La Marsica di Tommaso Brogi (1900) – Parte XII

RUGGIERO ( II°) DE CELANO :–Fu uomo probo ,esperto negli affari , tenuto in gran considerazione da tutti .

Il suo nome si trova nel famoso Capitolo del “ Conservatorium pro laico contra cleruni” , che costituì una nuova giurisprudenza in tema di immunità ecclesiastiche  : egli aveva un contenzioso con i monaci di Santa Maria della Vittoria a proposito del possesso e dei confini delle terre di Lecce nei Marsi e di Castello. Ruggiero si rivolse al re  , chiedendogli ragione per il pubblico bene , per frenare l’esuberante potere monastico . Di contro i monaci fecero ricorso al re per le molestie che ricevevano da parte di Ruggiero , per il possesso delle terre di Lecce , di Gioia e di Vico . Le lagnanze dei monaci furono ascoltate , perché nell’anno 1333 ottennero questa concessione .

Quando il re d’Ungheria Ludovico invase il regno ( 1348), per vendicare la morte di suo fratello Andrea , fra i baroni che lo omaggiarono a L’Aquila , c’era anche il Conte di Celano . La regina Giovanna , al sopraggiungere di Ludovico , fuggì in Provenza ; quando tornò a Napoli , tutti i baroni le rinnovarono ubbidienza . La regina Giovanna accordò la sua fiducia a di Ruggiero de Celano , quando controllò gli ambasciatori in occasione del Natale del 1350 .

Nell’anno 1354 gli scorridori banditi di Moriale  ( erano 4000 fanti e 10000 cavalli ) dalle Marche e dalla Romagna stavano per entrare nel regno  . Il re Luigi inviò subito i soldati  e come governatore dell’Abruzzo mandò suo cugino Filippo , principe di Taranto che convocò tutti i baroni  e li pose al comando del Conte di Celano e del Conte Lalli di L’Aquila . I masnadieri si ritirarono dopo essere stati pagati . Nell’anno 1354 L’Aquila veniva squassata dalle lotte fra le famiglie Camponesco e Pretratti . I Camponesco invasero e saccheggiarono la casa del capitano che , se l’avessero trovato , avrebbero ucciso . Questo fatto costernò la città ; i saggi si riunirono ed affidarono il compito di risolvere la questione  al Conte di Celano che elessero a capo della città .  Egli si recò a L’Aquila ove fu accolto e mise le cose a posto , calmando gli animi. Venne eletto un magistrato provvisorio di 68 cittadini di ogni grado e condizione per rimuovere le cause della contesa fra le due famiglie .  Ruggiero aveva una certa età , quando fu colpito da un grosso dispiacere da parte della sua stessa famiglia . Suo figlio primogenito Antonio che aveva sposato la figlia del Conte di San Valentino di Aquila  , chiese al padre un assegno di beni che costui rifiutò seccamente .  Antonio si ribellò ed occupò a tradimento il castello di Gagliano Aterno , si impossessò del tesoro ivi nascosto e fece prigioniero il padre , era l’anno 1379 .  Ruggiero fu liberato soltanto quando  l’ingrato figlio ottenne quello che voleva ,insieme con la cessione del feudo di Secinaro .

Il secondogenito Pietro non lasciò impunito il fatto , di cui era molto sdegnato . Il padre non voleva prendere le armi contro il figlio , né Antonio voleva risolversi all’obbedienza , per cui Pietro chiese aiuto a Rainaldo Orsini Conte di Tagliacozzo . Egli , provetto capitano e con un buon esercito , assediò Antonio a Secinaro , lo fece prigioniero e lo portò dal padre . Questi , esasperato , lo scacciò maledicendolo ed ordinò che fosse rinchiuso sotto stretta custodia nel castello di San Potito . Il conte di San Valentino , che era suocero di Antonio , stanco dei continui piagnistei della figlia , dopo alcune rimostranze , invase e devastò i possedimenti di Ruggiero . Antonio morì dopo tredici anni in prigione : il padre ne fu molto addolorato e il conte di San Valentino gli fece tributare solennissime esequie a L’Aquila . Ruggiero , stanco della vita del mondo , diventò frate francescano , agli inizi del regno di Carlo III° ( 1382)

PIETRO de CELANO:– Succedette alla Contea di Celano dopo la morte di suo padre . Al suo tempo ci furono le due guerre di possessione :  una di Carlo III° con Carlo D’Angiò(1382-1384) e l’altra della regina madre Margherita ( tutrice di Ladislao ) contro Luigi D’Angiò (1400).

La regina Margherita dovette rifugiarsi a Gaeta e pensò bene , per motivi economici , di preparare il matrimonio del figlio con Costanza , figlia del siciliano Manfredi Chiaramonti , ricchissimo .  Inviò presso Manfredi , per trattare il matrimonio , Bernardo Guastalferro e il Conte Pietro de Celano . Il matrimonio fu concluso ma , tradimento !, intascata la dote , Costanza fu ripudiata e cacciata via dalla reggia .

La guerra di Luigi II° andava avanti lentamente ; provincie e contrade intere erano lasciate a sé stesse . In Marsica non furono mai viste insegne angioine ed il principe di Savoia , al servizio degli Angioini , fu investito delle Contee di Albe e di Celano .  Quando Ladislao , cresciuto , uscì da Gaeta a capo di quelle forze che gli procuravano i Baroni del Regno  e giunse in Marsica , qui fu accolto da un entusiasmo indescrivibile  e si arruolarono nel suo esercito : il contado di Albe gli era fedelissimo , quello di Celano dipendeva da quel signore era stato da molto tempo seguace dei suoi antenati e il conte di Tagliacozzo , Giacomo Orsini , si dichiarò nemico degli angioini , perché Ladislao e la regina Margherita ebbero l’appoggio del papa Bonifacio IX° .

Il Conte Pietro de Celano primeggiava al servizio del Re , mise a disposizione sua , oltre sé stesso , la sua casa e tutti i suoi averi . Ladislao gli fu riconoscente in ogni dove e gli diede un assegno annuale di 360 once .  Pietro fece demolire il vecchio castello della sua Celano  e sul suo luogo cominciò a far edificare la chiesa di S. Angelo , che fu terminata da Lionello Accrocciamura .  Innalzò il nuovo Castello nel più alto della collina , più sontuoso e meglio fortificato .  Suoi figli furono Nicolò , Bernardo , che sposò la figlia del conte Giacomo Cantelmi , Francesca , e che fu quello che a Napoli edificò la tribuna della chiesa di San Girolamo delle monache francescane ..

NICOLO’ De CELANO :-Nell’anno 1408  fu insignito della carica di Gran Giustiziere del Regno . Sposò Maria , che era stata la promessa sposa del re Luigi II° D’Angiò , figlia di Giacomo di Marzano conte di Sessa , potentissimo barone . Questa Maria volle essere chiamata “la Regina “ . Il re Ladislao non lasciò mai tranquilli i pontefici ; egli voleva impadronirsi di Roma , dello stato ed anche della Toscana .   Era favorito nei suoi propositi , da uno scisma e dalla confusione in cui si trovava la curia di Roma . Nel 1405 era papa Innocenzo VII°e non gli riuscì l’impresa ; ci riuscì con il papa Gregorio XII ° , papa buono , debole di carattere e , raggirato dai nipoti , nell’aprile 1408 non oppose resistenza alla presa di Roma da parte di Ladislao . Il successore di Gregorio , Alessandro V° , fece la Lega dell’Italia Centrale , chiamò Luigi II° D’Angiò alla conquista del regno : Roma e lo stato pontificio tornarono al papa . Nella seconda guerra di successione , anno 1411 , presso Roccasecca si scontrarono i due eserciti e la vittoria fu degli angioini . Ladislao resistette fino alla fine e poi si rinchiuse a Roccasecca e  a San Germano . Il conte Nicolò fu fatto prigioniero e riscattato  col pagamento di 14000 scudi .  Luigi se ne tornò in Provenza , dove morì . A Ladislao succedette la sorella  Giovanna , perché egli non ebbe figli , che confermò  a Nicolò de Celano tutti i possedimenti e lo nominò Gran Giustiziere   e barone di Castellacelo , proprietario del feudo di Boiano . Alla sua morte Nicolò lasciò sua erede una fanciulla di nome Giovanna , ma chiamata per vezzo Jaco Vella (o Covella ). Suoi fratelli furono Bernardo e dell’altro non si conosce il nome .  Non fu ratificata subito la successione ed il Regno si mise in possesso dei suoi beni , fra cui il Contado di Celano  , che fu riservato ai Colonna . Questo fu un atto dispotico  ; poiché la regina aveva intenzione di continuare ad avere buoni rapporti con la santa sede , per ingraziarsi il papa Martino V° Colonna , fece concessione ai suoi parenti di molti feudi .  Alla morte di Nicolò i Colonna  , grazie all’aiuto del papa, ebbero anche la Contea di Celano   , contigua a quella di Albe che già possedevano : di ciò fu investito Giordano Colonna . Martino V° Colonna , prudente e conciliante , affarista e lodato per essere riuscito a chiudere lo scisma della Chiesa ,  fece aumentare ancora di più il potere della sua famiglia . Per la debolezza della regina e per la cupidigia dei Colonna , venne tolta a Nicolò de Celano la sua Contea .

I due fratelli addirittura furono imprigionati , (pagina oscura , fra le altre , della storia della Marsica) e non si sa nemmeno se furono lasciati morire in carcere .

La piccola Giovannina o Iacovella (o Covella) fu posta sotto la tutela del papa , che la portò a casa dei suoi parenti , destinandola in moglie a suo nipote  Odoardo Colonna , anch’egli in minore età .

GIORDANO COLONNA :–-Fu Conte di Celano dal 1418 al 1420 . Nella guerra di successione era dalla parte della regina . I soldati di papa Martino V° nell‘anno 1424 si trovavano accampati nel contado di Celano  al comando di Giordano . Il capitano Braccio da Montone assediava L’Aquila , feudo concessogli da Alfonso D’Aragona . Doveva essere distrutto l’esercito di Braccio , contro il quale fu inviato anche l’esercito di Luigi III° D’Angiò con al suo comando il capitano Giacomo Caldora che passò attraverso la contea di Celano , risalì a Rocca di Mezzo e giunse a L’Aquila . Ci fu la battaglia ; Braccio da Montone fu ucciso e Nicolò Piccinino fu fatto prigioniero .La guerra si concluse solo nel 1442.

ODOARDO COLONNA .—  Il papa Martino Colonna fece la divisione dei beni di famiglia nel febbraio del 1427 ed assegnò ad Edoardo la Contea di Celano e di Albe , con la tutela della madre Sveva Caetani . Lo stesso papa gli aveva destinato per moglie la piccola Jacovella , per accomodare i diritti di lei sul feudo di Celano. Ma Jacovella , sveglia ragazza , fiera dei suoi natali e conscia di essere stata strappata dalla casa paterna e spogliata di tutti i suoi averi , non si rassegnò mai  a tale accomodamento . Crebbe nella casa del Colonna “con la rabbia in corpo “ restandovi  dodici anni ,finchè visse il papa Martino ,( per rispetto alla sua figura) .

Alla sua morte fuggì di nascosto da quella sua casa . Il matrimonio con Odoardo Colonna non c’era mai stato , era soltanto una promessa ( Odoardo infatti sposò Grata De Conti , dalla quale ebbe otto figli ). La sua fuga non era da Odoardo , ma per l’avversione che aveva per quella situazione origine della rovina della sua famiglia dei De Celano . Ella voleva essere l’unica padrona dei suoi averi e della sua sorte .

La regina Giovanna nel 1432 aveva confermato il feudo di Celano ad Odoardo Colonna . Jacovella vigilava in mezzo alle fasi della guerra , per carpirne il momento favorevole .

 

    LA CONTEA di CELANO SOTTO GLI ARAGONESI

IACOVELLA DE CELANO e GIACOMO CALDORA .

Alla morte della regina Giovanna nell’anno 1435 durante la guerra di possessione fra i pretendenti al trono Alfonso e Renato , che era succeduto a suo fratello Luigi , Odoardo Colonna stette in disparte , ma perse un valido appoggio ( la regina) . Il contado di Albe prima e poi quello di Celano ,furono concessi a Giacomo Caldora .

Jacovella sposò Giacomo Caldora , anche per rientrare in possesso dei suoi averi : aveva circa trenta anni e Giacomo molto più anziano .  I suoi nemici la accusavano che quello era un matrimonio illegittimo , ma non ricordavano che Jacovella non era mai stata sposata con Odoardo Colonna .  Giacomo Caldora morì, dopo pochi mesi dal matrimonio e Jacovella , bisognosa di sostegno per difendere il contado , si affrettò a sposarsi di nuovo . Il suo secondo marito fu Lionello Accrocciamura , valente capitano , che l’aveva corteggiata prima del Caldora .

IACOVELLA De Celano e LIONELLO ACCROCCAMURA :— Acclociamura , Acclozamura , Acclozamora , Accorciamuro e Achrocamur sono le numerose versioni di questo cognome , di nobile famiglia , risalente a Carlo D’Angiò o dalla stirpe dei Conti di Celano   . I Colonna pretendevano che il matrimonio fosse incestuoso , per via della parentela fra i due casati , ( dicevano che Lionello sarebbe stato un nipote di Jacovella ) , ma i Colonna erano stizziti di vedersi togliere il Contado di Celano , e cercavano il pretesto per riaverlo .   Lionello parteggiò per Renato , durante la guerra di possessione , seguì Giacomo Caldora e suo figlio Antonio , fino a quando quest’ultimo “si girò “ dalla parte di Alfonso . Egli rimase con i suoi 400 cavalli a combattere per la causa di Renato  . Partecipò alla battaglia decisiva di Troia (in Puglia ) che perse . Alfonso divenne il padrone incontrastato del Regno : fece approvare subito da un parlamento la successione a suo erede all’unico suo figlio Ferdinando , alla presenza anche dei baroni che gli erano stati contrari , come Lionello Accrocciamura , al quale ( e a sua moglie ) riconfermò il Contado di Celano insieme con gli altri beni . Fu sempre tenuto in gran considerazione dal re Alfonso , che lo fece andare quale rappresentante , nel 1452 , a Roma in occasione dell’ incoronazione dell’imperatore Federico III°   ; fece parte del Consiglio Direttivo della guerra contro Firenze .

Celano fu la sua dimora preferita : fece diventare il Castello una abitazione degna di un gran signore e fece terminare la chiesa di S. Angelo , che era stata iniziata dal Conte Pietro .

Lasciò vedova la moglie Giovanna ( o Jacovella De Celano) e due figli , uno di nome Roggiero , conosciuto col soprannome di Roggierone o Roggierotto . Fu sepolto a Celano , nella Chiesa di S. Angelo

   JACOVELLA DE CELANO e RUGGIERO ACCROCCIAMURA :– Alla morte di suo padre , Ruggiero aveva quindici anni . Sua madre si intestò i suoi beni , come tutrice del figlio , ma anche perché gli appartenevano , non erano del marito . Ruggiero fu investito del titolo di Conte e di Gran Giustiziere del Regno . Ne nacque una discordia fra madre e figlio , che li portò pian piano alla rovina . Era in atto la congiura dei Baroni , dopo la morte del re Alfonso , Ruggierotto si  mise dalla parte degli Angioini , mentre sua madre era rimasta fedele al Re Ferdinando .. In Marsica giunse Giacomo Piccinino , capitano del re , cui Jacovella si affidò .Dopo la battaglia di Troia il Piccinino , rimasto senza soldi , fu comprato da Ruggierotto per farlo schierare contro sua madre , con il bottino che avrebbe trovato nel Castello di Gagliano Aterno , dove sua madre si era rifugiata .Il  Piccinino Giacomo si recò con la sua armata, subito a Gagliano , e Ruggierotto gli fece da guida .. Gagliano fu espugnato , nonostante la resistenza di Jacovella che avrebbe voluto far uccidere suo figlio . Ella fu fatta prigioniera . Il Piccinino prese anche Trasacco ,  e una parte del paese la diede al Conte Giacomo . La preda di Gagliano fu soddisfacente per il Duca , perché potè pagare i soldati e continuare l’assedio di Sulmona , di cui si impadronì . Poi andò a L’Aquila , ove fece imprigionare frate Giovanni Alemanno degli Osservanti di San Francesco , che era il confessore della Contessa , affinchè rivelasse dove Jacovella teneva nascosti altri tesori . Il frate fu torturato e morì, senza riferire nulla . Dopo molti anni Fra’Giovanni fu dissepolto e portato con gran venerazione nella cappella del Crocifisso dentro la Chiesa di San Bernardino , come un Beato . La infelice Jacovella fu rinchiusa nel castello di Ortucchio . Nella primavera del 1643 , il Piccinino dovette ritirarsi dalla Marsica , il Duca abbandonò l’Abruzzo e tornò in Provenza ; Ruggierotto , da solo , si trovò esposto ad ogni accerchiamento delle forze regie vincitrici e il feudo di Celano era irrimediabilmente perso . Le forze del papa , guidate da Napoleone Orsini e da Federico da Urbino , vennero a Sora e sopra Celano al comando di Carlo Baglioni , Silvestro di Palombara e Giovanni Conti . Il re fece un trattato e concesse il contado di Celano ad Antonio Piccolomini , nipote di papa Pio II° . Ruggierotto si sentì precipitare in un abisso : pensò di far scrivere a sua madre , dal carcere , una lettera  al papa ( Jacovella per amore materno si prestò ) con la quale ella scriveva di essere stata liberata  ( non era vero ) ed implorava grazia per suo figlio . Il papa non gli credette e dispose che Ruggierotto lasciasse il contado o lo difendesse con le armi . Per ordine del papa, Napoleone Orsini venne in Marsica , si riunì a suo fratello Roberto e misero sotto assedio Celano che si arrese e consegnò la Rocca . Occupò anche gli altri castelli della Marsica e fece innalzare lo stemma dei Piccolomini dappertutto .

Ruggierotto fece liberare sua madre dal Castello di Ortucchio . Appena libera  , Jacovella tentò di recuperare il suo Contado . Con il secondogenito andò a Tivoli , dove si trovava il papa che la rassicurò confortandola che la Contea non sarebbe scomparsa , perché l’aveva data a suo nipote Antonio…L’infelice contessa si ritirò nei suoi possedimenti in Puglia , dove finì i suoi giorni .

Per approfondimenti: https://francofrancescozazzara.wordpress.com/

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