L’internamento degli immigrati italiani negli Stati Uniti



Tra le mille difficoltà che dovettero affrontare i nostri antenati in terra americana ci furono anche quelle legate alle detenzioni e alle violazioni delle loro libertà dovute all’entrata in guerra dell’Italia. Quei drammatici avvenimenti si svolsero tra il 1941 e il 1943 e riguardarono parte degli italo-americani emigrati in America, considerati come possibili nemici da parte del governo degli Stati Uniti a seguito della dichiarazione di guerra del Regno d’Italia.

Nel dicembre del 1941 gli italiani che temporaneamente vivevano negli Stati Uniti, divennero “stranieri ostili” dal momento in cui l’Italia dichiarò guerra agli anglo-americani. In quegli anni la comunità italiana era la più numerosa in terra americana essendo aumentata costantemente grazie ai flussi immigratori che si ebbero tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900. Nel 1940 vi erano negli Stati Uniti moltissimi cittadini d’origine italiana che avevano ottenuto la cittadinanza americana ma c’era anche un gran numero di italiani (più di 690.000) che non erano ancora stati naturalizzati.

Fu a quel punto che nel gennaio del 1942 tutti gli stranieri appartenenti alle nazioni ostili (Germania, Giappone e Italia) furono tenuti a registrarsi presso gli uffici postali del luogo di residenza. Come “stranieri nemici” dovevano essere prese loro le impronte digitali, andavano fotografati e dovevano portare con sé dei documenti che li indicavano come “enemy alien”. Il procuratore generale Francis Biddle, citando le cifre del Dipartimento di Giustizia, indicò in 1.100.000 gli stranieri nemici degli Stati Uniti, di cui 90.000 giapponesi, 315.000 tedeschi, e ben 695.000 italiani.

La maggior parte dei civili italiani, considerati nemici degli Stati Uniti erano stati internati nei campi di prigionia della California, le loro condizioni di vita andarono presto incontro a un netto peggioramento. L’esistenza delle famiglie italiane residenti lungo la costa californiana mutò drammaticamente allorquando la guardia costiera dello Stato californiano vietò ai nostri connazionali ogni attività legata alla pesca. Furono requisiti i pescherecci di loro proprietà e gli fu persino proibito di avvicinarsi ai moli, fu una vera tragedia per quelle famiglie che vivevano di pesca nelle acque della baia di San Francisco. Diecimila italiani furono costretti a lasciare le proprie case per trasferirsi dalla California verso l’interno del paese.

Finalmente il 12 ottobre del 1942, in occasione della festività di Columbus Day, particolarmente cara alle comunità italiane, Francis Biddle, con l’approvazione del Presidente Roosevelt, annunciò la definitiva esenzione degli italiani dalla categoria di stranieri nemici a partire dal 19 ottobre di quell’anno. Il motivo per cui il provvedimento fu adottato solo in favore degli italiani e non degli altri stranieri nemici è rivelato da un rapporto basato su un sondaggio condotto presso la popolazione americana qualche mese prima del Columbus Day.

Secondo tale sondaggio, alla domanda: “Which of these alien groups in the United States do you think is most dangerous, the Japanese, Germans or Italians?”, il 46 per cento del campione intervistato aveva risposto i tedeschi, il 35 per cento i giapponesi e solo il 2 per cento gli italiani, il 12 per cento furono gli incerti. Sono passati molti anni da quei drammatici avvenimenti contro gli “enemy aliensitaliani e solo nel 2000 con una legge approvata dal Congresso si è fatto riferimento alle detenzioni e alle pesanti restrizioni subite dai nostri immigrati configurandole come una palese violazione dei loro diritti e delle loro libertà.



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