la realizzazione di servizi e infrastrutture per le comunità.

A distanza di un secolo, talvolta, ci sembra di tornare indietro nel tempo. La gestione dei rifiuti solidi urbani all’interno dei nostri centri abitati è compito esclusivo dei Comuni e delle aziende, municipalizzate o private, incaricate di provvedervi. Tra i loro compiti c’è anche e soprattutto l’organizzazione del servizio, ovvero come e dove dislocare i raccoglitori, come e quando organizzare la raccolta e via dicendo. La scorsa estate l’orso M20, meglio noto come Juan Carrito, nel suo girovagare per molti territori, in gran parte esterni ai confini del Parco e della sua Area Contigua, ha messo a nudo una debolezza del sistema di raccolta e gestione dei rifiuti – che sono diventati una parte importante della dieta – dimostrando non solo che sono abbondanti ma anche e, soprattutto, facilmente accessibili alla fauna selvatica.

Nel nostro territorio l’accesso ai rifiuti da parte degli orsi è sempre stato un fenomeno marginale, registrato per un periodo con Yoga negli anni ’90, mentre in epoca più recente episodi analoghi sono stati registrati nel territorio di Lecce nei Marsi (in prossimità dei campi scout estivi) e in altri casi sporadici e occasionali. Carrito, per la prima volta a Villalago, ha invece iniziato a mangiare sempre più assiduamente nei cassonetti dell’umido e di altre tipologie. Il problema si è poi acuito a Roccaraso dove l’orso si è stabilito a partire dal mese di settembre 2021, fino a diventare condizionato da questa risorsa di origine antropica.

In molti hanno chiesto al Parco di intervenire per la messa in sicurezza dei cassonetti così da impedire a Carrito di accedervi. Nessun Parco nazionale ha competenze per intervenire sulla gestione dei rifiuti operata dai singoli Comuni, men che meno in aree esterne ai propri confini dove, in assenza di risorse speciali, risulta difficile anche giustificare amministrativamente l’uso di fondi ordinari. Alla fine dell’anno, ben prima dei botti di Capodanno, Carrito ha finalmente deciso di andarsene in montagna e ritirarsi per il periodo di ibernazione invernale. Noi non ci siamo fermati. Abbiamo interessato il Comune di Roccaraso e la società Formula Ambiente, che si occupa della raccolta dei rifiuti in quel Comune, per trovare con urgenza soluzioni utili a scongiurare il ripetersi delle scorribande di Carrito alla ripresa primaverile. Abbiamo fatto anche tesoro dell’insegnamento dei nostri “antenati”, e al pari del Direttore Paolucci, ci siamo dati da fare per trovare soluzioni utili e funzionali per mettere in sicurezza i cassonetti dei rifiuti non potendoci permettere la spesa, troppo onerosa, per acquistare i famosi cassonetti anti-orso.

Grazie alla collaborazione con una coppia di fabbri abbiamo messo a punto un progetto sperimentale. I due artigiani, raccogliendo le nostre indicazioni, hanno realizzato una struttura di metallo in grado di bloccare i cassonetti utilizzati da bar e ristoranti – gli unici ormai presenti nei Comuni del Parco dove ormai è diffusa la raccolta porta a porta – senza creare intralcio agli operatori addetti alla raccolta dei rifiuti. Contestualmente è stato progettato anche un sistema alternativo a quello della serratura per chiudere i singoli bidoni così da impedire all’orso di aprirli e accedere ai rifiuti. In via preliminare sono stati censiti tutti i punti dove sono ancora presenti cassonetti nei Comuni interni al Parco, dove si provvederà, con fondi speciali del 5×1000, a realizzare queste strutture per la messa in sicurezza, scongiurando così qualunque eventuale ulteriore accesso, da parte di orsi e non solo.

L’Associazione Salviamo l’Orso, con cui stiamo collaborando fattivamente per rendere territori sempre più vasti a “misura d’orso”, ha già dato la sua disponibilità a collaborare per realizzare ed installare altre strutture analoghe, che al costo di un bidone anti-orso consente invece di metterne in sicurezza 6 o 7. L’orso bruno marsicano, come ogni altra specie animale, non è proprietà del Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise, ma patrimonio indisponibile dello Stato e, quindi, della collettività. Rendere il territorio adatto ad una pacifica convivenza tra orso ed esseri umani, che quindi assicuri la tutela dell’animale e della pubblica incolumità, è un dovere di tutti, Istituzioni e cittadini, non solo dell’Ente Parco. Noi, ovviamente, cercheremo di fare sempre la nostra parte, supportando il territorio in tutti i casi in cui sarà necessario ed opportuno, per il bene dell’orso e delle persone.

Fonte: Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise


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