Testi tratti da Pescasseroli lineamenti di storia dall’origini all’Unità d’Italia, a cura del Prof. Gianluca Tarquinio.
Per la narrazione delle vicende riguardanti la chiesa di Pescasseroli vogliamo attenerci semplicemente a due aspetti importanti per la sua storia: la nascita ed il passaggio alla Diocesi dei Marsi e la questione della chiesa ricettizia. Esistono moltissimi altri documenti riguardanti eredità e compravendite per questa chiesa, ma considerando la loro abbondanza, abbiamo ritenuto opportuno trattarli in una pubblicazione più particolareggiata.
La domanda se la chiesa parrocchiale di Pescasseroli sia sempre appartenuta alla Diocesi dei Marsi è emersa in virtù delle rivendicazioni fatte da Alberico, vescovo dei Marsi e Montecassino, riguardo il monastero di S. Angelo di Barreggio. Dopo la distruzione di tale monastero nel 957, diversi feudatari, interessati alla vittoria sugli Ungari, rivendicarono alcuni territori liberati. Alberico si fece avanti e, grazie alla sua capacità eloquente, ottenne l’incorporazione alla propria diocesi dal mare Ottone I nel 960. Un documento successivo indicava che il monastero sarebbe tornato a Montecassino solo dopo la morte di Alberico.
Tuttavia, gli eventi presero una piega inaspettata. I monaci di Barreggio, minacciando di abbandonare il monastero, portarono alla sua rovina. Alberico, per motivi a noi sconosciuti, dovette rinunciare a questa donazione prima della sua morte nel 994, con l’amministrazione del monastero affidata all’abate di S. Vincenzo al Volturno nel 975, e la rinuncia ufficiale della Diocesi marsicana avvenuta nel 981.
Nei documenti farfensi che riguardano la chiesa di Pescasseroli, si possono presentare due ipotesi. La prima suggerisce che la chiesa farferise sia quella di Pescasseroli e che il passaggio da Farfa alla Diocesi marsicana sia avvenuto nel periodo delle rivendicazioni di Montecassino. La seconda ipotesi propone che la chiesa di Pescasseroli sia stata edificata tra la fine del IX secolo e gli inizi del X secolo, rimanendo sempre sotto la Diocesi dei Marsi.
Un documento chiave è la bolla corografica di papa Pasquale II, del 1115, che menziona per la prima volta la chiesa e il paese di Pescasseroli: “Ecclesíae S. Paulí ad Pesculum Serulae”. Intorno al Mille, la situazione della Diocesi marsicana era molto complessa, con l’esistenza di due Vescovati. Grazie all’intervento di papa Leone IX nel 1057, la situazione si stabilizzò, ma gli ultimi focolai di conflitto furono spenti solo sotto il pontificato di Alessandro III (1159/79).
È plausibile che la chiesa di Pescasseroli, già esistente, si sia schierata con uno dei contendenti. Dall’elenco dei sussidi caritativi, redatto nel XIV secolo e custodito presso l’Archivio della Diocesi, risulta l’importanza della chiesa, evidente nel supporto annuale alla Cattedrale dei Marsi.
Nel 1283, la chiesa di S. Paolo era il centro della vita del paese, come dimostrano i documenti consultati presso l’Archivio del Vaticano da Pietro Sella. Il 10 marzo 1324, il Vescovo dei Marsi enfatizzò l’incarico conferito all’Abate del monastero di Lecto e a Pietro Cotugno di registrare le decime e i censi delle Diocesi marsicana, aquilana, reatina e spoletina.
I documenti del 20 marzo rivelano che il rettore ed i clerici di Collelongo e Rocca di Cerri erano incaricati di controllare il pagamento delle decime della chiesa di Pescasseroli. Da questi documenti emerge anche il nome del cappellano di S. Paolo, che si chiamava Berardo. Le altre chiese citate erano S. Andrea, S. Leonardo e S. Maria di Monte Tranquillo.
Questo implica che la scelta di incaricare personale esterno alla Diocesi e alla chiesa fosse frutto di una mancanza di fiducia. Relativamente al XV e XVI secolo, non abbiamo notizie dettagliate, ma la chiesa di Pescasseroli dovette aumentare il clero per rispondere alle crescenti esigenze spirituali, passando da 48 famiglie nel 1148 a 200 nel 1540.
Un’iscrizione trovata sotto il cornicione del campanile della chiesa indica che esso fu eretto nel 1578 e restaurato nel 1747. Probabilmente, tali lavori seguirono un terremoto avvenuto tra il 1739 e il 1747. Nonostante le difficoltà strutturali, la chiesa di S. Paolo era considerata una delle più belle della Diocesi.
Dopo il terremoto del 1579, la chiesa fu intitolata a S. Pietro e Paolo. Le notizie sulla chiesa ricettizia di Pescasseroli ci giungono principalmente da atti di una causa contro il pubblico demanio nel 1869. Già nel 1188, la chiesa era citata nella bolla di Clemente III con le parole: “SANCTI PAULI CUM TITULIS SUIS IN PFSCULO O SERULAE”.
La chiesa ricettizia di Pescasseroli aveva anche la caratteristica di essere servita esclusivamente da ecclesiastici naturali del luogo. Questo aspetto emerge chiaramente in un documento del 9 novembre 1809, dove vengono elencati i nomi dei preti del paese. La chiesa riceveva il sostegno del clero locale e contribuzioni dai fedeli.
Un documento datato 23 agosto 1611 attesta che la chiesa era proprietaria di 128 terreni, frutti di lasciti testamentari. Nel 1623, il Vescovo ordinò al priore di pagare le decime a F. Antonio Varanelli. Nella mappa catastale del 1754, la chiesa si presentava come Massa Dotalizia del Beneficio parrocchiale, coprendo le spese di culto. Il clero percepiva quote uguali, con l’Abate che riceveva una prestazione maggiore.
Come evidenziato da visite pastorali, gli obblighi riguardanti la manutenzione della chiesa e dei sacri arredi non venivano sempre rispettati. La visita del Vescovo De Vecchis nel 1724 rivelò uno stato di abbandono della chiesa, portando a decreti che regolamentavano diversi aspetti del culto. Nel 1815/16, il Vescovo Rossi confermò l’importanza della cura delle anime da parte del clero di Pescasseroli, evidenziando l’obbligo della residenza dei sacerdoti.
Questa dedizione alla cura delle anime conferma ulteriormente il ruolo cruciale della chiesa di Pescasseroli, la quale si distingue tra altre chiese ricettizie nella regione.
Riferimento autore: Pescasseroli lineamenti di storia dall’origini all’Unità d’Italia, a cura del Prof. Gianluca Tarquinio.