L’uomo di Fontamara



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Marsica – “L’Abruzzo è una regione a cui sono molto affezionato” spiega il Premio Nobel per la Fisica, professor Giorgio Parisi e, nel confermare di voler venire a Pescara la prossima primavera, Parisi ricorda la figura del celebre Ignazio Silone, pescinese e abruzzese: “famosissimo per il romanzo Fontamara“.

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Silone è per molti questo: l’uomo di Fontamara. Che non è un limite, né un difetto, né un peccato. Silone, infatti, è soprattutto Fontamara. Silone è la voce di una terra a cui ha donato un volto, una storia, una dignità come nessuno, prima di lui, era riuscito a fare. Dovremmo impegnarci a non dimenticarlo mai.

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Lo scrittore di Pescina ha inventato un nome, Fontamara, per fondare un paese che, nella realtà, non esiste, ma che, per quell’alchimia tutta letteraria che ha sempre governato magistralmente, simboleggia e diventa emblema di paesi marsicani e non solo. Fontamara è un cosmo, in verità, un cosmo che racchiude il suo stesso demiurgo, ossia Silone.

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Lui è l’uomo di Fontamara perché i suoi “cafoni” sono la perfetta trasposizione dell’essenza da cui lo scrittore ha preso vita e senso. Ne ha saputo scavare l’umanità fino alle ossa, ne ha saputo condurre l’anima fino a portare Fontamara oltre i limiti dello spazio e del tempo: destino che spetta ai veri capolavori.

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Avvicinare l’Abruzzo, in generale, a Silone viene naturale a molti. Fontamara è il primo romanzo che l’autore marsicano ha scritto, le cui vicende editoriali furono complicate, di certo apparve per la prima volta nel 1933. Viviamo un altro tempo, cronologicamente distante dalle vicissitudini dei “cafoni” di Fontamara, eppure la messa in atto di soprusi di certi uomini nei confronti di altri uomini appare identica: stessa sostanza, forma diversa.