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Angelosante vs Mentana: Ovindoli si divide

Ovindoli – E’ scontro a distanza tra il Consigliere Regionale nonché sindaco di Ovindoli in quota Lega Simone Angelosante ed il noto conduttore del TG La 7 Enrico Mentana. Si scatena tutto sui social e tutto parte dal profilo facebook del Sindaco del comune marsicano che in un post riguardo la conversione all’islam di Silvia Romano scrive: “Avete mai sentito di qualche ebreo che liberato da un campo di concentramento si sia convertito al nazismo e sia tornato a casa in divisa delle SS?”

Arrivava immediata la replica di Mentana che sul proprio account instagram, postando lo screen di quanto asserito dall’Angelosante scrive: “Non è un fesso qualunque, l’autore di questo orrore è stato eletto due volte: a sindaco di Ovindoli e a consigliere regionale in Abruzzo. Per la Lega.”

Si dividono anche i cittadini ovindolesi e della Marsica tutta: c’è chi sta dalla parte del Sindaco Angelosante e c’è chi si indigna per le parole dello stesso, sottolineando che queste affermazioni non fanno bene al territorio.

Angelo Ciminelli consigliere comunale di Ovindoli dichiara: “Prendo le distanze da quanto asserito dal sindaco Angelosante e non sono minimamente d’accordo con le sue parole.” il presidente del FISI CAB Abruzzo conclude dicendo “in Italia esiste la libertà di culto e va rispettata. Ognuno deve essere libero di poter scegliere la propria religione e sono sicuro che la gran parte degli ovindolesi la pensi come me.  Comunque sono chiaramente fuori luogo i paragoni che vengono fatti”.

Anche l’ex sindaco di Avezzano Gabriele De Angelis prende parola al riguardo e fa sapere tramite il suo profilo social quanto segue: “Da padre quanto sto leggendo in queste ore sulla vicenda di SIlvia Romano mi fa venire il voltastomaco” continua: “E’ tornata una figlia a casa che non aveva libertà di farlo diversamente, punto”.

L’ex sindaco, palesemente indignato conclude: “Probabilmente non avremo mai informazioni sufficienti per definire un giudizio preciso sulla vicenda, ecco perchè trovo ingiustificabili interventi avventati e spesso aggressivi.

Sopratutto non abbiamo la minima idea di quello che possa aver subito questa giovanissima ragazza di 24 anni.

queste cose non dovrebbero accadere in un Paese come il nostro.”

Cerchiamo di spiegare cosa è successo:

Silvia Romano, ragazza ormai 25 enne di origini milanesi, parte per il Kenya con la ONG “Africa Miele” per realizzare un progetto di supporto all’infanzia. Nel Novembre del 2018, quando di anni ne aveva solo 23, viene rapita da un kommando di uomini armati nel villaggio del Kenya dove stava lavorando.

La sua prigionia, che dura circa un anno e mezzo, si conclude soltanto pochi giorni fa con l’annuncio del premier Giuseppe Conte, in data 9 maggio, che sul suo profilo twitter scrive “Silvia Romano è stata liberata! Ringrazio gli uomini e le donne dell’intelligence. Silvia, ti aspettiamo a casa”

L’operazione condotta dal Generale Luciano Carta coadiuvato dai servizi segreti somali e turchi, si svolge a circa 30 km dalla città di Mogadiscio, luogo in cui la Romano è rimasta sino al ritorno in Italia.

Nella giornata di ieri la ragazza atterra a Roma e viene sottoposta a 4 ore di interrogatorio da parte dei carabinieri del ros e dal Pubblico Ministero Sergio Colaiocco.

A dividere la politica e gli italiani alcune dichiarazioni della ragazza: “la conversione all’islam è stata una libera scelta, non sono stata costretta” e continua: “i miei rapitori mi hanno trattata umanamente, mi nutrivano quotidianamente e mi hanno promesso che non mi avrebbero uccisa, e cosi è stato.”.

Immediate le polemiche sia riguardo al suo cambio di fede e sia riguardo il presunto riscatto da 4 milioni di euro che sarebbe stato versato ai Jihadisti di “Al Shabaab”.

“Quanto ci sei costata”, “quando andate fuori state attenti perché poi i riscatti li paghiamo noi” e simili, sono i commenti più gettonati dagli italiani sotto gli articoli che descrivono la vicenda della ragazza.

L’evidente commozione dei genitori di Silvia e l’aver riportato a casa una connazionale rapita all’estero non sembrano motivi sufficientemente adeguati per trattare con buonsenso e razionalità una questione che risulta essere poco chiara agli stessi inquirenti. La demagogia ed il populismo da social network stanno facendo si che si abbatta una vera e propria gogna mediatica, come se essere rapiti a 23 anni non fosse di per sé già un fatto destabilizzante, nei riguardi della giovane Silvia che, lo ricordiamo, era li per aiutare dei bambini.

Intanto sono stati catturati Ibrahim Adam Omar, uno dei sospetti uomini armati e altri due, anche se devono essere ancora formalmente accusati e condannati per il rapimento della giovane. Da chiarire ancora la lunga prigionia della ragazza e le varie cessioni dell’ostaggio tra i vari gruppi terroristici che agiscono tra Somalia e Kenya, dimostrando una notevole capacità di logistica militare in questi territori.

La questione è tutta qui: Quanto vale la vita di una ragazza di 23 anni?

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