Eccidio di Scurcola Marsicana. Cronaca di una strage dimenticata

Scurcola Marsicana – Al centro di Scurcola Marsicana, lungo Corso Vittorio Emanuele III, si trova un vecchio edificio in pietra che attualmente ospita i locali della Confraternita del Suffragio.
Ad arricchire la facciata c’è un bellissimo portale antico, che potrebbe provenire dall’antica Abbazia di Santa Maria della Vittoria, edificata nel XIII secolo per volere di Carlo I d’Angiò, oltre il quale si trova una cappella che tutti chiamano, semplicemente, “Anime Sante”.
Ed è proprio davanti alle “Anime Sante” che, tra il 22 e il 23 gennaio 1861, si è consumato uno degli eccidi più efferati e misconosciuti della storia d’Italia, l’eccidio di Scurcola Marsicana durante il quale sono state giustiziate 89 persone.

Eccidio di Scurcola Marsicana. Cronaca di una strage dimenticata

Portale delle Anime Sante

Pochi i marsicani o gli abruzzesi che sono a conoscenza del massacro avvenuto a Scurcola. Una pagina di storia che sembra essere stata sottaciuta e offuscata dal momento immediatamente successivo agli eventi. Infatti, al tempo, molti furono indotti a un silenzio forzato tanto che rintracciare testimonianze e memorie dell’evento è sempre stato estremamente complicato, nonostante la sua portata e la sua inequivocabile ferocia. Ma cosa accadde a Scurcola nel 1861? Perché 89 uomini vennero trucidati senza pietà?

Per capire gli eventi, sarà necessario rammentare che anche nei territori marsicani, in quegli anni, avevano luogo aspri scontri tra filo-borbonici e filo-piemontesi. Il meridione d’Italia è governato, in questa fase, da Francesco II, detto Franceschiello, ultimo re delle Due Sicilie, salito al trono il 22 maggio 1859, mentre Garibaldi e Vittorio Emanuele II di Savoia presto arriveranno a unificare l’Italia. Il 13 gennaio del 1861 a Tagliacozzo si assiste a un violento scontro tra le truppe piemontesi guidate dal maggiore Ferrero e quelle borboniche del generale Luvera. I piemontesi sono messi in fuga e costretti a ripiegare fino ad Avezzano accusando la perdita di 23 uomini. Nei giorni seguenti dei briganti provenienti dalle zone vicine vanno ad unirsi ai borbonici presenti nel territorio marsicano. Intanto da Avezzano il colonnello piemontese Quintili decide di collocare due compagnie di fanteria a Magliano e una a Scurcola comandata da Faldi. Nel pomeriggio del 22 gennaio 1861 le truppe borboniche guidate da Giacomo Giorgi, compagno del Luvera, si preparano ad attaccare i nemici piazzati a Scurcola sperando di riuscire a sorprendere e sbaragliare la compagnia del comandante Faldi. I piemontesi, seppur sorpresi, resistono all’attacco aiutati dalla notte in arrivo e da una fitta nebbia invernale. Faldi chiede l’immediato intervento delle compagnie di Avezzano e Magliano. I rinforzi giungono in fretta tanto che, già in prima serata, i soldati piemontesi hanno circondato il paese e, con esso, i borbonici del Giorgi. L’accerchiamento è completato nella notte. Una parte dei borbonici riescono a fuggire ma molti di loro cercano riparo nelle abitazioni e nelle stalle di Scurcola.

La mattina del 23 gennaio 1861 il maggiore piemontese Antonio Delitala, giunto a Scurcola da Avezzano con altre tre compagnie poco prima della mezzanotte, emana un bando col quale, sotto pena di morte, intima a tutti gli abitanti di Scurcola di denunciare i borbonici e i briganti nascosti nelle case, nelle stalle o nei pagliai. Nell’arco di poco tempo tutti vengono stanati. I borbonici fatti prigionieri sono 366 e vengono rinchiusi della chiesa delle Anime Sante. E’ in questo momento che prende il via il terribile eccidio: uno per volta i borbonici vengono portati fuori e giustiziati davanti alle “Anime Sante” dopo un giudizio sommario. Le vittime sono 89 ma avrebbero potuto essere molte di più se, a mezzogiorno, non fosse pervenuto un ordine da Avezzano col quale si imponeva a Delitala di sospendere immediatamente le fucilazioni. Gli altri 277 prigionieri vengono destinati prima ad Avezzano e, successivamente, a L’Aquila per essere processati ma, come alcuni sospettano, si teme che non siano mai arrivati a destinazione.

Eccidio di Scurcola Marsicana. Cronaca di una strage dimenticata

Borgo di Scurcola Marsicana

Fausto Vincenzo Colucci, autore de “La strage di Scurcola Marsicana”, spiega: «è abbastanza chiaro l’episodio sotto l’aspetto militare. Restano da apprendere gli aspetti sociali che hanno interessato il paese, ma è molto difficile reperire informazioni giacché la popolazione fu indotta al silenzio dalle autorità piemontesi e anche le generazioni successive hanno complessivamente taciuto sull’argomento». Il parroco di Scurcola del tempo, nel suo registro dei morti, non annota decessi nei giorni 22 e 23 gennaio 1861. Ad oggi, tra l’altro, non è ancora chiaro che fine abbiano fatto i cadaveri dei giustiziati. Si può presumere che una parte di essi sia stata sepolta ai piedi del Monte San Nicola, quello che sovrasta l’antico borgo di Scurcola, e una parte sia stata bruciata o inumata in una fossa comune. Purtroppo neanche questo elemento della vicenda è ricostruibile con certezza.

L’eccidio di Scurcola Marsicana è stato prontamente occultato dai piemontesi vincitori. La storia ha facilmente e rapidamente seguito il suo corso fino alla proclamazione del Regno d’Italia avvenuta, come sappiamo, il 17 marzo 1861, un paio di mesi più tardi rispetto alla strage. Gli 89 morti e i 277 scomparsi non hanno mai ricevuto il decoro e il rispetto che, in ogni caso, si riserva agli sconfitti, nemmeno una targa commemorativa posta sul luogo della strage.