Tagliacozzo – Gli studenti del triennio dell’Istituto Tecnico Economico per il Turismo “A. Argoli” di Tagliacozzo sono rientrati dal loro “Tour della Legalità”, un’esperienza sul campo che ha trasformato la storia d’Italia da nozione scolastica a testimonianza viva e pulsante.
I ragazzi hanno camminato nei luoghi dove la nazione ha sanguinato e resistito, imparando ad ascoltare il silenzio e lasciando messaggi di gratitudine per i giudici che hanno dimostrato alle nuove generazioni come la paura non possa e non debba mai fermare la giustizia.
I giovani dell’istituto marsicano hanno compreso che la legalità non è un concetto astratto, ma una scelta quotidiana, il coraggio di schierarsi e scegliere da che parte stare quando nessuno ti guarda.
Un percorso di consapevolezza che ha preso corpo attraverso tappe dal valore simbolico straordinario, capaci di dare un volto, un luogo e un peso specifico a nomi che rimarranno impressi nella coscienza collettiva dei ragazzi.
A Cinisi, il gruppo è entrato nel cuore della protesta sociale visitando la casa di Peppino Impastato. Lì, gli studenti hanno potuto quasi sfiorare il microfono e la macchina da scrivere con cui il giovane attivista sfidò e umiliò gli “intoccabili“.
Insieme hanno contato i famigerati 100 passi che separavano la casa di Peppino Impastato da quella del boss mafioso Tano Badalamenti, percorrendoli in un silenzio carico di riflessione e soffermandosi su ogni pietra d’inciampo, misura tangibile di quanto possano pesare certe distanze culturali e morali tra il potere criminale e il coraggio di dire no.
Il viaggio della memoria ha poi toccato le ferite più esposte della cronaca nazionale, legandosi indissolubilmente alle figure di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Davanti a un’autostrada e a una stele che evocano la violenza di 500 chili di tritolo, i ragazzi hanno maturato una sola, granitica consapevolezza racchiusa nel grido silenzioso del riscatto: “Non ci avete fatto niente!”.
L’esperienza ha trasmesso loro il valore del metodo di Giovanni Falcone e la tenacia di Paolo Borsellino, trasformando la memoria in un’eredità attiva.



