Balsorano – In occasione del 2 giugno, nell’80° anniversario della Repubblica Italiana, si è svolta la XIII edizione del Cammino dell’Accoglienza, appuntamento ormai consolidato che unisce memoria, territorio e partecipazione.
Il percorso ha preso il via da Balsorano Vecchio, in Piazza Piccolomini, conducendo i numerosi partecipanti lungo gli antichi sentieri che un tempo collegavano Sora con la Valle Roveto. Il cammino ha attraversato gli storici borghi di San Giovanni Vecchio e San Vincenzo Vecchio, fino a raggiungere l’Eremo della Madonna del Romitorio.
Si tratta di un complesso di grande fascino, affacciato sui Monti Ernici, composto da una piccola chiesa rupestre con annesso edificio, probabilmente dimora degli eremiti. Non si hanno notizie certe sulla fondazione del sito, ma la prima testimonianza storica documentata risale agli ultimi anni del 1500.
L’organizzazione della tappa è stata affidata al GEB, che, affiancato dalla Misericordia e dalla Protezione Civile di Balsorano, ha guidato con attenzione e competenza un gruppo composto da circa 60 partecipanti, tra cui anche numerosi studenti delle scuole di Balsorano e San Vincenzo Valle Roveto. Per l’impeccabile conduzione dell’iniziativa, il gruppo ha ricevuto i complimenti delle istituzioni e delle associazioni presenti.
Arrivati a Morrea, nel pieno rispetto del programma, dopo il saluto delle autorità civili e militari, si è svolto il momento più intenso della giornata: la deposizione di una corona di fiori in memoria di Giuseppe Testa, originario di San Vincenzo Valle Roveto, fucilato l’11 maggio 1944 a Fontanelle di Alvito, in provincia di Frosinone.
A Giuseppe Testa fu conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria, riconoscimento che continua a custodire il valore del suo sacrificio e il dovere collettivo del ricordo.
A chiudere la giornata, un momento conviviale molto apprezzato dai partecipanti: il pranzo preparato dalla Pro Loco di Morrea, insieme all’Amministrazione comunale e alle associazioni del Comune di San Vincenzo Valle Roveto. Un finale semplice e significativo, nel segno dell’accoglienza, della memoria condivisa e del legame profondo con il territorio.















