Avezzano – Il sindaco di Aielli, Enzo Di Natale, interviene sul nuovo ospedale di Avezzano e richiama l’attenzione sulla necessità di recuperare i reparti ridimensionati o persi negli anni. Secondo il primo cittadino, il nuovo ospedale rappresenta un investimento importante per il territorio marsicano, ma la sua realizzazione deve essere accompagnata da un progetto complessivo di rilancio della sanità locale. Al centro della riflessione ci sono il ripristino dei servizi ridimensionati nel tempo, il potenziamento dei reparti e la necessità di garantire ai cittadini cure adeguate senza costringerli a spostarsi lontano da casa.
“Negli ultimi giorni – afferma – mi è capitato di vivere di nuovo, molto da vicino, la realtà della sanità marsicana. E ogni volta capisci quanto sia importante avere una sanità che funzioni davvero, che sappia rispondere alle emergenze, che garantisca cure adeguate e che non costringa i cittadini a spostarsi continuamente per ricevere l’assistenza di cui hanno bisogno. La costruzione del nuovo ospedale di Avezzano può essere una buona notizia per la Marsica. Un nuovo ospedale serve. E credo che sia giusto riconoscere il valore di questo investimento, senza pregiudizi e senza trasformare ogni buona notizia nell’ennesima occasione di polemica.
Ma proprio perché si tratta di un investimento così importante, credo che oggi sia necessario guardare anche oltre la costruzione dell’edificio. E bisogna farlo adesso, prima che la nuova costruzione inizi. La vera sfida, infatti, è restituire alla sanità marsicana tutti quei servizi, quei reparti e quelle capacità di cura che negli anni sono stati progressivamente ridimensionati o persi. Penso alla Neurochirurgia, alla necessità di garantire una risposta specialistica adeguata alle emergenze più gravi, evitando, quando clinicamente possibile, che un paziente debba essere trasferito altrove per ricevere cure tempestive. Penso all’Urologia, che dovrebbe poter garantire non soltanto prestazioni ambulatoriali, ma anche ricoveri e la gestione delle urgenze. Penso all’Oncologia, alla necessità di assicurare ai pazienti anche percorsi di ricovero e assistenza specialistica, perché affrontare una malattia così difficile non dovrebbe significare anche doversi allontanare dalla propria famiglia.
E penso a tutte quelle attività chirurgiche, a quei reparti e a quei servizi che nel corso degli anni hanno subito ridimensionamenti, lasciando un territorio vasto come la Marsica con una capacità di risposta sanitaria inferiore a quella di cui avrebbe bisogno. Non si tratta di pretendere che ogni ospedale possa fare tutto. Si tratta di riconoscere che un territorio con la popolazione, l’estensione e le caratteristiche geografiche della Marsica deve poter contare su un presidio ospedaliero forte, organizzato e capace di affrontare le principali necessità sanitarie dei suoi cittadini. E soprattutto si tratta di ricordare che dietro ogni reparto chiuso, ogni servizio ridimensionato e ogni trasferimento ci sono persone. Ci sono famiglie che affrontano viaggi continui. Ci sono pazienti fragili che devono allontanarsi da casa. Ci sono situazioni nelle quali anche il tempo necessario per raggiungere un altro ospedale può diventare un problema.
Per questo credo che la battaglia per il nuovo ospedale debba andare di pari passo con una battaglia altrettanto importante: quella per la riapertura dei reparti chiusi, il ripristino dei servizi perduti e il rafforzamento di quelli ancora esistenti. Una battaglia che deve cominciare adesso, senza aspettare l’inaugurazione della nuova struttura. Servono programmazione, investimenti nel personale, medici, infermieri, posti letto e una visione chiara del ruolo che l’ospedale di Avezzano dovrà svolgere nella rete sanitaria regionale. Perché il nuovo ospedale può rappresentare una straordinaria occasione di rilancio, ma il rilancio della sanità marsicana deve iniziare già oggi.
Non dobbiamo scegliere tra un ospedale nuovo e reparti pienamente funzionanti. Abbiamo bisogno di entrambe le cose. E credo che su questo obiettivo dovrebbero ritrovarsi tutti, al di là delle appartenenze politiche: istituzioni, amministratori, operatori sanitari, associazioni e cittadini. Restituire ai cittadini i reparti, i servizi e il diritto di curarsi vicino a casa. Questo è quello serve più di tutto”.




