Cam, il percorso in bilico tra concordato e fallimento



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Avezzano – A seguito della conferenza stampa convocata nella sala consiliare del Comune di Avezzano dal sindaco Gabriele De Angelis e dai due presidenti del Consorzio Acquedottistico Marsicano, Manuela Morgante e Alessandro Pierleoni, sono molti i dubbi e le preoccupazioni di buona parte dell’opinione pubblica marsicana circa il futuro dell’azienda che gestisce il servizio idrico in Marsica.

Nei giorni scorsi, gli amministratori di CAM avevano annunciato la scoperta di un ulteriore buco di tredici milioni di euro nei conti della partecipata pubblica dell’acqua, buco che va ad aggiungersi all’enorme debito storico accumulato negli anni dall’azienda. Stando alle dichiarazioni della presidente Morgante, si tratterebbe di debiti maturati in larga parte durante la gestione degli anni 2014/2016 – gli anni del più volte annunciato risanamento – e non trascritti nello stato patrimoniale dell’ente. Tale somma porta così l’ammontare totale del debito a cifre che superano i novanta milioni di euro. De Angelis non si fa problemi a chiamare in causa la magistratura e la Procura della Repubblica che «si occuperanno delle situazioni pregresse, mentre noi dobbiamo pensare a come andare avanti» e, rispondendo a domanda precisa, dichiara che «sì, si può parlare di falso in bilancio». A proposito di responsabilità pregresse «tutti i sindaci hanno chiesto che si faccia azione di responsabilità», cioè che il costo economico delle eventuali inadempienze degli amministratori venga fatto pagare agli amministratori stessi e non venga scaricato sui bilanci dell’azienda e degli enti soci.

Concordato o fallimento. Una volta riscontrato l’ulteriore buco e la conseguente «impossibilità di andare avanti», per gli amministratori di CAM la scelta obbligata era quella di chiedere l’accesso alla procedura di concordato preventivo in continuità, decisione che era stata poi comunicata all’assemblea dei sindaci dei comuni soci del Consorzio nel pomeriggio di martedì scorso. Tale procedura, qualora ricevesse il via libera del tribunale, consentirebbe all’azienda di continuare a operare normalmente per quanto riguarda la gestione ordinaria mentre un commissario giudiziale porterebbe avanti le procedure specifiche del concordato e vigilerebbe sulle scelte strategiche del Consorzio.

Il primo cittadino di Avezzano ha spiegato, con molta chiarezza, che  «l’alternativa è tra il concordato e il fallimento dell’azienda». Ovviamente il successo del concordato -che consentirebbe all’azienda di ripartire ristrutturando il proprio debito e, dunque, di continuare a erogare il servizio per i cittadini e a garantire gli stipendi per i lavoratori- è legato al consenso dei creditori. Questi dovrebbero presumibilmente accettare una riduzione del valore nominale dei loro crediti, il che consentirebbe al Consorzio di abbattere la massa debitoria che lo attanaglia. Ovviamente, però, l’abbattimento del debito non sarebbe indolore, poiché il consorzio si dovrebbe impegnare per un piano di rientro certo. L’alternativa  è il fallimento dell’azienda e la sua messa in liquidazione, scenario che vedrebbe ricadere gli oneri più gravosi proprio sui soci, cioè sui Comuni, che si troverebbero a dover ripagare pro quota l’enorme debito della società e che, in molti casi, rischierebbero di andare in dissesto.

Soci creditori. L’esposizione dei comuni rispetto agli scenari prossimi che interesseranno il CAM non riguarderà solo la loro posizione di soci del Consorzio. Sono molti, infatti, i comuni a trovarsi anche nella condizione di creditori della loro stessa azienda e ora, per evitare che questa vada in fallimento, saranno chiamati, esattamente come gli altri creditori  – principalmente banche e compagnie elettriche – ad accettare le condizioni del concordato. Ciò potrebbe comportare per molti comuni la revisione al ribasso di alcune previsioni di bilancio e la rinuncia alle opere che, in qualche caso, il Consorzio si era impegnato a realizzare in loro favore a saldo dei suoi debiti.

La posizione di Segen. A proposito dei debiti che il CAM ha maturato nei confronti dei comuni marsicani, vale la pena ricordare la vicenda che la scorsa estate ha visto protagonista il Comune di Luco e che TerreMarsicane ha ampiamente trattato negli articoli riportati a fondo pagina.

Il sindaco, Marivera De Rosa, fece ricorso all’autorità giudiziaria chiedendo il pignoramento dei conti correnti di CAM per ottenere il ristoro del credito che il Comune vantava nei confronti del consorzio, le cui garanzie erano ritenute insoddisfacenti dall’amministrazione comunale. I conti del CAM furono poi effettivamente bloccati dai giudici e – per evitare che il Consorzio fosse costretto a dichiarare l’impossibilità di pagare fornitori e stipendi, e in definitiva per evitare di aprire le procedure che avrebbero portato al fallimento dell’azienda – venne in soccorso la partecipata dei rifiuti Segen. La società in house, che ha come soci undici comuni marsicani, si propose per dare luogo a una cessione di credito in cui Segen dichiarava estinto il debito che il Comune di Luco aveva nei suoi confronti mentre Luco cedeva a Segen il credito – circa un milione di euro – che vantava nei confronti di CAM.

Di fatto, con l’accordo siglato lo scorso 27 luglio, Segen ha considerato soddisfacenti le garanzie offerte da Cam, che non erano bastate invece al Comune di Luco, e ha fatto suo il credito che Luco chiedeva di vedersi restituito da CAM. Ora che il CAM si avvia a ristrutturare il proprio debito, sarà Segen e non il Comune di Luco a sedere al tavolo del concordato insieme agli altri creditori.

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