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Storia di Cerchio (AQ), dalle origini al XVI secolo

Fiorenzo Amiconi

La leggenda riportata dagli storici locali ( Muzio Febonio, Pietr’Antonio Corsignani, Luigi Colantoni, Benedetto D’Amore, Tecla Vecchetti in Tucceri Cimini e Antonio Pecilli) (1) vuole che la maga Circe (2), sorella di Angizia (3), avesse fondato il nostro paese e, a lei riconoscente, i nostri antenati Marsi avessero dedicato un tempio dentro il quale, in uno oscuro antro, le sue sacerdotesse avessero dato ai fedeli che, a frotte, visitavano tale tempio, l’enigmatica risposta ai vari quesiti che di ora in ora e di giorno in giorno venivano richiesti e che, dopo l’avvento del Cristianesimo, i nostri avi avessero trasformato l’antico tempio pagano nell’attuale chiesa dedicata ad uno dei dodici seguaci di Gesù Cristo: San Bartolomeo.

    E’ molto arduo distinguere la storia dalla leggenda, dalla tradizione, dal folclore. Chissà se questi racconti tramandatici conservano qualche fondo di verità?

     In una mia suggestiva ed avvincente ipotesi (4) affermavo che il nome di Cerchio poteva essere, la corruzione altomedievale della parola italica “ocriculum” diminutivo di “ocre” (monte) in quanto nell’attuale dialetto cerchiese si notano ancora reminiscenze della lingua italica, greca, latina, longobarda, normanna, araba, francese, spagnola e quindi era più che plausibile che il nostro paese avesse potuto conservare il suo antico nome e la sua antica lingua anche dopo l’avvento dell’Impero romano.

    Oggi, nel nostro dialetto, ormai definitivamente corrotto, non siamo riusciti ad annullare le citate dipendenze linguistiche. Come è possibile, quindi, che nell’alto medioevo, con un colpo di spugna abbiano, i nostri antenati, posto in oblìo la lingua ed obliterato il nome del loro paese?

    Il sopracitato Benedetto D’Amore (5) osservava che il nome di Cerchio: 

”[…] Secondo alcuni, giusta ci riferisce Febonio, Cerchio edificata venne dalle rovine dell’antica Cerfennia, o di Valeria, che dagli antichi storici veniva appellata Marruvio, secondo altri che fiorisse anche prima di questa Città, portando tal nome da Circe Incantatrice per un tempio quivi alla stessa eretto; secondo ci rapporta Monsignor Corsignani[…] Soggiunge il surriferito Febonio[…] esservi chi creda, che i Romani scelto avessero quel sito, come un forte cerchio e rotondo, onde starvi a diporto per godere i giuochi navali di Claudio e la battaglia di Laco; e di esservi anche opinione, che lo stesso Imperatore Claudio lo avesse addetto ai giuochi Circesi, costruendovi all’oggetto il Circo. Quest’ultima congettura è la più plausibile, si perché era costume dei Romani celebrare questi giuochi ovunque si trovavano[…] si perché nel fatto l’additano gli avanzi di forti e largi (sic) muri che circolarmente al detto Colle girano nella parte così detta dietro i Fossi, a’ quali corrispondono le mura esteriori delle abitazioni antichissime dei Giannini, dei Ciofani, dell’antica Chiesa Matrice sotto il titolo dell’Annunziata (6), dell’Orto Cimini(7) ecc., e vi è tradizione che dentro il creduto Circo esisteva una Torre, per la quale è rimasto il nome di Castello(8), confirmato dall’esistenza, a piè di detto Colle di due porte antiche(9), in punti opposti, dell’ordine gotico, e forse costruite nell’invasione di questi Barbari. In una di esse, e precisamente in quella che ora resta quasi nel mezzo del paese, si scorge, superiormente aggiunta, una lapide coll’emblema della famiglia Colonna(10), signore una volta della Contea di Celano, al qual feudo questo paese sottoposto è stato fino alla legge eversiva del 1806 (11). Esistevano nel tenimento di Cerchio varie Ville, giusta si rileva dall’antico catasto fol. 184(12), nominati Turpigliano, Paziano, Flimini ed Ozano (13), di poi distrutte, come si fa parola dal Corsignani[…] Non vi è memoria del quando ciò accadesse, ma può arguirsi essere avvenuto nel secolo XII in cui Ruggiero II.(14) Re di Sicilia passò a conquistare queste Provincie, e si legge nella Cronica Vulturnese(15), che molte, in quel tempo, Castella e Terre, del nostro Abruzzo, mutarono forma e situazione; sebbene può pure arguirsi, che l’unione dei detti distrutti Casali a Cerchio fosse potuto avvenire anche prima, per le continue invasioni degli Angareni, Saraceni, ed Ungari(16)- E tornando alla plausibilità che i Romani frequentassero i nostri territori, ed al dir del precitato Corsignani, vi facessero pompa della loro grandezza, si rileva benanche dalle Medaglie antiche, del tempo di Claudio, allo spesso in più punti ritrovatevi[…]”

E Andrea Di Pietro ( 17) affermava che il Nostro centro:

“[…]fu denominato Cerchio dal Circo che ivi avevano costruito i Romani per divertire voi giuochi Circensi la moltitudine accorsa nella Marsica per lo scavo dell’emissario di Claudio, e per la continuazione della strada Valeria[…]”

     I citati autori non dicono dove hanno attinto tali notizie e quindi le loro semplicistiche spiegazioni non confortate da prove concrete circa  l’etimologia del nome del nostro paese non sono da prendersi in considerazione anche, perché, altri centri marsicani fanno iniziare la loro “storia” con analoghi racconti: senza dubbio il parziale prosciugamento del lago Fucino (18) voluto dall’imperatore Claudio e portato a termine nel 52 d.C., dopo 11 anni di duro lavoro da 30.000 schiavi, e la grande naumachia allestita per l’inaugurazione di tale colossale evento è rimasto scolpito indelebilmente nella storia della Nostra contrada marsicana e quindi, l’ipotesi che vari paesi siano sorti in seguito a tale eccezionale evento, ha condizionato fortemente i nostri storici patrii i quali non hanno resistito al fascino di tale congettura.

    Tornando al nostro discorso è logico affermare che molti centri (vici) già esistessero e, nel caso di Cerchio, tale tesi è avvalorata da alcuni occasionali rinvenimenti archeologici ritrovati in situ quali, per esempio, il “Braccialetto da Cerchio” in argento del primo millennio a.C. e una fibula coeva ( Età Protovillanoviana) conservati nel Museo Archeologico di Perugia (19), i dischi corazza di bronzo  dell’IX-VII sec. a.C. (Museo Archeologico di Perugia, Museo Archeologico di Chieti e Museo palafitticolo Celano – Paludi) solo per citare i rinvenimenti più importanti (20); l’epigrafe del I sec. a.C. : “ L.F. RUFUS PROBAVE[RUNT], conservata nella sala consiliare Paolo Borsellino di Cerchio, attestante un’opera pubblica, come afferma l’archeologo Cesare Letta della Normale di Pisa(21), fatta erigere da magistrati locali e, quindi, dimostrante l’esistenza di funzionari pubblici con poteri finanziari che ci permette di dire, ancora, che la comunità indigena del nostro territorio aveva una organizzazione ben precisa: vi era un antico vicus o municipium; le due epigrafi del I sec. d.C. di cui una integra conservata nell’Aia dei Musei di Avezzano (22) è, questa la stele funeraria in onore di un certo Albio Torquato “REDEMPTORI OPERIS” cioè imprenditore edile e, l’altra mutila conservata a Cerchio, parla di un personaggio che rivestiva la carica di  “QUAESTOR ALIMENTORUM” che aveva costruito la propria ascesa sociale nell’ambito del suo municipio attraverso la carriera militare iniziata come semplice pretoriano.

    Da come chiaramente si evince dalla citate notizie Cerchio era già abitato prima dell’avvento romano ed è logico quindi supporre che avesse un nome con la propria lingua originaria che, certamente, non era latina bensì italica. Non si può affermare, è ovvio, che il nome del nostro paese nell’antichità fosse “ocriculum” ma, senz’altro, si può affermare, in quanto la lingua parlata nelle nostre contrade era quella italica che, con il nome “ocre” ed “ocriculum”  venivano designati  monte e piccolo monte e, quindi, di conseguenza, si è arrivatti al latino arcaico “circlus”, poi al latino classico “circulus”  e quindi al latino medievale “circlu”.

    Grazie ad un fortunato rinvenimento epigrafico avvenuto a Cerchio nel 2006  durante lo scavo per la recinzione di una abitazione (23) ubicata a Nord del paese in via di Aielli, nei pressi dello stadio comunale “ Giuseppe Tofani”, è stata rinvenuta un’epigrafe del II sec. a.C. attraverso la quale si evince chiaramente l’esistenza in quel luogo di un tempio dedicato al dio più amato dalle popolazioni italiche: Ercole. L’epigrafe facente parte di un Thesaurus ( la cassa per le offerte dei fedeli all’interno di un santuario) si legge:

C(aios) Deidio(s) Pe(tronis) f(ilio)s et Ve(ttios)

Alfio(s) Pu(blii?) f(ilio)s magistres

veci Eidi(ani?) Hercolo locaveront 

      Secondo  l’archeologo Cesare Letta  che per primo ha studiato e pubblicato la sopra riportata iscrizione ( resa nota a tutti nel 2011) (24) tale epigrafe risale al secondo secolo a. C. e quindi, fino adesso, è la più antica rinvenuta nel territorio di Cerchio:

“[…] Il testo così stabilito trasmette dunque un’informazione molto chiara: Gaio Didio, figlio di Petrone, e Vettio Alfio, figlio di Publio(?), magistri (cioè capi o amministratori) di un vicus, cioè di un villaggio sul cui nome, probabilmente abbreviato, dovremo ritornare, hanno curato l’appalto per la costruzione e l’installazione del thesaurus ‘per Ercole’, cioè nel santuario di Ercole[…]Pur con qualche incertezza, ritengo quindi che si possa parlare di un vicus Ei(e)di(anus), che andrebbe localizzato presso Cerchio e risulterebbe quindi contiguo ai due vici precedentemente ricordati, quello dei Caelani e quello degli Agellani. Per la sua esatta ubicazione, il rinvenimento del thesaurus suggerisce la zona del campo sportivo, che corrisponde alla località Santa Monica o Li Cantoni, dove già il De Nino aveva segnalato  <<un certo indizio di un vico, di cui fanno testimonianza una estesa quantità di laterizi antichi>>[…]”(25)

    Nel 2006 l’amico Pietro Maccallini, ignaro del sopraccitato ritrovamento archeologico, pubblicò presso la rivista “ Marsica Domani “ (26) l’illuminante articolo dal titolo “Il nome del paese di Cerchio” dove tra l’altro felicemente affermava:

“[…]L’origine  remota dunque, del toponimo ‘Cerchio’ (dial.[etto] Circhje) ha quasi sicuramente a che fare con un termine per ‘colle’ e non è esclusa, almeno in linea teorica, la possibilità che quel nome si fosse incrociato con altri dando origine al culto di qualche divinità sulla sommità dello stesso. Quale? Si favoleggia della maga Circe, figlia del Sole, implicata anche nella saga della dea Angizia di Luco dei Marsi. Ora, senza rincorrere a lunga serie di collegamenti, mi pare abbastanza chiaro che dietro quel nome dovesse nascondersi anche un significato di ‘sole, luce, ecc.’: basti l’accenno al greco kirke ‘sparviero’, greco kirkos ‘falcone’, messaggero veloce di Apollo, dio del sole (cfr. Od.[issea] XV, 526) e al termine rom (zingaro) kerca ‘cero, luminoso’. Ma la cosa interessante, sempre in linea teorica e in assenza di riscontri più diretti, mi sembra la possibilità di questo collegamento di questa presunta divinità col culto di Hercules attestato abbastanza spesso nella Marsica, la cui origine è riportata dall’archeologo Cesare Letta (27) ai contatti avutisi, per via della transumanza, con la Campania greco-etrusca prima della romanizzazione dei Marsi. Ora, senza minimamente scalzare le osservazioni dell’illustre studioso in proposito, io sarei soltanto dell’idea che, dietro questo culto di Hercules, si celasse all’origine quanche divinità indigena che andava a combaciare con quella più nota di origine greco-etrusca. Un indizio, labile quanto si vuole, potrebbe essere offerto proprio dalla formula Hircul- (non Hercul-), comparente in un’epigrafe ritrovata a Trasacco,(28) che suscita la perplessità del Letta il quale però risolve la questione, in base a considerazione di tipo linguistico che qui non riporto, pensando che si tratti di errore grafico: il fatto potrebbe invece essere ritenuto normale se si presume che si trattava, appunto, di divinità di origine diversa da quella indicata con nome greco-estrusco. L’iscrizione fa il paio con un’altra, sempre del territorio di Trasacco, dedicata a Herclo Iovio, con sincope della/u/ di Herc(u)les. La forma Hircol- dell’altra iscrizione potrebbe, a mio avviso, essere accostata al nome originario di Cerchio, cioè a Circul-um, supponendo una trasformazione della /C/ velare iniziale in spirate/H/favorita anche dall’incontro con nome greco-etrusco-latino di Ercole. Se si tiene presente il fatto che Ercole era rappresentato con una robusta clava, che arbos Hercules fu da Virgilio chiamato il ‘pioppo’, e che le spoglie di Acrone, re dei Ceninensi, chiamato Hercules da Properzio e ucciso da Romolo, furono dedicate a Giove e portate presso una quercia sul Campidoglio, non si potrà passare sotto silenzio il dial.[etto] Cercula ‘quercia’, albero sacro a Giove, il quale ci ricollega, appunto, allo Herclo Iovio precedente. La trasformazione della gutturale iniziale in spirante è riscontrabile in qualche parola come cura’ timone dell’aratro (cft. Lat. curis ‘asta, lancia’)’ nel dialetto cerchiese e di Rocca di Botte, ad esempio, a cui corrisponde l’aiellese ura del medesimo significato che  presupporrebbe, quindi un precedente *hura, con la spirante iniziale. Anche i nomi dei leggendari Horatii e Curatii dell’antica Roma mi pare soggiacciono allo stesso fenomeno. I termini quercus ‘quercia’, e i dial.[etti] cercula e cerqua mi sembrano ampliamenti ci (sic) cerrus ‘cerro’, specie di quercia. Essi andavano ad incrociarsi, ad esempio, col greco keyk-s ‘messaggero, araldo’, anch’esso sacro a Giove: la radice, in questo caso, evidentemente è variante di quella di Circe di cui ho parlato prima. Anche in una filastrocca popolare, che da ragazzi eravamo soliti ripetere nelle rigide giornate invernali ad Aielli, si fa riferimento al sole e ad una vecchia che si troverebbe infreddolita su una quercia ( Isce Sòle sande/i scalla tutte quande/scalla quella vecchia che st ‘n-gima a ‘nna cércula…). Acrone era chiamato Hercules perché anche il suo nome andava a combaciare col lat.[ino] acer ‘acero’, ted.[esco] Ahorn ‘acero’, ingl.[ese] acor ‘ghianda’, frutto della quercia. Ultime osservazione. Le due iscrizioni di Trasacco sono state ritrovate una sul colle la Mària (sulle carte IGM figura Colle S. Martino) e l’altra sul Colle Mariano o Maiorano. Il ricorrere di nomi con la stessa radice può far pensare che essa contenesse una motivazione arcaica comune non solo per l’idea di ‘colle’ ma anche per il valore originario di Hercole o Hircole, che era venerato sulle loro sommità[…]Ma solo qualche fortunato ritrovamento epigrafico-archeologico potrebbe convalidare queste mie supposizioni[…]”

     Quindi il Nostro è stato buon profeta circa un tempio dedicato ad Ercole in una località del comune di  Cerchio (AQ) e nel 2009 pubblica sul suo blog (29), per quanto riguarda l’epigrafe del sopramenzionato thesaurus, un interessantissimo articolo dal titolo: “Vecus Eidus (Eidius, Eidium, Eidianus, Eidianellus?)” dove con la sua solita affascinante bravura etimologica dà un’ottima interpretazione, come è suo solito: è un vero archeologo della parola!

    Il più antico documento dove appare  il nome di Cerchio (Circlu) è quello conservato nel grande archivio di Montecassino e, riportato per la prima volta, dagli storici Errico Cuozzo e Jean Marie Martin nella loro pregevolissima opera: “ Documents inedits ou peu connus des archives du Mont-Cassin ( VIIIe-Xe siecles)”(30) quando l’imperatore Ludovico il Pio, il 18 Marzo 818, su richiesta dell’abate Theodmar, conferma a Montecassino i beni e gli edifici di culto dipendenti:

“[…] in Comitatu Marsorum cella Sancti Ianuarii in Torpiliano, Sancta Anastasia ibidem, Sanctus Maximus in Gurgu ( è forse in Burgo:“[…] casa in Cerchio nel suo Borgo detto il Puzzacchio da celo à terra di doi membri confino la Via à tre lati fran.co Angelone del Colle pro Uxore e D. Marc’Ant. Pantano fu cambiata con Dom.co Tuccero a fonte di Caruso et Argentella o piede le prata di frimini[…] in Catasto degli Agostiniani di Cerchio), Sancta Lucia in Circlu[…]”

Località queste ancora oggi attestate nella mappe comunali.

     Prima che Cerchio divenisse un unico agglomerato urbano era formato, come ci informa il sopracitato Di Pietro, da 13 villaggi, casali e ville disseminati sulle sponde del lago Fucino e lungo il territorio comunale dell’attuale comune di Cerchio: Casale de Circulo, Palude(?), Cervariana, Petellina, Flimini (o Filimini), Torpillano o Torpigliano, Casale Patiano o Paziano, Casale Ottiano o Ozzano, Pomperano (?), Avenusio, Casale Cavezzano o Capazzano o Cabazano, Villa Magna o Mayna, Castello questi erano i nomi.(31) Nell’attuale cartina della I.G.M. di Pescina, dove è compreso anche il territorio comunale di Cerchio, dei toponimi degli antichi casali ne sono rimasti quattro: Frimini, Vitellino, Paziani e Capezzano oltre, naturalmente il nome di Cerchio (Circulus). Un altro toponimo attestato dai fogli comunali, è quello del Casale Ozzano (l’attuale Costa Ozzano: <<Costa V’zzan’>>) dove attualmente vi è la fonte denominata  <<Fond’ Sand’ Vit’>>. Altre località rintracciabili nei sopramenzionati fogli comunali sono Preturo nella località <<Perdura>> e <<San Lorenzo>> e, <<Villa Magna o Mayna>> nella località posta dal De Nino, in <<Santa Margarita>>. Quest’ultima località fu erroneamente individuata dal Di Pietro:

“[…] Il Villaggio che esisteva quasi a contatto di Cerchio che aveva il nome di Villa Magna o Villa Mayna[…] sulle rovine di questa villa nell’anno 1530 edificò la chiesa attuale della Madonna delle Grazie, e vi eresse la Confraternita di S. Maria di Corbarolo(32)[…]”(33)

     Infatti nel Catasto degli Agostiniani Scalzi di Cerchio (34) redatto da Ferrante Cocuzzio nel 1677 e conservato nel locale Museo Civico di Cerchio la località “ Villa Maina ” confina con le “ Cannavine vecchie” e viene citata anche come “ Villa maina o cannavine vecchie”. Tale località, ancora attestata nei Fogli comunali, si trova molto più a sud di quella descritta dal Di Pietro. 

   Dall’ottimo lavoro di Antonio Alfredo Varrasso: “ I documenti Marsicani nel Codice di Casauria”(35) dove vengono messe nella giusta  evidenza i documenti riguardanti la Marsica tratte dal “ Liber instrumentorum seu chronicorum monasterii Casauriensis “ , (36) riportiamo i documenti (37) riguardanti i beni stabili posseduti dal Monastero di San Clemente a Casauria ubicati nell’attuale territorio comunale di Cerchio:

“[…] 7) c.[arte] 66 r. De Cerqueto. Le note cronologiche sono assenti. Genualdo, figlio di Maineciso, vende  a Escamperga, moglie di Garibaldo (38), un terreno e una vigna a Cerqueto, ricevendo quale prezzo 10 solidi[…]

22) c. 67r. De Villamaina. Le note cronologiche sono assenti. Tedeperto, figlio di fu Taudeperto di Villaina(sic), vende a Garibaldo un terreno a Petrelli ( è Petellina? n.d.r. ), ricevendo quale prezzo beni del valore di 2 Tremissi[…]

23) c. 67r. De Villamaina. Le note cronologiche sono assenti. Prentiolo del fu Teudulo de Villamaina vende un terreno ( è omesso il nome dell’acquirente n.d.r. ) ricevendo beni del valore di 2 tremissi[…]”

28) c. 67r. De dote cuisdam Adeperge. Le note cronologiche sono parziali: anno 1026, indizione 7^, in Marsi. Deodato del fu Ubeczo dona alla sua futura sposa, Adelberga, figlia del fu Attone, abitante nella Villa di Algano, presso la chiesa di San Pietro, la quarta porzione dei suoi beni, secondo le usanze dei Longobardi; beni siti nel territorio marsicano, in Cabazano, nel ducato di Spoleto, nella Marca Fermana ed in tutto il Regno dei Longobardi[…]

29) cc. 112 r.v. Quomodo Romanus abbas tribuit seicento solidos de auro et argento cuisdam Garibaldo pro omnibus rebus suis in Marsia. Le note cronologiche sono parziali: l’anno è indicato con il 2° del regno in Italia di Carlomanno, re dei Longobardi, corrente la 12^ indizione, ossia l’879, il giorno 4 del mese di giugno.

Garibaldo di Longobardia, figlio del fu Paolo, abitante in Marsi, dentro la Città Marsicana, vende all’abate Romano del monastero della S. Trinità dell’isola di Casauria la sua casa di abitazione nella predetta Città, con il relativo suolo e terreno circostante, unitamente alle vigne e terreni in Fisceglie, Geni, Pactiano, Solitre, Cerfenge, Urbana, Eglereni, Campo di Atiano ( è “ Costa d’Arzano” e  “Prato di Arzano” toponimi riportati nel Catasto degli Agostiniani Scalzi di Cerchio del 1677? n.d.r. ), Asculum, Acuriano, Vico, Ratino. Nella stessa vendita Garibaldo cede al predetto abate le sue carte e monimina, relativi ai beni venduti, ricevendo, tra oro e argento, quale prezzo, beni del valore 600 solidi[…]

30 bis) De Cerfenge ubi dicitur Sancta Felicitas in Marsia. Anno 975, 30 del mese di marzo, indizione 3^, in territorio di Penne. Armanno della fu Teudesima dichiara di ricevere dall’abate Adamo del monastero della S. Trinità di Casauria, sino alla terza generazione, i seguenti beni del monastero nel territorio marsicano, ove è detto Cerfenge e Armeli, già appartenenti al fu Garibaldo, ossia 100 moggi di terra, siti fra Bentrina e Santa Felicita, la via che conduce a Magliano ( è la località “Majano” riportata nelle mappe comunali di Cerchio?) e poi a Pretoro ( è la località “Preturo” o “Perdura” riportata nelle mappe comunali di Cerchio?), il rigo che scorre a S. Rufina e il fossato che scorre verso Ceturo e perviene a Matena. Unitamente a detti beni l’abate concede ad Armanno pure il solito censo dovutogli da tale Giovanni del fu Lupardo, per altri beni che questi tiene dal monastero. Il concessionario, pertanto, paga all’abate, tra oro e argento, 40 solidi, sottoponendosi ad un censo annuo di 200 tinche, sostituibili in caso di impossibilità, con 24 denari, tra oro e argento[…]

32) cc. 186 r.v. Alia querela qua recuperantur possessiones de Marsia. Anno 1028, gennaio (manca il giorno), indizione 10^, nel territorio marsicano e dentro l’episcopio di Santa Sabina, che è nella Città Marsicana chiamata Milvia. Alla presenza di Ugo, duca e marchese, assistito dai conti Berardo, Todino e Rustico, ossia Attone, di altri conti, di Dodone vescovo di Nocera. Adelberto vescovo di Senigallia, di Berardo vescovo di Spoleto e di Giovanni episcopus marsicanus, nonché dei giudici, con Gualterio vescovo di Forconia ed altri bonis hominis ( << b’nom’n’>> in dialetto cerchiese n.d.r. ); tutti riuniti in placito, l’abate Guido del monastero della S. Trinità di Casauria si querela contro Berado di Punzone, Eberelmo e Uberto giudice, figli di Ingezone, con i figli spose de Ratino ed il notaio Anserico, dicendo che questi ritenevano ingiustamente e contendevano i beni al predetto monastero, in Fisceje, Pactiano, Solitri, Cerfenge, Urgana, Egleri, Campo de Actrano ( è “Costa d’Arzano” e “ Prato in Arzano” toponomi riportati nel Catasto degli Agostiniani Scalzi di Cerchio del 1677? ), Ascio, Acuriano e Vico, Ratino, Cini, Calabreto, nel territorio marsicano. Richiese, dunque, l’abate di ottenere giustizia in nome dell’imperatore, nonché da parte del conte Berardo, nel cui comitato quei beni ricadevano. Il duca e marchese Ugo, pertanto, con il conte Berardo, reinvestirono l’abate di quei beni e posero il banno regio sul capo dello stesso abate. Cosicché Ugo, duca e marchese, prese nelle mani l’abate Guido, dandolo in mano del conte Berardo, ordinando a questi, per parte sua e dell’imperatore, di assolvere al banno regio contro chiunque occupasse quei beni del monastero[…]

37) c. 194r. de Cretari in Marsia. Anno 1035, maggio(manca il giorno), indizione 3^, in Marsi. Ponzo del fu Francone dona alla chiesa della S. Trinità e di San Clemente in Casauria un terrreno sito nel territorio marsicano, nel luogo ove è detto Cretarium.[…]

39) c. 201r. De Cretari. Le note cronologiche sono parziali: l’anno di riferimento è il 1043, corrente l’ 11^ indizione, di cui al doc. alle cc. 200v-201r: De Castello Coronule et Sancto Felice de Saline et Sancto Salvatore  , manca il giorno, il mese è aprile. Alberto del fu Maione, per la redenzione della sua anima, dona ala chiesa della S. Tinità e di S. Clemente di Casauria un terreno nel territorio marsicano, nel luogo detto Cretariu.

40) c. 201v. De Cretari. Le note cronologiche sono parziali: l’anno di riferimento è il 1043, corrente l’indizione 11^, come nel suddetto doc. n. 39 di questo elenco. Manca il giorno, il mese è quello di settembre. Franco fu Benedetto, abitante nel territorio marsicano, in Cretarium, per il perdono dei suoi peccati dona alla chiesa della S.Tinità e di S. Clemente di Casauria tutta la sua porzione della chiesa di S. Clemente ( di Callucu n.d.r. ) e del terreno in Cretario.

41) c. 201v. De Cretari. Le note cronologiche sono parziali: anno 1043, indizione 12^. Mancano il mese ed il giorno. Ma l’anno, sicuramente per errore del copista, è errato, perché l’indizione si riferisce al doc. precedente, nella medesima carta, De Coronule, ove si ha il 1044, sincrono alla 12^ indizione. Mainardo notaio, figlio del fu notaio Alone, abitante nel territorio marsicano, nel luogo detto Callucu, per il perdono dei suoi peccati e di quelli dei suoi parenti, dona alla chiesa della S. Trinità e di San Clemente in Casauria, un terreno in Cretariu, che, tra gli altri, confina con un altro terreno del monastero di San Clemente.

42) c. 203r. De Cretari. Le note cronologiche non sono espresse. L’anno, il mese e l’indizione fanno riferimento a quelli del doc. precedente, alle cc. 202v-203r: Sancti Angeli de Orfente terram ducentorum modiorum, in cui si ha l’anno 1044, mese di ottobre (manca il giorno), corrente la 12^ indizione. Maione del fu Deodato, abitante nel territorio pennese, per il perdono dei suoi peccati, dona alla chiesa della S. Trinità e di S. Clemente di Casauria un terreno che posside nel terriroio marsicano, subtus ipsa ecclesia Sancti Clementis ( di Callucu n.d.r. ), nel luogo detto Cretario[…]”

    Da pag. 277 del Chronicon Farfense di Gregorio Catino curato da Ugo Balzani veniamo alla conoscenza di un documento che, sebbene sia stato trascritto nel XI secolo si riferisce, secondo il Balzani (vedi più sotto),  ad una situazione storica databile fra gli anni 789-822:

“[…]In Castule ad Sanctum Magnum.( è forse la  “ecclesiam S. Manni” nella Marsica “ in locum ubi Petelline vocatur” citata a pag. 118 da John Howe nella sua : “ Riforma della chiesa e trasformazioni sociali nell’Italia dell’XI secolo. Domenico di Sora e i suoi patroni ” ? vedi in seguito e nota 60  ) petia terre ubi stat una morus tenent Agustuli, et ibi prope alia petia ubi stat nux.

In capo Satrano.( è forse la località “ Costa d’Arzano” e “Prato in Arzano” riportata dal Catasto degli Agostiniani Scalzi di Cerchio del 1677 n.d.r. ) Petium.I.[…]

“[…] Ad Pacianum. Petias.II. prope rigum tenet Berardus filius Ponzonis[…]

In Petelline. tenet Hugo presbyter et fraters eius petiam.I. hec de Sancto Leucio et de Sancta Maria in Salecto, que tenent nepotes Guarakerii[…]

 In Castuli ad Sanctum Magnum. Petiam terre.I. ubi stat una morus tenent Augustales, et ibi prope alia petiola ubi stat una nux.

In campo Satrano. Una petia[…]

Ad Pacianum. petie II. Prope ipsum rigum tenet Berardus filius Pinzonis[…]

 In Petelline. tenent Hugo presbyter et fratres eius petiam . I. hec de Sancto Leucio.

 De Sancta Maria in Salecto tenent nepotes Guarakerii[…]

    Leggendo attentamente i documenti sopra riportati  balza immediatamente agli occhi una strana similitudine tra i documenti riguardanti  un certo Berardo figlio di Punzone ( o Pinzone) citato in entrambi i sopramenzionati documenti i quali, come chiaramente si evince, sono riportati in secoli diversi: quello citato dal Varrasso è datato anno 1028  l’altro, quello riportato dal Balzani, invece, secondo quanto è riportato anno nota n. 1 si pagg.258-259, è ascrivibile agli anni 789-822:

“[…] Questo elenco è certamente antico e d’assai anteriore ai tempi di Gregorio. Lo dimostrano tale l’indole stessa del documento, la frequenza dei nomi germanici, la menzione del duca Guinigi (anni 789-822) e la notazione di carte più antiche collocata, come si vedrà qui appresso, subito dopo l’elenco, e che << in suo ordine idcirco minime potuimus referre, qui nunc in promptu << non habemus>>. Infatti in queste carte non si ritrovano raccolte nel regesto con la altre dello stesso tempo, ma verso la fine dell’opera tra le più recenti[…]”

    Possibile che a distanza di 2 secoli esatti nella località dell’attuale territorio comunale di Cerchio denominata “Pacianum” c’erano due “ Berardus filius Ponzonis ( o Pinzonis ) ”? Se così non fosse vuol dire che anche i su menzionati documenti del cronicon farfense bisognebbero ridatarli al 1028 o intorno a quegli anni: molto probabilmente a qualche anno prima in quanto il documento in parola è stato prodotto per ordinare attraverso il duca e marchese Ugo e dell’imperatore di assolvere al banno regio in quanto ritenevano ingiustamente e contendevano i beni fra i quali anche quelli cerchiesi di Pactiano detenuti illegalmente dai sopramenzionati “ Berardo di Punzone, Eberelmo e Uberto giudice, figli di Ingezone, con i figli spose di Ratino ed il notaio Anserico affinché tali beni ritornassero al Monastero della S. Trinità di Casauria”.

      Dal certosino ed importante lavoro di Maria Carla Somma dal titolo : “ Siti fortificati e territorio Castra, castella e turres nella regione marsicana tra X e XII secolo” pubblicato nel 2000 in Roma presso la prestigiosa casa editrice Fratelli Palombi Editori apprendiamo altre notizie utili al nostro discorso:

“[…]Un piccolo, ma significativo indizio di tale presenza ( sono i bizantini n.d.r. ) almeno nel bacino fucense è costituito dal ritrovamento di una fibula zoomorfa bizantina nell’area della fortificazione sul monte Secino, a nord dell’odierno paese di Aielli[…]

Uniche fonti contemporanee agli avvenimenti che descrivono le condizioni della Marsica una all’inizio e l’altra alla fine del dominio longobardo sono da una parte le lettere di Gregorio Magno che informano essenzialmente sulle conseguenze traumatiche della conquista sull’organizzazione ecclesiastica, con l’uccisione di un diacono della chiesa marsicana di due monaci della provincia Valeria; dall’altra un passo di Paolo Diacono che definisce lo stato amministrativo ed i principali centri della regione alla fine del regno[…]

Pratum etiam magnum qui vocatur Cervarius, et servos, et haereditates plurimas fisco suo pertinentes in pago Marsorum alio praecepto in hoc monasterio confirmavit[…] La località Cervarium, sulla base delle indicazioni fornite nelle Rationes Decimarum, p.55 (40), si deve riconoscere nel luogo su cui  venne costruito il monastero di S. Benedetto dei Marsi, oggi omonimo centro ed erede dell’antica Marruvium[…]

I contratti a livello con i monasteri permisero al conte Rainaldo II, figlio di Berardo, di controllare l’importante monastero cassinese di S. Maria di Luco, con tutte le sue pertinenze, una serie di proprietà che S. Vincenzo al Volturno possedeva sulla sponda orientale del Fucino 231 (41)[…]

Un altro termine, con cui sono noti alcuni insediamenti è quello di villa; questi non tutti sono localizzabili con precisione, ma generalmente si collocano in aree pianeggianti nell’ambito di zone a forte caratterizzazione agricola. Le due ville di Filimini e Petelline si trovano nella riva nord occidentale del Fucino, in corrispondenza degli attuali toponimi di Frimini e Vitellino del Comune di Cerchio[…]

Più difficile la localizzazione della Villa de Cerbarium, il cui toponimo non si riscontra più nella cartografia: il sito sulla base dei documenti deve essere probabilmente ricercato nei pressi dell’attuale centro di S. Benedetto dei Marsi (Civitas Marsicana) 274 (42) […]

Tali insediamenti, per quanto si evince dalle fonti, costituivano abitati privi di strutture difensive in cui doveva risiedere una popolazione dedita essenzialmente all’agricoltura, come viene espressamente riferito per le ville di Cervarium, Petelline e Flimini, dove abitavano i servi del monastero di S. Maria di Apinianici 277(43)[…]

Dopo il X secolo gli insediamenti noti come villae o non compaiono più nella documentazione, come per Atrano e Petelline, o viene menzionato il solo toponimo in associazione con edifici di culto senza specificare se in relazione con la chiesa sia ancora conservato un insediamento demico di una certa consistenza 281(44)[…]

I documenti non forniscono dati riguardo le caratteristiche planimetriche e strutturali di questi impianti di cui si privilegia l’edificio di culto, definito come ecclesia; solo in un caso viene utilizzato il termine oratorium per un edificio dedicato a S. Zenone che si doveva trovare in località Cervarium, nell’ambito di proprietà cassinensi 297 (45)[…] 

Chiesa S. Martine Filimini 1097 Ch. Cass. IV, p.488[…]

Oratorio S. Zenone Cervarium 835 Diplomatum Karolinorum, III, 24, pp. 24, pp. 96-98[…]

Rare dovevano essere le estensioni di terra a prato, considerate nell’alto medioevo di grande valore economico in quanto destinate al mantenimento di animali di grossa taglia, in particolare i cavalli, solitamente appannaggio delle classi più elevate. Questo uso sembra rilevabile nella Marsica dove in località Cervarium e Telle sono attestati alcuni prati che vengono inglobati nel patrimonio cassinese grazie ad elargizioni regio 310 (46)[…]

Localizzazione                 Proprietari                                                                   Documento

Cervarium                 Montecassino forse                                                Diplomatum Karolinorum

                                   di provenienza fiscale                                             III, 24, pp.96-98, a. 835[…]

Cervariana               S. Vincenzo al Volturno                                          ChV, II, 175,pp. 334-337, a. 988

Filimini                      S. Vincenzo al Volturno                                          ChV II, 175 pp. 334-337, a. 988

Filimini                     nelle pertinenze della Chiesa di S. Martino        ChV IV, 19, p. 488, a. 1097

                                   in Filimini donata a Montecassino

                                  dal conte Berardo[…]

Petelline                   S. Vincenzo al Volturno                                           ChV II, 175, pp. 334-337, a. 988[…]

Flimini                      Berardo conte – Montecassino                             ChCass IV, 19, p. 488, a. 1097[…]

L’importante ruolo economico svolto dalla pesca nella regione fucense è inoltre dimostrato dalle rare attestazioni della corresponsione di censi in natura costituiti da prodotti ittici. I documenti permettono di posizionare con una certa precisione almeno due approdi identificati con il termine portus, una sulla riva presso la Civitas Marsicana in relazione con la località Cervarium, l’altro in località Arestina, presso Venere. Strutture invece strettamente connesse con l’esercizio della pesca sono attestate nella curtis di S. Maria di Trasacco e lungo la riva settentrionale del lago in località Filimini, a sud dell’attuale paese di Cerchio, in località Montorono a sud ovest di Celano 318 (47)[…]

Tabella 9: sistemi di sfruttamento delle acque attestati nella documentazione scritta

Tipologia                                Ubicazione                    Proprietari                                                        Documento

Servizio piscatorium         presso la località         nelle pertinenze della chiesa         ChCass IV,19, p.488, a.1907

                                              Filimini                         di S. Martino in Filimini donata a

                                                                                 Montecassino dal conte Berardo[…]

L’area compresa tra questi due centri e Collarmele fu tra quelle più intensamente sfruttate e frequentate della fascia perilacustre anche in epoca altomedioevale. Una tale frequentazione non poteva far capo ad una capillare sistema viario, di cui si ha una parziale idea da un documento dell’ 872 relativo alla località Cervarium 335 (48).In esso viene nominata una via publica (probabilmente un diverticolo della Tiburtina Valeria), una via che conduce ad un porto che si doveva trovare sulla sponda del Fucino, una via playa ed una via transitante presso l’oratorio di S. Zenone, di cui però non è nota l’ubicazione precisa 336[…](48)

Tabella 10: viabilità attestata nelle fonti scritte

Definizione                                                   Ambito geografico                              Documento                    Datazione

[…] via plaia                                                Cervarium presso                     Diplomatum Karolinorum                 835

                                                                      la civitas Marsicana                    III,24, pp. 96-98  […]

via publica                                                  Cervarium presso                     Diplomatum Karolinorum                   835

                                                                     la civitas Marsicana                       III, 24, pp. 96-98[…]

via supra sanctum Zenonem                  Cervarium presso                      Diplomatum Karolinorum                   835

                                                                    la civitas Marsicana                    III, 24, pp. 96-98

viam, quae                                                Cervarium presso                       Diplomatum Karolinorum                   835

in descensu ad portum                          la civitas Marsicana                    III, 24, pp. 96-98 […]

In conclusione la Marsica risulta interessata da una forma di incastellamento strettamente connessa nelle sue fasi iniziali con il progetto politico e dinastico di una famiglia di origine straniera, a cui è anche legata la nascita di una istituzione politica e territoriale nuova quale quella della contea. In questo ambito i castelli si sviluppano in modo da risultare funzionali alle necessità di controllo del territorio da parte della nuova classe dirigente, senza però mai giungere ad una completa e capillare riorganizzazione dell’assetto territoriale. E’ su questa rete embrionale rete di fortificazioni che si inseriscono con ben altra forza e determinazione facendone un articolato sistema di controllo di questa importante terra di frontiera del regno. E’ con ogni probabilità a questi uomini del nord, stranieri come lo erano i conti dei Marsi, che si deve il compimento di quell’assetto della regione, timidamente avviato due secoli prima, e che ancora la caratterizzava agli inizi del XX secolo, prima delle grandi distruzioni del sisma del 1915 e delle trasformazioni operate dalla industrializzazione. La longevità di questa rete insediativa trova la sua motivazione e la sua stessa ragione d’essere in quei caratteri di continuità che in ogni tempo hanno caratterizzato la regione, solo in parte intaccati dal dominio di Roma, e che hanno radici profonde nella morfologia e nelle caratteristiche naturali di questo territorio[…]”

     Dall’ottimo lavoro di Laura Saladino dal titolo “ L’organizzazione ecclesiastica nella Marsica dalla tardo antichità all’alto medioevo” (49) apprendiamo:

“[…] Edificio di culto                      1 attestazione         Fonte                               Funzione            Ubicazione

[…]S. Anastasia in Turpiliano             818(?)                in CUOZZO-MARTIN         chiesa                ignota (50)

                                                                                      1991, 20,pp.144-148[…]

S. Ianuario in Torpiliano        818(?)               in CUOZZO-MARTIN                      cella                 ignota (51)

                                                                                    1991, 20, pp.144-148[…]

S. Lucia in Circlu                    818(?)               in CUOZZO-MARTIN                    chiesa ?         Territorio a Nord del

                                                                                   1991, 20, pp.144-148                                    Fucino (52)[…]

S. Maria in Palude          972,ma                    ChCass II,6,pp.178-                chiesa?    Sponda Nord del Fucino(53)

                                      strutture di età            179

                                      tardo antica[…]

S. Vito                              772                          CDL III,44,PP.251-                   monastero,                     ignota(54)

                                                                          260                                              chiesa[…]

S. Zenone                        835                         Diplomatum                              oratorio      Sponda Est del Fucino(55)

                                                                         Karolinorum,, III,24,

                                                                         pp. 96-98[…]

Edificio di culto                               Ambito di proprietà e di       Avvenimenti in cui è coinvolto l’edificio di culto

                                                           di dipendenza[…]

S. Anastasia in Torpiliano               Montecassino                                                    ignoti[…]

S. Lucia in Circlu                               Montecassino                                                    ignoti[…]

S. Maria in Palude                            Montecassino?                  Le strutture rinvenute sono databili all’età

                                                                                                        tardoantica per la tecnica costruttiva.

                                                                                                         Non è chiaro se la chiesa sia compresa nella

                                                                                                        parte di sponda perilacustre che nel 972 i

                                                                                                       conti dei Marsi confermano a Montecassino

                                                                                                      oppure se l’edificio sia nominato soltanto come

          punto di riferimento topografico (ChCass II, 6, pp. 178-179)[…]

Edifici di culto nei territori della Marsica e di Carsoli[…]

Territorio            dedica                                                     tipologia                     1^ attestazione                          anno

Marsica       S. Anastasia in Torpigliano (Cerchio?)      sconosciuta       in CUOZZO-MARTIN 1991,20,             818

                                                                                                                                pp. 144-148[…]

Marsica        S. Felice (Fucino?)(56)                                           cella             Diplomatum Regum, I                      964

                                                                                                                              261, pp.372-374[…]

Marsica       S. Ianuario in Torpiliano (S.Iro – Cerchio?) (57)  cella          in CUOZZO-MARTIN 1991,20,           818

                                                                                                                              p.144-148[…]

Marsica      S. Lucia in Circlu (Cerchio)                             sconosciuta        in CUOZZO-MARTIN  1991,20,         818

                                                                                                                             p.144-148[…]

Marsica         S. Maria in Salecto (58)                                 sconosciuta          ChF u, pp.258-277                fine VIII-

                                                                                                                                                                1^ metà IX sec.[…]

Marsica        S. Martino in Filimini                                     chiesa                      ChCass IV,19,p.488           1097 (lug.)

Marsica S. Martino in Gurgu (Burgu? n.d.r.)           sconosciuta            in CUOZZO-MARTIN 1991,20             818

                                                                                                                            pp.144-148

Marsica   SS. Leucio e Maria in Salecto (59)       sconosciuta         Chf I, pp.258-277 fine VIII-I^metà IX sec.[…]”

    Dagli “ Annali critico-diplomatici del Regno di Napoli della mezza età del P. D. Alessandro di Meo del SS. Redentore torno XII ecc.”, Napoli MDCCCXIX, Dà Torchi di Giovanni de Bonis, apprendiamo:

“[…]pag. 97[…]S. Magno, o Manno a Petelino in territ. di Marsia, donata al Monist. Di S. Pietro di Avellana, 1062. n. 6 […]

pag. 306[…]Cerbarano, in Apruz., 997, n. 5 1016. n.5. S. Pietro in Cerverano del Vesc. di Marsia, 114. n. XI[…] Cerbiano, Cerviano, ne’ conf. di Cap., 1052. n. 10. Cervara, Cerbario, Oppido vic. M.Casino. V. 1045. n. 4. 1057. n. 7. Vedesi quivi in man de’ Cassinesi[…]

pag. 342[…] Felimici, al Lago Fucino in Marsia, 1097. n. 9 (Quivi sta Felimini)[…]

pag. 413[…]Ozano (S.Vito in) del Vesc. di Marsia, 1114 n. XI[…]”

    Dall’ottimo volume: “ Riforma della Chiesa e trasformazioni sociali nell’Italia del XI secolo. Domenico di Sora e i suoi patroni “ di  Jhon Howe (60) apprendiamo:

“[…]p. 118[…] Nel 1062, il conte Berardo III di Marsia diede all’abate Giovanni di San Pietro Avellana (la casa patrocinata da Borrello e da suo figlio) la  << ecclesiam S. Manni>> nella Marsica <<in locum ubi Petelline vocatur>>[…] 

p. 141[…] Nell’835 l’imperatore Lotario donò un terreno chiamato <<Cervarium>>, situato vicino all’oratorio di San Zeno, sulla sponda settentrionale del lago Fucino, donazione che diventò più cospicua nel XII secolo, allorché il falsario Pietro Diacono, sostituendo <<pagum>> (distretto) a <<pratum>>(campo), la amplificò estendendone la rivendicazione all’intera Marsica[…] 

p. 211[…]  Donazioni a Montecassino[…] 1062 il Conte Berardo III, figlio di Berardo II di Marsica, congiuntamente alla moglie Rosata e al fratello Ladolfo, donò a Montecassino l’ <<Ecclesia S. Manni>>, che si trovava nella Marsica, <<in locum, ubi Petelline vocatur>>. Bloch,1: 363[…]

p. 214[…]1097 Un conte Berardo dei Marsi, figlio di un conte Berardo e di Gemma (forse si tratta di Berardo V, figlio del Berardo catturato dai Normanni, a sua volta figlio di Berardo III), diede a Montecassino San Martino <<in Filimini>> sul Lago Fucino. Poiché <<Filimini>> era una terra ricevuta da Rainaldo, figlio di Berardo il Franco, nel 998 da Santa Maria de Apinianici, questo non fu esattamente un titolo chiaro, 48, Bloch,2: 830-32[…]”

    Andrea di Pietro nella sua doviziosa opera “Agglomerazioni delle popolazioni attuali della Diocesi dei Marsi” (61) riporta interessanti ed inediti documenti utilissimi per la storia medioevale di Cerchio :

“[…]2°.Senza perder tempo nel riportare l’origine favolosa che alcuni vogliono dare a questo paese, la sola considerazione del suo antico fabbricato di forma rotonda, dice con sicurezza che fù denominato Cerchio dal Circo che ivi aveano costruito i Romani per divertire coi giuochi Circensi la moltitudine accorsa nella Marsica per lo scavo dell’Emissario di Claudio (62), e per la continuazione della strada Valeria (63).

    3°. Partiti dalla Marsica i Romani, un numero così scarso di persone interessante rimase ad abitare quel recinto di mura, che quando esse abbracciarono la religione di Cristo, fabbricarono fuori dell’abitato la piccola Chiesa di S. Bartolomeo ancora esistente che servì loro di Parrocchiale. Questa Chiesa è notata nell’Elenco(64) colle seguenti parole – Ecclesia Sancti Bartolomaei de Circulo, – ed a chi la visitava nella maggior parte dei giorni dell’anno, descritti nel Privilegio(65) che si conserva nell’Archivio Vescovile dei Marsi, sedici Vescovi ai tempi di Bonifacio VIII°(66) e propriamente nell’anno sesto del suo pontificato, ossia nel 1300 concessero ognuno quaranta giorni d’indulgenza, ed altri quaranta giorni ne concesse Gabriele Maccafani (67) Vescovo dei Marsi che ai 24 Marzo dell’anno 1492 prestò il suo consenso a tale Privilegio che allora fù a lui presentato. I cognomi delle famiglie appartenenti a questa Parrocchia, erano quelli segnati in nota(68).4°. In seguito il paese si accrebbe dalle seguenti piccole popolazioni che si riunirono in esso a difesa per le circostanze dei tempi. I°. La prima fù quella che abitava nel Villaggio di Palude, ossia di S. Felice in Palude che avea la Chiesa Parrocchiale di S. Maria segnata nella Bolla di Clemente III°. con queste parole: – Sanctae Mariae in Palude. E’ conosciuto ancora questo Villaggio dal Giudicato ossia terzo placito riportato da Ughello (69) col quale nel Villaggio di S. Felice in Palude nel tempo dell’Imperatore Ottone II°.(70) i giudici marsicani Ingezo, Ildebrando, e Giocle alla presenza di Pietro Vescovo di Pavia, Arcicancelliere e Protonotajo, e di Guberto Vescovo di Derdona inviati dal Sacro Palazzo, di Rainaldo, e di Oderisio Conti dei Marsi; di Alberico Vescovo dei medesimi Marsi (71), e di altri testimoni, rinvestirono l’Abate di S. Vincenzo a Volturno, ed il suo Avvocato Franco, del possesso di tutti i beni che avea il Monastero di Santa Maria in Apinianici situato nel territorio Marsicano (72), sotto la pena di pagare libre cento di oro ottimo per metà alla Camera Imperiale, e per l’altra metà all’Abate nominato. Tale sentenza è scritta da Lupone Giudice, e Notajo al 1° di Agosto dell’anno 981; è munita del sigillo Imperiale, ed è formata dai Giudici, Vescovi, Conti e testimoni adoprati. II°. La seconda popolazione era stanziata nel Villaggio di Cervariana conosciuto per la Cronaca di S. Vincenzo a Volturno (73) nella quale è notato che nell’anno 998 Teresa Badessa del Monastero di S. Maria in Apinianici col consenzo dell’indicato Abate di S. Vincenzo a Volturno, concesse a Rainaldo Conte dei Marsi (74) la facoltà di reggere pel corso di anni ventinove tutti i servi, e serve, nonché quella di percepire i frutti di tutti i beni che il suo Monastero avea nei Villaggi di Cervariana, Petellina, e Flimini. Ebbe in compenso il valore di otto libre di argento in tanti mobili necessari al Monastero di Apinianici che dopo l’incendio fù ristaurato.III°. La terza popolazione che si ritirò nel paese di Cerchio, avea  prima i suoi focolari nella Villa di Petellina indicata nella Cronaca citata al numero antecedente. Essa avea la Chiesa di S. Pietro che fù riedificata in Flimini dopo la distruzione di Petellina. IV°. La quarta popolazione che accorse ad accrescere quella di Cerchio, vivea prima nel Villaggio di Flimini, ed avea la Chiesa Parrocchaile dedicata a S. Martino, indicata nella Bolla di Clemente III°. con queste parole – Sancti Martini in Filimino – Questa Chiesa nell’anno 1098 da Berardo Conte dei Marsi (75) fu donata al Monastero di Monte-Casino, giusta le parole che si leggono nella Cronaca Cassinese: (76) –Berardus Marsorum Comes illis diebus obtulit huic Caenobio Ecclesiam Sancti Martini in territorio Marsicano, juxta locum  Fucinum loco qui Filimini appellatur, cum omnibus pertinentiis suis, terris, vineis, et cum omni servitio piscatorum, et rebus suis – Dippiù in questo Villaggio fu riedificata la Chiesa di S. Pietro che come ho cennato nel numero antecedente, esisteva nela Casale di Petellina, giusta le seguenti parole che si leggono nell’Elenco: – Ab Ecclesia S. Petri in Filimino, medium quartarium piscium. Si rileva dal Privilegio esitente nell’Archivio Vescovile dei Marsi, che nell’anno primo di Bonifacio VIII ossia nell’anno 1292 (77) undici Vescovi  riuniti in Anagni, concedessero ogn’uno l’indulgenza di quaranta giorni a coloro che confessati, e comunicati avessero visitata questa Chiesa di S. Pietro nei giorni di San Pietro, del Santo Natale, in quelli di quattro feste della SS.a Vergine, e nella Domenica delle Palme. Questo Villaggio di Flimini è esistito con sicurezza fino all’anno 1544 (78)  mentre le memorie che esistono nell’Archivio Vescovile dei Marsi, accertano che in quell’anno era composto da otto famiglie, e che i beni della sua Chiesa Parrocchiale, con bolla di Monsignor Colli (79)furono aggregati a quella di Cerchio (70).V. Soggiornava la quinta popolazione riunita a quella di Cerchio nel Casale di Torpillano, o Torpigliano. In esso esisteva la chiesa di S. Silvestro registrata nell’Elenco colle seguenti parole: – Ab Ecclesia Sancti Silvestri de Turpillano, quartaria due, et cuppas tres. – Dippiù la memoria di essa Chiesa si vede segnata in un’altra carta esistente nel medesimo Archivio Vescovile, scritta ai 17 Settembre detto anno 1577 (81) nella quale si leggono queste parole – Pro Curata Ecclesiae S. Silvestri de Turpigliano, Venerabiles Dominus Martines Thomessittus de Piscina, et pro eo substitus Venerabilis Dominus Laurentius Nandattus (82) de Circulo. In essa sono pure segnate le venti famiglie dalle quali Torpigliano era allora composto.(83) Inoltre rilevasi da altri documenti esistenti nel medesimo Archivio, che i beni di questa Chiesa furono aggregati alla Chiesa parrocchiale di Cerchio.VI°. Si aggregarono al paese di Cerchio anche coloro che aveano le proprie abitazioni nel casale di Paziano dove esisteva la Chiesa di S. Stefano, segnata nell’Elenco colle seguenti parole: – Ab Ecclesia Sancti Stephani de Patiano, pullos quatuor, et tortulos quatuor. Nella sopracitata relazione del 15 Settembre 1577 sono indicate le otto famiglie che appartenevano a questo Casale (84) ed in una rivela fatta ai 3 Aprile 1629 (vedi in seguito) si leggono queste altre parole: – La Chiesa diruta di S. Stefano in Pariano con Beneficio, si possiede dal Teologo di ussignoria Illustrissima.VII.a La settima popolazione che aumentò il numero degli abitanti di Cerchio, fù quella che prima si era stabilita nel Villaggio di Ottiano che avea la Chiesa di S. Vito indicata nella Bolla di Pasquale II°. Colle parole;- Sancti Viti in Ozzano. Nella relazione sopra indicata si leggono pure queste parole: – Pro Curata Ecclesia Sancti Viti de Ozzano, Venerabilis Dominus Jacobus de Caelano. – Nella rivela citata(vedi in seguito) poi, dopo essersi notate le tre famiglie che appartenevano alla piccola Parrocchia, (85) si dice: – La Chiesa diruta di S. Vito con Beneficio, si possiede dal suddetto D. Filippo Ottaviano serviente aggregato alla suddetta Chiesa Parrocchiale. VIII.a L’ottava popolazione che fece crescere il numero di Cerchio, coltivava prima i campi di Pomperano (86) che avea le Chiese di S. Erasmo, di S. Angelo, e di S. Donato cedute poi al mOnastero di Monte-Casino, come riferisce Leone Ostiese con queste parole – Ecclesiae Sancti Erasmi, Sancti Angelu, et Sancti Donati cum trecentis modiis terrae de Pomperano, similiter in Marsia. (87)Nella Bolla di Clemente III°. si leggono le seguenti parole: – Sancti Tomae, Sancti Angeli in Pomperano che dicono appartenessero esse Chiese al Vescovo dei Marsi, e che quella di S. Angelo fosse donata a Monte Casino. IX.a  Anche Avenusio Villaggio che accrebbe la popolazione di Cerchio avea la Chiesa di Santa-Maria descritta nella Bolla di Pasquale II°. Con queste parole – Sanctae Mariae in Avenoso – Nella rivela poi fatta ai 3 Aprile del 1629 si legge – la Chiesa di S. Maria Avenuzio diruta con Beneficio, si possiede dal Seminario. Poco distante da essa Chiesa, fu costruita l’altra Chiesa eremitica tutt’ora esistente di S. Maria Piedi-ponte, (88) giusta le seguenti parole che si leggono nella ripetuta rivela;- La Chiesaa eretta di Santa maria Piedi-ponte, dove risiede Nicola Amicone Eremita, e vi è cappellano D. Risato Campomizzo, amministrata dai Procuratori Flamminio Cappelli, e Lorenzo Colantoni. X.a L’esempio dei soprascritti Villaggi, e Casali fù seguito dagli individui che avevano stabilita la loro dimora nel Casale di Cavezzano nel quale era edificata la Chiesa di S. Stefano, giusta le parole che si trovano nell’Elenco: – Ab Ecclesia Sancti Stephani de Cavezzano, cuppas quinque. XI.a Il Villaggio che esisteva quasi al contatto di Cerchio avea il nome di Villa-magna, o Villa-mayna, e fù uno dei primi che ingrandì quella popolazione vicina. Esisteva in esso la Chiesa di S. Feliciano notata nella Bolla di Pasquale II.° colle altre parole: – Ab Ecclesia Sanctae Margaritae de Villa-Mayna cuppas quatuor. Sulle rovine di questa Villa  edificata sul monte Corbarolo, l’Università di Cerchio nel 1530 edificò la Chiesa attuale della Madonna delle Grazie , e vi eresse la Confraternita di S. Maria di Corbarolo (89) che assoggettò alla giurisdizione del Capitolo Lateranense. Ivi in seguito fù costruito il Convento dei Padri Agostiniani Scalzi, (90) come costa dalla domanda rammentata dal Corsignani (91) fatta dalla stessa Università nel 1608, (92) e dall’obbliganza stipulata dal Notar Rico di Ajelli nell’anno 1613 (93). La fabbrica del Convento incominciata nell’anno 1614; ma poi il Definitorio decise si abbandonasse quel luogo per mancanza di vitto. Avendo però la cennata Università proveduto il Convento del necessario, nell’anno 1619 fù popolato. Fù quindi soppresso dopo la metà del passato secolo decimottavo, ed alla metà questo secolo decimo-nono si era ridotto a Casaleno, essendosi mantenuta la sola Chiesa con poche cameruccie. E’ vero che sotto il governo di Monsignor Durini (94) fu ceduto al Seminario dei Marsi, onde se ne servissero i Seminaristi per villeggiatura nelle vacanze autunnali; ma il Luogo-pio non mai si è servito di tale cessione, perché avrebbe avuto bisogno di somma assai considerevole per riedificarlo. In seguito nell’anno 1858 (95) dietro le premure di alcuni Signori Cerchiesi, gli Osservanti presero l’impegno di aprirvi una casa, e fino allo scorcio dell’anno 1866 lo avevano in buona parte ricostruito, ingrandendo anche la Chiesa; quando ai 31 Dicembre dell’anno indicato (95) novellamente fù chiuso, attese le leggi in vigore.(96) XII.a L’ultima popolazione riunita al Comune di Cerchio abitava all’antico Castello Marso chiamato Preturo che si elevava frà i monti Ventrino, e Moro. Esso castello avea la Chiesa di S. Lorenzo notata nella Bolla di Pasquale II.° con queste parole: – Sancti Laurentii in Preturo; – e nell’Elenco con queste altre: – Ab Ecclesia Sancti Laurentii de Praeturo pumes sex, et spallarum par unum – Aveva pure la Chiesa dedicata a S. Andrea indicata nell’Elenco con queste altre parole: – Ab Ecclesia Sancti Andreae di Preturo, cuppas sex[…]”

    Senz’altro allo storico Andrea Di Pietro bisogna, come giusto che sia, tributare il giusto riconoscimento di storico attento e meticoloso.

       Il 10 Dicembre 1806, nasceva ad Aielli, dal dottore in “utroque jure” Giuseppe e da Carolina Maccallini, lo storico nonché canonico della cattedrale dei Marsi (allora in Pescina) Andrea Di Pietro, figura di primissimo piano nel panorama culturale della nostra sub regione marsicana.

La sua produzione letteraria è incentrata sulla storia della Marsica.

    Il Nostro attinse la maggior parte delle notizie per la sua fondamentale opera, tanto preziosa per chi vuole conoscere più da vicino la storia del nostro comprensorio, dai documenti collocati nell’Archivio della diocesi dei Marsi (ubicato prima in Pescina ed ora  in Avezzano ). Il suo insostituibile lavoro è senz’altro da prendersi in considerazione e da elogiarsi in toto anche perché molti documenti sono andati perduti a causa del devastante terremoto del 13 Gennaio 1915 e da un incendio accaduto agli inizi degli anni ’50 del passato secolo.

   Non sempre però il sagace operato del Di Pietro fu apprezzato e posto alla giusta attenzione degli addetti ai lavori. Si veda a mò di esempio il giudizio durissimo di Federico Terra espresso nella sua eloquentissima opera: “ Sopra il difetto, la importanza e la necessità d’una storia de’ Marsi, e sopra i più facili modi a provvedervi considerazioni e pensieri di Federico Terra””, edita in Aquila nel 1876, per i tipi di Berardino Vecchioni tipografo:

”[…]che/dovrà dirsi mai dell’altro scrittore/contemporaneo D. Andrea Di Pietro?…-(sic)/Quanto alle opere pubblicate non è a lodarsi/davvero; ed a parte qualunque riserva consi-/gliata da ogni altro sentimento  che non quello/della verità, Egli è per fermo ( come in ordine/di tempo così in ordine di meriti ) l’ultimo/degli storici nostrani. Volendo solo sceve-/rare il male dal pessimo potrebbe dirsi che il/Catalogo dei Vescovi della Diocesi ec. sia l’ope-/ra meno condannevole delle altre: comunque/pure lodata più del dovere da qualche giornale/cattolico[…].(97)

     Le altre opere, sempre a giudizio del Terra sono : 

“[…]i lavori/più sbagliati di tutti sia nella sostanza sia nella/forma[…]il Di Pietro è scrittore poco diligente/e niente autorevole di cose attenenti alla no-/stra storia: perciò stesso da diffidarne ancora,/in modo da non prendere per vere (secondo le/parole del Rogadeo, del Giovenazzi, del Momm-/sen) le visioni, le chimere, le frottole o le/poltronerie sue[…]”

Il Terra addirittura mette in dubbio anche l’unico documento da lui apprezzato:

“[…]E noi Marsicani/possiamo essergli grati senza dub-/bio per aver pubblicato nella seconda delle/sue opere quelle notizie riguardanti le Chiese marsicane; non che la Bolla di Clemente III/al nostro Vescovo Eliano. La quale ( se vera )/è interessantissima per la notizia che ci dà di/tanti antichi paesi, Casali o Villaggi nostrani/poi riuniti od agglomerati in modo da dare/ origine ai paesi attuali[…]”.

     Giudizi molto duri ed aspri che il Nostro non merita affatto; pian piano, adesso, infatti se ne sta rivalutando la sua nobile figura di storico e ricercatore grazie anche alla perfetta funzionalità dell’Archivio della Diocesi dei Marsi ( sagacemente riordinato dallo storico nonché ricercatore Angelo Melchiorre (1935 -2014) al quale senz’altro va il merito ed il plauso per la riapertura al pubblico di questa importante infrastruttura frutto del suo impegno quotidiano ed indefesso per amore della storia:”[…] Considerate la vostra semenza./fatti non foste a viver come bruti,/ma per seguire virtute e canoscenza[..]”) che permette di verificare, se ce ne fosse stato bisogno, l’esattezza delle notizie fornite dal Di Pietro nella Seconda metà dell’Ottocento. 

   Il Nostro è l’unico Autore che sistematicamente ed esattamente mette in evidenza le località antiche con quelle moderne individuando con perizia i territori di pertinenza di ogni Comune: lui, infatti, dà di ogni località rinvenuta nei documenti conservati nell’Archivio della Diocesi dei Marsi ( prima in Pescina ed ora in Avezzano ) l’esatta ubicazione. 

    Encomiabile Lavoro ancora oggi validissimo ed imprescindibile per quanti vanno alla meticolosa ricerca storica di ogni centro della nostra sub regione marsicana e delle proprie radici storiche.

    Andrea Di Pietro infatti, nella sua maggiore opera:” Agglomerazioni delle popolazioni attuali della Diocesi dei Mars ecc.” edita nel 1869 per i tipi della benemerita Tipografia Marsicana di Vincenzo Magagnini(98) di Avezzano, mette nel dovuto risalto le doviziosissime notizie tratte dai documenti conservati nel menzionato archivio della nostra Diocesi. Il Nostro di ogni paese traccia un autorevolissimo profilo storico dal medioevo alla prima metà dell’Ottocento. Egli, con umiltà ed intelligenza, continua il filone storico iniziato nel ‘600 da Muzio Febonio (1597-1663 ) e, nel Settecento, da Monsignor Pietrantonio Corsignani (1686-1751 ).

    Non sappiamo quando il Di Pietro trasferì la propria residenza in Cappelle dei Marsi ( frazione del Comune di Scurcola Marsicana), nel nucleo familiare del cognato Agostino Gatti marito della sorella Maria Amalia. Non sappiano se si trasferì prima o dopo la morte del cognato avvenuta all’età di circa 59 anni, il 20 Novembre 1849.

    I dati relativi alla morte del Nostro, avvenuta a Cappelle dei Marsi il 26 Marzo 1874, sono tratti dal “Fuoco”(famiglia) n. 193 facente parte dello Stato delle Anime conservato, attualmente, nella sopramenzionata chiesa parrocchiale di Cappelle dei Marsi (99), data la rarità del menzionato documento: è l’unico dove si riporta la data di morte del Nostro ( non esistono infatti nel Comune di Scurcola Marsicana, a causa del terrificante terremoto del 13.1.1915, i registri degli atti di morte relativi all’anno 1874), si pubblica in questo articolo e si consiglierebbe di conservarlo nell’Archivio della Diocesi dei Marsi : bisognerebbe immediatamente scannerizzarlo ( Nel 2016 l’intero fondo dell’Archivio Parrocchile di Cappelle è stato versato nell’Archivio della Diocesi dei Marsi in Avezzano). 

    Per quanto riguarda invece la data di nascita del Di Pietro l’apprendiamo sia dallo stato delle Anime ante 1813 e sia in quello redatto nel 1831 (100) attualmente conservati nell’Archivio Parrocchiale di Aielli.

    Vedendo l’albero genealogico del Nostro notiamo che Andrea Di Pietro è apparentato con le famiglie più cospicue e potenti di Cerchio, Aielli , Collarmele, Castelvecchio Subequo e Scurcola Marsicana.

    Notiamo ancora che oltre al nonno materno Barlaam Maccallini ( 1713- ? ) che svolgeva l’attività medica, anche gli zii Antonio (1756- ?) e Baldassarre Maccallini ( 1775-1843 ), eletto alla carica di consigliere Provinciale  ed alla carica di Consigliere Distrettuale di Avezzano,  e suo cugino Gaetano ( Vincenzo Cajetano) Maccallini ( 1806-1881 )  eletto  alla carica di consigliere provinciale della provincia dell’Aquila, erano medici così come pure medico era l’altro zio Ludovico Samperlotti di Castelvecchio Subequo.

    La nonna Carolina Maccallini ( 1772 – 1844 ) era figlia del medico Barlaam (1713-?- mio quintavolo ) e di Lucrezia d’Amore (1739- ? ), figlia, a sua volta, di uno dei più facoltosi personaggi di Cerchio: Fulgenzo ( Matteo Fulgenzo, nato a Cerchio il 10 ottobre 1701, da Giovan Battista e da Lucretia Letta ed ivi deceduto il 9 dicembre 1767- mio sestavolo ) e di Virginia Mancini ( nata a Riofreddo il 16.10.1710 e deceduta in Aielli il 26.8.1781 ).

     La citata Carolina era sorella del mio quartavolo Nicasio ( 1758 – 1824 ), capostipite dei Maccallini di Cerchio eletto, durante l’invasione francese del Regno di Napoli (1798-99), in “pubblico parlamento” dall’Università di Cerchio, come uno dei tre condottieri ai quali era stato assegnato il comando di un quartiere del paese (101) .   

    Il sopramenzionato Baldassarre sposa Maria Restituta d’Amore(1774-1839) di Cerchio figlia del facoltoso Anselmo Antonio (1735-1797) e sorella del “Magnifico dottore delle due leggi” Filippo, Alessandro, Romualdo ( 1765- 1837 ), sindaco del comune  di Scurcola Marsicana agli inizi del XIX secolo ed uno dei maggiori possidenti dell’intero comprensorio marsicano; del “ Magnifico dottore delle due leggi” Vincenzo Felice Giampietro (1767-1835), Consigliere distrettuale di Avezzano nel 1821, Capo della guardia urbana del comune di Cerchio e Sottintendente interino di Avezzano; dell’arciprete di Cerchio Francesco Antonio ( 1769-1844), fu questi, all’età di solamente 15 anni, eletto alla carica di canonico; di don Erasmo Urbano Fortunato ( 1771-1855), legato pontificio e di don Lorenzo Domenico ( 1777-1852), Comandante della “Massa di Cerchio” e Governatore e Giudice di Cerchio durante gli sconvolgimenti politici che fortemente caratterizzarono il Reame di Napoli durante l’invasione Francese del 1798-99 (102) fu, quest’ultimo, eletto anche alla carica di sindaco del nostro comune dal 1825 al 1831 e, il 29 dicembre 1840, viene eletto, con apposita deliberazione del consiglio comunale, alla carica di “ Maestro dell’ Agricoltura”.

    La sopracitata Maria Restituta era nipote anche dell’arciprete Angelo Nicola d’Amore (1734-1820)  e cugina di Venanzio d’Amore ( 1772-1854) il quale unendosi in matrimonio, nel 1795, con Rachele Fracassi di San Vincenzo Valle Roveto, formerà il nuovo e potente casato dei d’Amore Fracassi anche lui fu eletto, in “ pubblico parlamento” come uno dei tre condottieri di Cerchio in occasione della “anarchia” avvenuta durante l’invasione francese nel regno di Napoli  (1798-99). Alcuni anni dopo, durante il governo dei napoleonidi, come fecero la maggior parte dei galantuomini del regno, cambierà casacca: da filo borbonico diventerà filo francese infatti, il 30 novembre 1806 fu eletto consigliere al Consiglio dell’Aquila dall’Università di S. Vincenzo  Valle Roveto. Fu eletto anche “Deputato  della festa dell’abolita Feudalità” e, nel 1821-22, fu eletto alla carica di  “ Consigliere Distrettuale di Avezzano”. (103)

    Peccato però che di Andrea Di Pietro, forse sicuramente anche a causa del disastroso sisma del ’15, non abbiamo lettere o altri documenti, tranne quelli conservati nella diocesi dei Marsi in Avezzano, attraverso i quali capire meglio la sua forte personalità.

    Non sappiamo quali erano i suoi amici, i suoi referenti storici che comunque doveva avere. 

   Non ci è dato sapere con chi il Nostro si consigliava per l’elaborazione dei sui interessantissimi lavori (104).

    E’ veramente un peccato.

    Una piccolissima eccezione è stato il fortunoso rinvenimento della foto di Andrea Di Pietro, custodita gelosamente dalla pronipote Maria Di Pietro, nella propria abitazione ubicata in Cappelle dei Marsi. L’importante recupero avvenne nella primavera del 1985 quando cioè io, e gli amici di Aielli, Mario Palerma e Mario Callocchia andammo alla casa della signora Ada Di Pietro per chiedere lumi e notizie intorno alla figura dello storico Di Pietro. 

     La menzionata Ada fu molto gentile permettendomi anche di riprodurre la foto la quale immediatamente fu pubblicata nel depliant illustrativo della 2^ Mostra Etnografica “Aielli nella storia e nel folclore” organizzato dal Laboratorio Storico “Don Andrea Di Pietro” in Aielli dal 5 Luglio al 30 Agosto 1985 ed in vari articoli da me pubblicati in varie riviste.

   Un particolare curioso mi colpì , Ada Di Pietro  affettuosamente chiamava il Nostro solamente Monsignore senza mai pronunciarne il nome .

    Speriamo che altri più fortunati di noi, riescano a rinvenire presso archivi pubblici o privati notizie riguardanti lo storico Andrea Di Pietro che senz’altro merita attenzione non solo da parte degli addetti ai lavori ma anche da coloro, che come novelli Diogeni, vanno alla ricerca delle proprie radici storiche: il suo operato senz’altro non va ignorato né tanto meno sottaciuto.(105)

    Piace chiudere questo capitolo riportando i passi salienti della storia della Marsica dell’XI secolo descritti dal monaco Amato di Montecassino (106) nella sua pregevolissima opera: “ Storia dei Normanni” abbracciante un periodo storico che va dal 1016 al 1078 (107):

“[…]LIBRO SECONDO[…]I conti della Marsica, il potente figlio di Borrello, tutti i grandi che abitavano intorno a lui, si facevano cavalieri dalle sue mani e riceveva grandi doni da lui. Il marchese Bonifacio, che è il più grande d’Italia per ricchezze e per numero di cavalieri, fu amorevolmente amnistiato e si unì a loro. Due volte l’anno con doni per mezzo dei suoi messaggeri Guaimario visitava l’imperatore di Germania, ma anche l’Imperatore gli mandava dalla Germania doni. Guaimario è lodato in tutto il mondo per la buona fama di Dragone[…]LIBRO TERZO[…]Il cancelliere Federico, guardando con malizia dei Normanni e non l’iniquità di tutti coloro, che abitavano in quelle parti, disse: “ Se io avessi cento cavalieri effeminati, io combatterei contro tutti i cavalieri Normanni.” Dunque corsero alle armi e alle lance e unirono le forze di Gaeta, di Valva e delle Marche. Vi aggiungono gli uomini dei Marsi e di altre contee. Come un mansueto pecoraio sono mandati contro forti lupi; il valore e la potenza di questi si manifestarono[…] LIBRO QUARTO[…]Che era una grossa fatica egli comprese andando qua e là per la campagna di Capua. Infatti, egli prese per diletto di riposo le ristrettezze di fatica. Questo Principe Riccardo, quando venne per sposare la figlia, mostrò che era noiosa l’altezza dell’antichità del principe nella sua famiglia a paragone di quella che aveva egli. Tutto abolì l’avarizia dei ricchi. Gli piaceva di aprirsi agli uomini più che all’arroganza degli abitanti della contrada. Egli possedeva un cavaliere singolare, basso per la statura, molto robusto e frote, ma era gentile, molto contadino e senza esperienza. Costui era figlio adottivo suo ed egli lo volle per genero. Lo avvertiva molto e gli dava continuamente doni. Infine mostrò che costui gli stava a cuore, perché a questo cavaliere, che si chiamava Guglielmo, egli diede sua figlia. A lui diede in dote la Contea di Aquino, la Contea dei Marsi e quella della ricca Campagna. Lo fece Duca di Gaeta. Costui fu gonfaloniere, consigliere. Principe e capo di tutta la cavalleria[…]LIBRO SESTO[…]Quando la fama di Guglielmo si sparse in tutte le parti, i Marsicani di Retensa, di Amiterno, di Valvi e di tutti coloro, che abitavano nella parte della Campagna, godevano del suo ordine. Infatti l’ardire del Principe, per la sua potenza, faceva paura a coloro che abitavano intorno. E, poiché era parente del Conte della terra, vegliava le sue notti e con denaro aspettava la sua grazia. Ma un nemico non poteva sopportava (sic) l’offesa di un altro nemico senza il volere di Guglielmo. Tutto era per la grazia, che egli aveva ricevuto, del Principe Riccardo. 8. In quel tempo uno dei Conti della Marsica, che si chiamava Bernardo,(108) per avarizia insaziabile e per desiderio di avere, si partì da lui l’amore del fratello. Costui con giuramento, spergiuro e tradimento, prese tutta la parte del fratello e voleva ereditare tutto dal padre. Cercò perciò di cacciare l’altro dalla terra. Lo perseguitò. Ma il fratello maggiore e a lui superiore non fece pace, ma fece in modo che il primo fratello non avesse figli. Egli distrusse la vigna e gli alberi e lo fece anzi tempo regolatore del lavoro. In seguito entrando nella sua terra non era rimasto nessun albero, solo nella corte era rimasta una noce; perché proprio per questo la moglie di Oderisio (109), suo fratello maggiore, lo aveva piantato, perché non fosse tagliato, lo pregò. Oderisio cercò di aver pace con lui e lo pregò perché i suoi figli fossero suoi cavalieri e colle ricevere la terra da lui. Bernardo non voleva farlo, perché voleva cacciarlo via dalla terra. Oderisio aveva sette figli, (110) di cui due erano vescovi, il terzo era monaco e cardinale di Roma, gli altri si dilettavano della cavalleria secolare; tenne un consiglio con i figli di ricorrere all’aiuto del Principe. Azzo, suo figlio, vescovo, inviò ambasciatori alla  corte del Principe, gli promise di dargli mille libbre di denari; promise al nipote di Guglielmo, che si chiamava Mostrarolo, di dargli la sorella per moglie: ella si chiamava Potarfranda. Il bravo Principe cavalcò in modo singolare e si recò dal Conte dei Marsi per vedere la terra e piantò le tende. Berardo unì i suoi cavalieri e disse di voler combattere contro l’esercito del Principe. Questi mandò alla battaglia solo cento cavalieri e li inviò contro l’innumerevole folla di Berardo. Ma i soci cavalieri di Berardo fuggirono davanti ai cento cavalieri normanni e si difesero dentro le mura. I cavalieri del Principe iniziarono a prendere con la forza il castello; presero molta preda; presero gli uomini e fecero questo danno a Berardo. Le nozze del nipote di Guglielmo furono celebrate. Poi il Principe ebbe il denaro, che il vescovo gli aveva promesso e altri doni. Quindi ritornò a Capua. Il giovane, cioè il nipote di Guglielmo, con l’aiuto dello zio e dei parenti della moglie, andò alla ricerca di Berardo, che prese per mezzo di un figlio, pagò le mille libbre a Berardo, poiché era il più grande e si ….. come lui; per il resto pagò tre volte cento[…]LIBRO SETTIMO[…]Questa Storia dice che, quando sorsero queste tra il papa e il Duca Roberto il Guiscardo, (111) il Papa adirato e corrucciato, si partì da Benevento e se ne andò a Capua, per dare il suo favore al Principe Riccardo, che era nemico del Duca Roberto. Il Duca, come se fosse di alto cuore, per riverenza del papa, cioè per dispetto, fece apparire il suo esercito per far vergognare il Principe. Come primamente vennero a Venafro, i figli di Borrello, che si erano allontanati dalla fedeltà del Principe, vennero per nuocergli; un loro parente si unì con il Duca, che fu lieto di questa amicizia, poiché nella sua cavalleria non aveva abbondanza di viveri né quindi aumentava. Questi figli di Borrello furono fatti condottieri dell’esercito del Duca stabilirono di cedere i castelli, che non erano ben fortificati e forniti, che, come erano presi, venivano bruciati; di là vengono a Capua. Al confine della Contea di Tagliacozzo, nel luogo chiamato Plomeresco, misero le loro tende. Con fuoco bruciarono tutti i villaggi là intorno. Poi vennero a Padulla, vicino a Canovili, pieno di villaggi e bestie fornite di acque profondissime. Bruciano le case e trasformano tutto a preda: consumano con una crudele distruzione tutte le cose che erano presso Capua[…]LIBRO SETTIMO[…]iordano figlio del principe Riccardo, che non aveva eseguito l’ordine di costui, fu maledetto dal padre. Ma questi fu ripreso dalla sua gente e quindi ottenne di nuovo di essere benedetto. Il Principe gli richiede la benedizione a condizione che egli eseguisse la sua volontà ed esamina la lite che c’era tra loro. Il Duca desiderava che il figlio ritornasse alla grazia del padre; consigliò che il figlio restituisse al padre Nocera dei Cristiani, che il Principe desiderava avere; che il padre doveva concedere al figlio la Contea dei Marsi, Amiterno che era dietro i suoi possessi e di Salvino. E così fu fatto. Giordano con i suoi 80 cavalieri e con Berardo e i tre figli del conte Oderisi, entrò nella sua terra dei Marsi; aumentò il conte Berardo; annientò il conte Berardi, privandolo prima di un grandioso bottino. Tuttavia Berardo era grande in Celano con la sua gente e dichiarò che egli non voleva combattere contro nessun cavaliere del Principe. Dopo, però, per gli 80 uomini di Giordano si era nascosto. Per la fama di questo fatto, i Conti, che gli erano stati vicini, inviarono il tributo per ottenere la grazia di Giordano. Berardo, figlio del Conte Berardo, a cui richiesta Giordano era andato nella terra dei Marsi, abbandonò la compagnia di Giordano: fuggì di nascosto per l’avvertimento del padre. Sempre giurò sui sacramenti e fu fatto cavaliere di Giordano. Egli non si curò del suo fuggire e fu fermo nel suo volere. I Normanni andarono velocemente nella pianura. Giordano con i suoi figli restò fermo. Ecco come il papa Leone (112) voleva combattere contro i Normanni e voleva cacciarli. Infatti 10.000 uomini di tal fatta avevano detto prima questo, ma poi furono vinti da 500 Normanni; i popoli di Quattro Contee sono costretti a pagare il tributo ai cavalieri Normanni[…]Per seguire la malvagità di qualche altro, si parlerà del conte dei Marsi, che si chiamava Berardo. (113)Tolse al fratello la parte di eredità da parte del padre. Tolse le fortezze a color che le avevano nella sua Contea e li cacciò dalla loro terra e dalla loro nazione. Perseguitò in questo modo l’altro fratello carnale, che si chiamava Pandolfo (114) ed era vescovo. In primo luogo cominciò a servirlo apertamente, facendo le cose come il vescovo voleva. Li portavano ad un letto e vi dormivano; la moglie era sempre ai suoi piedi e cominciarono a infastidirlo i figli di lui. Egli non diceva che ciò che faceva il fratello del vescovo ma i suoi servi. Il vescovo, con cuore puro e semplice, consacrò chierico uno dei suoi figli e lo amò come un figlio tra le cose della chiesa. All’altro figlio diede le armi e cavalli e tutte le cose che gli erano necessarie. Infine, il lodato Berardo vomitò e gettò il veleno, che aveva in cuore, per la bocca. Quando il fratello stava al castello di Oretino, che gli aveva lasciato il padre perché lo governasse, il Conte andò in detto castello. Venne con i suoi cavalieri e non gli fu vietato di entrare né gli fu detto di non entrare, poiché egli mostrava amore. Poi, quando fu dentro, catturò il vescovo suo fratello, prese il castello cacciò via i servi di suo fratello e li rimpiazzò con i suoi guardiani. Tenne prigioniero il fratello tanto finchè questi non rifiutò l’eredità del padre e la regalò tutta e Bernardo. In seguito lo perseguitò nelle cose della Chiesa. Poi fece entrare sua figlia in un monastero e la fece nominare abbadessa.. Quindi con violenza, tolse al vescovo le decime e ciò che ragionevolmente era del vescovo. Ancora lo spogliò di tutto. Infatti, mise mano per forza in… lo maltrattò…ciò che aveva….il capo di…vi nascose dentro….gli diede il tesoro e andò per…alcuni…ciò che… si opposero; bruciò il castello e gli uomini, che erano 240.  Due parenti di questi nobili, che erano di Campagna, erano venuti in loro aiuto; essi quando potevano fuggire. Lo facevano e Berardo ostentava loro sicurezza ed egli in cuor suo confidava che venisse da lui. Questi vennero a parlargli amichevolmente, ma improvvisamente fece tagliare la testa davanti a sé stesso; dunque, subito, recuperando i figli, rovesciò il male su di sé e su i suoi figli. Poichè come uomo non tenne fede ai suoi parenti, né ebbe il timor di Dio, la vittoria fu data ai Normanni[…]”

Note

  1. Muzio FEBONIO: “Historia Marsorum libri tres una cum eorumdum episcoparum catalogo auctore Mutio Phoebonio” Napoli apud Michelem Monachum 1678; Pietr’Antonio CORSIGNANI : “ Della Reggia        Marsicana”, Napoli MDCCXXXVIII PRESSO IL Parrino; Luigi COLANTONI : “ Storia dei Marsi più antichi fino alla guerra Marsica, Italica, o Sociale”, Rocco Carabba Lanciano 1889; Benedetto D’AMORE : “ Raccolta de’ portenti e miracoli fatti dalla Madonna delle Grazie la di cui immagine si venera nella terra di Cerchio compilata a sua devozione da Benedetto D’Amore”, Tipografia Grossi, L’Aquila, 1855; Tecla VECCHIETTI in TUCCERI CIMINI: “ Cerchio Notizie Storiche e Leggendarie”, Roma 1947, ARTI SEZZATINI; Antonio PECILLI: “ Cerchio nella storia e nell’arte”, Editrice D’Amato Sulmona, Tipografia Labor, 1962. 
  2. AMICONI F.:” Storia della maga Circe”, htpp://www.terremarsicane.it/marsica/?).=mode/96, 12.12.2008.
  3. Aveva un tempio a lei dedicato nel comune di Luco dei Marsi (AQ).
  4. Amiconi F., Di Domenico M.:” Bonifacio VIII e le sue Bolle delle Indulgenze Abruzzesi L’Aquila 1294- Cerchio 1300”, D’Abruzzo Libri Edizioni Menabò, Centro Stampa Filarete, Roma, 2000.
  5. Vedi nota n. 1.
  1. Antica chiesa matrice di Cerchio.
  2. Famiglia proveniente all’inizio del ‘700 dal paese di Rovere che alla fine  del medesimo secolo, con un sapiente matrimonio con un’appartenente dell’antichissima famiglia dei Tucceri si trasformò nel nuovo casato, attualmente ancora esistente a Cerchio, Tucceri Cimini.
  3. Ancora esistono a Cerchio nel luogo volgarmente detto “ngastej” (letteralmente in castello) alcuni muri antichi totalmente coperti da edera.
  4. Non più esistenti in quanto furono abbattute nel XIX secolo per ordine dell’allora amministrazione comunale capeggiata dal sindaco Venanzio D’Amore Fracassi il Giovane ( 1856-1940):”[…]Nella medesima seduta ( 30.4.1883)Il Presidente ha esposto al Consiglio che nella strada principale interna, Via Regina Margherita, e precisamente presso la casa del Signor Francesco Tucceri fu Angelo, esiste ancora un muro semidiruto detto arco di piazza, il quale è d’ingombro alla strada e di pericolo ai passanti. Propone quindi di deliberare l’abbattimento, trovandosi la proposta da oltre ventiquattro ore all’ordine del giorno. Il consiglio ritenuto la convenienza di abbattere l’inutile muro suddetto, ad unanimità Delibera che a cura dell’Amministrazione comunale ne sia fatta eseguire la demolizione, ed incarica la Giunta di disporre di quanto occorre per la medesima[…]” DELIBERAZIONI DEL CONSIGLIO MUNICIPALE 1 DAL 6 MAGGIO 1877 AL 31 OTTOBRE 1883 – Archivio Comunale di Cerchio. ”[…] Nella medesima seduta (25 Ottobre 1887) Il Presidente ha esposto alla Giunta che essendo stato demolito l’arco detto di piazza, e trovandosi la strada Regina Margherita presso il medesimo ingombra di terra ed inutile materiale, è stato necessario pulirla e sistemarla, essendo tal provvedimento reclamato non solo dal comodo dei cittadini, che debbono in quel punto passare, ma anche dalla igiene pubblica, permanentemente offesa dalle metifiche esalazioni, che da quel cumulo d’immondo materiale esalavano. Sottopone il notamento delle spese occorse, e propone di deliberare il pagamento. 1° Giornate di carro N° dodici a Lire 5 l’una                   L.60,00 2° Gradoni metri lineari 45,20 a Lire tre messi in opera L. 136,20 3° Selciato metri quadri 44,20 a Lire una la metro                                                                                                                          44,20 Totale Lire duecento quaranta e cent.[esi]mi  quaranta 246,40  La Giunta Ritenuto che il cumulo delle materie ammonticchiate presso l’arco detto di piazza erano un formite permanente di malsania per le cattive esalazioni che tramandavano, ed arrecavano gran danno alla salute pubblica per trovarsi nel centro del paese, onde lo sgombro del medesimo, e la sistemazione di quel punto era cosa di somma urgenza. Visto il notamento delle spese occorse e trovatolo regolare, con voto unanime Delibera: Che la medesime siano pagate nel loro ammontare di lire duecentoquaranta e centesimi quaranta, prelevandole dal Tit.° 1° Categ. 5^ Art.° 63[…]” DELIBERAZIONI DELLA GIUNTA MUNICIPALE 1 DAL DECEMBRE 1879 AL 18 DECEMBRE 1892- Archivio Comunale di Cerchio. “[…] Nella sommità di un’antica porta di forma gotica vi è un altro stemma, rappresentante uno scudo con una fascia obliqua. Alcuni dicono derivato dalla dimora della Dea Circe, Patrona di un distrutto Castello, ed altri dal possesso Baronale del paese: nulla però di preciso può ritenersi[…]” Bonanni T. “ I CATASTI ANTICHI DELLA UNIVERSITA’ DELLA PROVINCIA DEL SECONDO ABRUZZO ULTERIORE IMMESSI NELL’ARCHIVIO PROVINCIALE”, EDZIONI SEAB BOLOGNA- Stampato per conto della SEAB s.r.l. presso la litografia F.A.R.A.P. S. Giov. in Persiceto- Bologna, 1977, pp.35-36. Ristampa de “GLI STEMMI DELLE UNIVERSITA’ DELLA PROVINCIA DEL SECONDO ABRUZZO ULTERIORE”, AQUILA- Stab. Tip. Grossi 1882. Il su menzionato stemma è senz’altro quello della famiglia Berardi (vedi le foto riprodotte alle pagg. 24, 26,31 e 32 di “ Celano oggi memoria d’arte” di Nando Taccone , Edizioni Bora Bologna, 1990) come chiaramente si evince nell’epigrafe posta nella trecentesca torre cilindrica di Aielli ancora oggi esistente e trasformata in osservatorio astronomico dal suggestivo none “ Torre delle stelle” : “ I[N]/N[OMINE]/[DEI]/A[MEN]/A[NNO]/D[OMINI]/M/CCCL/VI/ROGERIUS C[OMES] C[ELANI] F[IERI] F[ECIT]/HO[C]/OP[US] ( Nel nome del Signore Amen Anno del Signore 1356 Ruggero conte di Celano fece fare quest’opera) incorniciata da motivi floreali recante al centro uno scudo sannitico con l’emblema dei Berardi rappresentato da una fascia obliqua. Anche nella rappresentazione della settecentesca “ Pianta e Veduta dello Stato di Celano ne Marsi Adì 3 Febraro 1720” (conservata nella Biblioteca Apostolica Vaticana, Archivio Barberini, Indice II-1944 b.) si nota, in modo inequivocabile, la porta principale ed un’altra entrata laterale oltre ad una parte delle mura cittadine con due torri cilindriche. Mentr’invece nella pianta facente parte della Reintegra del regio Tratturo Celano – Foggia realizzata per ordine di Ettore Capecelatro il 27 luglio 1651, non appaiono né le mura né le torri e, nella “ Pianta delli reggi tratturi reintegrata  dall’Illustrissimo Signor Don Alfonso Crivelli nel 1712 “, nella rappresentazione dell’agglomerato urbano di Cerchio è riportata una torre cilindccia.
  5. In un documento conservato presso l’archivio del monastero benedettino di Santa Scolastica in Subiaco apprendiamo che i sindaci di Aielli e di Cerchio il 29 aprile 1425 giurarono fedeltà al conte e alla contessa di Celano Odoardo Colonna e Cobella di Celano. Vedi in seguito.
  6. (N. 130) LEGGE, con cui si abolisce la feudalità Napoli, 2 Agosto. GIUSEPPE NAPOLEONE PER LA GRAZIA DI DIO RE DI NAPOLI, E DI SICILIA, PRINCIPE FRANCESE, GRAND’ELETTORE DELL’IMPERO.
  7. Presso l’Archivio di Stato dell’Aquila sono conservati sei catasti cerchiesi : 3 del secolo XVII e 3 del secolo successivo. Di un catasto commissionato dall’Università di Cerchio nel 1574 lo apprendiamo da un  contenzioso del 1723: “ Per la Baronessa D.(onna) Girolama Matucci Tomassetti Cola Università della terra di Cerchio. Da Trattarsi Nel[la] S.(acra) R.(egia) C.(amera) relazione del regio Consigliero Illustre Marchese di Villabruna Signor D.(on) Francesco Condè. Coll’intervento Dello Spettabile Signor Reggente Presidente del S.(acro) R.(egio) C.(onsiglio)- Napoli 30 Settembre 1723 Nicolò Pasca”. Nel Museo Civico di Cerchio si conserva il Catasto del Convento degli Agostiniani Scalzi di Cerchio del 1677 ed infine, nella biblioteca del Museo Civico di Cerchio è conservato il “Catasto geometrico di Aielli, Cerchio e Collarmele” datato 2 marzo 1896. Amiconi F. :” Il catasto del convento degli Agostiniani Scalzi in Cerchio(AQ)” in AA.VV.: “ Cabrei e Catasti tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie ”, Atti del convegno di studi, Civitella Roveto, Sala Polivalente 23 settembre 2000 a cura di Eugenio Maria Beranger e Riccardo Garbini, Tipolitografia “La Monastica”, Abbazia di Casamari (FR), 2006.
  8. Di Pietro A.:” AGGLOMERAZIONI DELLE POPOLAZIONI ATTUALI DELLA DIOCESI DEI MARSI Scritte da ED. Andrea Di PietroARSI ecc.”,  canonico teologo della cattedrale della Diocesi dei Marsi, residente in Pescina, AVEZZANO TIPOGRAFIA MARSICANA di Vincenzo Magagnini, 1869.  
  9. Ruggero II, re di Sicilia (sec. XI ).I)
  10. Chronicon Vulturnese……..Dalla circolare n. 4 dell’aprile 1983 dell’Amministrazione Provinciale dell’Aquila- 5° Centenario della introduzione della stampa un Abruzzo ( 1481-82/1981-82)- Il Comitato, apprendiamo:”[…] Presentazione del Chronicon a Parigi – Avrà luogo giovedì 28 aprile, a Parigi, nella prestigiosa sede della Biblioteca Nazionale, la presentazione ufficiale della riproduzione fototipica del Chronicon casauriense. Per la circostanza, la cui importanza sarà sottolineata dall’intervento dei Direttori generali ai Beni Librari di Francia e d’Italia, sono previste le relazioni del Prof. Alessandro Pratesi, consulente scientifico della edizione del Chronicon, del Prof. Francois Avril, Conservatore Capo dei Manoscritti della B.N. di Parigi. Per la realizzazione di questo importante incontro culturale, il Comitato per il 5° Centenario della Introduzione della Stampa in Abruzzo (che in questa occasione presenterà anche il fac-simile delle Vite di Plutarco e il Catalogo degli Incunabili delle Biblioteche abruzzesi ) si è avvalso della collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, dei Ministeri competenti, delle ambasciate e della Biblioteca Nazionale di Parigi[…]” 
  11. “[…]Nell’anno 881/882 i Saraceni penetrati una prima volta nella Marsica distrussero nei pressi di Pescina il Monastero di S. Maria in Apinianici dipendente del Monastero di S. Vincenzo al Volturno e ricco di terre donate dal duca Ildebrando di Spoleto, una seconda volta nell’anno 936-37 fu la zona orientale del lago Fucino ad essere devastata, quando gli Ungari-Saraceni incendiarono la chiesa di S. Cesidio a Trasacco ( in seguito fu ricostruita) finché da Attone III, conte dei Marsi, furono cacciati da forca Caruso verso Goriano Sicoli[…]” TERRA-ABRAMI: “ Ugo Balzani; “ Il Chronicon Farfense di Gregorio Catino” Vol. I°, Tip. Del Senato 1903. 
  12. Di Pietro A.: “ Agglomerazioni della popolazioni attuali op.cit.”. 
  13. Nel 1876 il lago Fucino, terzo lago d’Italia per estensione, fu completamente prosciugato. Colossale opera per quei tempi fortemente voluta dal banchiere e poi principe Alessandro Torlonia ( 1800-1886) realizzata dai valentissimi ingegneri Frantz Mayor de Montricher, Enrico Samuel de Bermont ed infine Alessandro Brisse. Opera questa che fortemente caratterizzò insieme alla realizzazione dell’importante tratto ferroviario Roma – Sulmona(1888) e, ancora prima, l’unificazione del Regno d’Italia (1861) la nostra contrada marsicana portandola ad aprirsi verso innovativi fermenti socio-politici-sociali. Amiconi F.:” I MARSICANI E IL PROSCIUGAMENTO DEL FUCINO”, Marsica Domani, 15/30, Aprile 2002, Anno XXV, N. 8/2002. Amiconi F.:” Antica Marsica”, Il Giornale della Valle del Giovenco- Bimestrale della Comunità Montana “ Valle del Giovenco” Pescina (AQ), Anno II, n. 4, Luglio-Agosto 2001.
  14. Peroni T..” BRONZI DAL TERRITORIO DEL FUCINO NEI MUSEI PREISTORICI DI ROMA E PERUGIA”,Rivista di Scienze Preistoriche, vol. XVI Firenze, 1961. Radmilli A.M.: “ STORIA DELL’ABRUZZO DALLE ORIGINI ALL’ETA’ DEL BRONZO”, Giardini Editore e Stampatori, Pisa, 1977.
  15. Amiconi F.: “ Cerchio e la sua arte funebre antica”, Marsica Domani, n. 7 del 15.7.1989. Amiconi F.:” ARCHEOLOGIA CERCHIESE (Articoli vari ), Museo Civico di Cerchio, Anno XII 2009, Quaderno 101.
  16. Amiconi F.:” Appunti di archeologia Cerchiese”, Arti Grafiche Fratelli Palombi Roma 1987.
  17. L’importante istituzione museale “ L’Aia dei musei” è stata inaugurata il 1 maggio 2012. Vedi E.B. “Ecco il museo con la storia della Marsica Oggi l’inaugurazione all’ex mattatoio: ingresso gratuito e visite guidate”,  Il Centro Quotidiano dell’Abruzzo, Avezzano Marsica, 1.5.2012
  18. E’ la civile abitazione di Ernestino Vitale con annesso ristorante pIzzeria “La Villetta”. 
  19. Letta C.: “ Un’offerta per Ercole. L’iscrizione del Thesaurus di un santuario vicano da Cerchio(AQ)” in AA.VV. : ” IL FUCINO  e le aree limitrofe nell’antichità “ III Convegno di Archeologia In ricordo di Walter Cianciusi, 2011, pp. 257-266.
  20. De Nino A.: ” Cerchio. Antichità del comune di Cerchio nel territorio dell’antica Cerfennia nei Marsi”, in <<NSc>> 1897, pp.427-430. Vedi anche Amiconi F.: ” Appunti di op.cit”
  21. Marsica Domani, Anno XXIX- n. 15-16/2006 . Vedi Maccallini P. “ Meditazioni linguistiche alla ricerca del vero “, CENTRO STUDI MARSICANI “ UGO MARIA PALANZA”, Grafiche Di Censo, Avezzano, 2007,pp. 174-178.
  22. Letta C. – D’Amato S.: “ Epigrafia della regione dei Marsi”, 1975, Cisalpino – Goliardica, Milano, p. 226.
  23. Letta C.- D’Amato S.: ”Epigrafia op. cit.”, pp.224-231-epigrafi n. 135 e n. 137.
  24. Maccallini P. : “ Vecus Eidus ( Eidius, Eidium, Eidianus, Eidianellus?)”, Pietro Maccallini un blog di meditazioni linguistiche, 24.11.2009, http://pietromaccallini.blogspot.com/2009_11_01_archive.html. Sullo stesso argomento Il Nostro aveva pubblicato sempre nel suo blog due articoli uno,il 19.11.2019 dal titolo: “ Vecus Eidus (Eidum?)” e l’altro il 22.11.2009 dal titolo : “ Vecus Eidus ( Eidius? Eidium?)”.
  25. Melangès de l’ Ecole Francaise de Rome Moyen Age , 103, 1, 1991, pp. 215-220.    
  26. I toponimi del comune di Cerchio attraverso i fogli comunali. Foglio n. 1 : Fonte; Canalicchio; Strada comunale Aielli-Gagliano. Foglio n. 2: Pedicagne; Vallone Cituro; Strada comunale Aielli Fonte Cituro; strada comunale Pedecagne; Fonte Cituro. Foglio n. 3 : La Cava; Fossa Capitano; Ripoli; Strada comunale di Ripoli ( finisce alla località La Cava); Fossa Cipollito; Strada comunale delle Coste; Capazzano; Ripoli; Strada vicinale di Ripoli; Strada comunale di Romito. Foglio n. 4: Strada comunale di Romito; S. Maria; Fonte Vecchia; S. Maria di Corbarola; Ferrovia Sulmona Roma; Fonte Cellaro; strada comunale Fonte Cellaro; Strada comunale di Aielli; Campo Cavallo; Strada comunale Fonticella; Fonticella; Strada comunale Palombaia Madonna del Rosario; Madonna Palombaia del Rosario; Strada comunale Costa Avezzano ( è Costa Ozzano in dialetto Costa M’zzan’ ); Strada S.S. n. 5 Tiburtina Valeria; Regio Tratturo; Strada S.S. n. 5 Tiburtina Valeria; Strada comunale del Cicolano. Foglio n. 5: in questo foglio è riportata la mappa dell’abitato del comune di Cerchio. Foglio n. 5 allegato A: Strada vicinale della Fornace; Strada comunale del Castello; Strada comunale del Castello; Strada comunale della Casetta. Foglio n. 6: Strada comunale delle Coste; S. Silvestro;Benevento; Strada comunale Aielli-Collarmele; Pioppo Fagiano; Strada comunale Capazzano; Sotto Limiti; Chiesetta; S. Anastasia; Belvedere; Strada comunale Valle Maiano; Valle Mancina; S. Biagio; Vallone di Ripoli; Ferrovia Sulmona-Roma; Strada comunale Salita di Collarmele. Foglio n. 7: Strada obbligatoria della Casetta; Strada vicinale della Fornace; Strada comunale Salita di Collarmele; Pozzo; Strada di Pastinuccio; Perduro; 2° strada di Pastinuccio; Pastinuccio; Strada vicin.[ale] 3° di Pastinuccio; Strada vicinale 4° di Pastinuccio; Strada comunale di S. Lorenzo; Tratturo; Colle delle Pere; Valle Prata; Tiburtina Valeria; S. Stefano. Foglio n. 8: Rio di Aielli; Casale del Cicolano; Strada vicinale del Macerone; Strada vicinale delle Frattucce; Strada vicinale della Cona; Il Casino; Strada comunale Mandra di Bagno; La Cona; Strada vicinale di S. Vito; Cretaro; Fosso di Ripoli; S. Vito; Strada comunale della Casetta; Sotto il Casino; Sotto la Cona; Strada vicinale di Campo dell’Olmo; Cicolano; Soda Grande; Nocicchio. Foglio n. 9 : Strada Tiburtina-Valeria; Cerquito; Valle della Madonna; Strada vicinale Cerquito; S. Vito; Madonna di Cerchio; Fosso S. Stefano; Strada vicinale comunale Fosso S. Stefano; Vicenne Secinara; Carmenando; Strada comunale delle Prata; S. Margherita; Strada vicinale del Porrazzo; Strada comunale obbligatoria della Casetta. Foglio n. 10: Strada comunale del Cicolano; Rovitoli; Soda Grande; Strada Fonte Regina; Strada di Mandra di Bagno; Nocicchio; Strada Sorbitello; Sorgione; Castellano; Rio Merdano; Morrone S. Pietro. Foglio n. 11: S. Margherita; Cassa; Canapine Vecchie; Strada Porrazzo; Strada vicinale Canapine Vecchie; Porrazzo; Tratturello di Flimini; Prata; Prata di Sotto; Flimini; Stradone di Collarmele; Stradone di Collarmele. Foglio n. 13: Stradone di Collarmele; Ficorelle; Strada comunale del Morrone; La Ripa; Strada comunale Valeria; Vitellino; Morrone; Padula. I fogli n. 14 e 15 riportano solamente i terreni fucensi. Altri antichi toponimi cerchiesi apprendiamo dal Catasto degli Agostiniani Scalzi in Cerchio compilato nel 1677: Ambrosciano; Argentella paratj; Argentella; Ara in Ara di Cerchio; Ara; Ascio in fonte; Ara in Ara di Circhio; Aniello; Aschiano; Ara in Corbarola; Aniello seù Lognano; Belvedere, seù Valle di Maiano; Belvedere; Borgo detto il Puzzacchio; Brusciano; Bricciano; Cornacchino, et Vallone; Costa di preta; Colle pera o s. Maria di piedj Ponte; Castigliano; Costa d’Arzano; Campo Cavallo; Cicolano; Colle di fucino; Calbunj; Cona di Ciofano; Cretaro; Campolj; Carminando seu S. Margherita; Carminandj; Calbuni; Cortine di Frimini; Colleranolfi; Camporeale a piè le Prata di la dal Stradone; Cona Col’Angelo sopra à Luna; Criminando Londino; Cornacchino; Campo di friminj; Colle a Cerchio; Colle Crognale; Camerano; Campo de Prati; Cartigliano; Campo dell’Olmo; Chiuse seu Ordinate; Coppa dj piana; Capo di Cava; Capo di Ponte; Crognale; Capo di Prati; Colle d’Alafrano; Casalino con ascio in Borgo; Costa d’Ozzano; Casa, e Cellaro in Borgo; Casa terranea in Borgo; Cornovecchio, seù Ardinati; Carmenando; Coll’à Circhio; Ceppa seù S. Margarita; Colle Cerino; Capo de Prati; Colle di Santo Andrea; Colajone, seu Brusciano; Ceppa; Ceppa, seù Nocicchia; Cortine di flimmini; Cretale; Cretino; Corbarola, seù S. Andrea; Capo di Ripoli; Colle Cerrino, ò sia Cerretto; capozzano; Ceppa seù S. Margarita; Colleranolfo; Carenando; Capo Valle di Catollo; Coste di Valle lancia; Cerro muzzo; Colle di Lugnano; Drogano, o Trovano; Fonticina; Fontevecchia; Fonticella; Ficorelle; Frattuccie; Frimini; Friminj; Frimini, seu Calbuni; Forme di Frimini; Frimini prati; Fonte di Caruso; fonte di Troppigliano; forme di formolj; fosse; frattuccia; fonticino; felce; fonti cella, seù Cornacchino; frattucce; Fonticino, seù Fonte Vecchia; flimmini, seù Sterpature; fonte Vecchia; Flimini, seù Sterpature; forme; fonte di Troppegliano; Luna a piedj; Le Prata di là stradone; Migliara, ò Noce dj S. Maria; Morrone; Mordano; Mandra de bagni; Macerine; Macerine di là dal Stradone di Luna- confini della terra à Camporeale, ò Morrone della Fara; Magliano; Madonna, conf.(in)o il Fosso, che viene verso la Madonna; Morrone di S. Pietro; Morano; Migliara; Morrone di Colantinuccio; Mandola di Pitocco; Mandola di Picoccha, seù Nocicchia; Mandola di Picocca; marracciano; Nocicchie; Nocicchie, seù mandola di Pitocco; Orto Sereno; Osteria di Lanzo, seu Cretaro; Osteria di Lanzo; Orto Jn Corbarola; Orto in Corbarola; Ozano; Orto Sereno, seù via di Strada; Orto con Pagliara in Corbarola; Olmo di Regio; Poste di Ripoli; Puzzo; Prati, Ponte; Prato in Ponte; Pastinuccio; Preturo; Perazza o Vigna di Lanciano; Puzzari; Porrazza o S. Margherita; Prati à Villa Maina o Can[navin]e Vecchie; Prato Villa maina, ò laghetto dj D.Filippo Ottaviani; Patiano o S. Stefano;Patiano, Ponticello; Pratj in Salciette de Friminj; Pratj à friminj; Prati in Argentella; Prata di Luna di là dal Stradone, e proprio sopra il Morrone, T(err)ra ibidem, seu Camporeale; T(err)ra ibid(e)m, seu Morrone della Fara; Pezzo Grande; Prato in Fliminj; Pentima; prata di friminj; prata di flimini; Plaiola; Pizzone di S. Pietro di frimini; P(rato) in Cannavine Vecchie; P(rato) in Villa Maina; Patronelli; Pagliari; Ponte; Pastenuccio; Prato in Ponticillo; Pagliari, seù S. Jlario; Pastinuccio; Pagliari, seù Campo Cavallo; Pagliara in Corbarola; Preturo; Prato in Villa Maina; Ponticillo; Puzzolo;Puzzacchio; Prato in Argentella; Piscina; Prato allo Pratale; prata di fuora di canale; P(rato) alle prata, e Mandra di Canale; P(rato) à fossa Levito; Puzzoli; piedi Mone; Prato in Preta Scritta; Prato in Salce, seù Sterpature; P(rato) in Ponticello; Prato in valle falcuni; P(rato) in Arzano; Prato Coco; Prata Gezzuni; Prato sotto la fonte di Canale; Prato a Costa di Sacco; Ripoli; Rovella; Rovitolo; Ripolj; Rio mordano; Rigo mordale; Rovitoli; Rigo Mordano; Rovella, seù Ripolj; Rigo di Pentima; Ripoli, seù Colle à Circhio; S. Martino ò Colle à Cerchio; S. Silvestro; S. Anastasia o fonte di Caruso; S. Andrea; Stanca di Celano; S. Giovanni; S. Pietro; Sorbotella; S. Vito; S. Margherita; S. Stefano ò Patiano; Salciette di Frimini pratj; S. Stefano seù Patiano; S. Stefano; Staffoli; Staffoli seu Castigliano; Sterpatura; Sopra la Stanca, seù Pentima; S. Stefane; Stanca; Santa Margarita; S. Lorenzo; S(anta) Anastasia ( fu aggiunto posteriormente “Seù Fonte di Caruso” n.d.a.); Sorbetella; S. Salvatore, seù Torpegliano; Sotto limmiti; S. Margherita, seù Ceppa; sotto Bagno; Sotto Mandra di Bagno; Sodo al Puzzo, seù Cannito; San Stefano; Soda in S. Stefano; Sotto il Morone di San Pietro, seù rigo mordano; S. Pietro, seu sorbotella; Spineto; S. Lorenzo, o sia Parinuccio; S. Margherita, seù Villa Maina; Spotenate; Sotto il lago seù Tascitana; S. Scirica; Turco, seù Pizzone di S. Pietro; Tropigliano;  Trovano; Troppigliano; Tropigliano ò Migliara; Turco; Trovano, seù Pastenuccio; Via di Maiano; Valle de Mancini; Vigna di Titta; Villa Maina, prati; Villa majna prati ò Can(navin)e vecchie; Villa Maina o laghetto dj D. Filippo Ottaviano, Prato; Valle de Prati, ò Colleranolfi Fonte Gellana; Villa Maina ò Cann(avin)e vecchie; Vig.(ne) Vecchie, seù Rovitoli; Valle di Maiano; Vitellino; ibid(em) seù Macerine; Via dritta; Valle Jascià; Via playa; Vig.(n)a à Lognano; via dritta, seù Calaione; Valle di Maiano seù S. Anastasia; Villa Mayna, seù Flimini; Via Cupa. Altri antichi toponimi si apprendono dalla “ Contribuzione Fondiaria Provincia di Abruzzo Ulteriore  Intendenza di Aquila Università di Cerchio  Processo verbale Della ripartizione del Territorio dell’Università di Cerchio Noi sottoscritti Sindaco ed Eletti, e Commissarj Divisori della Università soprascritta in presenza del Sig.r Francesco Fantini Controloro delle Contribuzioni dirette, dopo lettura da Esso fattaci dell’Articolo ottavo, tit:[olo] e sez.[ione] 2 della legge de 8 Novem:[bre] prossimo passato Anno in vigor della quale ci viene ordinato di fare la divisione del territorio di questa Università in sezzioni avendo ben considerato il medesimo in tutta la sua estensione siam venuti a distribuirlo in sezzioni dieci, quali appunto sono le seguenti: La prima detta Flimini, e stradone La seconda detta Ceppa, seu S: Margherita, e Carmenando La terza detta Ponte, e Colle Pera La quarta detta Trovano, e Colle S. Andrea La sesta detta Valle di Ripoli, e Colle a Cerchio La settima detta Fonticina, e Campo Cavallo L’ottava detta Patronelli, e Rio Merdano La nona detta Ozzano, e Campo dell’olmo La decima detta Sorbetella, e S. Pietro Ed affinché questa ripartizione non abbia a soffrire cambiamenti capaci di alterare il sistema delle operazioni, alle quali ella deve servire di base noi dichiariamo, che la prima delle sopra scritte sezzioni chiamata Flimini, e Stradone è appunto quella parte di Territorio della nostra Università, che confina a Levante con il fiume della Fara; a ponente con la strada detta La Mandra, che dal Lido del Laco conduce a Cerchio; a Mezzogiorno col lido del detto Laco; ed a Settentrione con la sezzione seconda intersecata dalla Strada, che conduce a Pescina, prentendosi la linea di demarcazione per questo lato dalla strada, che dal Fiume della Fara conduce sotto Ceppa, e da Fucino, dove riunisce con la linea descritta. La seconda è quella parte del Territorio del nostro Comune detta Ceppa, Carmenando, che a Levante confina  con il Stradone di Luna; a mezzogiorno con la sezzione di Flimini  intersecata dalla strada, che conduce a Pescina; a Ponente con la strada detta La Mandra, che và fino a Cerchio, al punto, che dal Trattojo s’incammina per la strada di S.[anta] M.[aria]a Piediponte;  prendendosi la linea di demarcazione per questa sezzione, dalla parte di Settentrione per la Strada Consolare che conduce da Celano a Pescina, al punto che si divide con la strada, che cala a Luna, e confina con la sezzione prima. La terza è quella parte del Territorio del nostro Comune detta Ponte, Colle Pera, che a Levante confina con il Territorio di Collearmele, che per la via che ha principiato alla strada Consolare di Pescina sale alla Fonte di S. Simone, e  da per retta linea và alla Fontana della Costa di Furmoli; a mezzogiorno con la sezzione seconda, per la strada Consolare di Pescina; a Ponente con la strada, che dalla Mandra conduce a Cerchio; a Settentrione con il Reg.[i]o Trattojo, che dalla Strada detta conduce alla Fonte di Furmoli. La Quarta detta Trovano, e Colle di S. Andrea è quella parte del Territorio del nostro Comune, che a Levante confina con la detta Fonte di Costa di Furmoli; a Mezzogiorno con la detta strada della Mandra, che conduce a Cerchio; ed accosta con le mura del paese a S. Antonio; a Settentrione con la strada che passa per il Pozzo, e và alla nominata Fontana di Furmoli. La quinta sezzione è quella parte del territorio del nostro Comune detta Migliara, e Rovella, che confina a levante con la detta Fonte di Furmoli per la linea retta alla bocca di Valle Scafella, con il territorio di Colle Armele; a mezzogiorno con la descritta sezzione quarta alle Mura del Paese; a Ponente con la strada che conduce dalla Chiesa di S. Antonio alle grotte di Pigozza, detta via dritta e poi per il Vallone, che sale il monte S. Pietro; a Settentrione confina con il Comune di Gagliano, Castel di Ieri, Tione e Goriano Sicoli; Tirata la linea di demarcazione dalla Fonte di Furmoli per la valle di Cotigliano alla bocca di Valle Scafella, a Goriano Sicoli a Gagliano, giusta i confini del Territorio. La sesta sezzione detta Valle di Ripoli, e Colle a Cerchio, è quella parte del nostro territorio, che a Levante confina con la sezzione quinta divisa con la strada descritta detta via dritta; a Mezzogiorno confino con la strada che da S. Antonio conduce al Ponte di Romito sale alla Fonte di Mosciano; a Settentrione con il Monte di S. Pietro, Ovindoli, e Rovere, giusta i confini. La settima sezzione è quella parte del territorio del nostro Comune detta Foncina (sic), e Capo Cavallo, che a Levante confina con le mura del Comune, propriam[ent]e al locale detto la Calcara per  la Strada, che va dal Convento di S.[anta] M.[ari]a Corbarola s’intirizza per la strada della Mandra al Regio Trattojo; a Mezzogiorno è conf.[inante]dal Regio Trattojo alla Croce del Morrone; a Ponente al punto del Morrone per la via, che porta alla strada Consolare di Celano; da quel punto a tutto l’Oliveto de’ Signori Tomassetti, e Masciarelli; e quindi per la strada che da S. Antonio porta a Romito. L’ottava è quella parte del Territorio del nostro Comune detta Patronelli e Rio Merdano, che a Levante confina dal punto del Regio Trattojo con la strada detta Mandra di Bagno alla strada che conduce a Pescina; a Mezzogiorno con detta via di Pescina, alla stanca di Celano; a Ponente con il territorio di Ajelli diviso dalla strada che dalla stanca va al Regio Trattojo; a Settentrione con il Regio Trattojo. La nona sezzione detta Ozzano, e Campo dell’Olmo, comprende quella parte di territorio del nostro Comune che a Levante confina con la Strada Consolare della Mandra alla via, che và a Pescina; a Mezzogiorno con la detta strada di Pescina, che và alla stanca; a Ponente con la sezzione ottava divisa con la strada della Mandra di Bagno; a Settentrione con il Regio Trattojo. La sezzione decima è quella parte del territorio del nostro Comune detta Sorbetella, e S. Pietro, che a Levante confina con la strada della Mandra; a Mezzogiorno con il Lido del Laco Fucino; a ponente con la stanca di Celano; a Settentrione con la strada che conduce a Pescina. Cerchio 8 8bre 1807 Giovanno Cipriano Sindaco + Segno di Croce di Gabriele Antidormi Eletto   Nicasio Maccallini Primo Eletto  Pasquale Iacobacci Commissario divisore    Vincenzo Carosone Commissario divisore   Francesco Fantini destinato per Controloro “. Sala consiliare “ Palo Borsellino “ del comune di Cerchio.  Dallo Stato delle Anime compilato il 1 gennaio 1864 dall’economo curato don Beniamino Pietroiusti ( 24.12.1818 – 5.10.1908 ) e conservato attualmente presso in Avezzano presso l’Archivio della Diocesi dei Marsi, apprendiamo i nomi delle strade di Cerchio: Poggio Corbarola, Via dritta dalla Croce alla Chiesa, Ridotto Zecchino o Boccione, Largo della Bavana e dietro la Chiesa, Piazza della Chiesa, Vicolo de Granili, Piazzetta, Via di Mezzo fino alla Porta di Piazza, Largo S. Bartolomeo, Castello, Via dell’Arco di Piazza, Rua Cucule, Rua Cintione, Via Ciotti, Ridotto Carne-Carne, Ridotto Postatolo, Rua Ciaglia, Rua Fosca, Rua Santarelli-Legge, Puzzacchio, Via Rimbombitto . Alla fine del XIX secolo le intitolazioni delle strade interne del paese erano le seguenti: Via Lunetta, Via Traversino, Via del Castello, Via del Macello, Via Corso delle Grazie, Via del Belvedere, Via Protettori, Via Prato Montone, Via Centrale, Via Greco, Via Sperduta, Via Saltarello, Via Lesbino, Via Campocavallo, Via Santa Lucia,Piazza Santi Giovanni e Paolo, via del Municipio, via dell’Oriente, Salita del Gicante, Largo San Bartolomeo, Via della Stella, Largo della Croce, Chiusa Prato Montone,Via Doppio Ponte, Salita del Castello, Via Torre di Croce, Borghetto della Pergola, Via del Disastro, Via dell’Oriente belvedere, Via Moro, Largo del Lauro, Via strada Centrale, Via Savoia, Largo Santa Maria di Corbarola, Via della Cerra.
  27. Il vescovo della Diocesi dei Marsi, Mons. Giovanbattista Milanesi (1562-1578) con propria bolla emanata da Avezzano il 14 dicembre 1577 diede il suo assenso affinché la chiesa  di Santa Maria di Corvarola o Corbarola con la relativa confraternita fossero messe sotto la protezione vescovile e della chiesa cattedrale di S. Sabina. Amiconi F.: ” Storia della Madonna delle Grazie in Cerchio e Giovanni Feneziani”, Centro Stampa GraphiType, Raiano, 2003.
  28. Di Pietro A. : ” Agglomerazioni op.cit.”.
  29. Amiconi F.: “ IL catasto del convento degli Agostiniani Scalzi in Cerchio (AQ)” in AA.VV.: “Cabrei e Catasti tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie”, Tipolitografia “ La Monastica” Abbazia di Casamari (FR), 2006.
  30. Varrasso A.A. : “I documenti marsicani nel codice di Casauria”, Supplemento del Bullettino Deputazione Abruzzese di Storia Patria “ Incontri Culturali dei soci VII, Avezzanp, 10 maggio 1998 ed anche con lo stesso titolo in Museo Civico di Cerchio, Anno II, 1999, Quaderno n. 25.
  31. Liber instrumentorum seu chronicorum monasterii casauriensis, Codex Parisinus Latinus N. 5411 della Biblioteca Nazionale di Parigi.
  32. “[…]Tutte le titolazioni degli atti sono opera del codicografo, il monaco Giovanni di Berardo, operante nella seconda metà del XII secolo all’atto della redazione del cartulario[…]”.Varrasso A.A. : “ I documenti marsicani op.cit.”
  33. “[…]Garibaldo di Longobardia figlio di Paolo, abitante nella città Marsicana (L’antica Marruvium l’odierna San Benedetto dei Marsi) esercita una precisa funzione amministrativa e giudiziaria che, tra l’altro, sembra evocare  pure il problema di una distrettuazione minore nel territorio, dalle più lontane origini precarolingie. In pieno secolo IX la Marsica è ancora parte integrante del Ducato di Spoleto,, il che fa dello sculdahis Garibaldo un personaggio ragguardevole per prestigio e per possesso di beni terrieri nella regione[…]”. Varrasso A.A.:” I documenti marsicani op.cit.”. “[…]2.3 Un grande proprietario longobardo nella Marsica carolingia:lo sculdahis Gribaldo Qundo, nel giugno dell’879, lo sculdahis Garibaldo vendette, probabilmente costretto le sue proprietà a S. Clemente a Casauria, consegnò all’abate Romano anche i documenti che testimoniavano i diritti che egli aveva sui beni che stava vendendo, affinché il monastero potesse difendersi, in futuro, da eventuali soprusi. Questi documenti, i soli in cui egli compaia, furono tutti inseriti dal monaco Giovanni di Berardo nel suo Liber instrumentorum del monastero casauriense. Possiamo così avere un’idea della consistenza del patrimonio di uno di quei funzionari minori longobardi che non furono soppiantati dalle nuove istituzioni franche. Non è qui il caso di soffermarsi troppo a lungo sulle funzioni specifiche degli sculdahis; basterà ricordarne i tradizionali compiti di polizia – oltre a quelli di esazione delle composizioni e dei debiti – su cui insistevano sia gli Editti dei re longobardi che i Capitolari carolingi, e il ruolo di assistenti nell’amministrazione della giustizia, soprattutto nel ducato di Spoleto. L’esercizio delle funzioni di sculdahis comportava naturalmente un certo prestigio sociale, e una situazione economica agiata: essi erano spesso fra i maggiori proprietari terrieri, anche se in alcune delle zone più marginali del ducato la loto influenza doveva dipendere, oltre che dal possesso di terre, anche da loro ruolo nella gerarchia sociale. Di Garibaldo non sappiamo nulla, se non che era figlio di un certo Paolo de Langobardia, e che abitava intus ipsam civitatem Marsicanam. Egli doveva in ogni caso essere uno dei maggiori proprietari della regione, visto che il suo fu, nella Marsica l’unico complesso di beni di una certa consistenza che entrò a far parte del patrimonio casauriense. Garibaldo inoltre, disponeva di un gastalddo, Gunipolo, che probabilmente doveva amministrarne le ricchezze. La maggior parte delle sue proprietà era posta nelle immediate vicinanze del lago del Fucino: a Cerfennia, il sito dell’odierna Collarmele; ad Atrano (è forse “ Costa d’Arzano” e “Prato in Arzano” toponimi attestati nel Catasto degli Agostiniani Scalzi di Cerchio del 1677?  n.d.r. ) ed Eloreto, nei pressi di Cerfennia; a Vico e Bettorita, presso l’attuale Gioia dei Marsi; a Paterno; a Pactiano ( è forse la località Paziani ove era posta la chiesa di S. Stefano ubicata nel territorio del Comune di Cerchio? n.d.r. ) e Geno presso Pescina; a Petellina e Villamagna- non lontano dall’attuale Cerchio dei Marsi –  e nella stessa Civitas Marsicana. Ciò che colpisce in Gribaldo è la disponibilità di risorse che sembra aver avuto: in sedici acquisti egli fu infatti in grado di spendere almeno 553 solidi, una somma tre volte superiore a quella di cui in quegli stessi anni poteva disporre, ad esempio, lo sculdahis piacentino Pietro di Niviano. A eccezione di ciò che riguarda la consistenza del suo patrimonio possiamo dire poco di Garibaldo; ad esempio non è affatto chiaro che tipo di funzioni svolgesse. Egli non dovette ricoprire la carica di sculdahis a vita, dato che compare come tale solo in cinque dei diciassette documenti che lo riguardano: era sicuramente sculdahis nel maggio dell’873, e non lo era più all’atto della vendita delle sue proprietà, nell’879. Garibaldo sembra aver avuto come residenza la Civitas Marsicana, dove certamente una casa di abitazione, e la sua carica non sembra essere stata legata a un distretto rurale ma, forse, alla civica stessa. Ciò sembra confermare l’inesistenza – o in ogni caso la scarsa determinabili –  di ambiti rurali definiti il cui titolare fosse uno sculdahis. L’entourage a cui era legato era certamente di livello altro –  nella carta che testimonia la vendita dei suoi beni al monastero compaiono sottoscrittori autografi, e anche uno scabino – e nella costituzione del suo patrimonio sembra aver rivestito una certa importanza sua moglie Scamperga, che acquistò direttamente numerosi beni. Con l’acquisizione dei beni di Garibaldo da parte del monastero casauriense, un cospicuo patrimonio fu posto sotto il controllo carolingio, ma l’elemento longobardo non scomparve dal gruppo dei proprietari, ma l’elemento longobardo non scomparve dal gruppo dei proprietari terrieri locali (77)[…]” Alla nota 77 è riportato . “ Cfr., ad esempio, le attestazioni di Longobardi fra gli astanti alle sedute giudiziarie marsicane ( vedi M 161, vol. II, p. 84 e V 9, pp. 310-312). Nel 1026, poi, un certo Deodato, figlio del fu Uberzo, nel concedere alla sua futura sposa Adelberga, figlia del fu Attone, un quarto dei suoi beni in territorio marsicano, in Cabazano, nel ducato di Spoleto, nella marca fermana, e in toto regno Langobardorum, si richiamò esplicitamente alle leggi longobarde (cfr. IC, 677)[…]” Sennis A. : “ Potere centrale e forze locali on un territorio di frontiera: La Marsica tra i secoli VIII e XII”, Bullettino  Storico Italiano per il Medio Evo e Archivio Muratoriano, n.99/2, Roma 1994 e , con lo stesso titolo, in Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 32, anno II 1999.
  34. Balzani U.:” Il Chronicon Farfense di Gregorio Catino”, Roma, Tip. Del Senato, 1903- Vol.I.
  35. Sella P.:” Rationes decimarum Italiae Aprutium-Molisium Le decime dei secoli XIII-XIV” a cura di Pietro Sella, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, MDCCCCXXXVI, P. 55: “De rebus S. Benedicti in Marsi. Primo privilegium domini Lotharii imperatoris originale de quodam  prato in Marsi quod  Cervarium dicitur,  ubi idem monasterium s. Benedicti est constructum in quo  et confines eiusdem  territorii continentur Autperto abbati cassinensi quere in cronica[…]”
  36. Nella nota 231 è riportato: “ Cfr. Chv II,179,pp.346-348, a. 998. Le località menzionate sono Cervariana, Felimini e Petelline, tutte controllate dall’importante dipendenza volturnense di S. Maria in Apiniaci. 
  37. Nella nota 274 è riportato: “ Sulla base di un passo delle Rationes Decimarum della fine del XIII sec. nella località Cervarium sarebbe stata edificato il monastero di S. Benedetto dei Marsi, da cui il nome dell’abitato[…]”.
  38. Nella nota 277 è riportato: “ Chv II, 179,pp. 346.348, a. 998:<<… de Cervariana, et in Felimini, et de villa Petelline, cum omnibus rebus,et sustanciis suis, cum filiis, et filias, et nepotibus suis, ad regendum, gubernandum, et usufruendi…>>
  39. Nella nota 281 è riportato: “ La località Filimini è menzionata ancora nelle Rationes Decimarum in relazione con la chiesa di S. Martino dipendente da Montecassino, cfr. Rat Dec, p 66, 1091 << S. Martini in Silimine>>.
  40. Nella nota 297 è riportato: “ Cfr. Diplomatum Karolinorum, III, 243,pp. 96-98, a. 835 (21 feb.): <<…terram eiusdem sancti Benedicti cum oratorio parvo sancti Zenonis, cum omnibus casis vineis silvis pratis aquis a quarumque decorsibus molendinis pascuis vel omnibus adiacentiis infra eadem terminia, cum mancipiis ibidem pertinenti bus…>>.
  41. Nella nota 310 è riportato: “ Per il prato in località Cervarium, definito magnum nel documento, si fa riferimento ad una sua precedente attribuzione al fisco regio, cfr. Diplomatum Karolinorum III, 24, pp. 96-98, p. 59.
  42. Nella nota 318 è riportato: “ Diplomatum Karolinorum III, 24, pp.96-98, a. 835, ChCass I, 14, p.50, a. 782.
  43. Nella nota 335 è riportato: “ Cfr. Diplomatum Karolinorum, III,24, pp.96-98, a. 835 (21 feb.), Lotario restituisce alcuni beni presso la Civitas Marsi all’abbazia di Montecassino, ingiustamente accorpati al patrimonio fiscale : << verum etiam quendam pratum vocatum Cervarium cum terrta quae fuit cuidam servo nostro Leonino nomine, cul quodam servo nostro Lispulo nomine et uxore sua seu filio et nurus vel nepotes cum substantiola sua, super quam residere videtur, vel quicquid ipsi habent; quod pratum et servi vel terre pertinent iure fisci nostri de sala Civitatis Marsi(…) Terminia vero earundem rerum haec sunt: de primo capite supra sanctum Zenonem in descensu, et inde revertente a via plaia usque ad terram Aliperti et Lupi, et inde revertente ad puteum, quod in ipsa terre esse videtur, et usque ad pratum Aliperti et Lupi supra iam dictis, et inde usque ad stafulum, quod est erga munumentum de Cervario, et inde revertente ad stafulo in descensu usque ad terram Aliperti, et exinde usque ad pratum Hilderici et Ursi, et de uno latere usque clausuram sancti Benedicti, aliut vero capud tenente un clausura sanctae Mariae de Apinianici; capud vero aliut tenente in terra, quae fuit Aidulfu, aliut vero tenente in prato de cella sancti Petri monasterii sancti Vincentii, et de alio latere usque in flumen de casa Carini et fine viam quae pergit in descensu ad portum, et revertente per flumen desuper casa Vualderamni et fine casa Vuilleradi et Vuillemundi usque terram eiusdem sancti Benedicti cum oratorio parvo sancti Zenonis, cum omnibus casis vineis silvis pratis aquis aquarumque decursibus molendinis pascuis vel omnibus adiacentiis infra eadem terminia, cum mancipiis ibidem pertinetibus…>> .
  44. Saladino L.: “L’organizzazione ecclesiastica nella Marsica dalla tardo antichità all’alto medioevo”, Museo Civico di Cerchio, Anno II, 1999, Quaderno n. 31.
  45. Località ubicata a nord dell’attuale paese di Cerchio.
  46. Vedi nota 50.
  47. Località posta nella parte vecchia del paese distrutto dal terribile terremoto del 13.1.1915. Nei suoi pressi vi è un croce di ferro infissa nell’omphalos del I sec. d.C.
  48. E’ forse la località di Padula riportata nell’attuale Foglio  catastale n.13 del Comune di Cerchio.
  49. Località posta a sud del paese di Cerchio e a nord dell’antico lago di Fucino. Ancora oggi esiste la fontana abbeveratoio denominata << Fond’ Sand’ Vit’ >>.
  50. E’ sicuramente l’antica località nota come Cervariana: l’attuale Mandra di Bagno riportata  nell’odierno foglio catastale n. 10 come “Strada di Mandra di Bagno” del comune di Cerchio riportata anche nel Catasto degli Agostiniani Scalzi di Cerchio del 1677: “Mandra di bagno”; “Sotto Mandra di Bagno”. Amiconi F.:” Il catasto del convento op.cit.”
  51. Vedi nota 53.
  52. Vedi nota 50.
  53. Forse, sicuramente, è la località riportata nel Catasto degli Agostiniani Scalzi di Cerchio del 1677: “ Pratj in salciette de Frimini”.Amiconi F.: “ Il catasto del convento op.cit.”.
  54. Vedi nota 58.
  55. Howe J. : “ Riforme della chiesa e trasformazioni sociali nell’Italia del ‘XI secolo. Domenico di Sora e i suoi patroni”, Centro Studi Sorani << U. Patriarca>> Sora 2007, Arti Grafiche Pasquarelli Sora, 2007.
  56. Vedi nota n. 13.
  57. Emissario di Claudio
  58. Tiburtina Valeria
  59. Censuale diocesi dei Marsi
  60. E’ la famosa Bulla Indulgentiarum
  61. È papa Bendetto Caetani nato ad Anagni c. 1235 – Roma 1303 .
  62. Gabriele Maccafani vescovo dei Marsi dal 1481 al 1511.
  63. Il Di Pietro pone la nota n. 1 dove apprendiamo i cognimi De Berardocco; De Masantoico; De Petrojusto; Di Fosco; e di Mostro-Jacomo. In realtà i cognomi riportati nella nota del 1577(vendi in seguito ).
  64. Il Di Pietro pone la nota n. 2 dove leggiamo: Nel Tom. I°. col 959 e 960.
  65. Imperatore Ottone II
  66. Alberico Vescovo dei Matrsi dal 968 al 994?.
  67. Nel comune di Pescina esiste una via denominata Via Apinianici 
  68.  Il Di Pietro pone la nota n. 1 dove apprendiamo:” Tale Cronaca è riportata da Ughello nel tom. 8°. Col. 377.
  69. Rainaldo conte dei Marsi
  70. Berardo Conte dei Marsi
  71. Il  Di Pietro pone la nota n. 2  dove leggiamo: “ Nel lib. 4°. Cap. 19.
  72. Data errata in quanto l’anno primo di papa Bonifacio VIII è il 1295. Vedi in seguito
  73. Il 17 Settembre 1577 come chiaramente si evince nel documento conservato nell’Archivio della Diocesi dei Marsi in  Avezzano il Casale di Flimini ancora esisteva infatti, nella sopraddetta data, si riunì insieme ai casali di Torpigliano, Paziano ed Ozano a Cerchio. Vedi in seguito.
  74. Mons. Matteo Colli vescovo della diocesi dei Marsi dal 1578 al 1586.
  75. Il Di Pietro pone la nota n. 1 dove apprendiamo: “ Le otto famiglie di Flimini, aveano i seguenti cognomi. De Campomizzo; De Jacobaccio; De Mattheo; Di Camuritto; De Masciola; De Meo-Grosso; Della Zanna; e di Morello”.
  76. Vedi in seguito.
  77. E’ stato trascritto in modo erroneo il nome ed il cognome è “donnus terentus marchettj” vedi in seguito.
  78. Il Di Pietro pone la nota n. 1 dove leggiamo: “ I Cognomi delle venti famiglie di Torpigliano, sono i seguenti De Ciofano; De Caniso; De Novello; D’Amore; Di Martellozzo; Di Carusone; Di Cola-Santo; De Patrocco; De Petrono; De Varonello;; Della Ciotta; Di Ruscitto; De Tucciero; De Pontano; D’Antonazzo; De Messere; De Gio:Paolo; De Pinacarello; e D’Angelone. Vedi in seguito.
  79. Il Di Pietro pone la nora n. 2 dove apprendiamo: I Cognomi delle famiglie di Patiano erano: Capoccitto; Pane-cescio; De Cappello; Ciccarato; e Celvecchio”.
  80. Il Di Pietro pone la nota n. 1  dove leggiamo: “ I cognomi delle tre famiglie di Ozano, erano; De Mione; De Marchitti; e De Freza”.
  81. Non Sappiamo dove il Di Pietro abbia attinto le notizie circa l’appartenenza della località Pomperano a Cerchio.
  82. Attulamente chiesa cimiteriale. Vedi in seguito.
  83. Il vescovo dei Marsi Giovan Battista Milanesi (1562-1578), il 14 dicembre 1577 concesse la “Bolla di erezione della Confraternita di Santa Maria delle Grazie di Corvarola” attualmente conservata presso l’Archivio della Diocesi dei Marsi in Avezzano.
  84. Padre Gio.Bartolomeo Panceri di S. Claudia ( 1660-1719): “ LUSTRI STORIALI DE SCALZI AGOSTINIANI EREMITI DELLA CONGRRGAZIONE D’ITALIA, E GERMANIA DESCRITTI DAL SUO CRONISTA P. GIO.BARTOLOMEO DA S. CLAUDIA MILANESE. DEDICATI ALL’AUGUSTISSIMO IMPERATORE LEOPOLDO PRIMO IN MILANO. MDCC. Nella Stampa di Francesco, e fratelli Vigoni
  85. Il Di Pietro pone la nota n.1 dove leggiamo: “ Nella parte I.a  lib. 3° Cap. 14 pag. 650 “.
  86. Amiconi F.:” I conti della “Fraternita di santa Maria delle Grazie” di Corvarola e della “Chiesa di Santa Maria di Piede Ponte” di Cerchio (AQ) (sec. SVI-XVIII)”, s.c.e. ( ma Stampa MCM, Carsoli) s.d. ( ma 2006).
  87. Monsignor Saverio Durini vescovo dei Marsi dal 1819 al 1840.
  88. Con la legge n. 4367 emanata il 24 agosto 1857 il re Ferdinando II autorizza: “[…] lo stabilimento nel Comune di Cerchio, provincia di Abruzzo ultra secondo, di una famiglia religiosa di Minori Osservanti e propriamente nel soppresso Convento con chiesa attigua degli Agostiniani Scalsi ivi esistenti[…]”. E il 2 Luglio 1828 i succitati frati presero possesso del ristrutturato convento.
  89. “ Regio decreto per la soppressione delle Corporazioni religiose N° 3036 emanato da Firenze il 7 luglio 1866 dal principe Eugenio di Savoia luogotenente generale di S. M. Vittorio Emanuele II ° ” e “ Regio decreto che approva il Regolamento sulla soppressione delle Corporazioni religiose e sull’asse ecclesiastico”.
  90. D’Amore B.: “ Raccolta de’ portenti op.cit.”. Sant’Eusanio Padre Domenico (Casciola):”La città rifugio dell’Abruzzo Aquilano o sia descrizione delle più venerabili Chiese ed immagini di Maria Santissima esistenti nella provincia dell’Aquila città rispettabile dell’Italia centrale, data in luce da padre Domenico di Sant’Eusanio Lettor Giubilato de’ Francescani della Regolare osservanza”, Aquila- Tipografia Gran Sasso d’Italia di Carlo Langellotti- 1861. Verlengia F.:” Le leggende e i santuari Abruzzesi”, Rivista Abruzzese di Scienze Lettere e Arti- Teramo 1916. Amiconi F.:” Storia della Madonna delle Grazie in Cerchio (AQ)”, Roma 1976. Amiconi F.:” Cerchio Museo Etnograifco d’Arte Sacra”, Marsica Domani, 30.9.1988. Amiconi F.:” Cerchio : il culto della Madonna delle Grazie”, Marsica Domani, 30.9.1988. Amiconi F.:” Il restauro della chiesa di cerchio”, Il Tempo, 17.2.1989. Amiconi F.:” Il culto della Madonna delle Grazie in Cerchio”, Opuscolo realizzato in occasione dei festeggiamenti in onore della Madonna delle Grazie, Cerchio 2-3-4 settembre 1989. Polla A.: “ Storia della Madonna delle Grazie”, Cerchio 1994. Amiconi F.M.:” Storia della Madonna delle Grazie in Cerchio (AQ)- Documenti, s.c.e. ( ma De Cristofaro Editore, Roma) s.d. (ma 1996). Melchiorre A.:” IL culto delle sette Madonna nella Marsica” in “ Il viaggio Sacro culti pellegrinali e Santuari in Abruzzo”, a cura di Gabriella Marucci. Abruzzo Rituale- Collana diretta da Gabriella Marucci-2- Andromeda Editrice, Grafiche D’Auria (AQ) 2000. Amiconi F.:” Storia della Madonna delle Grazie in Cerchio e Giovanni Feneziani”, Centro Stampa GrephiType di Raiano, 2003. 
  91. “La civiltà Cattolica” del 7 dic. 1872, Quad. 539
  92. Amiconi F.:” L’arte tipografica nella Marsica ( secoli XIX-XX)”, Adelmo Polla Editore, Cerchio 1992.
  93. “ Stato della Popolazione/1831/Statino delle Anime di questo Comu/ne di Ajelli, riformato da me D. Matteo Angelone/Prevosto Curato della Par/rocchaile della S[antis]S[i]ma/Tinità/nell’anno 1831”, “fuoco” 65. Archivio Parrocchiale di Aielli.
  94. Amiconi F..” La Carboneria a Cerchio e nei Distretti di Celano e Pescina Fatti e documenti”, Edizioni Kirke Cerchio, tipografia <<Braille Gamma S.r.l. >> di Santa Rufina di Cittaducale, 2012.
  95. Amiconi F. :” La Carboneria a Cerchio op.cit.”
  96. Amiconi F.:” La Carboneria a Cerchio op.cit.”
  97. Di Pietro A.:” Agglomerazioni delle popolazioni attuali op.cit”; “Sulle principali antichità marsicane. Cinque paragrafi scritti da D. Andrea Di Pietro canonico teologo della cattedrale dei Marsi”, tipografia Aternina, 1869 ( fu ristampata nel 1872 dalla Tipografia Marsicana di V. Magagnini, Avezzano);” Catalogo dei Vescovi della Diocesi dei Marsi”, Tipografia Marsicana di V. Magagnini, Avezzano, 1872; “ Compendio della vita di S. Berardo cardinale e contemporaneamente vescovo della chiesa dei Marsi ”, Tip. Marsicana di V. Magagnini, 1872. Vedi anche la breve nota biografica dell’editore Edizioni Kirke, Antonio Maria Socciarrelli, posta nella riedizione anastatica del “ Catalogo dei Vescovi della Diocesi dei Marsi scritto da D. Andrea Di Pietro Canonico teologo della Cattedrale di Pescina”, del mese di marzo 2011.
  98. Amato di Montecassino fece parte della Scuola Storica, fondata dall’abate Desiderio a Montecassino ed ebbe come compagno, tra gli altri, quell’Alberico da Settefrati, che poi scrisse la sua Visione, che, si dice, ispirò il nostro grande poeta Dante nella sua Divina Commedia. Del gruppo fecero parte anche i poeti Alfano e Guaiferio, gli storici come Leone Marsicano e Pietro Diacono, gli studiosi di medicina come Costantino l’Africano…E’ indubbio- scrive il Viscardi- che il suo capolavoro è dato dalla Storia dei Normanni. Cominciò a scriverla dal 1082, ma l’aveva terminata già prima del 1086, poiché l’opera è dedicata all’abate Desiderio, non al papa Vittore III. Di Amato, infatti, così scrive Pietro Diacono: “ Amato, vescovo e monaco di Montecassino fu molto versato nelle Scritture e un mirabile versificatore. Scrisse in onore del Papa Gregorio versi delle Gesta degli Apostoli Pietro e Paolo e li divise in quattro libri; ne scrisse anche in lode la medesimo pontefice, sulle dodici pietre e sulla città celeste di Gerusalemme. Pubblicò anche una Storia dei Normanni in otto libri. Visse ai tempi dei soprannominati Imperatori”. E il Maro precisa nella nota: “ Amato nacque in Campania e fu vescovo di una sede incerta. Dedicò la Storia dei Normanni all’Abate Desiderio. Amato era vivo nel 1070, tempo in cui per sapienza letteraria e per santità fiorivano anche Alberico, Costantino, Guaiferio e Alfano”. Nelle fonti storiche Amato venne detto sempre vescovo e forse è nato a Salerno. A torto, secondo lo Schipa, fu identificato con l’omonimo vescovo di Olévono di Nusco. Egli, forse, “senza avere una determinata sede, ebbe dignità episcopale nell’abbazia”. Di lui, comunque, sappiamo che fu vescovo, “come sicure fonti documentano; non sappiamo però di quale diocesi”. All’epoca dell’Abate Desiderio entrò a Montecassino, rinunciando alla sua diocesi. Il suo nome è legato alla Storia dei Normanni, che è il suo capolavoro. “La sua- scrive il Maccarone- non è una cronaca: vuole fare una storia (non segue quindi l’ordine rigidamente cronologico), seguendo il modello della Historia Langobardorum di Pietro Diacono. Non è giunto a noi il testo latino della Historia di Amato; abbiamo solo un volgarizzamento in cattivo francese del secolo XIV: la traduzione non è letterale, spesso il testo viene riassunto; altri errori ha aggiiunto il copista”. A questo si suole aggiungere ”che, malgrado le interpolazioni, costituisce una fonte di prim’ordine, pregevole sia per l’abbondanza di particolari sconosciuti sia per il rigore storico che la contraddistingue”, anche se questa discussione era stata preceduta dal De Bartolomeis nell’edizione critica del 1825[…]” dalla introduzione di Giuseppe Sperduti posta  nella “Storia dei Normanni” introduzione, traduzione e note di Giuseppe Sperduti, Francesco Ciolfi Editore, Cassino 1999.
  99. Amato di Montecassino : “ Storia dei Normanni”, Introduzione, traduzione e note di Giuseppe Sperduti, Francesco Ciolfi Editore, Cassino 1999.
  100. E’ sicuramente Berardo III (1048-1080), come riporta nella Tavola III Antonio Sennis nel suo “Potere centrale e forze locali in un territorio op.cit.”
  101. E’ sicuramente Oderisio II (1020-1070), come riporta nella Tavola II Antonio Sennis nel suo “ Potere centrale e forze locali in un territorio op.cit.”
  102. I figli di Oderisio II erano, da come chiaramente si evince dalla sopramenzionata  Tavola II posta da Antonio Sennis nel suo “ Potere centrale e forze locali in un territorio op.cit.”, Atto (v. di Chieti), Trasmondo (v. di Valva), Oderisio ( a. di Montecassino); Baldovino (c. di Balsorano), Rainaldo; Potarfranda ( si unirà in matrimonio con Guglielmo di Pontchanfrè) ed un non meglio precisato figlio.
  103. Roberto il Guiscardo
  104. Papa Leone
  105. E’ il conte Berardo III, vedi nota 104.

E’ il vescovo della diocesi  dei Marsi Pandolfo. Per meglio descrivere la sua nobile figura si riporta l’articolo da me pubblicato sulla rivista  “Argomenti ” n. 4 ,Gennaio-Marzo 1995 dal titolo ” Pandolfo vescovo dei Marsi” Descrivere la vita e l’operato del vescovo dei Marsi Pandolfo eletto da Papa Vittore II nel 1056 in modo compiuto è cosa molto ardua in quanto i documenti in nostro possesso sono spesso molto lacunosi. IL primo studioso che ha cercato di fissare bene l’operato del Nostro è stato senza dubbio lo storico avezzanese Muzio Febonio il quale nella sua “Historia Marsorum LInri tres ecc.” edita a Napoli postuma nel 1678 nel Iibro II, nel catalogo dei Vescovi, tratteggia in modo abbastanza esauriente la figura del presule Pandolfo e l’epoca in cui visse:” Pandolfo fu eletto Vescovo dopo Quinisio, ma è difficile dire in quale anno, perché la Chiesa Romana era scossa da disordini, essendo stato assunto alla Cattedra di Pietro, per dispotica volontà di Alberico, conte di Tuscolo, Teofilatto, figlio di lui, ragazzo dodicenne, con nome di Benedetto IX. La sua vita e i suoi costumi, in tutto conformi all’età giovanile e alla violenta e simoniaca intrusione del pontificato, sconvolsero tutta quanta la Chiesa. Dopo avere, per circa undici anni, con grande scandalo dei fedeli, condotto nella Santa Sede una vita tutta dedita ai piaceri, alla fine fu scacciato dalla carica. Dovendo difendersi contro due altri pseudo-pontefici, per conciliarsi ancora di più gli amici, fece, e favore dei potenti che seguivano le sue parti, molte concessioni che non si sarebbero dovute fare. Fra queste, la divisione dell’Episcopato dei Marsi. Infatti i conti dei Marsi, potenti sia per le forze del loro dominio, sia per la nobiltà di sangue, e congiunti, per parentela, col Pontefice, ardenti di un pari amore per la tirannide e per l’ambizione, accorgendosi che, per la morte di Alberico e di Quinisio, veniva sottratta alla loro casa la continuità del potere episcopale, e mal sopportando l’elezione che non avevano potuto impedire, di Pandolfo, nell’intento di mantenere facinorosamente una parte almeno del dominio episcopale, indussero il Pontefice non solo a dividere la Diocesi, ma anche a consacrare Vescovo Attone ( o Azzo) lo(ro) consanguineo. Aderendo alla loro richiesta, il Pontefice assegnò al nuovo Vescovo S. Maria in Cellis, eretta Cattedrale, con la valle di Nerfa ed il Carseolano. La Chiesa Romana, travagliata da scisma e da insuccessi vari, cedendo alle necessità imposte dalle circostanze, dovette, per qualche tempo tollerare una divisione siffatta, fino a quando al Concilio Generale tenuto a Firenze nel 1057 fa Vittore II, nel quale furono annullati atti di antipapi ed eliminati pure altri mali sorti in quel tempo, piacque ai Padri porre un riparo anche a questo male e pronunciarsi per una sola Diocesi ed un solo Vescovo, aggregati alla Basilica Costantiniana[…]A quel Concilio erano presenti tutt’e due  quelli che avevano il titolo di Vescovo dei Marsi. Ciascuno di essi, quando di venne al dibattito sulla questione, cercò di far valere i propri diritti. Dopo attento esame delle prove addotte, i Padri Conciliatori giudicarono la divisione della Diocesi non valida e contraria alle disposizioni dei Sacri Canoni; dichiararono che i diritti di Azzo, basati su errati principi, non potevano,   essere sostenuti da alcuna norma canonica e lo dichiararono occupante arbitrario di parte della Diocesi; quindi, con irrevocabile decreto, proclamarono Pandolfo possessore legittimo di tutta quanta la Diocesi e unico Vescovo regolare. Per assicurare, poi, tranquillità e pace alla Chiesa, assegnarono ad Azzo, così esonerato dall’incarico, la Chiesa Teatina. E poiché il papa Vittore, prevenuto alla morte, non potè tradurre in formale disposizione tale decisioni, Stefano, di lui successore, le confermò con lettera decretale, destinata a valere per sempre[…]Non sappiamo quando Pandolfo morì sicuramente come lo stesso Febonio ci ricorda nella sua citata opera[…] La sua vita si prolungò fino al Pontificato di Urbano II sotto il quale si spense(…)”.  Quello che è interessante mettere a fuoco di questo personaggio è il grandissimo amore che questi nutriva verso l’arte: è lui il committente dell’eccezionale Exultet conservato nell’Archivio della Diocesi dei Marsi in Avezzano che proprio in quest’anno, assieme ad altri 31 ( 32 sono gli Exultet in tutto il mondo) nell’Abbazia di Montecassino dal 19 Maggio al 30 Agosto ha partecipato alla singolarissima ed importantissima mostra: “ Exultet. Rotoli liturgici del medioevo meridionale” nell’ambito delle manifestazioni della solenne ricorrenza del Bimillenario della nascita di Gesù Cristo. E di altre opere ancora fu illustre mecenate: “(…)Quest’uomo, nobile e ricco- descrive ancora il Febonio- è nominato nelle antiche cronache di Cassino (Lib. II, cap. 99) come colui di cui si narra offrisse al Divo Benedetto una pianeta ornata di topazi ed oro frigio, un manto purpureo per altare con gemme, due incensieri d’argento, un calice con patena, pure d’argento, due lavabi ed altri doni in grandissimo numero(…)”. Per meglio descrivere la figura del Nostro riporto ciò che Beat Brenk, nella traduzione dal tedesco di Raffaella Amiconi, riporta a pag. 222-223 a proposito dell’Exultet di Avezzano nel catalogo della mostra:” Exultet. Rotoli liturgici del medioevo meridionale” a cura del Ministero per i Beni cult urali e ambientali – Abbazia di Montecassino- Biblioteca Apostolica Vaticana- Università degli Studi di Cassino- Autori Vari Roma Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato- Libreria dello Stato Roma 1994: “(…) Per comprendere il contesto storico in cui va inserito il rotolo di Avezzano, devono essere presi in considerazione il rotolo di Avezzano, devono essere presi in considerazione fattori – come data e provenienza – deducibili dal rotolo stesso. Il committente fu Pandolfo di Avezzano, eletto vescovo da papa Vittore II nel 1056. L’anno seguente papa Stefano IX modificò a favore di Pandolfo una situazione giuridica poco chiara: poiché la diocesi del marsi rischiava di dividersi in due regioni, il pontefice volle unificarla sotto un solo vescovo: Diocesim unam uni Episcopo decretum. Il decreto, che rafforzò il potere e l’autorità del Vescovo Pandolfo fu redatto in Castro Casino alla presenza del bibliotecario Umberto di Silva Candida. Di certo, il vescovo Pandolfo intrattenne distretti rapporti con il monastero di Montecassino. Infatti, nel Chronicon monasterii Casinensis (II,95) si legge che Pandolfo vir nobilis et ecclesiasticus ad hoc monasterium venit atque a beo nimid honorifice amanterque receptus est. La data precisa della morte di Pandolfo non è nota, ma si sa che avvenne durante il pontificato di Urbano II (1088-1099). Pandolfo lasciò in donazione al monasteri vesti liturgiche ( una pianeta e un piviale), un paliotto purpureo e suppellettili varie (turiboli d’argento, un calice d’oro con patena, una ciquamanile, una croce d’argento contenente una reliquia della Santa Croce, un secchiello d’argento). Come vescovo, Pandolfo non soggiornò solo occasionalmente a Montecassino, bensì reversus tempore familiarrima et devotissimus. Deve quindi aver avuto modo di osservare di persona sia la pratica liturgica del monastero che l’attività dello scriptorium, e, come committente dell’Exultet di Avezzano, deve aver fornito indicazioni precise sul modus illustrandi. Il suo nome non solo è menzionato nella commemorazione liturgica ( una cum beatissimo papa nostro il, et antistite nostro Pandolfo), ma è anche riportato in lettere capitali su una striscia dorata. Come si deduce dal confronto con altri manoscritti cassinsesi, che evidenziano in modo analogo i nomi dei committenti ( si veda per esempio il Sacramento desideriano Casin. 339, p. 137: Una cum famulo tuo papa nostro il. Et antistite nostro il. Et abbate nostro Desiderio), si può supporre che lo stesso Pandolfo abbia commissionato il rotolo allo scriptorium di Montecassino. A partire dalla seconda metà del secolo X il monastero cassinese diede un contributo notevole alla produzione di rotoli liturgici. Quelli dell’Exultet nacquero come simbolo dello status arcivescovile. Tuttavia, già a partire dal secolo XI, anche abati e vescovi comunicarono a commissionare Exultet. Si può quindi ipotizzare che la committenza del rotolo di Avezzano sia avvenuta dopo che papa Stefano IX ebbe rilasciato a Pandolfo il decreto che consolidava il suo potere vescovile. Anche elementi stilistici e paleografici suggeriscono una collocazione cronologica dell’Exultet di Avezzano di poco posteriore al 1057. Il rotolo si contraddistingue per una sua peculiarità progettuale che non può essere considerata come espressione di un’iniziativa isolata dell’artista, ma va attribuita ad una precisa intenzione del committente. Si tratta di un rotolo di Exultet privo di scene figurate ed ornato esclusivamente da iniziali decorate. Si possono avanzare soltanto ipotesi sui motivi per cui il vescovo Pandolfo non volle altre illustrazioni. Si tratta forse di una volontà iconoclasta da parte del vescovo? La Concezione di un rotolo di Exultet aniconico può essere attribuita solo allo stesso Pandolfo, avendo lo scriptorium di Montecassino munito di apparato figurativo tutti gli altri rotoli di Exultet. Nel secolo XI il monastero fece realizzare per proprio uso tre rotoli riccamente illustrati (Vat. Lat. 3784; London, Brit. Libr., Ass. 30337 e Vat. Barb. Lat. 592). L’assenza di scene con immagini, tuttavia, non è l’unica peculiarità dell’Exultet di Avezzano. Il rotolo contiene, infatti, un numero considerevole di inziali di dimensioni monumentali. La E di Exultet- la più gigantesca di tutti i rotoli-misura cm 38 di altezza, mentre quella del Vat. Lat. 3784, quasi contemporaneo, cm. 28,1. Con l’Exultet di Avezzano Pandolfo voleva forse superare in magnificenza il Vat. Lat. 3784, realizzato probabilmente per l’abate Desiderio. Si comprende appieno il ruolo predominante assunto dal rotolo di Avezzano solo tenendo presente che, fin dal primo Exultet a noi noto (Vat. Lat. 9820), si usava decorare al massimo due sole iniziali: la E di Exultet e il monogramma VD di Vere Dignum. Tutti gli altri rotoli simili, provenienti dall’Italia meridionale, utilizzarono in modo marginale l’arte di ornare le iniziali. Una decorazione elaborata, come quella che caratterizza l’Exultet di Avezzano, non rientra nel programma figurativo di questo tipo di manufatti italomeridionali. Nel rotolo di Avezzano la decorazione delle iniziali segue un progetto sui generis, in cui solo le prime sette iniziali hanno carattere monumentale: E(multe): G(audeat): LE(tur); Q(ua propter); U(t qui me); PER(dominum); V(ere) D(ignum). Al massimo un sesto dell’intero manoscritto è decorato in modo lussuoso. Sorge spontanea la domanda se il miniatore cambiò opinione durante il corso del lavoro o se piuttosto, fin dall’inizio, furono previste solo sette iniziali grandi. Va tenuto presente che la realizzazione di un’iniziale grande a Montecassino richiedeva più tempo ed impegno di una qualsiasi scena con immagini. Nello scriptorium cassinese, infatti, la decorazione delle lettere esigeva estrema abilità e attenta applicazione, e, di certo, non costituiva un artificio per evitare i costi elevati delle illustrazioni. Il rotolo di Avezzano va quindi considerato un prodotto di lusso, di elevatissime pretese. Da questo punto di vista le sette grandi iniziali devono essere state previste già nel piano originario[…]”. Chiaramente si evinve che il vescovo Pandolfo fu senz’altro nella Marsica dell’XI secolo figura di primissimo piano sia nel mondo religioso, politico che culturale. Grazie a lui infatti si deve la riunificazione della diocesi dei Marsi separata dalla scellerata condotta di Papa Benedetto IX nipote dei papi Benedetto VIII(1012-1024) e Giovanni XIX(1024-1032) al quale successe nel 1032. Personaggio questo molto singolare che ci fa purtroppo conoscere in quale marasma viveva la curia romana. Nel 1044 gli fu contrapposto, dalla potentissima famigli dei Crescenzi di Sabina, Silvestro III (1045), riassunto la carica la cedette per denaro nel 1045 a Gregorio VI (1045-1046). Riassunta la carica nel 1047 fu definitivamente cacciato da Roma nell’anno 1048 non rinunciando mai alle sue pretese papali. Morì alla fine del 1055 inizi 1056. E ancora grazie al Vescovo Pandolfo se noi ancora oggi possiamo ammirare presso la curia vescovile di Avezzano dove è gelosamente custodito l’artistico e singolare rotolo liturgico dell’Exultet: il segno tangibile della sua operosità, della sua fermezza e del suo amore verso l’arte: senz’altro è lui il primo vero mecenate della nostra storia marsicana[…]”.

SECOLO XII

    Sporadiche e scarne sono le notizie, in mio possesso, riguardanti la storia cerchiese del XII secolo: due bolle pontificie e la cronaca di Riccardo di S. Germano sono gli unici documenti che ci raccontano un po’ la storia di Cerchio e della Marsica nel secolo XII.

     La bolla emessa da papa Pasquale II nel 1115 (1), nel quindicesimo anno dalla sua elezione al soglio pontificio e la bolla emanata da papa Clemente III (2), nel 1188, nel primo anno del suo pontificato furono promulgate per ristabilire i confini della diocesi dei Marsi caduta ormai in piena anarchia e per obbligare i superbi sacerdoti marsicani alla totale ubbidienza verso il loro pastore. Per questo motivo vengono elencate tutte le chiese soggette alla giurisdizione del vescovo dei Marsi mentr’invece, nella citata cronaca, apprendiamo notizie utilissime non solo per la storia della nostra contrada marsicana bensì del Sud Italia alla fine del XII secolo.

    Nel primo documento, era allora presule il futuro San Berardo,(3) vengono annotate del territorio di Cerchio sette chiese:

 “[…] S. Martini in felimino, S. Petri in ceravano(4)[…] S. Mariae in palude (5) […] S. Laurenti in pretorio, S. Feliciano in villa magna, S. Mariae in Avanoso, S. Viti in Ozano[…] (6)”

    Nel secondo documento vengono riportate  varie chiese del nostro territorio:

“[…] Sancti Gregori in Maliano (7)[…]Sancti Laurenti in Atrano (8)[…]Sanctae Mariae in Padule (9)

   Nel terzo documento apprendiamo notizie di prima mano riguardanti la storia della Contea di Celano:

“[…]                                                                                    1191

[…]e allora le terre del Conte Pietro di Celano (10), sotto la sua fidata guida uscendo dal regno (è l’imperatore Enrico IV (11) figlio di Federico Barbarossa (12) n.d.r. ), ritornò in Germania nel mese di settembre[…]

1194

[…]L’imperatore, poi, il giorno di Natale, tenendo a Palermo una riunione generale, per consiglio di Pietro, Conte di Celano, fece prendere la detta regina e suo figlio, molti prelati e baroni del regno, che egli riteneva traditori, e di essi privò degli occhi, altri destinò ad essere bruciati, altri impiccò ed altri ancora mandò in esilio in Germania. Alloa l’imperatrice ( è Costanza d’Altavilla (13) ) in Jesi nella Marche generò (il 26 dicembre n.d.r. ) un figlio di nome Federico (14)[…]

1197

[…]L’Imperatrice, che sta a Palermo. In veste nera per la morte dell’Imperatore suo sposo ( deceduto il 28 settembre 1197 n.d.r. ), provvedendo alla pace e alla quiete del regno, cacciò via dal regno Marcoaldo (15), siniscalco dell’impero con tutti i Tedeschi e lo costrinse con giuramento a non ardire di entrare nel regno o a rimanervi senza suo ordine. Ed egli, passando con lettere dell’imperatrice e con il salvacondotto nella Contea del Molise, che allora si chiamava Marca ed era per lui, avendoglielo concesso l’imperatore essendo morto Moscancervello (16), con il salvacondotto e la sicurezza dei cardinali e del Conte di Celano, sopra ricordato, cui per questo aveva ceduto Vairano (17), lasciato nella stessa Contea del Molise e i suoi castellani e bauli, passò alla Marca di Ancona soggetta al suo dominio. Dove con i seguaci fece molti mali[…] L’imperatrice ordina che suo figlio, lasciato nelle Marche nella Città di Jesi sotto la custodia del suddetto Conte di Celano, del Conte di Loreto Berardo(18) e di Conversano, fosse condotto da lei nel regno e fosse fatto passare dalle Puglie alla Sicilia[…]

1199

“[…] in questo momento il conte della Marsia, Pietro Celani venne nella Terra di Lavoro[…]”

     Da come chiaramente si evince è troppo poco per tracciare un profilo storico del XII secolo cerchiese. Nelle due bolle pontificie emesse una 15 anni dopo il 1100 e l’altra 12 anni prima del 1200, vengono annotate alcune chiese del nostro territorio con i relativi toponimi ancora oggi attestati nelle mappe comunali come già abbiamo messo in evidenza.

     In uno dei più importanti documenti del XII secolo “ il Catalogus baronum” redatto per ordine di re Ruggero II il Normanno (19) comprendente un periodo storico che va dal 1150 al 1167, il paese di Cerchio (e le altre località cerchiesi) non è compreso fra le varie comunità che dovevano dare al re, come rata di contribuzione, almeno un soldato. Come mai? Dobbiamo far nostro quanto afferma Leucio Palozzi nella sua interessantissima opera: “ Un interessante caso di omonimia tra le rocche di Cerro della Marsica medioevale “ ? (20):

“[…] Il catalogo costituisce una fonte abbastanza completa nella elencazione dei feudi del regno, ma non sono pochi i centri di cui è attestata l’esistenza nel 1150 e pur tuttavia non si ritrovano in tale registro[…] Una ipotesi di esclusione poteva essere costituita dal basso valore del feudo, inferiore cioè alla prestazione del servizio militare per un soldato che richiedeva una rendita annua di almeno venti once d’oro[…]”

   Ciò, forse, fu la causa dell’esclusione di Cerchio in tale elenco? Il paese di “Circlu”, come abbiamo visto, già esisteva il 18 Marzo 818 in quanto viene riportato nel sopramenzionato documento di Montecassino insieme ad altri luoghi cerchiesi e marsicani.

    Data l’innegabile importanza delle due sunnominate bolle papali si riportano qui  la prima, è la copia settecentesca conservata presso l’Archivio della diocesi dei Marsi in quanto il documento originale è andato perduto ed  è  stato tradotto del prof. Pietro Maccallini la seconda, anche questa andata perduta, fu trascritta dal benemerito storico don Andrea Di Pietro nel 1869, nell’appendice seconda, del suo encomiabile lavoro “ Agglomerazioni delle popolazioni attuali della Diocesi dei Marsi” (21):

“ Confini della diocesi dei Marsi

Il Vescovo Pasquale, servo dei servi di Dio, al diletto figlio Berardo  e ai suoi successori che via via subentreranno. Come non bisogna soddisfare le richieste di chi pretende cose ingiuste, così non bisogna tardare nel venire incontro a chi chiede cose giuste; dando quindi ascolto alle tue preghiere, fratello carissimo in Cristo, perché pace e stabilità restino sempre nella Santa Chiesa Marsicana, in forza del presente decreto stabiliamo che il territorio dell’Intera parrocchia (diocesi) con gli stessi confini con i quali è stato fino ad oggi posseduto da te e dai tuoi predecessori. I suddetti confini vanno da Forca Ferrati a “caput Carriti ”, quindi per la via de Marsi alla portella di Valle Putida, per la terra ( nota: il copista ha qui frainteso l’originario “serra”, come risulta dalla bolla di Clemente III, riportata dal Di Pietro. Anche le successive “terre” sono in realtà “serre”. Anche diversi toponimi sono stati trascritti male.) di Ferestre(?), per Argatone, per la terra di Comino, per la terra di Formella; quindi per il Molino Vecchio, fino a forca d’Acero, per la terra di Vivo, per la terra di Troia, poi per Pesco Canale, fino alla pietra dell’Imperatore, per la terra di Cervara, poi a Santo Patrizio, per la forca di Oricola, poi all’arco di S. Giorgio, per il fiume di Sisara, per torri di Ofrano, per le Scolelle, per tufo del fiume vimano, per Treponti; poi per la Volpe Morta, per la bocca di Rebe, per Campo di Pezza, per il rio dei Gamberi, per la terra di Candida, per il Ventrino e così ritornano a Forca Ferrati. Tutti i castelli, i paesi e le pievi che si trovano entro questi confini, o vi si troveranno in futuro, debbono rimanere sotto la tua saggia giurisdizione episcopale e quella dei tuoi cattolici successori. Essi debbono anche rispettare tutti i privilegi a voi dovuti, sia nella ordinazione dei sacerdoti e nella consacrazione delle chiese, sia per quanto concerne la riscossione delle decime e oblazioni, sia nella punizione dei reati. Vogliamo senz’altro contenere in ogni modo quella malvagia presunzione dei Monaci che, in parte per l’assenza dei Vescovi, in parte a causa della loro ostinazione, si è venuta accrescendo nella regione dei Marsi: essi non dorvranno più amministrare il battesimo nei Monasteri e non dovranno nemmeno osare di uscire dai chiostri per andare ad impartire le unzioni agli infermi, né dovranno permettere a persone del popolo (laici) di impartire il sacramento della penitenza, e non dovranno riabilitare gli scomunicati del vescovo né permettere che le persone interdette celebrino i sacri uffici. Inoltre decretiamo che la chiesa della Beata Sabina martire debba essere sempre considerata, come in passato, chiesa madre e sede episcopale. Le chiese e i loro possedimenti che in passato sono state sotto la tua giurisdizione vi dovranno restare anche per il futuro, liberamente, pacificamente e integralmente. Sono la chiesa di S. Paolo a Pescasseroli, di S. Maria in Campomizzo, di S. Nicola alla fonte Regina, di S. Quintino in Vivo, di S. Martino in Agge, di S. Martino in Bettorito, di S. Angelo sopra Mesola, di S.Maria in Ortucchio, di S. Maria e S. Pietro a Venere, di S. Felice in vado Albane, di S. Angelo in Parasepe, di S. Quirico in Mellonte ( nota: Melogne, cioè Milionia? ), di S. Rufino in Ferrati, di S. Valentino e S. Pietro in Apinianici, di S. Marco di Geno, di S. Lorenzo in Atrano, di S. Calistrato e S. Cipriano in Civitate, di S. Martino in Felimino ( Flimini, a Cerchio), di S. Pietro in Ceravano ( Cornavino? ), di S. Giovanni di Pentoma, di S. Marcello e S. Angelo in Arco, di S. Maria in Palude, di S. Anatolia di leone, di S. Felicita in Cerfennia, di S. Lorenzo in Pretorio, di S. Feliciano in Villa Magna, di S. Maria in Avanoso, di S. Vito in Ozzano, di S. Cristina in Sapezzano  ( nota. Subezzano, Aielli), di S. Giorgio in Presela, di S. Giovanni di Capo d’acqua con le sue appartenenze, di S. Potito al Castello, di S. Felice in Porciano, di S. Lorenzo in Cutia ( nota: Cuna), di S. Cesidio con le sue appartenenze, di S. Vincenzo a Forme con le sue appartenenze, di S. Andrea in Avezzano, di S. Maria in Vico, di S. Pietro in Capistrello, di S. Pietro e S. Maria in Alba, di S. Marco in Massa, sdi S.Martino in Valle con le sue appartenenze, di S. Giovanni in Marano, di S. Felice in Montecele, di S. Maria in Elitro(?) con le sue appartenenze, di S. Andrea in Castellano, di S. Massimo in Cerro, di S. Vittoria in Cellis, di S. Maria in Carsoli con le sue appartenenze. Inoltre tutti i possedimenti, i fondi, che appartengono legittimamente alla medesima Chiesa, come pure quelli che in futuro per bontà del Signore, entreranno comunque o per mezzo di contratti, in suo possesso, debbono restare integri e stabili a te e ai tuoi successori. Decretiamo pertanto che nessuno in assoluto debba turbare dissennatamente la vita della medesima Chiesa o sottrarne i possedimenti e non riconsegnarli o rivendicare a proprio vantaggio quelli ingiustamente concessi o sminuirne il valore e sottoporli a sconsiderate vessazioni, ma che tutti siano conservati integri per il bene tuo, del clero e dei poveri. Se, dunque, in futuro qualche Arcivescovo o Vescovo, Imperatore, re, Principe, Duca, Conte o Visconte, Giudice, Gastaldo, qualche ecclesiastico p secolare cercherà di contravvenire forsennatamente al dettato di questa nostra disposizione, se, dopo essere stato avvertito una seconda e una terza volta, non si ravvederà dando un congruo risarcimento, sia destituito della dignità della sua carica e del suo potere. Sappia inoltre di essere in uno stato continuo di colpa dinanzi al giudizio divino e di essere lontano dal santissimo corpo e sangue di Dio e Nostro Signore Gesù Cristo e di dover sottostare, nell’estremo giudizio, a severa punizione. A tutti coloro che, invece, rispetteranno i privilegi della Chiesa vada la pace del Nostro Signore Gesù Cristo affinché, anche su questa terra, raccolgano i frutti delle loro buone azioni e, di fronte al severo Giudice, possano trovare il premio dell’eterna pace. Amen, amen. Scritto per mano di Gervasio, Segretario regionale e Notaio della Santa Sede. Io Pasquale vescovo della Chiesa Cattolica ecc./Io Riccardo Albanese vescovo, ecc./ Io Fr. Leone Ostiense vescovo ecc./Io Cono vescovo della chiesa Prenestina ecc./Io Romano cardinale della Chiesa di S.Prisca, ecc./Io Benedetto Cardinale tit(olare?) dell’Eudossia, ecc./Io Cardinale Raniero di SS. Marcellino e Pietro, ecc./Io Cardinale Corrado di S. Pudenziana,ecc.

    Dato in Laterano per mano di Giovanni diacono della S.(anta) R.(omana) C(chiesa), Cardinale e Bibliotecario, il 25 febbraio, settima indizione, nell’anno MCXV dell’incoronazione del Signore. Altresì nell’anno XV del pontificato del divino Pasquale II.

+ S. Pietro, S. Paolo, Pasquale II vescovo, fortificati della parola del Signore del Cielo.”

BOLLA DI CLEMENTE  III°. (22)

   Clemens Episcoupus Servus servo rum Dei. Venerabili fratri Heliano Marsicanse Ecclesiae Episcopo, ejusque successori bus successive substituiendis…….In eminenti Apostolicae  sedis specula, dispositione Divina in Domino  constituti; fratres nostros Episcopos tam vicinos, quam longe positos, fraterna debemus charitate diligere, et Ecclasis quibus in Domino militare noscuntur, suam dignitatem, et justitiam conservare. Eapropter Venerabilis in Christo frater Heliane, tuis postulationibus gratum impartientes assensum, Mariscanam Ecclesiam, cui Domino Ductore preside, ad exemplum praedecessorum nostro rum felicis memoriae Paschalis, Eugenii, Anastasii, Hadriani, et Alexandri Tomanorum Pontificum; sub Beati Petro, nostra protectione suscipimus, et praesentis scripti privilegio communimus, statuentes ut quascumque possessiones, qauecumque npona eadem Ecclesiam in praesentiarum juste, et canonice possidet, aut in futurum collecta fuere, Pontificum largizione, Regum, vel Principium, oblataliis fidelium, sive vito justis modis, Domino propitio poterit adspici; firma tibi, tuisque successori bus, permaneant. In quibus haec propriis duximus exprimenda vocabolis:

ECCLESIAS 

Sancti Helaie, et Sanctae Mariae in Opi.

Sancti Pauli cum titulis suis in Pesculo Serulae.

Sanctae Mariae in Campo-micia.

Sanctae Marie in Juge.

Sancti NIcolai in Temple.

Sancti Nicolai in Pecza.

Sancti Salvatoris, et Sanct Bartolomaei in Busegna.

Sancti Pancratii in Sancto Sebastiano.

Sancti Salvatoris in Asclo.

Sancti Mangarii in Valle frigida.

Sancti felicis in Vado Albonis.

Sancti Joannis, Sancti Onufri, Sancti Abundi- in Ortona.

Sancti Angeli in Parasepe.

Sancti Tholas in Caesulis.

Sancti Quirici in Meloghe.

Sancti Nicolai, Sancti Andreae, Sancti Jacobi- in Carrito.

Sancti Ruphini in Ferratu.

Sancti Lucii in Macrano.

Sancti Leonardi, Sancti Salvatoris, Sanctae Mariae, Sanctri Nicolai, Sancti Mauri-  in Piscina.

Sancti Petri, Sancti Valentini, – in Apinianicis.

Sancti Juliani, Sancti Clementis, Sacnti Thimae – in Praeciolo.

Sanctae Mariae, Sanctae Annae, Sancti Cataldi – in Bozzano.

Sanctae Mariae in Ceturo.

Sanctae Felicitatis in Cerfennia. Sancti Comitii in Armele.

Sancti Ruphini in Loreto.

Sancti Gregori in Malinao.

Sancti Marcelli, Sancti Thomae, Sanctae Anatoliae – in Leone.

Sancti Marci in Geno, Sancti Laurenti in Atrano.

 Sanctae Mariae, Sancti Petri, Sancti Gervasii, Sancti Silvestri i – in Venere.

Sancti Anastasii cum titulis suis, Sancti Calistrati, Sancti Pellegrini, Sancti Cypriani – in Civitate.

Sanctae Juste in Fossage.

Sancti Petri in Cornavino.

Sancti Martini in Flimini.

Sancti Johannis in Pentuma cum titulis suis.

Sanctae Mariae in Ponterone.

Sancti Nicolai in Capistrellis.

Sancti Martini in Molesiano.

Sancti Joannis in Ozzanello.

Sanctae Crisitne in Subezzanio cum titulis suis.

Sanctae Crucis, Sancti Pancratii – in Alafrano.

Sancti Petri in Monte.

Sancti Angeli, Sancti Nicolai – in Agello.

Sanctae Mariae, Sanctae Justae – in Bovitio.

Sanctae Barbarae, Sancti Donati, Sanctae Martae, Sancti Petri, Sancti Nicolai – in Foce.

Sanctae Mariae intra Fauces.

Sancti Gregorii in Pensula.

Sancti Marcelli, Sancti Angeli – in Arcu.

Sancti Basylii in Turre.

Sanctae Mariae in Padule.

Sancti  Joannes in Coelano, qui ad caput aquae dicitur cum titulis suis.

Sancti Potiti, Sancti Nicolai – in Castello.

Sancti Bartolomaei in Petramara.

Sancti Angelo in Arano.

Sancti Nicolai, Sanctae Mariae – in Robure.

Sanctae Mariae in Porciano.

Sancti Georgi, Sancti Sosii – in Paterno.

Sancti Lautentii in Cuna cum titulis suis.

Sanctae Mariae in Hortucle.

Sancti Quirici, Sancti Christophari – in Vico.

Sancti Nicolai, Sanctae Mariae – in Sperone.

 Sancti Martini in Agne.

Sanctae Mariae, Sancti Patri – in Lecce.

Sancti Laurenti in Angre.

Sancti L:auci, Sancti Nicolai – in Rocca.

Sancti Angeli, Sanctae Mariae – in Colle-lungo.

Sancti Martini in Valle Trasaccana.

Sancti Coesidi in Transaque cum titulis suis.

Sancti Vincentii in Formis cul titulis suis.

Sanctae Mariae in Vico.

Sanctae Mariae, Sacnti Joannis, Sancti Petri – in Aquarnia.

Sancti Bartolomaei in Avezzano cum titulis suis.

Sancti Andreae cum titulis suis.

Sanctae Mariae, Sancti Petri – in Alba cum titulis suis.

Sancti Blasii in Podio.

Sancti Nicolai, Sancti Joannis, Sanctae Mariae, Sancti Leucii – in Marano.

Sancti Erasmi, Sancti Amngeli – in Pomperano.

Sanctae Marie in Podio.

Sanctae Mariae in cellis cum titulis suis.

Sancti Angeli, Sancti Andreae – in OLoreto.

Sancte Luciae in Palentino.

Sanctis  in via Romana.

Sancti Silvestri in Sanctis Mariis.

Sancti Thomae, Sancti Angeli, Sancti Aegidi cum titulis suis – In Sculpola.

Sancti Salvatoris in Pontibus.

Sanctis Felicis in Marche.

Sanctae Mariae cum titulis suis, Sancti Petri, Sancti Martini, Sancti Nicolai – in Capistrello.

Sancti Stephani, Sancti Salvatoris – in Colle di Sage.

Sancti Angeli in Cripta.

Sancti Nicolai in Nerfa cum titulis suis.

Sanctae Mariae in Monte.

Sancti Salvatoris in Parifalco.

Sancti Petri, Sancti Joannis, Sancti Nicolai, Sanctae Anatoliae, Sanctae Mariae – in Corcumello.

Sancti Sebastiani ad Aquam Vomicam.

Sanctae Margaritae, Sancti Blasii – in Cappadocia.

Sancti Angeli, Sancti Joannis – in Petrella.

Sancti Anonini, Sancti Aegidii cum titulis suis – in Verede.

Sancti Nicolai in Valle-cupola.

Sanctae Mariae, Sanctae Barbarae – in Orignuna.

Sancti Petri, Sancti Nicolai, Sancti Aegidii, Sanctae Ceciliae cum titulis suis – in Taliaecotio.

Sancti Pauli in via Romana.

Sancti Maximi cum titulis suis, Sanctae Mariae – in Rocca di Cerro.

Sancti Donati in Cerro.

Sancti Angeli in Montibus.

Sancti Quirici, Sacnti Marcelli, Sanctae Mariae, Sancti Nocolai, Sancti Andreae, Sanctae Justae, Sanctae…..- in Alto Sanctaer Mariae.

Sancrae Mariae…….

Sancti Salvatoris, Sancti Joannis, Sancti Cypraini – in Scansano.

Sanctae Mariae in Casis Vetelis.

Sancti Petri in Tublone.

Sancti Stefani in Caprii.

Sancri Angeli in Nursiae.

Sanctae Mariae in Manica.

Sancti Martini in Castello – Vetulo.

Sanctae Mariae, Sancti Joannis – in Barro.

Sanctae Mariae, Sancti Joannis – in Uppa.

Sancti Joannis in Collibus cum titulis suis.

Sancti Angeli cum titulis suis. Sancti Pauli, Sancti Victoriea Sanctae Nicolai. – in Cellis.

Sancti Vici in Valle-Jnuga.

Sancti Joannis, Sanctae Mariae, Sacnti Stephani – in Petra – sicca.

Sancti Stephani, Sancti Laurenti – in Tufo.

Sancti Petri in Podio.

Sancti Patri, Sancti Laurentii, Sancti Nicolai Sancti, Georgii, Sancti Salvatoris – in Pereto.

Sanctae Mariae in Petra-sicca.

Sancti Bartolomaei in Camerata.

Sancti Petri cum titulis suie. Sancti Blasii….- in Rocca de Butta.

Sancti Joannis in Valle-Calvula.

Sancti Thomae, Sanctae Mariae, Sancti Salvatoris, Sancti Stephani – in Auricula.

Sancti  Joannis in Altangona.

Sancti Andreae in Fossa cieca.

Sanctae Mariae in Carseolo cul titulis suis.

Ecclesiam S. Nicolai de Cappellis cum hominibus, terris, pertinetiis, er omnibus suis a Venerabili Priore cum fratribus Sanctae Mariae de Partuso, pro Ecclesia S. Leuci, quam piae permutationis titulo cum assunse Capituli tui Zaccarias pradeccessor tuus contraxit, et Ecclesiae tuae concessam, sicut in autentico scripto exinde hoc continetur, et tunc tam juste possides, et quiete; ad exemplar felicis recordationis Alexandri, et Lucii Praedecessorum Nostrum, tini, et Ecclesiae tuae auctoritate Apostolica confirmamus. Praeterea Ecclesiam Beatae sabinae Martyris, matricema semper haberi, sicut hactenus habita est, et illic Episcopalem Sedem permanere decernimus. Ad perpetuam quoque ejusdem Ecclesiae pacem, ac stabilitatem, praesentis Deceti firmitate sancimus, ut universi fines, sicut a tuis antecessoribus usque hidue possessi sunt; ita tibi, et tuis successori bus in perpetuam conservatur, justi vide licet fines . A Furca Ferratri decurrunt ad  Caput Carriti; inde  per vadum de Marso ; in Portella de Valle Putrida ; per Serram de Feresca ; per Argatonem ; per Serram de Camino ; per Serram Fermellino ; inde ad montinum vetus ; inde ad Furcam Aceri ; per Serram de Ruo ; per Serram de Troja; inde ad Pesculum Canale ; inde ad petram Imperatoris ; per Serram de Cervaja ; inde ad Sanctum Britium ; per Furcam di Auricola ; inde ad Sanctum Georgium ; per flumen Sisarae ; per turres de Ofrano ; per Scablellas ; per Tufum fluvii Rumanii ; per Trepontium ; inde ad Vulpem mortuam ; per Serram de candida ; per Ventrinunm ; et redeunt ad Furcam Ferrati. Intra quos fines, quaecumque Villae, quaecumque plebes, quaecumque Ecclesiam forsam sitae sunt, aut in posterum fuerint, salvis primis juribus Apostolicae Sedis, sub tua, et tuorum Cattolicorum successive Episcoporum providentia, et disposizione permaneant. Et proinde ab his omnibus Episcopalia vobis jura solvantur, tam in Clericorum ordinationibus delinquentium. Sane illam Monacorum pravam praesumtionem, quae partim Episcoprum absentia, partim eorum pervicacia, in Marsoum finibus fraudolentius inolevit, omnino inibemus, ut nec Baptistum in Monasteris faciant; nec ad infirmo rum unctiones de claustris suis progredi audeant, nec ad paenitentiam injungendam populares personas admittant; nec ab Episcopo excomunicatos ad comunionem, nec interdictos ad officia sacra suscipiant. Sententiam quam Praedecessor, vidi licet sanctae memoriae Benedictus, pro controversia, quae cum Monacis Sanctae Mariae de Pertuso, et cum clericis Beati Joannis pro olei consecratione agitabatur, premulgavit; auctoritate Nostra, ad insistor praedicti Alexandri antecessoris Nostri, firmamus, et ratam semper manere decernimus; ut una scilicet olei ampulla in matrice Ecclesia Sanctae Sabinae consacretur, et tam per Ecclesiam S. Joannis, quam alias, sicut justum et personaliter dividatur. Decernimus ergo, ut nulli omnino hominum licear eamdem Ecclesiam perturbare, aut ejus possessionibus usufruere; vel ablatas retinere; vel injuste datas suis usibus vindicare, ac diminuere; vel injuste datas suis usibus vindicare, ac diminuere; vel usurariis vexationibus fatigare: sed omina ontegra serventur tam tuis, quam Clericorum, et pauperum usibus profutura, salva nimirum in omnibus Apostolicae Sedis auctoritate. Si quis igitur Nostras litteras, vidi licet Archiepiscopus, aut Episcopus, Imperator, atu Rex, aut Dux, aut Comes, aut Vice-Comes, Judex, aut Castalio, aut Ecclesiastica quaeliber, vel saecularis persona, hanc Nostrae Constitutionis paginam sciens contrariare voluerit, vel contra eam venire tentaverit; secundo, teriove monita, si non satisfecerit, et se congrue emendaverit; potestatis, honorisque dignitate cuprea, reumque se Divino judicio existere de perpetrata iniqui tate, conosca; et a sacratissimo corpore, et sanguine Dei, et Domini Nostri Jesu Christi aliena fiat, atque in extremo examine districate vultioni subjacet… Datum Laterani per manum Aloysii Romanae Ecclesiae Subdiaconi Vicarii agentis Cancellarii Dominicae anno millesimo, centesimo octuagesimo octava. Pontificatus vero Domini Clementis Papae tertii anno primo….

Ego Clemens Cattolicae Sedis Episcopus.

( Sieguono le firme dei Cardinali, ed altri Vescovi, e vi era il sigillo di piombo).”

Note

  1. Nell’Archivio della Diocesi dei Marsi ubicato in Avezzano esiste una copia settecentesca di tale importante documento (vedi in seguito).
  2. Tale documento, andato perduto, fu trascritto dallo storico Don Antonio Di Pietro nella sua pregevolissima opera : “ Agglomerazioni delle popolazioni attuali della diocesi dei Marsi scritte da D. Andrea Di Pietro canonico teologo della cattedrale dei Marsi residente in Pescina”, Avezzano, Tipografia Marsicana di Vincenzo Magagnini, 1869,pp.312-320( vedi in seguito).
  3. San Berardo
  4. E’ la località già citata di Cervariana.
  5. E’ forse la località “Padula” riportata nell’odierno foglio catastale n. 13 del comune di Cerchio?
  6. Tale chiesa  è riportata anche nell’anno 1114 “Ozano (S.Vito) del Vesc. di Marsia, 1114 n. XI” dal sopracitato Alessandro di Meo nel 1819 nel suo “Annali critici-diplomatici op.cit.”.
  7. E’ forse la località denominata “ Valle di Maiano seù S. Anastasia” riportata nel più volte citato Catasto degli Agostiniani Scalzi di Cerchio del 1677? E’ riportata anche come “ Strada comunale Valle di Maiano” nell’odierno foglio catastale n. 6 del comune di Cerchio.
  8. E’ forse la località “Costa d’Arzano” e “ Prato in Arzano” riportata nel sopra citato catasto degli Agostiniani Scalzi di Cerchio?
  9. Vedi nota 5.
  10. Pietro Conte di Celano
  11. Re Ruggero II
  12. “ Federico I. detto in Italia il Barbarossa.(c. 1125-1190). Successe al padre Federico II duca di Svevia nel 1147; valendosi anche dell’appoggio di Enrico il Leone, suo cugino e duca di Sassonia, fu eletto re di Germania a Francoforte, nel 1152, succedendo allo zio Corrado III. Sceso in Italia, fu incoronato re a Pavia, e dopo aver consegnato Arnaldo da Brescia, che con la sua predicazione, aveva favorito la ribellione di Roma, al pontefice Adriano IV, fu da questi stesso incoronato imperatore a Roma, nel 1155. Nel 1156 sposò Beatrice, figlia di Rinaldo III, erede della Borgogna; nello stesso anno decise la cessione della Baviera al cugino Enrico e l’erezione dell’Austria a ducato per compensare i Babenberg della diminuzione territoriale subita ( dieta di Ratisbona). La Constitutio de regalibus, emanata alla dieta di Roncaglia (1158), sancì i diritti sovrani dell’imperatore sui Comuni, contro le tendenze autonomistiche dei Comuni stessi e divenne presto motivo di gravi contrasti. Nella terribile lotta contro i Comuni F. condusse quattro spedizioni in Italia, conquistando e distruggendo Milano (1163). Nel frattempo, l’intromissione di F. nelle elezioni episcopali determinava anche una rottura dei rapporti tra la Chiesa e l’Impero; così, dopo l’elezione di Alessandro III, i Comuni si allearono al papato e l’Imperatore fu sconfitto a Legnano dalla Lega lombarda (1176). Fu poi scomunicato, ma ottenne il perdono a Venezia nel 1177 e dopo sei anni, a Costanza, concludeva la pace anche con i Comuni. Nel 1186 Milano celebrò il matrimonio del figlio Enrico con la normanna Costanza d’Altavilla. Nel 1189 partecipò alla III crociata vincendo i Turchi a Iconium nell’Asia Minore, ma una grave pestilenza decimò le sue milizie ed egli stesso trovò la morte mentre si bagnava nelle acque del fiume Salef, in Cilicia. F. I, per avere fornito ai principi della Germania un ideale comune di grandezza, può essere considerato il fondatore della potenza della nazione tedesca, alla quale diede quell’organizzazione di confederazione di principati sopravissuta fino al secolo scorso. Il mito di un impero universale che egli perseguì doveva però fatalmente procurargli l’opposizione dei Comuni italiani e del papato, che, contrastando validamente il suo disegno, posero in evidenza i limiti della stessa concezione politica di F., tanto ambiziosa quanto discorde dai tempi”. Nuova Enciclopedia, volume III El-H, Editrice ItaIiana di Cultura, Roma, Arti Grafiche Jasilio Fotolito: S.A.G. litografa, La Moderna, Roma, 1966, p.1431-1432.
  13. Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II il Normanno, morì il 28 settembre 1198.
  14.  “ Federico II ( Jesi 1194- castello di Fiorentino, Puglia, 1250 ). Figlio di Enrico VI e di Costanza di Altavilla, fu incoronato re di Sicilia nel 1198, dopo essere stato sottoposto alla tutela del pontefice Innocenzo III; divenuto maggiorenne sposò Costanza d’Aragona (1209), e nel 1212 fu eletto re di Germania a Francoforte. Ma soltanto nel 1214, dopo la battaglia di Bouvines, perduta da Ottone di Brunswick contro Filippo Augusto di Francia, alleato di F., quest’ultimo divenne signore incontrastato dello stato germanico. Dopo essersi impegnato a tenere l’amministrazione della Sicilia separata da quella dell’Impero, fu incoronato imperatore da papa Onorio III (1220). Nel 1227 papa Gregorio IX, sotto l’accusa di differire una crociata, già a lungo sollecitata da Onorio III, lo scomunicava. Partito infine per la Terrasanta nel 118, F. concluse le trattative con il sultano d’Egitto Al-Kamil per la restituzione di Gerusalemme, ottenendo di essere incoronato re. Dopo essersi recato in Germania per sedare la ribellione capeggiata dal figlio Enrico, nel 1227 fece incoronare dai Romani il secondogenito Corrado; nello stesso anno infliggeva a Cortenuova una dura sconfitta ai Comuni alleati di Milano, Alessandria, Novara e Vercelli. Nuovamente scomunicato nel 1239 da Gregorio IX, mosse contro Roma, ma il nuovo pontefice Innocenzo IV rinnovò la scomunica e lo destituì nel concilio di Lione del 1245. Negli anni che seguirono F. condusse altre guerre con alterna fortuna; fu sconfitto a Parma nel 1248, e l’anno successivo il suo figliolo prediletto, Enzo, fu catturato dai Bolognesi e tenuto in prigionìa fino alla morte. L’imperatore F. morì all’improvviso in Puglia, per un attacco di dissenteria. F. fu sovrano coltissimo e amante delle arti, legislatore e riformatore politico, alla cui corte splendettero i vividi ingegni di Pier della Vigna e del giurista Roffredo di Viterbo. Fu egli stesso poeta ( gli sono attribuite quattro canzoni ) e lasciò un trattato latino di falconeria ( De arte venandi cum avibus ). In Sicilia assunse notevole rilievo la sua opera di riorganizzazione del paese, secondo il concetto di una monarchia assoluta sorretta da una solida gerarchia di funzionari.” Da Nuova Enciclopedia, volume terzo El-H, Editrice Italiana di Cultura, Roma, Arti Grafiche Jasillo Fotolito: S.A.G. litografia;La Moderna,Roma,1966, p. 1432.
  15. Marcoaldo
  16. Moscancervello
  17. Vairano
  18. Berardo Conte di Loreto
  19. Re Ruggero II il Normanno
  20. Palozzi L. :” Un interessante caso di omonimia fra le <<Rocche di Cerro>> della Marisca medioevale”, BNullettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria Annata LXX (1908= Vol.II, Tipografia LABOR s.n.c., Sulmona, 1982,  pag.412, note 4 e 5.
  21. Di Pietro A.:” Agglomerazioni delle popolazioni attuali op.cit.”
  22. E’ la nota 1 posta in appendice seconda dal Di Pietro a pag. 311: “Questa Bolla in carta pergamena col rispettivo sigillo di piombo pendente ad essa, non si era letta dagli antichi, ma fu rinvenuta nell’Archivio Vescovile dei Marsi fra le carte abbandonate, dal fu D. Giuseppe Melchiorre (si), il quale nell’Elenco che ne fece, e che esiste attualmente, la segnò col Numero 225. Di questa Bolla esisteva nel medesimo Archivio un copia autentica presentata dalla Duchessa di Amalfi nella causa che allora si agitava per i confini della montagna di Celano, ed il processo che la conteneva è segnato dal nominato Melchiorre (sic) Numero 73. Questa Bolla fu copiata dal fu D. Luigi Borelli allora cancelliere Vescovile, dopo il giorno 18 Ottobre 1823 quando ebbe la riconsegna di tutte le carte visitate dall’indicato Melchiorre, giusta il ricevo che esiste. Ora ne l’originale, ne la copia di essa Bolla si rinviene nel medesimo Archivio, essendo stati involati da mano capace. Perciò onde non ne perisca la memoria, ho stimato trascriverla servendomi della copia autentica che ho avuto alle mani, fatta dal Cancelliere nominato. Soggiungo per sicurezza del lettore che tale Bolla l’ho letta, e l’ho copiata io stesso nei giorni della mia gioventù; come ho letto la copia autentica che esisteva in quel processo, per correggere qualche errore “.

SECOLO XIII

    Del XIII secolo cerchiese, così come per tutti i secoli della storia cerchiese, abbiano scarnissimi documenti  che molto sommariamente ci aiutano a tracciare la vita dei nostri progenitori. 

    Dal “ Saggio di corografia abruzzese medievale” (1) di Nunzio Federigo Faraglia apprendiamo che per ordine di Carlo d’Angiò (2) il 5 ottobre 1273, da Alife, fu emanato un importante diploma attraverso il quale vengono elencate tutte (?) le località del Giustizierato d’Abruzzo diviso in Abruzzo Citra ( al di qua del fiume Pescara) e Abruzzo Ultra ( al di là del fiume Pescara). Fra quest’ultime vi è anche la località  “Pazanum”, sicuramente l’attuale località “Paziani”, toponimo ancora oggi attestato nelle mappe comunali del comune di Cerchio ( si trova sotto l’attuale chiesa di santa Maria di Piediponte).

     Carla d’Angiò, il 23 agosto 1268, nei campi Palentini, nei pressi di Scurcola Marsicana, sconfisse Corradino di Hohenstaufen di Svevia (3) l’ultimo rampollo di tale nobile casata ed ultimo pretendente del Sacro Romano Impero. La sconfitta di Corradino aprì l’incontenibile scalata al potere dei reali di Francia in Europa.

     Tale evento ebbe una grande eco presso i contemporanei ed i posteri famosi, infatti, sono i versi che il sommo vate Dante Alighieri scrisse nella sua Divina Commedia a proposito di tale importante battaglia:

“[…] e là da Tagliacozzo/ove senz’arme vinse il vecchio Alardo[…](4)

Ed altrettanti famosi sono, circa un secolo dopo, quelli scritti dallo storico popletano Buccio di Ranallo (5) nella sua “Cronica”(6):

“[…] La venuta di Corrardino in Italia/e la battaglia di Tagliacozzo 

97.Poi che Aquila fui possa in questo casalino,/a quattro anni po’ questo si vende Corradino/e fo sconfitto i’ Marscie, lu misero meschino,/dallu re Carllo primo che vicque lu terrino./98.Corradino si mosse e vende della Mangia,/ul fuir del suo paiese menò i’ su conpangia;/tanta era la sua iente, cropia piano e montangia,/de Carllo no doctava valer d’una castangia./99.Or vi dirò lu modo come fu la bactallia:/che llu re Carllo primo li uscìo a la frontallia;/isso era paladino e avia gente di vallia,/di boni cavaleri e bona pedonalia.100.Ma quanto se voltavano tra loro li Todischi/co’ quelle spade longue di sopra alli Francischi,/fenneano l’omo a u’ culpu e sempre erano flischi,/no potiano resistere a quilli Alamannischi./101. Or vi dirrò lu modo che tenne lu re Carllo;/quatrobactalie fece, como vi conto e parllo,/e solu a una d’esse un omo fece armarllo,/a modo d’uno re fece incoronarllo./102. Come vi conto e parllo, tri bactallie perdia/el nostro re Carllone, dellu esercito uscia;/eraci uno todisco che danunca feria/l’omo da capo a piedi ad un culpo partia./103.Coluj chiamar facease della Donzella,/che a u’ culpo jectava l uomo da sella;/da poi che sua prodecza fo spasa per nuvella,/on’omo ne fugìa per non aver morte fella.104. Co-lla quarta bactallia re Carllo se staiea;/sectecento baruni de bono ardire avea;/penzanno in tri bactallie perduto avere parea,/era quasi smagato fugire se-nne volea./105. Uno de so’ baruni disse:<< Carlo Carllone,/longa fuga è fi’ in Francia, quarda que penzi mone;/se tu te micti in fuga, sarrai morto o prescione,/e forccia li toi medesmi te talliarao a boccone./106. Questo fo appresso a sera; le ienti erano stancate/per per la granne fatiga delle colpera date;/tornarono a mangiare dove erano pusate,/che non mangiato aveano quilu dì in veritate./107. Quillu dì altra bactallia no ficero niente;/poi che fo sera al tardo, lu re Carlo prudente/pensao inel suo core: << Se mal m’è convenente,/dove recuperare porraio io dolente?>>/108.Già  se parlubalava che Aquila se tenia/cioè per Corradino, e per lla jente sia;/e per questo re Carllo gra’ dubito ne avea,/ ma no che certo fossene, a pena lo credea./109. Con tale pernzamento, la seera cavalcone/con quattro homini soli, che più no-nne menone;/e giunto che fo ad Aquila, quanno se apresonne: << Per chi se t’è’ la terra?, le guardie ademannonne./110. Respusero le guardie: << Per re Carllo se  tene,/che Dio li dia la vita quanto in piacere li ène;/or mi di’ chi buj sete e chi con buj béne>>./111.Vennesende re Carllo alla porta de Vaczano;/li portarari gridavano: << che ve’ giò per llo piano?>>/<< Semo missi del re>>, respusero pian piano,/<< Facciatelo sapire tosto a lu capetano./112. Perché parllar volemoli de quello che nc’è inposto>>./<< Ore aspectare un poco>>, per loro fo rispossto./Annaro al capetano e feli sapire tosto/quel che lu l’inpuse, chè non l’avea posspossto./113. El capetano commannò che vensse/e manda per lli dudici che ciascuno a-lluj gesse,/perché c’era nuvella; niuno se fissesse/ a pena della tessta, e scusa non valesse!/114. Avenga ch-lli re venise sfigurato,/lu capetan nuvello a-lluj se fo inchinato;/e isso comannò che-llu tenga celato;/con isso e co-lli dudici lu re abe parllato./115. Disse:<< Fratelli mei, bu’ sapite che io/àp facta quessta tera per voluntà de Dio/e intendo d’esaltarla quant’è potere mio:/allu bisongio pàresse lu bo’ servo e-llu rio./116. Se in quissto mio bisongio e fodera che arechete,/per buj ragio lu Rengio e fare lo devete,/e poi gio refarragio de quello che volete>>./117. Cò bella cera alegra fo resposto de fare/onde aiuto e soccurso che sapia ademannare;/vide la bona vollia, fecelu ralegrare:/<< Or vi-sstate con Dio, faite como vi pare>>:/118.De nocte vende in Aquila e de nocte tornò;/nanti che jurnno fosse, all’oste se trovò;/tanto privatamente ecco venuto fo,/che chivelle no-sappelo sì cauto cavalcò./119. El capitano d’Aquila que fece vollio dire:/di nocte lu consillio di poi fece vannire,/adunaose per templo e a-llor fece sentire(ch’el re volia soccurso, ch’Aquila deia gire./120. Se mai odesse populu a una voce gridare, quella fo la maiure: <<Iamolu ad agiutare!/Ecco ono non rimanga che nopn ci degia annare,/quanto fodero avemo, deiamolu portare>>./121. Lu capetano per templo cacciò lo confalone/e fece dare il banno, a pena de tradiscione,/che ongi homo lu sequite, e ciascuno s’abione;/subitamente l’hosste d’Aquila uscita fone./Non aspectò l’un l’altro ma, chi mellio potìa,/per coste se iectevanom no curanno altra via;/ondi homo se menava la besstia che l’avìa,/con tucta quella robba che in casa tenìa./123. No tanto, dico, li omini, ma le femene gero/dereto a-lloro omini che geano volentero,/portanno carcchi in capo chi non aveva somero,/sì che abero fodero quanto fece mistero./124. Nell’ora della nona foro nell’hoste junti;/tanta gente paria, calando per lli munti;/tucti maravelliarose li baruni e-lli cunti,/dicenno:<< Chi so quisti che vengono sì prunti?>>/125. Alcuni dubito abero, fi’ che-lli conubissoro,/no fussero inimici che contra loto gissero;/poi che odero le laude che <<viva Carllo!>> dissero,/126. A male partito stava re Carllo con sua gente,/scurto li era fodero che nopn n’avia più ninete;/li fodereri d’Aquila scarcaro immantemente/e acivero l’osste multo pienamente.//127. Lu re non era uscito alla bactallia allora,/ca non aviano fodero né mangiato ancora;/pure aspectava l’Aquila che gisse da ora in ora;/128. Isso stava inbuscato e no con troppa gente,/no-llo sapia niuno dove stesse niente;/ma stava alle Cappelle, sacciate veramente;/sentennose l’aiuto, uscìo arditamente./129. Corradino e Todischi venciuto aver credeano,/perché Carllo e sua gente per campo no vedeano;/cercanno per-lli morti per llu re Carllo giano;/quelli che fo incoronato co-lli altri morti aveano./130. Credectero che Carllo fosse un de costoro,./che anche tenia in tessta la corona dell’oro;/la iente tucta mossese senza fare dimoro,/sparsese per-llu campo p’aver la robba loro./131. Re Carllo uscio di fore, ferio al pavillione/ch’era di Corradino; là era lu confalone/e gectolu per terra, poi al canpo tirone/co-llu Comuno d’Aquila che be-llu sequitone./132. Vedenno Corr              adino lu confalon perduto,/lla soa gente spaliata e non aver aiuto,/missese per la fuga, ca-sse credia traduto;/gisene versso Roma e loco fo raputo./133. Quilli de Francapane Corradino pilliaro,/a pochi di po’ quessto allu re lu mearo;/poi che lu abero i’ Napoli, la tessta li talliaro,/a Santa Maria del Carmino loco lu socteraro./134. Retornno alla sconficta; da poi che Corradino/se mise per la fuga, ongi om’ li vende mino;/tucti furo sconfictirdero lu terrino,/sì che lu loro isercito venne nu male sino./135. Tanta la multa gente che nci fo morta intando,/no-lla porria contare quilli che abeco sanno;/multa roba n’abbe Aquila che mai no.lla redando;/da re s’accomiataro, rivenero cantando/136. DE quilli de Alve, dicovi, che male se portato;/quanno quilli Todischi per campo se spaliaro,/no vedenno re Carllo, sconfitto se penzaro:/le laude de Corradino tucti quanti gridarono./137. Re Carllo, poi che sappelo, Alve fece guastare,/ch’abero granne frecta, deceiello pariare,/la clescia della Vectoria in Marsce fece fare,/co’ una grande rennita Franceschi c’ìano a stare[…]”

    Quarantasei anni prima, nel 1222-23, la nostra Marsica fu teatro di un altro sanguinosissimo evento: la presa e la totale distruzione della città di Celano da parte dell’imperatore Federico II (73) il quale, non completamente soddisfatto, quale duro monito per quanti avessero osato sfidare la sua persona ed il suo potere, fece deportare i celanesi in Sicilia e nell’isola di Malta, imponendo loro la “damnatio memoriae” al nome di Celano e costrinse all’esilio, in Roma, il potentissimo conte di Celano Tommaso (8). Dalla cronaca di Riccardo di S. Germano tradotta in italiano come già abbiamo detto dal professor Giuseppe Sperduti dal titolo “ La cronaca” (9) apprendiamo notizie degne di nota relative alla prima meta del secolo XIII utilissime non solo per la storia della nostra sub regione marsicana:

“[…]                                                                                      

1200

[…]L’abate, che stava nella stessa città, riparò ad Atina in mezzo alla fuga con suo fratello Gregorio e di là si recò nella Marsia per chiedere aiuto da parte del popolo al conte di Celano. Ma negandoglielo costui, si recò fiducioso da Rinaldo Sinibaldo (10), che gli consegnò copiosamente tutto il suo denaro, con il quale nutrì alcuni servi e balestrieri, con i quali, ritornando attraverso i luoghi montani, entrò di notte nel Monastero[…] E il suddetto Diopoldo (11) nel mese di giugno a Venafro si azzuffa con il Conte di Celano e lo mette in fuga con una battaglia campale e prese suo figlio Bernardo ( nel testo latino di legge “ Berardum”(12) n.d.r. ), che portò prigioniero a Roccadarce[…]

1201

Gualterio di Brenna viene inviato nel regno in odio dei Tedeschi dal papa Innocenzo  (13) e, azzuffandosi con lo stesso Diopoldo nei pressi di Capua, il 10 del mese di giugno lo sconfisse e lo mise in fuga. E di là venendo a Teano, che era della sua  fazione, con Rinaldo (14), allora arcivescovo di Capua , figlio del Conte di Celano, si recò con il medesimo a Presenzano, dove andandogli incontro il suddetto abate di Cassino andarono insieme e andarono a Venafro, che lo stesso Diopoldo governava. Er timore il suddetto conte di Celano si alleò proprio con il conte di Brenna e finalmente la stessa città fu bruciata da parte dell’abate e di Malgieri di Sorella nella vigilia di S. Giovanni Battista, mentre la Rocca superiore era tenuta da Dioplodo[…]

1202

[…] E per combattere il suddetto Conte il nominato Gualtiero di Palear con il fratello Conte Manerio con i conti Diopoldo e Oddone di Laviano, riunite da ogni parte le soldatesche per il pretesto che diceva che il conte era del re e del regno ingaggiò con il medesimo una battaglia campestre a Canne, il suddetto cancelliere con il nominato Diopoldo fu sconfitto e messo in fuga dallo stesso conte il 6 ottobre, essendo stati catturati molti di loro e alcuni uccisi con la spada. E furono catturati anche nel primo scontro coloro, che erano presenti, cioè Sigfrido fratello di Dioplodo, il detto Oddone di Laviano e Pietro di Celano, che era chiamato conte di Civitate. Essi poi uscirono con la fuga[…]

1205

[…] Allora il Conte di Celano, che era entrato nella città di Alife e assediava virilmente la rocca della città, essendo pronto con l’aiuto di Diopoldo, saputo della cattura del conte Gualtiero, incendiata la città partì da Alife[…]

1208

[…] Allo venendo da lui i Conti Pietro da Celano e Riccardo di Fondi, con essi trattò del soccorso da dare al re Federico e della difesa del regno nel modo seguente:

    Che li stessi Conti siano i capitani, cui tutti debbono obbedire da Salerno a Ceprano, con il tratto di terra si stende da mare a mare, salvo lo statuto regio, col quale il Conte di Celano fu creato Giustiziere delle Puglie e di Terra di Lavoro, e salvo ancora l’ordine regio, che fu consegnato al Conte di Fondi dalla città di Napoli perché egli sia speciale governatore della sua città, intelligendo ciò alle faccende della propria città; ma quanto al soccorso da dare al re e alla difesa e alla pace del Regno, tutti intendano comunemente questi due principi. Tutti coloro che riceveranno questo comando, mantengano vicendevolmente la pace tra loro, e se qualcuno venisse offeso da un altro, non offenda subito di nuovo il medesimo, ma sporga querela a detti conti, che secondo ragione e secondo consuetudine del regno la facciano pagare. Coloro, invece, che non vollero accogliere quest’ordine o lo ricusarono, siano stimati come nemici pubblici e vengano combattuti da altri. Siano inviati in aiuto del re duecento soldati fino al 1 settembre e restino per un anno a spese di coloro, dai quali furono inviati. Siano poi distribuiti secondo i il volere degli estimatori, che sceglieremo specialmente per questo, dopo aver valutato i dovuti servizi e le ricchezze dei conti e baroni ed anche delle città[…] Quell’anno il detto Conte di Fondi, conquista Capua con l’autorità e le forze del Conte Leopoldo, chiamato dai capuani in odio del detto Conte di Celano, il cui figlio Rinaldo era arcivescovo della stessa città[…]

1209

Federico, re di Sicilia, sposa Costanza, sorella del re di Aragona. Il detto conte di Celano ricevette la rocca di  Capua dal castellano Leone di Andria per opera del detto Arcivescovo, figlio di lui, e il suddetto Conte di Fondi, che teneva assediata la stessa rocca, per paura uscì dalla città[…]

1210

Il detto Imperatore Ottone(15), attratto Diopoldo e da Pietro conte di Celano, che ottenuto dal medesimo Diopolodo con un trattato Capua, con un altro di Salerno, gettandosi dietro le spalle il giuramento che aveva fatto alla Chiesa di Roma, entra nel Regno da parte di Rieti e sotto la guida di coloro, che gli avevano prestato il giuramento di fedeltà, vi giunge attraverso al Marsia e quindi attraverso il Comino; e a lui il detto abate di Cassino, cui stava a cuore sia la terra che la popolazione, essendo tutti impauriti all’arrivo dello stesso Ottone, così che a S. Germano erano rimasti talmente pochi, che avevano portato i loro beni in luoghi più sicuri, inviò i suoi ambasciatori per la pace che egli stesso come abate gli andò incontro contro il parere di tutti i monaci[…]

1212

[…]Morì Pietro, conte di Celano, preso da languore (16)[…]

1215

[…]Tra questi essendoci uno noto la pontefice, un certo Stefano della Marsica, di cui parlai più sopra, dopo che l’elezione era divisa, lo elesse ad abate graziosamente, come gli piacque, per i medesimi. Costui, ritornando al Monastero, fu accolto cono onore dai monaci e dal popolo[…]

1216

[…] L’abate di Cassino, Stefano, venuto a patti con Miraddo, recupera la Tocca di Bantra. Dal papa è liberato Adenolfo, una volta abate, al quale sa lui viene concessa per tutta la vita la Chiesa di S. Benedetto di Capua e per grazia vi è aggiunta la Chiesa di Sant’Angelo in Formis. Quest’anno il ricordato Stefano, abate di Cassino, a Roma nel Laterano è consacrato sacerdote dal vescovo di Ostia[…]

1220

Il papa Onorio (17) nel mese di giugno si reca da Viterbo a Toma vecchia, ma verso la fine di settembre ritorna a Viterbo e quindi a Roma. Federico re, chiamato dal papa, venne a Roma a prendere la corona con la consorte Costanza avendo lasciato in Germania il figlio Enrico, e tutti e due nel mese di novembre nella basilica del principe degli Apostoli vengono recinti del diadema imperiale abbastanza pomposamente, accolti con tutto il favore e onore dei Romani. E alla incoronazione loro furono presenti Stefano, abate di Cassino, i conti Ruggero dell’Aquila, Giacomo di San Severino, Riccardo da Celano e alcuni del Regno, andando dall’imperatore per averne il favore e gli regalarono i denari che avevano, il quale denaro l’Imperatore elargì ai Germani che ritornavano in Germania. Allora anche Tommaso, conte del Molise, inviò suo figlio dall’imperatore per ottenere il suo favore, ma, non potendolo ottenere, si ritirò nella Rocca di Magenolfo (18) contro lo stesso Imperatore, avendo lasciato la sposa nella rocca di Boiano con tutte le sue cose.[…]

1221

[…]All’imperatore si arrese Boiano, dove essendosi riuniti i baroni, che avevano dato una mano all’imperatore contro Tommaso, conte di Celano e del Molise, il conte in persona, gettandosi su di loro, li mise in fuga, bruciò Boiano e ne fortificò la rocca, provvedendola dei viveri, conducendo con sé alla rocca di Magenolfo la contessa sua sposa. Ma il suddetto conte di Acerra, avvicinandosi alla rocca di Boiano con l’esercito imperiale, è costretto ad assediarla, ma la ottiene per l’imperatore dopo varie trattative; quindi prepara l’assedio della Rocca di Magenolfo, in cui si era rifugiato il suddetto conte Tommaso ( di Celano e Molise )[…] Si arrende all’imperatore Celano, rifugiandosi alcuni nella sua torre e in Obinolo (19) altri fedeli al conte del Molise; perciò gli abitanti di Celano chiamano in loro aiuto l’esercito dell’imperatore con il quale, pur assalendo virilmente la stessa torre, non riuscirono a prenderla[…]

1222

[…]Il conte Tommaso da Celano, quantunque fosse assediato strettamente, sotto guida fedele attraverso luoghi montuosi giunse al castello, che occupava il cugino Raniero d’Aversa, dal quale ricevuti pochi cavalli e uomini, entra di nascosto in Obinolo, e di là venendo contro Celano con i suoi, spinto dalla speranza di coloro che lo soccorrevano e conoscevano il suo arrivo, all’alba assale gli imperiali, che erano dentro Celano e assediavano la torre accanitamente, e alcuni di essi mise in fuga, catturò molti e li mise in carcere; e allora cavalca per tutta la Marsica, la saccheggia, brucia Paterno, e riunisce tutto il necessario per vivere in Celano. E saputasi la cosa dal detto conte Acerra, lasciati pochi all’assedio di Rocca Magenolfo, con Stefano, abate di Cassino, e Rinaldo, arcivescovo di Capua, marciò contro il conte medesimo e contro Celano; lo stesso arcivescovo, preso durante la strada da improvviso malore, morì. Il suddetto conte del Molise fu stretto d’assedio dal conte di Acerra e Celano fu assediato dal di fuori. L’imperatore trionfa su Mirabello in Sicilia e a lui e ai suoi fece pagare il fio dei danni commessi. Le truppe di Napoli e di Gaeta, fornite di corazze e di scudi, vanno contro Celano. Il suddetto conte di Acerra ritorna ad assediare la Rocca Magenolfo. Allora la contessa, non potendo più a lungo occuparla, ricevuto dal suddetto conte di Acerra la sicurezza delle persone e cose per sé e i suoi, restituì per l’Imperatore allo stesso conte la rocca di Magenolfo, che poi fu abbattuta dalle fondamenta[…]

1223

[…]L’imperatore, avuto il permesso del papa, ritornando nel regno e passando per Sora, va a Celano, dove facendo venire la contessa del Molise, che ancora era rimasta nella Rocca di Maginolfo, e suo figlio, li fece parlare con lo stesso conte, perché si arrendessero all’imperatore. Ma non potendo ottenere ciò, ordinò che si fortificasse moltissimo e di custodisse il Colle di S. Flaviano; egli stesso si trasferisce nelle Puglie per ritornare di qui in Sicilia, avendo lasciato nelle mani di Enrico di Morra, amministratore della Giustizia, la predetta contesa e suo figlio. Dopo la partita dell’Imperatore, mentre ancora questi operava nei territori delle Puglie, si venne a patti tra Cesare e il conte del Molise per opera della Chiesa di Roma in questo modo: lo stesso conte con le persone e cose, che aveva, uscì sicuro dal regno, dando a Cesare, Celano, Obinolo e le altre fortezze che aveva, per patto fu riservata la Contea del Molise alla Contessa sua sposa. Allora venute così queste cose, il suddetto conte con i suoi si portò a Roma, la Contessa ricevette la contea del Molise, si ordina agli abitanti di Celano di non abitare in clausura, uscendo dai loro abituri con tutte le suppellettili. E, uscendo, essi, Celano è tutto distrutto e bruciato, rimanendo in piedi la sola Chiesa di S.Giovanni; e così, cambiato nome, ciò che prima si chiamava Celano, in seguito si chiamò Cesarea. Onde in versi un tale cantò:

“ Celano perde le forze, il nome e gli auspici,

è chiamata Cesarea, perché distrutta fu rea “.

Fu chiusa la Serra sopra Celano e da questo momento gli abitanti di Celano uscirono dai loro territori, né fu più loro concesso di abitarvi, perciò bisognò loro di emigrare in altri luoghi[…]Per questo chiama a suo servizio in Sicilia i conti del Regno Ruggero dell’Aquila, Tommaso di Casera, Giacomo di San Severino e il figlio del conte di Tricarico. E questi, andando da lui senza indugio e in piccola schiera, ordinò che fossero catturati e gettati in prigione e ne confiscò le terre ad opera del Maestro Giustiziere Enrico di Morrea. Nel regno si fanno inquisizioni sotto giuramento per ordine dell’Imperatore, perché ognuno manifestasse ciò che aveva dato per le decime e a chi e per i coeredi imperiali, per il fatto di Boiano, della rocca di Maginolfo, che fu abbattuta quest’anno, e per Cesarea. I re di Danimarca e di Norvegia, padre e figlio, quest’anno furono catturati da un Principe di Germania e consegnati al re Enrico, figlio dell’Imperatore. Il quale ridusse a demanio la Contea del Molise, perché il conte del Molise, chiamato dal Maestro Giustiziere Enrico di Morrea, non colle presentarsi a lui per l’amministrazione della Giustizia[…]

1224

[…] Per ordine dell’Imperatore Enrico di Morra richiama gli abitanti di Celano dispersi qua e là, e, tornati, li cattura e spedisce in Sicilia. L’Imperatore li manda a Malta[…]

1226

[…] Quest’anno il lago della Marsica, detto Fucino, gelò talmente, che gli uomini vi camminavano sopra, i buoi vi trascinavano travi e altra legna necessaria alla cucina[…] (20)

1227

[…]Gli abitanti di Celano, che erano tenuti prigionieri in Sicilia, sono tutti liberati per ordine dell’Imperatore[…]Intanto sono presi ostaggi da tutta la Marsica. Si pongono il castellano e i servi nella fortezza di Gaeta[…]

1228

[…] Il suddetto Maestro Federico e Federico Berardo da Celano, chiamati dal papa, si recano  da lui e uno di essi, cioè Federico Berardo accetta in Roma la cura della Chiesa di San Gregorio; l’altro, invece, rifiuta l’abbazia di Farfa[…]Ma non riuscendo a trattenere il duca dalle imprese incominciate, lo stesso papa pensò di spedire contro di lui e i regnicoli una schiera di soldati, affinché, scompigliata la quiete del regno, ciò che il duca volontariamente non volle fare, fosse costretto con la forza a fare, cioè andar via dalle marche, che fino a Macerata egli aveva sottomesse al comando dell’imperatore. Infatti, riunite le forze da ogni parte della Campagna Marittima, approntò un esercito, cui mise a capo il suo cappellano, Pandolfo di Anagni (21), che allora era il suo legato, e i conti che erano stati scacciati dal regno, Tommaso da Celano e Ruggero dell’Aquila, capitani e conduttori di eserciti.

1229

Costoro, segnati dalle Chiavi, il giorno 18 del mese di gennaio attraverso Ceprano nel Regno presero con la forza Isoletta, che era la porta del regno, che un certo Adenolfo Balzano governava al posto dell’imperatore, avendola primieramente espugnata e non potendo ormai tenerla. Bartolomeo di Supino, che occupava il castello di San Giovanni Incarico, e Riccardo, figlio del signore dell’Aquila, che era Signore di Pastena, per paura si diedero spontaneamente alla Chiesa. E facendo passare l’esercito attraverso il fiume Sacco, si diresse a Fondi, che strinse d’assedio, avendo posto lì accanto l’accampamento; la città era tenuta per conto dell’imperatore da Giovanni di Poli, cittadino di Roma[…]L’esercito papale, che portava le chiavi sui vessilli, cercò di assalire Roccadarce, in cui era il castellano Raone di Anzio invece dell’imperatore, ma non riuscendo a prenderla aveva dato alle fiamme le ville intorno, ritornò a Ceprano non senza grave danno. E allora alcuni dell’esercito, scorrendo la terra di S. Benedetto, saccheggiarono i villaggi di Rivo, di Vitellaro e le chiese di S. Pietro e di S. Paolo della Foresta, avendo posto in non cale il timore di Dio. Il 3 dell’entrante mese di marzo, di sabato, l’esercito papale, oltrepassata la città di Equino, entra nella terra di S. Benedetto con i predetti fuoriusciti e, prendendo a viva forza il castello di Piedimonte, benché coloro che vi erano dentro avessero resistito secondo le loro forze, destinarono a custodirlo 40 giovani dello stesso castello. Essi, dirigendo le loro truppe la domenica seguente verso S. Germano, giunsero fin dove la zona si dice Il Monumento. E, partendo di lì, non essendo uscito contro di loro nessuno dell’esercito imperiale, avendolo proibito il giustiziarlo, avviandosi verso Piumarola, che per la paura era stata abbandonata dagli abitanti, e attraverso il castello di Pignataro, che era stato ugualmente abbandonato, dirigono i loro passi verso Sant’Angelo in Theodice. Ma, non riportando nessun vantaggio, perché il castello era ben fortificato e vi era giunto Ruggero di Galluccio con 40 giovani inviati dal Maestro giustiziario, se ne andarono via di lì e si avvicinarono verso il castello di Teramo; e presolo con la forza, benché gli abitanti si difendessero egregiamente nella loro fedeltà all’imperatore; saccheggiando i loro beni, lo consegnarono all’incendio; e così pieni di spoglie se ne ritornarono nella Campagna[…]Il Conte della Campagna muove contro Sora con un esercito di Cavalieri e fanti e se ne impadronisce per conto del papa, mentre il presidio superiore parteggiava per l’imperatore; gli si arresero anche Arpino, Fontana, la valle di Sora e tutta la Marsica[…] L’imperatore, mutato il castello di Janula, la affida con i castelli di Pontecorvo e di Castelnuovo ai signori di Equino, Pandolfo e Roberto. Nello stesso tempo invia duecento soldati nella Marsica, che tornò in suo potere eccetto la Torre di Foce. (22) Per comando dell’imperatore, Bertoldo fratello del duca di Spoleto, si porta nella Marsica[…]

1231

[…]Viene diroccata la Serra sopra Celano, fortificata per ordine dell’imperatore[…]

1240

[…]Lo stesso mese Tommaso conte del Molise è inviato con duecento soldati dal papa a Spoleto, che era custodita per lui[…]

1242

[…]Il mese di giugno Ascoli si arrende e viene in potere dell’imperatore. Tommaso conti di Acerra è fatto capitano e va in Siria. Bernardo, conte di Manoppello, si reca in  Sardegna per ordine imperiale. Il patriarca di Aquileia, che per il fatto dei Tartari era venuto dall’imperatore, congedato da lui ritorna nella patria. L’imperatore dalle Puglie passa per Capua e, attraverso S. Germano e Equino, si recò a Civitanova, dove, fermatosi alcuni giorni, ritornò verso Sora, donde si avviò verso la Marca (è la Marsica palese errore di traduzione infatti nel testo in latino è così riportato: “ inde procedit in Marsiam ubi apud Avezanum per totum mensem Junii moratus est” n.d.r.)  e per tutto il mese stette in Avezzano. Il mese di Luglio, riunito un copioso esercito, l’imperatore muove contro Roma, e devastati il suoi dintorni, il mese di agosto ritorna nel Regno[…]”.

    Chiaramente si evince che la vita, in quei tempi, nella nostra contrada marsicana era tutt’altro che pacifica e monotona.

    Nel 1270 Carlo I d’Angiò concede l’ “ intera contea di Celano a benefizio di Ruggero Ruggerione, cum montibus, memoribus etc., nel fog. 179 del proc. Pro Illustre Duce Segni”.(23) Nel mese di dicembre del 1282 Ruggero muore ed eredi della contea di Celano sono Tommaso detto Tomasello e la sorellastra Filippa madre di Oddo pretendente della contea dei Marsi:”(…) Celano poi doveva essere tenuta in comune delle due parti pretendenti che ne avrebbero diviso le rendite. Ma Oddo divenne presto così rapace che si dovè finalmente venire alla divisione della contea nel 1297[…]”.(24) La sunnominata Filippa aveva sposato “de assensu Regis” Pietro di Beaumont “magister Camerarius del Regno. (25)

    E i cerchiesi cosa facevano in quei frangenti?

    Sicuramente seguirono il loro audace duce come era nella loro tradizione. Non abbiamo, purtroppo, per i tempi antichi, documenti utili mentr’invece, per quelli posteriori, abbiamo notizie del loro forte attaccamento verso  l’ ”Utile possessore di Cerchio”: i conti di Celano. 

    Il 29 aprile 1425, infatti, viene  tributato ad Aielli, nella pubblica piazza ubicata davanti la chiesa della Santissima Trinità,  il “Ligio omaggio” cioè  la totale ubbidienza da parte dei sindaci di Aielli e di Cerchio, verso il conte di Celano Odoardo Colonna e verso la sua legittima consorte la contessa Cobella di Celano, ultima discendente della potentissima famiglia dei Berardi (2618).

     L’8 maggio 1517 don Luca Colantoni di Cerchio viene eletto all’importante carica di preposto della chiesa di San Giovanni in Celano (27 ).

     Cerchio, Rovere, S. Potito e Ovindoli sono sottoposte alla giurisdizione del preposto della sopramenzionata chiesa collegiata di S. Giovanni Evangelista di Celano che, per vari secoli, fu considerata “Nullius Diocesis” dove il preposto:

“[…]fece l’uso abusivo della mitra  e del pastorale nelle sacre funzioni: pretese di intervenire all’elezione del Vescovo in ogni vacanza, anzi solea sostenere che la stessa elezione dovesse alcune volte farsi per dritto nella sua Chiesa. Allora divenuto gigante nelle manifeste usurpazioni volle pure spiegare la giurisdizione quasi vescovile sui paesi di Rovere, di S. Potito, di Ovindoli e di Cerchio. Tutto però fino al giorno 14 Dicembre 1584 quando il zelantissimo Vescovo Monsignor Colli (28) ottenne dalla Sacra Ruota la sentenza finale, colla condanna alle spese, spogliò quel Prevosto, al dir di Ferdinando Ughello (29), del pastorale e della mitra che avea voluto temerariamente indossare[…]”(30)

“[…]Inoltre questi attivissimo Prelato ( è il sopracitato monsignor Matteo Colli vescovo della diocesi dei Marsi n.d.a. )assoggettò e ridusse il Prevosto e Clero di Celano, che affiancati dai prepotenti  conti,  oltre ad avere  arrecate nei tempi anteriori tante molestie ai Vescovi Marsicani per altre questioni, pretendevano essere esenti dalla giurisdizione Vescovile con i paesi a loro sottoposti, come asserivano, di S. Potito, Ovindoli, Rovere e Cerchio. Realmente  essi Prevosto e Clero di Celano ad istanza di Monsignor Colli che agiva furono condannati per la prima volta nella Sacra Ruota Romana da Serafino Olivieri  Coadjutore Pontificio. Produssero appello contro questa sentenza innanzi al nominato  Pontefice Gregorio XIII, il quale ne commise la discussione a Gasparo Vice-comite Uditore della stessa Sacra Ruota, che la confermò condannando gli appellanti alle spese. Si gravarono per l’ultima volta di tale conferma, e l’Uditore Francesco Orano incaricato dallo stesso Pontefice, ai 14 Dicembre 1584 di bel nuovo confermò le sentenze condannandoli al pagamento delle spese liquidate nella somma di ducati cento settanta di oro buono di camera da pagarsi nel termine di un mese da contarsi dal giorno della notifica. Tali sentenze nelle quali sono pure fulminate le pene Canoniche contro chi non avesse voluto osservarle, implorandosi ancora il braccio secolare dei potenti di quell’epoca per la punizione dei contravventori, furono notificate dal Notaio Apostolico D. Sante Rabelli di Capistrello ai 11 di Aprile dell’anno 1585 al Prevosto, Canonici e Clero di Celano; all’Abate di Rovere; a quello di S. Potito; all’arciprete  di Ovindoli ed al Rettore e Clero della Chiesa di Cerchio, come apparisce dalla lunghissima pergamena citata nelle note che in ottimo stato ancor si conserva nell’indicato  Archivio Capitolare dei Marsi. Allora, per ripetere le parole  di Ughello, il Prevosto  di Celano fu spogliato del Pastorale, la di cui ciambella di rame indorato colle immagini dei Santi Giovanni Battista, ed Evangelista si conserva nell’indicato Archivio Capitolare, e della mitra che avea voluto temerariamente indossare[…](31)

    E sicuramente per questa speciale sudditanza verso il clero, la chiesa e la comunità celanese  che interverranno efficacemente, in qualità di testimoni, affinché le loro testimonianze risultino utili per il giusto riconoscimento, presso la Sacra Congregazione dei riti, del culto dei Santi Martiri di Celano (32). 

   Le loro testimonianze  furono esaurienti e probatorie riuscendo felicemente nell’ intento prefissosi infatti, nel medesimo anno delle loro desposizioni, i santi martiri celanesi furono inclusi nella nuova edizione degli “Acta Sanctorum” che, nelle edizioni precedenti erano stati esclusi:

“[…] solo nell’editio auctior postabariniana del 1630 compare al 26 agosto la commemorazione di s. Simplicio e figli. In compenso, proprio dalla prima metà del Seicento e certamente in stretta relazione ai decreti di Urbano VIII( 33) sulla canonizzazione e beatificazione, – che proibivano il culto a personaggi sulla cui santità non si fosse pronunziata al chiesa, eccettuati i casi di culti formatisi “ per comune Ecclesiae consensum, vel memorabili temporis scientia, ac tollerantia Sedis Apostolicae, vel ordinarii”, – gli eruditi marsicani  si impegnarono a dimostrare a dimostrare l’antichità dei culti locali e quindi a richiederne alla Congregazione dei Riti l’inclusione nei casus excepti[…]”(34)

    I dieci testimoni attori di questa speciale sacra impresa  appartengono a 4 paesi dell’hinterland di Celano  ed a lei fedelissimi ab immemorabile: 1 di Ovindoli, 2 di Aielli, 2 di Cerchio ed 1 di Sant’Eugenia(S. Iona) oltre naturalmente i 4 testi del paese di Celano, comunità proponente.

    Fra questi 2 sono laici: il notaio Giovanni Cappelli di Cerchio di anni 78 circa e il notaio Giovan Ferdinando (o Giovanferrante) Rico di Aielli di anni 75 circa. Gli altri sono tutti ecclesiastici: 2 arcipreti: Don Antonio Mattucci di Ovindoli di anni 82 e Don Alfonso de Rubeis di anni 70 circa; 1 curato: Don Antonio de Leonardis di Sant’Eugenia di circa 72 anni; 2 preposti: Don Berardino Rico di Aielli di 76 anni circa e Don Ascanio Ciaccia dottor di Sacra Teologia di Celano di anni 57 circa; e canonici: Don Marco Caione di Celano di anni 70 circa e Don Attilio Ciampaglione di Celano di anni 55 circa; 1 parroco: Don Cesare Evangelista di Celano di anni 52 circa.

    L’età dei testimoni oscilla dai 52 agli 82 anni: 3 cinquantenni, sei settantenni ed un ottantenne di paesi tutti, come abbiamo visto, molto fedeli alla città di Celano addirittura, l’11 Luglio 1567 il vescovo dei Marsi Giovan Battista Milanesi ( 35 ) dovette imporsi con forza per far sì che il seminario diocesano fosse ubicato a Pescina e non in Celano come invece volevano i preti di Cerchio e di Celano. ( 36 ) 

    Ritornando al nostro discorso nell’Archivio diocesano dei Marsi è collocato un altro importante documento utile per la storia di Cerchio del tredicesimo secolo : la “Bulla Indulgentiarum” emanata da 12 vescovi riuniti ad Anagni, la città natale di papa Caetani, il 12 luglio 1295 ed inviata alla chiesa di San Pietro in Flimini ( 37 ) nel primo anno del pontificato del su nominato pontefice papa Bonifacio VIII,  eletto al soglio pontificio il 24 dicembre 1294:

“[…]Alla chiesa universale di Cristo, per intercessione Divina la presente lettera, Noi Ruggero di Sanseverino Arcivescovo, Attone captanense, Stefano Oppidense, Francesco Fanense, Adamo Martorano, Giacomo Treventinense, Bonifacio parentinense, Giovanni Capodaquense, Daniele Laquedonense, Andrea Lidense, Pasquale cassinense e Francesco avellinese nella grazia di Dio, salutano anzitutto il vescovo nel nome del Signore, dopo di che si dispone ogni atto apostolico con la presente lettera da noi esaminata, per intercessione divina e la salvezza nel Signore, nonché per generale dovere apostolico, stabiliamo dinanzi al tribunale di Cristo, rifugio del corpo di quanto portiamo sia esso un bene o se un male, di quel che quotidianamente fino all’ultimo raccolto viene dalle opere, per prevenire la vita eterna, cosicché occorre seminare nella vita terrena perché venga resa al Signore ogni nostra attività, ed affinché se ne moltiplichino i frutti e raccoglierli così in cielo. E’ perciò essenziale avere la fiducia di tutti nella speranza che chi semina in parte raccoglie, in parte raccoglie e chi semina nelle benedizioni guadagna la benedizione della vita eterna. Or bene dunque alla chiesa del Beato Apostolo Pietro di Flimini, nella diocesi dei Marsi, desideriamo, nella fedel riverenza di Cristo, restituire a chiunque onorerà questa chiesa, con spirito di vera penitenza e vi si confesserà, nella stessa festa del santo al cui nome è stata dedicata, oltre alla festa di Natale, della Pasqua di Resurrezione e nelle quattro festività della Beata Vergine Maria, e nella domenica delle Palme, che devotamente vi si recheranno, e singolarmente a chi nei giorni di Quaresima non è mai stato nella penitenza, sia data la misericordia di Dio, purché nel rispetto di dette regole ed intenzionalmente in quei giorni, consapevolmente in ciò, vi acceda. Rilasciato in Anagni il 12 luglio da papa Bonifacio VIII anno primo del suo pontificato”. (38)

    Nel primo  documento qui riportato rileviamo che, ad un secolo dalla compilazione del “ Catalogus Baronum”, redatto per ordine del re normanno Ruggero II, in un periodo storico che va dal 1150 al 1167, dove non appariva alcuna località di Cerchio, notiamo la località “Pazanum” ed altri luoghi non citati dal sunnominato catalogo. L’importantissimo documento normanno aveva tralasciato un certo numero di centri e l’elenco angioino è certamente più completo anche se non perfetto in quanto mancano ulteriori altri centri.

    Come mai non vengono nominati Cerchio ed il centro di Torpiliano se tali luoghi, come già abbiamo visto, vengono citati nel documento conservato nell’archivio di Montecassino relativo al 18 marzo 818? E gli altri centri soprariportati in altri documenti dei secoli cosiddetti “bui”? Erano stati esentati dal pagar tasse? E se così fosse in base a che? 

   La citata chiesa di Santa Lucia di Cerchio verso la fine del secolo XIX era ancora esistente e nel secolo successivo, come riporta l’architetto Antonio Pecilli nel suo ottimo lavoro: “ Cerchio nella storia e nell’arte”(39) :

“[…] si osservano ancora i ruderi dei muri perimetrali. Lo spigolo verso sud-ovest corrispondeva alla croce di ferro, che è stata fissata il 1° gennaio 1905  su un cippo cilindrico dell’ epoca romana (40), terminante a cupola con un serpe attorcigliato, a ricordo dei PP. Redentoristi[…]L’unica nave – delle dimensioni interne approssimativamente di m. 16×6,40, con spessore di muri periferici di m. 0,70 – occupava l’attuale via delle Fornaci ed era coperta a tetto di due falde con manto di tegole curve. Presentava un semplice portale in pietra gialla, qualche discreto affresco nelle pareti interne e la reliquia della Santa nell’altare, che attualmente è conservata nella chiesa dei protettori SS. Giovanni e Paolo […]”( 41 ).

    Due  documenti riguardanti la chiesa di Santa  Lucia e due documenti riguardanti la chiesa di San Pietro in Flimini ( con altre chiese cerchiesi) ci aiutano a comprendere meglio la misconosciuta storia  di Cerchio :

“ Molto Ill[ustr]e et Rev[erendissim]o Mon[signo]re L’Un[iversi]ta di Circhio Supp[licant]e fa intendere à V[ostra] S[ignoria] Rev[erendissim]a como molti giorni sono fece un horloggio nella chiesa Matrice di d[et]ta T[err]a hora stando il mastro che l’ha fatto in detta T[er]ra et volendo ponerlo co[n]forme la co[n]ventione fattaci l’Uni[versi]ta no[n] si ritrova campana pertanto co[n] questa supplica V[ostra] S[ignoria] Rev[erendissim]a resti servita co[n]cederli in quanto la campana che sta à santa Lucia fora la d[et]ta T[er]ra no[n] essendo la chiesa frequentata di messe che di facile p[er]sino che l’Uni[versi]ta la facci ne potria far senza no[n] essendoci hora comodita di m[ast]ro da fare d[et]ta Campana ma promette d[et]ta Un[iversi]ta farla q[ua]nto primo et poi restituirla a d[et]ta chiesa ò pure l’altra si farra essendo questa di s[anta] Luica gia detta co[n]forme dice detto mastro bona p[er] lorloggio che il tutto ricevera a gr[ati]a di V[ostra] S[ignoria] molto Ill[ust]re et Rev[erendissim]a qua[m] De[us] “

Segue scritto da altra mano:

“ Contintiamo ch[e] la p[redet]ta Un[iversi]ta si possa servirsi della campana di S. Lucia p[er] l’orlogio Come di sop[r]a co[n] Consinso pino di Rettore di issa; pur ch[e] li massari si oblighino di ristituire d[ett]a Campana fra Ris[olutio]ne di un anno,in forma, si ponimine un alt[r]a simile à q[ue]lla In piscina li. 4 di luglio 1608

Hor.[ati]o Vic.[ari]o g[enera]le di Marsi[…](42) 

Io fulg[enz]o Thomassetti rettore della Chiesa di S[ant]a Lucia di Circhio mi contento che l’Università de Cerchi et sui massari et eletti possano servirsi della campana di detta mia chiesa p[er] metterla all’Horologgio ch’han[n]o novam[en]te fatto, puche in loco di detta campana p[er] adesso, ce ne mettano un’altra p[er] servirsi di detta chiesa, et che fra termina d’un’anno ò reportino l’istessa campana, ò pure ne faccino fare un’altra simile, et dell’istesso peso et grandezza; et che di questa pro missione loro se ne pigli obligo appresso li atti della corte di Monsig[no]r Re[verendissi]mo Vescovo de Marsi (43) et suo Vic[ari]o da particulari tre o quattro delli principali di Circhio proprio et principali nomini; et cosi mi contento, et n[o]n altrim.[en]ti In Pis.[cin]a Li 4 di Lug.[li]o 1608[…]”( 44)

“[…]Discosto da detta Terra per circa 100 passi si trova un’altra chiesetta sotto  titulo di S. Lucia coverta a tetto a due penne con altare in testa, e vi si celebra il giorno della festa, e di volta in volta per divozione, ma gli utensili e paramenti Sacerdotali si portano dalla Chiesa maggiore[…]( 45)

“Siccome nostro ufficio è di provvedere alla salvezza delle anime di tutti i residenti e soggiornanti della terra  della Diocesi dei Marsi in qualità di Vicario Generale del Reverendissimo Vescovo dei Marsi(46) di cui facciamo le veci nelle questioni spirituali che in quelle temporali, ci è parso bene richiamare molto opportunatamente l’attenzione su ciò che è conveniente e necessario per una incombenza come quella relativa alla salvezza delle anime e siccome secondo le canoniche istituzioni del culto i Parroci debbono conoscere i propri parrocchiani, e amministrare loro la Santa Comunione (chiesa) dare consigli per la loro salvezza, e altresì indirizzati alla vita eterna e beata con la parola e l’esempio; perciò abbiamo pensato che sia anche nell’interesse della Chiesa avvertire per iscritto i sacerdoti curati nella terra di Cerchio della nostra Diocesi Marsicana. Con la presente ingiungiamo agli stessi di conoscere con particolare cura i propri parrocchiani dimoranti nella detta terra di Cerchio e di mettere in opera quanto si richiede da parroci diligenti nella Chiesa parrocchiale e curata di S. Bartolomeo presso le mura di detta terra celebrandovi le sacre funzioni, e amministrandovi la santa Comunione, ascoltandovi le confessioni dei peccatori, concedendo le assoluzioni, battezzando e svolgendo le altre mansioni spettanti ai parroci curati, e (ingiungiamo) di usare attenzione continuamente, pena la privazione di detti benefici. E all’inverso ingiungiamo per iscritto ai parrocchiani di detta chiesa curata di S. Bartolomeo, e delle altre chiese elencate, di riconoscere d’ora in poi il proprio parroco elencato e il proprio sacerdote, di visitare la detta chiesa, di ascoltarvi nei giorni prescritti la parola divina, di ricevervi la santa Comunione, di adempiere a tutti gli altri doveri dei buoni Cristiani parrocchiani, sotto la pena di rendervi contro che, se non eseguono le cose sopra elencate e le altre loro spettanti, non hanno ottemperato ai precetti della Chiesa e pertanto ne paghino il fio con le pene che è giusto subiscano i cattivi e scellerati Cristiani. In esecuzione di ciò abbiamo dato disposizioni che la presente venga comunicata agli stessi sacerdoti e ai parrocchiani secolari, mediante affissione della presente ai battenti della porta della chiesa di S. Bartolomeo, fatta una copia della presente che, in fede del vero abbiamo scritto e sottoscritto di nostra propria mano, e abbiamo sigillato col nostro sigillo (47) Piscine die XVII° 7.bris 1577. Idem marinus thomassittus q[ui] s.[upr]a Vic.[ariu]s

Parrocchus nota/Pro curate Ecclesia sanctj bartolomei venerabiles donnus nicolaus de ciofano(48) de Circulo./Pro curata ecclesia sactj sylvestri de troppigliano venerabiles dominus marinus thomassittj de Piscina: et pro eo substitus Venerabiles dominus terentus marchettj(49) de Circulo/Pro curata ecclesia sanctj petrj de flimino: substituti dinnus francesco antonjj….donnus venerabiles donnus Salvator Berardocchj de Circulo/Pro curata ecclesia sanctj Viti de ozano venerabiles donnus Iacobus de Celano/parrocchianj Sancti bartolomei in primis tucti quelli di casa di berardocco/…de berardocco(mastro petro/Heredi di mastro santo/Don Salvatore/Giovan antonio/ludovico/fabio/Dionisio/…../di…./de berardocco/Ambrosio de petrj Iusto/Petrj cico/marsilio/Giovan vincenzo/Lucianio/Venantio/de petrj Justo/Renzo di fosco con fratelli/Renato er neputj/Cola de Cirpiano/Rosato/An… et fratelli/Toj de fosco/de fosco/marco di antonio di mastro Jacomo/Berardino de Jayosto et fratelli/Parrocchianj de Santo Stefano de patiano/…et Don Salvatgore/….thomasso capucitto/…./…../…./Bartolomeo de cappello/Heredi bartholomeo Ciccarato/Don nannj ciantellino fratelli et neputi/ructj de casa Calvacchio/tuctj de casa de rantj de calvacchio/Parrochianj sancti sylvestri/Omnes de casa cyophani/Donnus nicolaus/Petrj de cyopane/Giulio/messer Argutio/Giovan domenico/agustino/Giovanni/Domenico/micantonio/Berardino/Colanrdo/Giovanni/Cyophano/Lucarello/di Ciophano/Berardo de caruso/Sancto de Nov erllo/Petro de no vello/francesco de jacovaccio per casa sua madre/Cosmo d’amore/li figli di martino de amore/li figli de Cicco d’amore/li figli di msrino de amore/Adario de amore/Pasquale de amore/Cola de amore/ prospero de amore/Santo de amore/Pasquale de amore/Sylvestro de martellozzo/antonio de martellozzo/Sebastiano de martellozzo/Gentile de martellozzo/Cola Cicco de carusone/marco et luca de Carusone/Santo de carusone(Heredi de vangelista de carusone/Antonio de Colasanto/Gemello de Colasanto/Heredi du francesco di Cola Santo/Heredi de petyrj de Cola santo/Guivan Paulo de petrocco con fratelli/Gentile et neputj de varanelli/Berardino de petrocco/N……/Andrea de Petrocco/Cola de petrocco/Heredi de colangelo/Lorito de petrono/Jacomo de varanelli/Cosmo de varanello/rusiaglia de varanello con nepoti/….varanell/….de marchitto/….[Va]ranello/…de Colama[rt]ino della cyotta/Heredi de mariano della cyotta/Heredi de petro santo de ruscitto ( 50 )/Petri et fratelli…e Jacomo de Tuccero/Joseppe de meo…… de pantano/tucti de casa de m[e]ogrosso/Tuctj de casa de messere/Heredi de Camillo de mascioro/Angelo de sebastiano et…g…paula/tucti de casa de Cypriano de Carusone/Meo d’angelone/Alexandro d’angelone/tuctj de casa d’angelone/Parrochianj de santo petri de flimini/Tuctj della casa de campomizzo/tuctj della casa de Jacobaccio/Messer Jacomo et tuctj della casa de mactheo/felice di Cammoritto/tuctj della casa d’amico de masciola/tuctj della casa de meo grossi/tuctj della casa della zanna/tuctj della casa di marino morello/Parrocchiani de santo vito d’ozano/tuctj de casa de mione/tuctjde casa de marchitto/Tuctj de casa de freza[…]”(51)

In una altro documento facente parte dello stesso carteggio leggiamo ad un lato:

“Cerchio/86/Descrizione nominativa, o lista dei Parrocchiani dei non esistenti, e dei diruti Casali annessi a l’attuale/Cerchio/1577”

e dall’altro:

Cerchio/76/Numeratione/delle Chiese curate dei rispettivi Casali componenti/l’attuale Cerchio/consistenti/in santa maria di dentro Parrocchia, colle compagnie del Rosario, Sacramento, e Giesù/S. Bartolomeo Parrocchia colla compagnia di S. Rocco/L’Ospedale aggregato ai Frati (52)/S. Silvestro aggregato ad un canonicato di questa parrocchia/S. Pietro in Flimini aggregato ad un altro canonicato/S. Vito aggregato a questa Pattocchia/S. Stefano in Pactiano aggregato alla teologale di pescina/S. Maria di piediponte/S. Lucia/S. Giovanni/S. Maria d’Avenuso/S. Maria di Ceturo/aggregate al Seminario/S.Stefano Ozzanelli/S. Andrea/S. Paolo/S. Margherita/S. Lorenzo”.

     “[…]Fede dell’Uni[versi]tà di Aielli, e Cerchio, che Pentima si possiede dal Card.[inal]e Pico ( della Mirandola n.d.a.),  ne la Badia ci possiede niente nel Ter.[ritori]o di Pentima N.° S.°       

 Uni[ver]sità, e Sindici della Terra di Cerchio Diocese dei Marsi. Facciamo piena, ed indubitata fede, mediante il nostro giuramento da ratificarla tam in Judicio, quam extra, quatenus opus sit, qualmente nel Territorio di detta nostra Università vi è una Chiesa diruta detta S. Pietro di Flimini, che possiede intorno essa chiesa quantità de Territory, e li frutti, e rendite di essi si riscuotono per il Benenficio, che possiede  l’Em[inentissim]o dell’Amirandola ( Pico n.d.r. ), e poco più distante da detta Chiesa di S. Pietro per la Strada, che si và in Celano, vi è un’altra chiesa diruta chiamata D. Gio:[vanni] di Pentima, e confinante ad essa si possiede una grossa Vicenda con albri Territory dal Seminario de Marsi, aggregatili in Visita da Vescovi prò tempore e Stà situata detta Chiesa, frà Aielli, e Cerchio Territorio promiscuo, né in detti Luoghi nominati vi possiede verun territorio La Badia di S. Benedetto, ne tampoco in questi nostri Contorni, e Terre Convicine vi sono mai Stati Locali, e Territorij nominati S. Benedetto in Oritino, S. Gregorio in Pentima, Santa Maria in Illara ne Monte Aquirano, e se vi fussero stati, se ne haverebbero Le notitie, e sì saprebbero detti nomi, e con detto nostro Territorio vi è quello di S. Benedetto, dove in detto Territorio vi è la Chiesa di detto Santo, et intorno alla medema non vi si vedono Segni, ò vestigie, che dà Secoli passati possa arguirsi esservi state habitationi de Religiosi, conforme si osservano Le reliquie, e vestigie in S. Salvatore di Paterno, S. Maria delle Foci, nella Terra delle Cese, nella T[er]ra di Luco, ed latri luoghi, dove al presente si vedono d’esservi state L’Abbitationi; Onde in fede del vero à richiesta habbiamo fatta la presente Scritta, e sottoscritta di nostre proprie mani, e corroborata col Solito, e consueto popolar Sigillo di questa n[ost]ra Uni[vers]ità, ed in fede Datum Circuli hac die 12 feb[ruar]y 1721

Io Luca Ciotti Massaro ho scritta la p[rese]nte di mia p[ro]p[ri]a mano, e fò fede, e confirmo come à tergo in fede

Io Gio.[vam]pietro Cicco Massaro fo fede com S.[opr]a

Testor, et fides facio ego Simplicius Rosatus à C[e]lano Mariscan Dieces[is] pub.[lic]a Regia, atque Ap[osto]lica auctoritatib[us] nos.[tra]s sup[scrip]tas fidem esse scriptas p[ro]p[ri]a manu sup[scri]pti Luce Ciotti, et subscriptas pariter eius manu, nec non Joannis Petri Cicco ad presens Massariorus Uni[versi]tatis Terre Circuli mihi bene’ cogniti, et munitas cum sigillo eius di[cta] Uni[versi]tatis, eos que esse tales, quales se faciunt In qurorum fidem reg.[iu]s Signavi

Idem qui Supra manu p[ro]p[ri]a

Loco + Signi[…] (53 ).

     Nella più volte citata “ Pianta e Veduta dello Stato di Celano ne Marsi/Adi 3 Febraro 1720” sono riportate graficamente le chiese, ubicate in Flimini, di S. Pietro e di S. Martino. 

Altro documento utile al nostro discorso è l’inventario della chiesa di S. Silvestro dove apprendiamo l’ubicazione di tale sacro edificio:

“In Dei Nomine Amen

Inventario di tutti li terreni seu beni stabili, una colla rendita e pesi di essi del canonincato sotto il titolo di S. Silvestro, unito alla Chiesa Par[occhi]ale della Terra di Cerchio dalla B.[ona] M.[emoria] di Matteo Colli olim Vescovo de Marsi sotto il dì 26. Aprile 1589.( La chiesa d’esso Canonicato stava mezzo miglio, e più lontana da d.[ett]a Terra di Cerchio, della quale appena si conosce il sito,e n[on] v’è p[er]sona vivente, che l’habbia vista in piedi) coll’obbligo di far l’Eddomada, cioè dir la Messa all’Aurora p[er] com[m]odo del Popolo, la Domenica susseguente cantare la Messa, ed applicarla p[er] il Popolo, e prestar la servitù agl’altri quattro Canonici, coll’assistenza in Coro di Canto nelle loro Eddomade, ed intervenir’à tutte l’altre funzioni Ecclesiastiche[…]Ed in fede Io sott[oscritt]o Arcip.[ret]e ho scritto, e sotto[scri]tto di mio prop[ri]o Carattere il sud.[dett]o Inventario coll’assistenza delli suf.[dett]i ( mag.[nific]o Luca Ciotti e Felice Cipriano n.d.r.). In Cerchio q[ue]sto dì 6. Febraro 1729-Io D. Pietropaolo Arcip.[re]te d’Amore M.[ano] prop.[ri]a”( 54 ).

     Come chiaramente si evince dai documenti sopra riportati abbraccianti un periodo storico che va dall’818 d.C. al 1577 le sopracitate località di Circlu (Cerchio), Torpiliano, Flimini, Patiano,Ozano sono state sempre antropizzate addirittura dal sopramenzionato documento del 17 Settembre 1577 conosciamo anche i nominativi dei capi famiglia. Documento questo, insieme agli altri, importantissimo : nel XVIII secolo in questi centri esistevano ancora i ruderi delle chiese. Alla fine del XIX secolo ed inizio del XX esistevano ancora i ruderi della chiesa matrice di Cerchio: Santa Maria dell’Annunziata ( 55 ). 

    Quindi se questi centri ed altri casali e ville sopracitati e riportati in documenti relativi al basso medioevo non vengono riportati nè nel “Catalogus baronum” nè in altri elenchi un motivo, per adesso a noi ignoto, doveva esserci: erano scarsamente popolati, o erano esentati in base a qualche privilegio regio o altro?

Note

  1. Faraglia N.F.:” Saggio di corografia abruzzese medioevale”, Napoli R. Tipografia Francesco GIANNINI e Figli 1892, pp. 79-82.
  2. Carlo d’Angiò
  3. “Corradino di Svevia. Duca di Svevia e ultimo degli  Hohenstaufen ( 1252- Napoli 1268). Figlio dell’imperatore Corrado IV di Germania, restò orfano all’età di due anni. Fu allevato dagli zii materni, duchi di Baviera, mentre lo zio paterno conquistava il trono di Sicilia. Dopo la morte di Manfredi  (1266), favorito dai Ghibellini, C. volle scendere in Italia per recuperare la corona avita ma fu sconfitto dall’esercito di Carlo d’Angiò che lo fece decapitare a Napoli ( 29 ottobre 1268). La precoce fine del  valoroso giovanetto commosse contemporanei e posteri.” Nuova Enciclopedia    Editrice Italiana di Cultura,Roma, II C-Ei, Arti Grafiche Jasillo Fotolito: S.A.G., Litografia: La Moderna-Roma, p. 981.
  4.  Dante Alighieri (1265-1321) “ La Divina Commedia”, Inferno, Canto XXVIII, Cerchio VIII, bolgia 9°, vv. 17,18, a cura di Umberto Bosco e Giovanni Reggio, Le Monjier, Stabilimenti Tipografici << E. Ariani>> e <<L’Arte della Stmpa>>, Firenze 1981.
  5. Buccio di Ranallo di Poplito de Aquila nato tra la fine del XIII ed  inizi del XIV  secolo deceduto a L’Aquila nel 1368.
  6. De Matteis C.:” La Cronica di Buccio di Ranallo di Poplito de Aquila”, Gruppo Tipografico Editoriale, L’Aquila , 2008.
  7. Federico II
  8. Tommaso conte di Celano
  9. Riccardo da S. Germano “Cronaca  op.cit.”
  10. Rinaldo Sinibaldo
  11. Diopoldo
  12. “Il primogenito Berardo morì probabilmente prima del padre Tommaso figlio del conte di Celano” Jamison E.:” I Conti di Molise e di Marsia nei Secoli XII e XIII”, Casalbordino, Casa Tipograf. Editr. Nicola De Arcangelis, 1932.
  13. Papa Innocenzo
  14. Fu eletto arcivescovo di Capua nell’autunno del 1199. Questi informava costantemente papa Innocenzo II dell’andamento scolastico e psicofisico di Federico II.
  15. Imperatore Ottone
  16. “[…] Gli anni dal 1212 al 1220 sono molto oscuri nella storia del regno e le notizie intorno alla famiglia del vecchio conte di Celano sono molto scarse. Il primogenito Berardo morì probabilmente prima del padre; Tommaso in quel tempo era già signore di Molise, e Riccardo aveva ereditato Celano e Tocco[…]” Jamison E.:” I Conti di Molise op.cit.”
  17. Papa Onorio
  18. E’ l’odierna Roccamandolfi in provincia di Isernia.    
  19. E’ l’odierna Ovindoli in provincia dell’Aquila.
  20. Notizia interessantissima attraverso la quale apprendiamo che il lago Fucino, terzo lago d’Italia, completamente prosciugato nel 1876, dopo 24 anni di duri lavori, nel corso dei secoli si ghiacciava completamente. In un antifonario pergamenaceo, ante 1457, conservato nel Museo Civico di Cerchio infatti, leggiamo: “Nell’anno di Nostro Sig[no]re Mille Seicento Ottanta Tre furno grandissimi freddi con giacci estraordinary à segno tal che si giaccio Tutto il laco di fucino, e comincio il giorno primo di S. Antonio Abbate durando detto Laco giacciato due me[si] continui cioe insino a quindici di Marzo senza poter pescare né ent[ra]re co[n] Barghe à detto Laco me ben’sì vi si anda conforme si camtila per Terra et alcuni d’Hortucchio ch’avevano li Pesci coniuvati nelli Mucchy, vi andavano à pigliar senza barghe spezza[n]so il giaccio con l’accette facendo il buco à modo di sepolture di dove av[eva]no d[ett]o pesce Vi furno alcuni di Terra di Trasacco che passorno il d[ett]o Laco cipè partirono da Trasacco, et andorno a S. Benedetto, et al ritorno facerno la medem[a] strada, cosa mai piu praticata da N[ost]ri trapassati. E si pigliorno gran quantità di foliche et Anetri à fuga co[n] i Cani, e senza sop]ra] il d[ett]o giaccio e fuori per li Sementati, e prata che per la necessita scappavano fuori dal d[ett]o Laco. Laus Dei 1683”. Amiconi F.: “ I codici musicali di cerchio e la loro importanza per la storia locale” in AA.VV.: “ La musica sacra nella provincia dell’Aquila La Marsica”, Ianieri Editore, Pescara, 2009, pp. 280 e 291,291 e in Amiconi F.M.: “ Storia della Madonna delle Grazie in Cerchio (Aq) (documenti)” s.c.e. (ma De Cristofaro Editore, Roma)s.d. (ma 1996), p. 46.
  21. Chissà se questi aveva a che fare con la famiglia Caetani?
  22. Ancora oggi esistono, presso le famose “ Gole di Celano – Aielli “, i suoi ruderi.
  23. Amiconi F.: “ Storia della Marsica attraverso gli atti della Commissione Feudale”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 60, Anno VII, 2004, Serena Effe- Avezzano, LCL indusria grafica di avezzano, 2005.
  24. Jamison E.: “ I conti di Molise e di Marsia nei secoli XII e XIII”, Casalbordino, Casa Tipografica Editrice Nicola De Arcangelis, 1932.
  25. Palumbo P. F. :” Gli assedi di Castiglione e di Macchia e le rivolte antiangioine nell’Abruzzo e nel Molise”, in AA. VV. “ Abruzzo rivista dell’Istituto di studi Abruzzesi” anni XXIII-XXVIII gennaio 1985-dicembre 1990.  “Scritti offerti ad Ettore Paratore Ottuagenario”, 1990,  Vecchio Faggio Editore s.a.s., Officine Tipografiche Altenbuchner di Neuburg-Donau (Germania Federale).
  26. Il primo storico a menzionare tale documento è stato Mons. Pietrantonio Corsignani (1686-1751) nella sua lodevolissima “ Reggia Marsicana op.cit.” dove così riporta:”[…] Nell’Archivio dei Colonnesi in Roma osservato abbiamo una carta di procura fatta ad un  cittadino Romano co i Sindaci di Cerchio per giurare fedeltà nell’A.[nno] 1425 a Odoardo Colonna[…]Cerchio ancora siccome dicemmo, giurò fedeltà co i Sindaci di Aiello a Odoardo Colonna[…]”. Grazie alla storica nonché ricercatrice Veneranda Rubeo che cita alla nota 66 di pag. 89 della sua pregevolissima opera: “Covella, contessa di Celano sulla storia di una nobildonna nella marsica del Quattrocento”, Edizioni Kirke, Cerchio-Avezzano, 2015, tale documento veniamo alla conoscenza che questo, facente parte dell’archivio dei Colonna, è conservato nell’archivio di Subiaco CAC,III BB, 56, 105. Ringrazio lo storico nonché editore Antonio Maria Socciarelli che sta curando la trascrizione e traduzione del documento in parola il quale gentilmente mi ha fornito sia la fotocopia sia la minuta della trascrizione da completare del più volte menzionato documento ( vedi secolo XV ).
  27. Archivio Barberini, indice II, 1965/13, fasc. 16. Vedi Morelli G.:” L’Abruzzo nei manoscritti della Biblioteca Apostolica Vaticana”, Deputazione Abruzzese di Storia Patria- n. 14, Edizioni Loibreria Colacchi, L’Aquila, Tipografia G.T.E. s.r.l. 1999, p.148.
  28. Vescovo della Diocesi dei Marsi dal 1579 al 1596.
  29. Ferdinando Ughelli ( 1596-16709: “ Italia Sacra LA DIOCESI DEI MARSI vicende e documenti per la storia della Marsica dall’anno 555 al 1680 per la prima volta tradotti dal latino da Ilio Di Iorio”, Adelmo Polla Editore, Cerchio, p. 128:”[…] Sottomise Celano, con sentenza dei giudici spogliò del pastorale e della mitra il suo preposito[…]”.
  30. Di Pietro A.:” Agglomerazioni delle popolazioni op.cit.”
  31. Di Pietro A.:” Catalogo dei vescovi della diocesi dei Marsi scritto da D. Andrea Di Pietro Canonico Teologo della Cattedrale di Pescina” Avezzano, Tip. Marsicana di V. Magagnini. Ristampato in anastatica nel 2011 dalle Edizioni Kirke, Cerchio(AQ).
  32. Amiconi F.: ”Testimonianze per il culto dei Santi Martiri di Celano (AQ) (13-26 Agosto 1630)”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 95, A. XI, 2008 
  33. Papa Urbano VIII, al secolo Maffeo Barberini, nacque a Firenze il 5 Aprile 1568 e morì a Roma il 29 Luglio 1644. Fu eletto al soglio pontificio il 6 Agosto 1623.
  34. Luongo G..” Agiografia marsicana tra modello martiriale e modello ascetico. Gli Acta Simplicii, Constantii et Victoriani”, p. 304 in AA.VV.: “ La Terra dei Marsi cristianesimo, cultura, istituzioni” Atti del Convegno di Avezzano 24-26 settembre 1998 a cura di Gennaro Luongo, Viella Libreria editrice Roma, Tibergraph s.r.l. Città di Castello, 2002.
  35. Giovan Battista Milanesi vescovo dei Marsi dal 1562 al 1578. Questi, il 24 dicembre 1577, concesse la “Bolla” di erezione della Confraternita di Santa Maria delle Grazie di Corbarola.
  36. Archivio Diocesi dei Marsi Avezzano, C/2/38. Vedi Melchiorre A.:”La diocesi dei Marsi dopo il Concilio di Trento”, Bullettino della Deputazione Abrussese di Storia Patria annata LXXV(1985), nota 11 p. 268: “ADM,C/2/38: fasc. intiolato <<Tassa per la erezione del Seminario da farsi giudta il cond.o di Trento, a 11 Luglio 1567 in Pescina, e non, come si pretende dalli Can.i di Celano, e Cerchio, in Celano(…)>>.  
  37. Il citato documento (misura mm. 470 x 670) conservato nell’Archivio della diocesi dei Marsi in Avezzano ( ADM  A 3) è stato tradotto, per la prima volta, dallo storico Mario Di Domenico in “ Bullae Indulgentiarum de Circulo M°CCC° PP. Bonifacij Octavi”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 41, Anno III,2000. Vedi anche Amiconi F.-Di Domenico M.:” Bonifacio VIII e le Bolle delle Indulgenze Abruzzesi L’Aquila 1294-Cerchio 1300”, D’Abruzzo Libri Edizioni Menabò, Centro Stampa Filarete, Roma, 2000.
  38. Amiconi F. – Di Domenico M. : Bonifacio VIII e le bolle op. cit. “.
  39. Pecili A.:” Cerchio nella storia op.cit.”
  40. “[…] Nei pressi della distrutta chiesa di Santa Lucia esiste un cippo sepolcrale (omphalos) in pietra del I-II secolo d.C., rinvenuto durante i lavori della linea ferroviaria Roma-Sulmona (inaugurata il 28 Luglio 1888) e citato per la prima volta alla fine dell’800 dal grande ricercatore tuttologo Antonio De Nino recante la seguente scrittura mutila: L(uci)us F(ili) SER(gia) RUF(us). Nel 1905, a ricordo della sacra missione operata dai Padri redentoristi per educare al Verbo divino i numerosi fedeli Cerchiesi, venne conficcato, sulla calotta emisferica proprio vicino alla testa di un grosso serpente ivi scolpito, una grande croce di ferro e, sotto la sopracitata antica iscrizione, fu incisa la seguente scritta: PP(ADRI) REDENTORSITI/ I GEN(naio) 1905[…]Il lapicida[…] ha messo bene in evidenza l’armamentario che un buon soldato doveva avere: l’elmo, la corazza, uno scudo rotondo, una lancia, una lorica, un gladio ed un cingulum il tutto sormontato da un grande serpente attorcigiliato che è posto a guardia di qualsasi profanatore sia esso fisico che metafisico[…]nei suoi pressi vi fu edificato nel 1839 un cimitero che poi a causa della non felice ubicazione fu chiuso ed i defunti furono nuovamente sepolti nell’antica chiesa matrice di Cerchio: Santa Maria dell’Annunziata volgarmente detta “ Dentro le Mura”[…]” in Amiconi F.:” Antichi e moderni segni apotropaici in alcuni edifici di un paese dell’entroterra abruzzese: Cerchio (AQ)” pronto per la stampa. 
  41. Tale reliquia attualmente è conservata nel locale Museo Civico.
  1. E’ il vicario generale della Diocesi dei Marsi Don Orazio Melchiorre Arcidiacono della cattedrale dei Marsi.
  2. E’ Mons. Bartolomeo Peretti vescovo dei Marsi dal 1596 al 1628.
  3. Archivio della Diocesi dei Marsi, b. 27/b fasc. 78,foglio 109.
  4. Gallarano D. : “CXVII    ALLEGATO XLIII Estratto dall’apprezzo della Conte di Celano e Baronia di Pescina incominciato da Donato Gallarano nel 1718, e compiuto nel 1723, per decreto del Sacro Regio Consiglio. $. 3° DELLA TERRA DI CIERCHIO”, p. CXXVIII,CXXIX, in “VERTENZA CERCHIO-COLLARMELE PARERE Gennaro Manna” AQUILA TIP. SOCIALE DI A. ELISEO 1894. 
  5. E’ Giovan Battista Milanesi vedi nota 35.
  6.  Il documento originale, scritto in latino, si conserva presso l’Archivio della diocesi dei Marsi in Avezzano ( C-2/52 ) ed è stato tradotto dal prof. Pietro Maccallini. Il citato documento  è stato riportato in Amiconi F.: “Storia della Madonna delle Grazie in Cerchio op.cit.”. Nel sopra riportato archivio diocesano esistono due documenti dello stesso: l’originale recante la data del XVII 7.bris 1577, la “ Parrochus nota” e l’elenco nominativo dei parrocchiani della chiesa di San Bartolomeo, della chiesa di santo Stefano di patiano, della chiesa di san Silvestro, della chiesa di san Pietro de fliminy  e della chiesa di S. vito d’ozano ed una copia “ Copia Copie” riportante le seguenti anomalie:  data erronea del 1575 posta sopra a destra del documento, non vi è alla fine del documento alcuna data e continua in italiano l’elenco delle chiese e dei parrocchiani. Anomalie che mi hanno indotto a riportare in modo erroneo nel sopra menzionato lavoro: “Storia della Madonna op.cit.” tale importantissimo documento come se fossero due distinti episodi mentr’invece, come chiaramente si evince, si tratta di un unico episodio: l’originale ed una copia in parte errata.
  7.  “[…]il beneficio di S. Stefano Vaca per la morte di D. Cola Ciofano, il q[ua]le morse da trentasei in circa” dall’intimazione di Giovanmarimo di Amore “ Io Giovanmarino di Amore clerico di circhio riferisco havere intimato li sopradetti promotore et theologo di persona questo di 26 di frebaro 1629” collocata nel carteggio “ Aggregaz.[ion]e del beneficio di S. Stefano di Cerchio al Canonicato Teologale de Marsi 1595” Archivio Diocesi dei Marsi in Avezzano Fondo C-Busta C/5/131 cc 52. Il Nostro  quindi morì intorno al 1593.
  8.  Futuro Arciprete di Cerchio dal 1617 al 1627.
  9. E’ il cognome italianizzato De Rubeis ( vedi in seguito).
  10. Scritto con altra mano continua: “ Die 21 supradicte mensis/presentes fuerunt affixe in valvis sancti bartolomei ecclesie curate et parochiales per me D. Terentius marchittus de circulo diocesis marsicane et incit…/….dimissa copia presentium die 22 scripta manu mei propria”.Archivio Diocesi dei Marsi C/252.
  11. I Frati Agostiniani Scalzi di Roma si stabilirono a Cerchio nel 1614 quindi il citato documento è databile  post 1614. Vedi in seguito.
  12. Archivio Diocesi dei Marsi, C/24/555.
  13. Archivio Diocesi dei Marsi, C/28/686.
  14. Il Casale de Circulo era suddiviso in “dentro le mura”, il paese vero e proprio, con la chiesa matrice di S. Maria dell’Annunziara volgarmente detta “dentro le mura”, “dentro la terra” o semplicemente “dentro” e, “fuori le mura”, con la chiesa di S. Bartolomeo nota già nel XIV secolo (vedi in seguito). Il luogo detto “dentro le mura” è senz’altro, e non può essere altrimenti, la località nota ancora oggi come “negastej”( letteralmente “in castello” con l’attuale strada denominata Salita del castello) dunque il nucleo originario e più antico del paese è proprio qui (vedi D’Amore B.: “Raccolta dei portenti op.cit.”). Nei ruderi di proprietà dei signori D’Amore Nicola ed eredi Zavarella infatti, formati di grandi pietre squadrate e nascosti da una piccola costruzione e da una rigogliosissima edera si possono intravvedere i resti di quello che molto probabilmente fu il castello di Cerchio. Resti maestosi di tale importante infrastruttura sono messi in bella mostra (due torri rotonde merlate con mura e porta d’ingresso al borgo, una torre quadrata e un campanile(?) forse della sunnominata chiesa matrice) nella carta topografica della contea di Celano “Pianta è veduta dello Stato di Celano ne Marsi/Adì 3 Febraro 1720” conservata nella Biblioteca Vaticana nell’Archivio Barberini, Indice II-1944 a.). Non sappiamo, purtroppo, l’anno di erezione della chiesa di S .Maria dell’Annunziata sappiamo, invece, l’anno in cui tale tetampio venne chiuso al culto, in quanto pericolante, da parte del vescovo dei marsi Mons. Giovanni Cambise con apposita bolla, conservata nel  Museo Civico di Cerchio, il 12 Giugno 1794. Continuò però ad essere usato,fino agli anni ’80 del XIX secolo, il cimitero ubicato nel suo interno. Il documento più antico in nostro possesso che parla di tale edificio è l’iscrizione posta nel retro della croce processionale d’argento sbalzato di scuola sulmontina recante la data del 1484 (vedi in seguito). 

SECOLO XIV

     Le uniche notizie del XIV secolo riguardanti l’umilissima storia di Cerchio  in nostro possesso sono quelle tratte da 6 importanti documenti: la “Bulla Indulgentiarum”, emessa da 16 vescovi riuniti in Roma, nel 1300, ai tempi di papa Bonifacio VIII, in occasione del Primo Giubileo (1); l’ “Elenco dei sussidi carittativi” della diocesi dei Marsi  (2); le notizie riportate nell’ottimo lavoro di Pietro Sella: “ Rationes Decimarum “(3) relative alla decima dell’anno 1324; l’atto notarile stilato ai 2 aprile 1353 da notar Giovanni Giuliani di Pescina (4); “ Inventatium Bonorum Excellentissimi Domini Comitis Celano ( 1387-1388) (5) ed , infine, la “ Provisione della Cappellania di S. Maria delle Grazie”, redatta nel 1397 (6).

    Tutti i documenti, escluso il penultimo, fanno parte di episodi legati ad eventi religiosi: il penultimo documento infatti,  è l’inventario dei beni posseduti dal conte di Celano Ruggero.(7)

    Il primo che si riporta in italiano tradotto dal latino, per la prima volta in modo integrale, dal noto ricercatore Mario Di Domenico (8) è molto importante in quanto ci tramanda il nome della chiesa di San Bartolomeo ( è la prima volta) alla quale è indirizzato e il modo di vivere quell’importante evento quale senz’altro fu il Primo Anno Santo:

“Alla chiesa universale di Cristo per intercessione divina la presente lettera, dinanzi a noi Basilio arcivescovo Filimitano, Tommaso Estiense, Monaldo di Civitacastellana, Giacomo Castellanense, Stefano Opitense, Nicola di Capi, Nicolo Cortibilense, Giacono Calcedomeni, Simone Brugnatense, Angelo Nepeziano di Valva, Giovanni Imolense, Angelo di Sessa, Federico Valvense, Giovanni di Imola, Angelo Di Sessa, Mauro di Amelia, Nicola di Vittorino, Enrico Redestense nella grazia di Dio, nella Grazia del Signore Sempiterno, il Vescovo salutano.A divine lodi obbediscono le basiliche erette in titolo dei Santi, come in esse trovano dimora le orazioni in suffragio dei Beati imploranti la pace. A chi con ardore si recherà alla chiesa di San Bartolomeo di Cerchio della Diocesi dei Marsi e, con i dovuti onori, frequentemente vi si recherà al tempo dei lavori, gestirà in perpetuo ringraziamenti e lì intorno lamenteranno del Signore, tanto frequentemente conservando lo spirito di sacrificio, quanto avranno in loro i doni dei tesori spirituali della chiesa e nello stesso luogo ritroveranno sempre la Gerusalemme celeste in futuro. Chiunque, in vera penitenza e resa confessione nel giorno della domenica e sempre nella stessa chiesa, in occasione delle singole festività del Natale, della Circoncisione, dell’Epifania, della Pasqua Resurrezione, dell’Ascensione del Signore e pentecoste, del Natale, dell’Annunciazione, della Purificazione ed Assunzione in gloria della Beata Maria dei Beati Pietro, Paolo, Bartolomeo e degli altri Apostoli, nonché nel giorno della commemorazione di Ogni Santi, di San Nicola, di san Martino, di sant’Agostino e dei confessori Santo Stefano, di san Biagio, di San Lorenzo, di San Vincenzo, di San Martino, di san Michele Arcangelo, dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista, delle Sante Caterina, Agnese, Maddalena e Lucia Vergine, di Sant’Anna ed Elisabetta, e nelle ottave delle stesse festività, ogni giorno della domenica, di tutti gli anni, ed ogni giorno durante tutta la Quaresima devotamente pregando vi accederà ed a chi nelle vigilie della Beata Maria e dei Beati Giovanni Battista ed Evangelista e dei Beati Apostoli Pietro e Palo e Bartolomeo ed in qualunque giorno del sabato, nella predetta chiesa, veglierà con riverenza, ovvero a chi nella stessa chiesa vi si recherà devotamente, cantando solennemente il Salve Regina ed a chi, nel giorno della domenica, reciterà piamente le orazioni per l’anima dei fedeli che riposano in Cristo, siccome egli è fonte di misericordia e pietà siano misericordiosamente riconosciute le indulgenze per la vita eterna. E chi provvederà alla riparazione dell’edificio, all’illuminazione, agli ornamenti o ad altri servizi alla stessa chiesa, ovvero servirà da ausiliario nella sua cura materiale, ovvero ancora in estremo con qualunque aiuto legherà le sue disponibilità alla predetta chiesa, confidando nella misericordia ed Onnipotenza di Dio, e dei Beati Apostoli Pietro e Paolo, della Santa Vergine e di tutti i Santi e singolarmente alla nostra autorità, congiuntamente rilasciamo misericordiosamente quaranta giorni di indulgenza ai penitenti, purchè vi si aggiunga il consenso del Vescovo. A testimonianza di ciò facemmo apporre a questo privilegio il nostro sigillo. Dato in Roma nell’anno sesto del pontificato di papa Bonifacio VIII.” 

   Più sotto scritto di proprio pugno il vescovo Gabriele Maccafani (9) appone il proprio consenso:

“Noi Gabriele Maccafani in relazione a quanto ritenuto dalla Sede Apostolica nella Grazia di Dio, apponiamo a questo privilegio la nostra volontà, quale Vescovo della Diocesi dei Marsi, a concedere il consenso alla stessa concessione di numero quaranta giorni su esplicita richiesta. In fede della nostra sottoscrizione apponiamo per mano nostra il sigillo. Dato in Cerchio nella casa di Antonio Cola Pietro Cicchi (10) di Cerchio, parroco e rettore della sunnominata chiesa di San Bartolomeo, il giorno ventiquattro marzo dell’anno del Signore 1492. Pontificato di Papa Innocenzo VIII (11) anno suo ottavo: a lode di Dio nostro santissimo Onnipotente”.

    Non ci è dato motivo sapere perché il vescovo fra Giacomo Busce che resse il vescovado dei Marsi dal 1295 al 1325 non appose il suo consenso al sopracitato privilegio cosa invece, che aveva fatto  nel 1296 verso il monastero di san Cosmo e san Damiano di Tagliacozzo:

“[…]Nel Monastero sotto il titolo dei Santi Cosmo, e Damiano di Tagliacozzo si legge una Bolla colla quale ai 21  del mese di Marzo  dell’anno 1296, anno secondo del Pontificato di Bonifacio VIII, questo Vescovo Frà Giacomo confermò con autorità ordinaria le indulgenze concesse da undici fra Arcivescovi e Vescovi forestieri a quelle Monache che confessate, comunicate, e veramente penitenti avessero in perpetuo visitata la propria Chiesa in molti giorni dell’anno. Aggiunse poi quaranta altri giorni d’indulgenze che concesse al medesimo da lucrarsi nei stessi giorni a quelle Monache che avessero visitata la medesima Chiesa nella sua Diocesi Marsicana[…](12)

     Né sappiamo perché, dopo 192 anni dall’emissione della “Bulla” di Cerchio il solo sunnominato vescovo Maccafani concesse il suo assenso a tale privilegio e volle, anche lui benignamente, concedere  altri quaranta giorni di indulgenza a coloro i quali nelle stesse festività avessero visitato la chiesa di san Bartolomeo di Cerchio.  

    Come chiaramente si evince nel sopra riportato nostro documento apprendiamo lo stesso spirito che animavano le antiche confraternite nate per unirsi in associazioni in cui tutti potevano pregare per la propria salvezza come per esempio l’erezione e manutenzione di chiese, curare gli infermi, mettersi a disposizione del proprio simile sofferente e comunicarsi, frequentare con il dovuto amore le chiese, cantare il Salve regina, pregare con animo pio in suffragio dei fedeli che riposano in Cristo: insomma portare nuova luce a colo che avevano smarrito la “dritta via”.

    Sicuramente, l’allora classe dirigente cerchiese, capì bene l’importanza sia religiosa che civile dell’istituzione del Primo Anno Santo fecendo propria la bolla emanata da papa Bonifacio VIII cogliendo al volo l’importante occasione che il Giubileo offriva e si impegnò acchè anche l’umilissimo paese di Cerchio potesse avere una chiesa dove tutti, nessuno escluso, potesse lucrare i propri peccati con le indulgenze.

     Il citato pontefice, accogliendo i voti e le pressioni del popolo cristiano che era in attesa di una indulgenza plenaria speciale per l’inizio del secolo istituì il primo Giubileo con la nota bolla “ Antiquorum habet fida relatio”. Con esso voleva soprattutto commemorare il centenario della nascita di Cristo. La bolla fu esposta solennemente sull’altare delle basiliche di S. Pietro e di S. Paolo il 22 febbraio 1300, festa della cattedra di san Pietro ( Nel Museo Civico di Cerchio è esposta una copia). Il papa concedeva l’indulgenza plenaria del “centesimo anno” dal 24 dicembre 1299 al 24 dicembre 1300 e instaurava il Giubileo anche per tutti gli anni secolari futuri.

    Da sottolineare nella nostra “Bulla” la benevolenza della curia papale che per la seconda volta volle privilegiare un altro tempio della nostra comunità. Già nel 1295, infatti, aveva inviato alla chiesa di S. Pietro in Filimini un’altra “Bulla Indulgentiarum”: è un caso oppure vi erano forti legami, al momento non sappiamo di che natura, con la comunità religiosa cerchiese?

   Alla fine del secolo XIII ed inizio del XIV importanti personaggi quali senz’alto furono papa Bonifacio VIII, Tommaso conte della nobilissima contea di Celano dal 1297 al 1332 e il domenicano fra Giacomo Busce, vescovo dei Marsi avevano a cuore l’umilissimo paese di Cerchio. Ciò si evince chiaramente dall’invio, da parte della curia papale di Roma, di due “Bullae Indulgentiarum”, nel 1295 e nel 1300, a due importanti chiese di Cerchio: San Pietro in Filimini e San Bartolomeo de Circulo. Bisognerebbe appurare se tra questi personaggi e appartenenti all’allora classe dirigente  cerchiese vi fossero legami di parentela o affinità religiose o politiche. I citati personaggi, sicuramente coetanei, in ultima analisi non è detto che non abbiano frequentar

to corsi di studi nello stesso luogo o non abbiano frequentato le stesse amicizie. Erano tutti e tre , insieme ai maggiorenti di Cerchio, antifrancesi? O cos’altro? Chi o che cosa ha spinto Bonifacio VIII per elevare agli onori degli altari papa Bonifacio IV nativo dell’odierna  San Benedetto dei Marsi, dopo 7 secoli dalla morte? Non è forse emblematico che papa Caetani abbia scelto, dopo essere stato eletto alla carica di pontefice il nome Bonifacio? Vi erano forse legami di parentela con il primo papa e santo della Marsica?

    Il 13 dicembre 1294 Celestino V, in Napoli rinuncia, dopo sofferta e drammatica decisione, al pontificato. I Cardinali

 “[…] dieci giorni dopo la rinuncia si riunirono in Castelnuovo[…]dopo un primo scrutinio risultò eletto Matteo Rosso Orsini che rifiutò; il secondo fu infruttuoso ma al terzo scrutinio fu eletto Benedetto Caetani[…]era la vigilia di Natale del 1294. Immediatamente il nuovo papa sospese tutti i vescovi e Arcivescovi nominati da Celestino V senza il consiglio dei cardinali, revocò Bartolomeo da Capua, destituì i familiari e cappellano del suo predecessore e ordinò di partire subito per Roma proibendo che qualsiasi lettera fossa data da Napoli e inviata prima della sua incoronazione. Il viaggio fù compiuto a tappe forzate e l’incoronazione si svolse il 23 gennaio 1295 nella Basilica di San Pietro con la massima solennità[…]” (13)

    Quale strada percorse Bonifacio VIII ed il suo seguito per andare a Roma? Forse percorse, per il tratto abruzzese, l’antica Tiburtina Valeria, l’unica strada percorribile, dati i tempi, che univa la popolazioni abruzzesi a Roma e dobbiamo immaginare che il pontefice abbia accuratamente ed oculatamente scelto i luoghi delle sue soste.

      E’ possibile che papa Caetani abbia scelto come tappa il nostro centro ed in particolare il casale di Filimini, dove era ubicata l’importante chiesa di San Pietro dove, se così fosse, sia stato ben accolto e lui, per dimostrare il suo gradimento, abbia fatto inviare da 11 vescovi riuniti in Anagni (FR) alla menzionata chiesa il 12 luglio 1295 la già citata “Bulla indulgentiarum”? E così pure, per gli stessi motivi cinque anni dopo, nel 1300: l’anno del primo Giubileo, fece inviare da 16 vescovi riuniti in Roma l’altra sopradescritta “Bulla Indulgentiarum” alla chiesa di San Bartolomeo de Circulo?

     E’ difficile, al momento, rispondere a tali quesiti. E’ innegabile, però, che alla comunità cerchiese sono state inviate, sicuramente con l’avallo di papa Bonifacio VIII, ben due bolle di indulgenze e ciò ci spinge autorevolmente a dire che fra la comunità cerchiese e l’entourage dei Caetani vi doveva essere un ottimo feeling altrimenti come spiegare l’invio di almeno due “Bullae Indulgentiarum” alle sopracitate chiese cerchiesi?

    Attraverso l’ “Elenco dei sussidi caritativi” delle decime della diocesi dei Marsi e le “Rationes Decimarum” relative alle decime della diocesi dei Marsi veniamo edotti che la comunità  di Cerchio agli inizi del ‘300  non ha un’unica organizzazione religiosa ( e quindi dobbiamo arguire anche nei secoli precedenti) infatti, come chiaramente si evince dai su accentati documenti le chiese cerchiesi erano dislocate in vari territori: 

“[…] f.2v[…]et in festo sancte Marie tortuli paria quinque/[…]ab ecclesia sancti Petri et sancti Martini de Foliminis pastedos quinque et de piscibus quartarium medium/In Piscina/[…]Ab Eccl[es]ia S[anc]ti Stephani de patiano (14) pullos quatuor Tortulor[um]/ quatuor//

f. 3r ( 3 è scritto a matita n.d.r.)  Ab Eccl[es]ia S[anc]te Marie de Avenusio pullos quatuor Tortulos  q[ua]tuo[r]/et quartam  oblationem festo[rum] pasce nativitiat[is] d[omi]ni et S[anc]te Ma[r]ie[…]Ab Eccl[es]ia S[anc]ti petri i[n] felimino mediu[m] quartatriu[m] pisciu[m]/Ab Eccl[esi]a S[anc]ti martini de felimi[n]o pastedos qui[n]q[ue][…] In festo Nativitatis d[omi]ni[…]

f. 3v[…] Ab Eccl[es]ia S[anc]te marie de avenutio quarta[m] oblatione[m][…]ab Eccl[es]ia S[anc]ti Laurenty de preturo piczas sex et spall[arum] pa[r] unu[m][…]Ab Eccl[es]ia S[anc]ti martinj i[n] folimi[n]o qua[r]ta[m] oblationu[m] se[d] festor[um]/S[anc]te Sabine nativitati[s] D[omi]ni pasce maioris[…]

In festo Pasce maio[r]is[…]

f. 4r ( il numero 4 è scritto a matita n.d.r.)[…] Ab Eccl[es]ia S[anc]te ma[r]ie de Avenutio qua[r]ta[m] oblationu[m] festor[um] pasc/nativitati[s] d[omi]ni S[an]te marie de Augusto[…]Ab Eccl[es]ia S[anc]ti Laurenty de preturo Agnu[m] Unu[m] et Tortulo[rum] q[u]atuo[r][…] Ab Eccl[es]ia s[anc]ti Martini i[n] folimeno quarta[m] Oblationu[m]/Iura decimarum Victu[a]lium sed grani ordei/ Secine et Arnone dicte Vicarie[…]In plebe sancte Cristine[…]

f.4v Ab Eccl[es]ia S[anc]ti Laurety de preturo quart. unum/Ab Eccl[es]ia S[anc]ti Stefani de Careczano (15) cup. q[ui]nq[ue][…]Ab Eccl[es]ia S[anc]ti Bar[tholomei] de Circulo cup. quatuor/Ab Eccl[es]ia S[anc]ti Andre[e] de preturo Cup. duas[…] In plebe S[anc]ti S[anc]to Ioh[ann]os/de Pentoma[…] Ab Eccl[es]ia S[anc]te Margarite de Villa mayna Cup. quatuor[…]Ab Eccl[es]ia S[anc]ti Silvestri de Turpillano quart. unum Cup. Tres/Ab Eccl[es]ia S[anc]ti Salvato[r]is eiusdem Loci qr. Unum/Ab Eccl[es]ia S[anc]ti Viti de ozano qr. Unum/In plebe piscine[…]Ab Eccl[es]ia S[anc]te Marie de Avenusio Cup. octo[….]

f. 5r[…] Ab Eccl[es]ia S[anc]ti Stephani de patiano qr un[um][…]

f. 6r[…] Granum provisionis vicarie/in Plebe Piscine[…]Ab Eccl[es]ia S[ancti] Stefani de patiano C. iy/Ab Eccl[es]ia S[anc]te Margarite de Villa mayna C. ij/In plebe S[anc]tu Ioh[ann]is/de Pentoma[…]Ab Eccl[es]ia S[anc]te Margarite de Villa mayna C. ij/

f. 6v Ab Eccl[es]ia S[anc]ti Viti de Ozano Cup. iiy/Ab Eccl[es]ia S[anc]ti Salvato[r]is de Turpillano Cup. vj/Ab Eccl[es]ia S[anc]ti Silvestri eiusde[m] Loci cop. vj[…] In Plebe S[anc]te Cristine[…]Ab Eccl[es]ia S[anc]ti Bar[thomei] de Circulo C. iy/Ab Eccl[es]ia S[anc]ti Laurety de preturo C. iiy/Ab Eccl[es]ia S[anc]ti Stefani de Capazano C. ij[…]

f. 21r ( è scritto a matita. Presenta in alto a destra la numerazione antica 22 scritto ad inchiostro nero n.d.r.) Isti sunt Pollastri quos/debet Recipe[re] Eccl[esi]a S[anc]te Sa/bine i[n] festo Sa[nc]te Sabine/annuati[m] ab i[n]frasc[ri]ptis Vid[elicet][…]Item Petruti[us] de felimino par. iy[…]

f. 21v[…]Ite[m] Surge[n]te (16) de felimi[n]o paria y[…]”

     Non sappiamo, purtroppo, la data precisa quando fu compilato il soprariportato Elenco dei sussidi caritativi. Gli autori citati in nota 2 di questo capitolo attribuiscono varie datazioni. La benemerita paleografa Maria Rita Berardi pone, bene argomentando, come limite di stesura la data ante 1397 in quanto i beni di un certo notar Ciccus de Lictio sono devoluti alla chiesa Marsicana . I fogli 18v e 20r, dove si cita il sopra riportato notaio, sono scritti con diversa grafia e quindi, di conseguenza, sono posteriori da chi ha impiantato il nostro prezioso documento. E’ difficoltoso dare una datazione più precisa: è stato scritto alla fine del XIII secolo o all’inizio del XIV? O come argomenta la Berardi nella seconda metà del secolo XIV? Dalla trascrizione operata nel 1812 l’allora archivista: “ Copia.1812./Census Ecclesiae Marsicane ex antiqua pergamena in hoc episcopali archivio osservata” (17) il nostro documento era già illeggibile infatti così l’archivista riporta: “ Tabulae, seu registrum censuum, reddituum, bono/rumque, omnium Ecclesiae S. Sabi/nae./Prima Vicaria Celani” ed in fondo alla pagina, dopo un ampio spazio significante che purtroppo li documento non era più leggibile riporta “ Ab Ecclesiae S. Lentii de Rocca uncia unam”.

   Documento, dunque, il nostro, importantissimo per la nostra umilissima storia e molto utile perché ci rende edotti circa l’economia agro silvo pastorale pescatoria della Marsica antica.

    Il terzo documento preso in esame, le “Rationes Decimarum” del 1324, è utile ed importante quanto il sopracitato perché primo ci fornisce grosso modo le stesse notizie e, secondo, ci fa comprendere il meccanismo legato intorno alle “decime”: una quota di queste doveva versarsi al vescovo dei Marsi, una al papa, un’altra all’abate di Montecassino ed agli altri abati che avevano ingerenza nel nostro territorio come quello dei Monasteri di Farfa, di San Clemente a Casauria e di San Vincenzo al Volturno.(18) I due documenti citati, come ebbi modo di dire (19), sono coevi: in quello pubblicato dal Sella vi sono numerosi errori dovuti o ad un’erronea trascrizione o a refusi tipografici:

“[…] DECIMA DELL’ANNO 1324[…]Die XV mensis predicti (20)[…]DE PLEBANATU PISCINE[…]526. S. Stephanus./527. S. Maria[…]DE PLEBE S. IOHANNIS DE PENTOMA[…]536.S. Laurentius./537. S. Margarita./538. S. Petrus./539. S. Martinus.[…]542. S. Silvester./543. S. Vitus[…]DE PLEBE S. CRESTINE[…]553.s. Martinus./554. S. Bartholomeus./555. S. Stephanus./556. S. Andreas./557. S. Laurentius[…]642.(f. 72v) Eadem die et loco (21) dominus Bartholomeo de Ozano solvit dictis subcollectoribus pro decima huius anni VIIe indictionis pro sde et omnibus ecclesiis existentibus in plebanatu S.Iohannis de Pentoma ac clericis ecclesiarum predicti plebanatus in auro flor. Septem[…]INPRIMIS ECCLESIE DE PLEBANATU DE BISINA[…]728. Ecclesia S. Stefani de Baczano (22)/729. Ecclesia S. Marie de Vallutio (23)[…] DE PLEBANATU S. CRISTINE[…]741. Ecclesia S. Bartholomei de Cunculo (24)[…]743. Ecclesia S. Andree de Pretoro./744. Ecclesia S. Laurentii (25) […]754. Ecclesia S. Margarite de Vallemaina[…]759. Ecclesia S. Silvestri, ecclesia S. Salavatoris de Crapiliano. (26)/760. Ecclesia S. Vincentii de Oczano (27)[…] ELENCO DI CHIESE DELLA MARSIA/DIPENDENTI DAL MONASTERO DI MONTECASSINO/FINE SEC. XIII (28)[…]987. De rebus S. Benedicti in Marsi. Primo privilegium domini Lotharii imperatoris (29) originale de quodam prato in Marsi quod Cervarium (30) dicitur, ubi idem monasterium S. Benedicti est constructum in quo et confines eiusdem territorii continentur Auperto abbati casinensi quere in cronica (31). Sunt autem in eodem territorio marsicano infrascripte ecclesie monasterio casinensi subiecte tam in spiritualibus quam in temporali bus, quarum idem prepositus antiquitus curam habebat licet sint dispertite diversi mode[…]1011. S. Martini in Silimine (32)[…] 1013. S. Magni in Castuli (33)[…]”.

    Nell’atto notarile redatto il 2 aprile 1353 dal notaio Giovanni Giuliani di Pescina, conservato nell’Archivio della diocesi dei Marsi in Avezzano, concernente la : 

“[…] Vedita della 3[terz]a parte del diritto di nomina del Beneficio della chiesa di S. Bartolomeo di Bisigno fatta dai Conjugi Domenico Namarea (34), e Buccia Fiscella del Casale de Filimini a beneficio di Benedetto Ciaralli (35) di Bisigno p[er] gli atti de’ Not.[ar]o Giovanni Giuliani di Pescina, e del R.[egi]o Giud.[ic]e Masio gentile Amico (36) delle Focie(37) à 2 Aprile 1353””

 apprendiano i cognomi di vari personaggi della succitata comunità: documento, dunque, molto importante per la storia dei cognomi: sono i primi della nostra umile storia e data l’importanza che riveste si riporta integralmente:

“ [In] Dei no[m]i[n]e  amen Anno à Nativitate D[omi]ne Millesimo Tricentesim[o] [q]uinqu[e](tertio. Die secunda men.[d]e Ap[ri]li ssepte Ind.[ition]e Reg.[i]bus Ser.[enissi]mo D[omi]ni D[omi]no Lie[…]/Dei gr[ati]a Inclitis Rege et regina Hier.[usale]m, et Sicilie Ducat[u]s Apule, et [Pri]ncipatus/Capue, Provincie Gtmi(?), et Pedemontis Comit[is], et Comitissa Regno[rum] ve[…] D. Regni/anno quinto, dicte D[omi]ne Regine anno Undecimo fel[icite]r amen Apud Fi[li]mini/ante domum Civaroni (38), Nos Masius Jentilis amici annualis Castri [Fau]cis(?)(39) li[tte]rairis(?)/Judex Jovannes Juliani auc[torita]te regia pu.[blic]us Castri Piscine, not[ari]us[…] Judice[…]/et not[ari]um Infra[scxri]pti Contrahentes consenserunt expresse, cum scirent[…]nta eor[m] sica/Nos duos proprios Judicem, et Notum esse, et Testes infra[scri]pti ad hoc vo.[ca]ti spe[cia]l[it]er/rogati D. Francisci Cicci (40), Petrus Nobilis (41), Fran.[cis]ci Joannes Sg[…]/D[omini]cus Sergente (42) de Fili[min]o P[rese]nti senipe pu.[bli]co Declaramus[…]/Testamus p[er] nob.ri Dom.[ini]cus Namarae (43) et Buccia uxor F[…](44) carnalis di nob Sergentis habitatores d.[ict]i Casalis Filimini ce[…]/consensu et auc[torita]te d.[oct]i Jaconi viri sui, et manualdi Leg[iti]mi scire cu[m] pote/et cognovit nullu[m] vi coacti, nec dolo Inducti, seu alia suasione […]/sede eor[um] bona propria, gratuita, et sponanea voluntate,libero[…]/pro se, et eis, aut eor[um] her.[edibu]s communiter, et pro Indiviso Vendid[…]/dederunt, et Traditerunt Benedicto Ciaraldi (45) de Bisigno p[rese]nt […]/pro se, et eius her.[edibu]s in perpetuum Patronatus, seu Jus p[rese]ntandi[…]/vacaret in Tertia parte Eccl.[es]ie S.[anc]ti Bartholomei de Bisigno, et […]Stabi.mj/que habent, et habere possent in d.[ict]o Castro Bisigni Trien[ni]o ecpare ec[…](et quomdocumq[ue] essent, et esse possent Ad habendi Tenendi, possidenti peondem/eisd[em] empturi, et suis her.[edobu]s placuerit perpetuo faciendi cu[….]b et singuli/iur.[i]s, att.[i]bus valitatibus abilitanti[bu]s ad cl.am Teritam partem d.[ict]i protus d.[ict]e ecc.[lesi]e/et alia bona stabilia sup.[radic]ta genimen’, et spectan’, et cum p]m]nibus cancpelis[…]/d.[ict]a bona vendita habent supa se vel infra sece Intra se in Integre omniq[ue] Id[…]/et attione, cetre, seu requisizione eis, exrecis[…]ro eis bpnis venditis moa lique[…]/sive spectant pro pretio tar[inoru]m auri quindeci[…] Legalis aureondenis q[…]//quod[…]tu n set Integrum d.m pretiam dicti Vend.[itio]ne in n[ost]ri p[rese]ntia Cof[…]unt omne/ae[…]ar recepisse, et labruisse ab emptore p.[redi]cto, et omen ipsum pretium datu[m] oraditu[…]/prederat numerae, et assignat fuise, Renunciantes d.[ict]i Vend[ito]res eximi no[n] num.[era]te/pecunie, no[n] soluti pretii velauri no[n] ponderat, no[n] traditi,et no[n] assignatio, ae’crialii/[…]poni, attioni, Constit.[utio]ni, privilegio, et legum auxilio eis facien’ in hac parte, e[…]apall nill[…]/[…]i de vendit.[ion]e rescindendo,Legi, rem maioris pretii, ac et p:[redic]ta mulier elli alii Leg:/[…]leiani Senatus consultus expresse renunciari, et si quid d.[ictu]s p.notus, et bona alia/[…]b.[on]a vendita plus valerent d.[ictu]m pretium sup.[radi]ctus Donaverunt illum dicti Vend.[itpre]s/[…]emptori donis tit.[u]lo que de inter vivos pro gratis acceptis servitiis ab eod[em] q[…]/[…]tus, etr bonor[um] stab.[ilem] sop.[radi]ctus vend.[itio]nis Esponem d.[ict]I Venditores, eid[em] emptori dederunt/[…] ac ipire a […] per epuendi Lapidem Investrirunt Contra.ne se d[ict]i Vend.[ito]res/[…]nie precario possidere pronarum, et bona stab.[ili]a sup.[radict]a donec ipse/[…]ar candi ponem acceperit corporalem quam accipiendi aucotritate propria/retine[n]di deinceps sibi licentia in omnimodam de Jure Contulerunt, et de[…]/[…]et pronint diciti Vend[ito]res u[xore]s d.[ict]a Buccia cu[m] con[iug]ie, et auctoritate p.[redic]tis pro eis/[…] emptori pro se, et suis her[edibu]s leg[iti]mi stupulan[tes] dicta sine vendita ab/[…] nomine, et Un.te leg.[iti]me defendere seveturizzare, antestari, et disbrigare/[…]ot.e teneri, omneq[ue] damnunm, lites, et expensas quod, et quas d.[icti]s emptor/[…]r.es ferrent, vel substinerent in Jud.[iti]o vel extra Jud.[ien]sa integre lrse ficere/[…]vire, nec contra p.ta, seu aliquod p[redic]tor[um] facere, vel venire, nec venienti/sentire aliqua no[mi]ne, ex[ati]one, constit.[ution]e, privilegio, ingenio, sive ca’do Jure/cele fatto sub pena un[ciarum] auri quatuor d[ict]e pene/pro m.ta Cuor’ stipulan’ me tanq[uam]/rsna pu.[bli]ca pro, parte Cur’ stipulavi pena ipsa soluta, vel np]n] soluta, sece ea gro’se remissa p.[redic]ta oice et orsigne le semp[re]/re sint, et firma, et ad maiorem cau[te]lam, dicti Vend.[ito]res corporal[ite]r ad S[anc]ta Dei/Evangelia Jur[are]nt,et observare p.[redi]cta, et contra no[n] facere, vel venmire pro se/U.t pro alia, submissa persona, Actum est hoc aèpud d.[ict]a locum anno, mense, die et/I[n]dict.[ion]e p[redi]ctis Unde ad futur[am] memoria d.[ict]i empori, suoru[m]q[ue] hered.ta testis.m et cau[te]lam contra/he[ru]n[t] rogan[…]stole,, p[redi]ctis E[re]dibus p[rese]ns pu.[bli[cu]s In s[crip]tum per manus mei p[redic]to[…]/Joannis//J[oan]nis scriptum, signo meo solito signatum, sub[sc]ri[pt]ibus, et Signis, nostror[um] p.[redic]tpr[…]/et Testicem roboratum, Locus signi. Ego Masius Jen.[tile]s qui s.[upr]a Judex rog[…]/terfeui, subscripsi, et signavi  Sugnum Crucis prop[ri]e manus Petri Nob.[il]i qui s[upr]a testis/inl[ecte]rati, et scribere nescinetis. Signum Crucis p[ro]p[ri]e manus Jo[anni]s Santori qui s.[up]ra testi[…]/inl[ecte]rati, et scribere nescinetis. Sig.[nu]m Crucis p[ro]p[ri]e manus nob. Dom.[ini]ci Sergen[tis] testis inl[ecte]rati[…]/scribere nescientis/

Concordat cum suo proprio orig[ina]li Instr[ument]o in pergameno scripto, et reassumpto, ut s[upr]a/mihi infra[scri]pto no[tar]o exhibit p[er] Jo:[annes] Laurentium Ciaraldum (46) de Bisenio, eidq[ue] restituir’/de verbo ad verbum ut iaces p[er] manus mei Jacobi antonii Polony de Circulo pu.[bli]ci/No[ta]rii copia p.[rescrip]ta exemplata, et in premissor’ fidem p[rese]ntem mea p[ro]p[ri]a ma[nus](scripsi, sub[scril]si, sign[um] q[ue] meu[m] quo in pu[bli]cis a[c]ti apposui Con.ti Colle[…] (segue il tabellione del sopracitato Polonio n.d.r.)// bisegna/copia p[re]ntionatus/ p[rese]tata die 14 7bris/1606 ”

     Dall’ “ Inventarium Bonorum Excellentissimi Domini Comitis Celani ( 1387-1388) (47) apprendiamo ulteriori notizie utilissime alla conoscenza di personaggi appartenenti al territorio comunale di Cerchio:

“[…]Debentes solvere adoha in Castro Agelli[…] Iohannes Recchie de Filimine pro Philippa Massarii (34) g. III, den. V[…] Nicolaus Angelicti de Ozano et Palma Nycolai Butii g. IIII, et sex t[…] Antonius de Filimino[…]Heredes Iohannis Roberti de Ozano pro bonis domine Imbrie tar. I[…]Debentes solvere adoha in dicto Castro Agelli sunt hii vide licet:[…] Massius Russu de Ozano tar. III[…]Vetulus de Torpelliano gr. X[…]Debitales/Heredes Nicolai Starnoni de Ozano tenetur facere in festo Na/tivitatis omni anno Curiae domini Celani comitis spallam/unam porcinam. Item tempore vindemiarum de vino musto cup.I/Heredes Iohannis Roberti de Ozano tenetur facere omni anno quar/tam partem unius spalle porcine. Item gallinam quartam et  tem/pore vindemiarum de vino musto cuppam mediam./Masius Cani de Ozano tenetur facere in festo Nativitatis/omni anno longam unam porcinam./Heredes Dominici Tautan de Ozano tenetur facere omni an/no tempore vindemiarum de vino musto cuppam unam[…]Heredes Pasqualis Nicolai Russi de Patiano tenetur facere omni/anno festo Nativitatis Domini spallam unam porcinam/et in pecunia numerata in eodem festo tarenos VIII[…]In Castro Piscine cum Colle Mellis[…]Item habe Curia ipsa pratum unum situm in Cammiranda(35) iuxta/rem Sancte Sabine iuxta viam et rem Heredum Berardiche (36) de Carisa/no (48)[…]Item habet vineam unam sitam in loco ubi dicitur Li Cappuczicti (49) iuxta viam rem Nicolai Iohannis de Rocca de Piscina, quartaria IIIIor[…]                                                                                                                                                                   

    Nella “Provisione della Cappellania di S. Maria delle Grazie concessa dal Preposto di Celano Nicola di Bisegna ad Antonio de Apulea nel 1397 notiamo l’esistenza nel nostro centro, di una cappella in onore della speciale protettrice di Cerchio. (50)

Note

  1. E’ conservata nell’Archivio della Diocesi di Marsi in Avezzano. ADM n. A 4 e misura mm. 515×650. Nel retro della pergamena vi sono tutte  le firme dei sedici vescovi attori dell’atto e, vi è anche annotato, in cifre arabe, il numero sedici: vi dovevano essere, nell’archivio di Cerchio, altri 15 documenti pergamenacei anteriori al 1300 o la suddetta numerazione si riferisce, molto probabilmente, ai documenti pergamenacei conservati nell’Archivio della Diocesi di Marsi e il numero 15 scritto ad inchiostro nero è opera del conservatore dell’archivio della suddetta diocesi?
  1. Archivio Diocesi dei Marsi, A 12.  Il citato documento è stato denominato, nel corso dei secoli, con  quattro nomi diversi e, secondo la mia modesta opinione, bisognerebbe denominarlo come  il  citato Andrea Di Pietro nella sua lodevole e più volte citata opera dell’ “Agglomerazioni”, nel proemio a pag. 6, lo chiama : “ Elenco dei sussidi caritativi[…]scritto anche nel secolo decimo-secondo, ed esistente nell’Archivio vescovile de’ Marsi[…]” in quanto è stato il primo che sagacemente lo ha messo nella giusta evidenza. Angelo Melchiorre nel suo pregevolissimo articolo pubblicato sul Bullettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria Annata LXXXV(1985) dal titolo: “La diocesi dei Marsi dopo il Concilio di Trento”, p. 265  chiama il nostro documento “codice delle decime, quasi sicuramente del XIII secolo”; lo scrivente nel suo : “ Appunti di archeologia cerchiese”, Arti Grafiche Fratelli Palombi, Roma s.d. (ma 1987) a pag.16 riporta: “[…]i sussidi caritativi della Diocesi dei Marsi (sec. XIII-XIV)” mettendo in evidenza le chiese del territorio comunale di Cerchio soggette al vescovo dei Marsi ,e nell’altro suo lavoro, “  Bonifacio VIII e le bolle op. cit.” a pag. 25 riporta:”[…] Il secolo XIV[…] i Sussidi caritativi della diocesi dei Marsi[…]” mettendo in evidenza anche in questo lavoro le chiese cerchiesi; Giuseppe Grossi nel suo “ Celano storia arte archeologia” DVG/Studio Avezzano, Litotipografia Valleverde, Ovindoli, 1998, p. 38 afferma: “[…]Dalle decime vaticane del 1308 e dai Sussidi Caritativi della Diocesi di Marsi dello stesso periodo conosciamo[…]”;  ed infine la paleografa Maria Rita Berardi, nel suo autorevole articolo: “ Poteri centrali e poteri locali nella Marsica in età angioina” pubblicata su “ La Terra dei Marsi cristianesimo, cultura, istituzioni”  Atti del Convegno di Avezzano 24-26 settembre 1998 a cura di Gennaro Luongo, Viella Libreria editrice, Roma, 2002, Tibergraph s.r.l. Città di Castello lo chiama “Quaternus delle decime dovute alla chiesa di S. Sabina” affermando “[…]Gli elementi paleografici e una attenta lettura ci inducono a datarlo alla seconda metà del secolo XIV. Si può solo dire con sicurezza che esso è stato redatto ante 1397[…]”, la stessa autrice riprende le stesse argomentazioni descrivendo minutamente il nostro prezioso documento  e specificando meglio che tale documento scritto a più mani è opera di ben 5 amanuensi che nel corso dei secoli si sono alternati ed avvicendati alla sua cura: documento, il nostro, imprescindibile per i dovuti versamenti che le chiese( non tutte in verità) della diocesi dei marsi dovevano, annualmente, alla cattedrale dei Marsi nelle festività di Natale, Pasqua, S. Maria d’Agosto, Ognissanti, S. Sabina, S. Michele Arcangelo, nel suo ottimo lavoro:” Una diocesi di confine tra Regno di Napoli e Stato Pontificio Documenti e regesti del fondo pergamenaceo della Curia Vescovile dei Marsi ( secc. XIII-XVI)” a cura di Maria Rita Berardi, n. 18 Deputazione Abruzzese di Storia Patria documenti per la storia d’Abruzzo, Edizioni Libreria Colacchi, L’Aquila, Tipografia G.T.E. s.r.l., L’Aquila 2005,109-158. Nell’Archivio della diocesi dei Marsi esiste un copia di tale documento recante la seguente scritta: “ Copia… 1812/ Census Ecclesie Marsicane ex antiqua pergamena in hoc episcopali archivio osservata”.
  2. Sella P.:” Rationes Deicmatum Italiae Aprutium – Molisium Le decime dei secoli XIII-XIV” a cura di Pietro Sella con Carta Topografica delle Diocesi, Città del Vaticano Biblioteca Apostolica Vaticana, MDCCCCXXXVI.
  3. Archivio Diocesi dei Marsi
  4. Biblioteca Apostolica Vaticana, Archivio Barberini, II, 1944, b.
  5. Biblioteca vaticana
  6. Ruggero conte di Celano
  7. Amiconi F.-Di Domenico M.:” Bonifacio VIII e le Bolle op.cit.”.
  8. Monsignor Gabriele Maccafani Vescovo dei Marsi dal 1481 fino alla morte avvenuta nel  1511. Un discendente della potentissima famiglia Maccafani di Pereto, Giovan Maria  si unì in matrimonio, a Cerchio, il 20 giugno 1616, con Cristina  de amore: “[…]Adi 20 de giug.[n]o 1626/ Messer Gio:[van]maria macchafano de Pereto con Mad.[onn]a Cristina de amor’ de circhio/ Forno cognionti in Matrimonio per me  don And.[re]a  pane cas.[i]o Arciprete de/Circhio precedentino le tre denu’[n]tie in giorno de feste stante populo ad/Divina et così n.have fatta fede l’Arceprete de Perito si com’[a]nda/il sa:[cro] con:[cilio] de tr.[ent]o presente l’infrascritti test.[imon]j/Il Doctor Gio:[van]maria d’amor’/Il Doctor Alfonze Cappello/Don Alf.[ons]o rubeis/Don Cesar’ Col.ant.[oni]o/ et alt.[r]i de Circhio et de Pereto[…]” Liber Matrimoniorum (1567-1705) , Archivio Parrocchiale di Cerchio ora in Archivio della Diocesi dei Marsi in Avezzano.
  9. È lo stesso personaggio che otto anni prima, nel 1484, insieme a Cola di Angelu di Antonio Zanna e Macteo di Antonio di Macteo commissionò ad un valente orafo sulmontino la bellissima croce d’argento astile ancora conservata a Cerchio.
  10. Papa Innocenzo VIII
  11. Di Pietro A. : “ Catalogo dei vescovi op.cit.”.,p. 110.
  12. Bosco B. :” Celestino e Carlo II D’Angiò”, in AA.VV. “Da Pietro del Morrone a Celestino V”. Atti del I° Convegno Storico L’Aquila, 26-27 Agosto 1994 Settimo centenario dell’elezione e della rinuncia al pontificato- A cura di Walter Capezzali- L’Aquila Amministrazione Provinciale 1999- Graphicpress L’Aquila 1999.
  1.  Questa località è territorio appartenente, come chiaramente si evince dalla cartina I.G.M. Pescina, F. 146 S.E. con la denominazione “Paziani”, ai limitrofi comuni di Cerchio, Collarmele e Pescina. Nel territorio di Cerchio vi è, riportato sempre dalla succitata cartina, il “Fosso S. Stefano” che  in antico era attraversato dal torrente denominato nel più volte citato catasto degli Agostiniani di Cerchio “ fiume della Fara”. In questa località, nel territorio comunale di Pescina, esisteva la chiesa “Sancti Petri de Patiano” .   
  2. E’ la località del territorio comunale di Cerchio posta a nord del paese di Cerchio attualmente denominata Capazzano ( vedi nei capitoli precedenti).
  3. E’ la prima volta che compare tale cognome. Sicuramente è lo stesso cognome però riportato come “Sergentis” nella copia notarile, attualmente conservata nell’Archivio della Diocesi dei Marsi in Avezzano, redatta il 14.9.1606 dal notaio cerchiese Iacomo Antonio Polonio tratta da un documento originale del 2 Aprile 1353 (vedi in seguito). Anche nel documento riportato in questo lavoro riguardante l’atto di vassallaggio verso il conte Odoardo Colonna e la contessa Iacovella de Celano da parte dei sindaci di Aielli e Cerchio stipulato il 29 aprile 1425 compare un certo “ Antonius Surgentis dictus Casaronus de Circulo de districtu et per[…] annalis iuratus licteratu iudex ad contractus predicte terre Agelli” (vedi in seguito).
  4. Archivio della Diocesi dei Marsi, Avezzano.
  5. Amiconi F.-Di Domenico M.:” Bonifacio VIII e le Bolle op.cit.”.
  6. Vedi nota 17.
  7. E’ il 15 Marzo 1324.
  8. E’ il 5 Aprile 1324 nella chiesa di S. Bartolomeo di Avezzano.
  9. E’  la chiesa di Santo Stefano  de Paczano ( o paziano, patiano).
  10. E’  la chiesa S. Maria de Avenutio.
  11. E’  la chiesa di San Bartolomeo de Circulo.
  12. E’ sicuramente la chiesa di San Lorenzo de Pretoro ( Preturo).
  13.  E’ la chiesa di San Silvestro e la chiesa di San Salvatore de Tropligliano ( o Torpigliano).
  14. E’ la chiesa di S. Vito de Oczano ( o Ozzano). L’autore ha vistosamente confuso la scritta S. Viti con S. Vin. e da qui erroneamente San Vincenzo.
  15. E’ sicuramente  sec. IX in quanto l’imperatore Lotario, che appresso viene citato visse alla fine del IX e decimo secolo ( 795-855).
  16. Vedi nota 27.
  17. E’ la località Cervariana in territorio del comune di Cerchio posta a nord del lago Fucino.
  18. Alla nota 1 del testo leggiamo: “ 1 Crf. LEONIS MARSICANI, Cronicon, in M.G.H. Scrip. VII, p. 956 e GATTOLA, Accessiones, Venetiis 1734, p. 34.”. Leone Marsicano visse fra il 1046 ed il 1115.
  19. E’ la chiesa di San Martino in Flimine.
  20. E’  sicuramente la “ ecclesiam S. Manni”, che si trovava nella Marsica, “in locum, ubi Peteline vocatur”.
  21. Nel testo è scritto Namarae.
  22. Nel testo si legge Ciaraldi.
  23. E’ l’attuale località Foci posta all’inizio delle famose “gole di Celano”. “Fuce” , il 5 dicembre 1293, era  una delle terre possedute da Oddo di Toucy ( Jamison E. :” I Conti di Molise edi Marsia op.cit.”, p. 147). Esisteva nel suo territorio il convento celestiniano di “S. Marco ad Fauces”.
  24. Civaroni. E’ la prima volta che viene attestato a Cerchio tale cognome.
  25. Dobbiamo arguire (perché, purtroppo, manca un pezzettino del documento ) “Faucis” in quanto il fededegno notaio Iacopo Antonio Polonio che fece una copia autentica, come abbiamo su riportato, dall’atto originale nel 1606, abbia trascritto, come di dovere, esattamente “Castri Faucis” come egli stesso riporta nella prima pagina dell’atto in parola. Chissà se il Nostro giudice “ Masio Gentile Amico delle Focie” era un congiunto del contemporaneo Monsignor Gentile di Aielli vescovo dei Marsi ed anche lui esperto di leggi? 
  26. Cicci. E’ la prima volta che viene attestato a Cerchio tale cognome. Nel sopracitato documento del 29 aprile del 1425 compare un  “Petrus Cicci de Agello” ed un “ Petrus Cicci de Circulo”.
  27. Nobilis. E’ la prima volta che viene attestato questo cognome a Cerchio.
  28. Sergente. Come già abbiano arguito nel precedente capitolo molto probabilmente il cognome esatto dovrebbe essere “Surgentis”. Forse il notaio Polonio ha riportato “Sergente” al posto di “Surgentis”?
  29. Nel testo è riportato “Namarae” e non “Namarea” come lo stesso notaio Polonio redattore dell’atto ha riportato nella prima pagina “ dom.[eni]co Namarea”. Qual’è il cognome esatto il primo? o il secondo?
  30. Nel testo rovinato si legge: “ Buccia uxor F[….]”. La riportata “F” purtroppo mancante delle altre conseguenti lettere, a causa di un piccolo strappo, dovrebbe essere l’iniziale del cognome Fiscella . Il condizionale è d’obbligo in quanto il citato cognome Fiscella non si legge nel testo e siccome, il più volte citato notaio Polonio, che ha curato l’esatta trascrizione dell’atto in parola, lo riporta nella prima pagina per forza di cose dobbiamo accettare per buono.
  31. Ciaraldi. Nel testo così lo trascrive il più volte citato notaio Polonio. Nella prima pagina tale cognome è riportato “Ciaralli”. Qual’è il cognome esatto “Ciaraldi” o “Ciaralli”?.
  32. Jacomo Antonio Polonio personaggio cerchiese di cui abbiamo scarne notizie. La prima in nostro possesso è tratta
  33. Biblioteca Apostolica Vaticana- Archivio Barberini, II, 1944,B. Notizia gentilmente fornitami dall’amico archeologo Giuseppe Grossi.
  1. Massaro cognome attualmente ancora attestato a Cerchio.
  2. E’ forse la località Carmenando attestata al fo                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  glio catastale n. 9 del Comune di Cerchio.
  3. “Beradocco” o “de Baradocco” cognome, non più esistente a Cerchio, attestato in documenti del XVII secolo.
  4. E’ forse la località Capizzano, Cabazano, Capazzano già citata nei precedenti capitoli.
  5. Nel  XIV secolo è attestato a Cerchio il cognome “Capocipti” in due documenti. Il più antico di questi è datato  29 aprile 1425 : documento importantissimo per la storia di Cerchio infatti è il giuramento di fedeltà ( “ ligio omaggio”) da parte dei sindaci di Aielli e di Cerchio verso i coniugi Edoardo Colonna e sua moglie Covella, ultima discendente dei conti Berardi di Celano (vedi in seguito) e l’altro è redatto il 2 marzo 1493: è  un frammento di pergamena conservata nell’Archivio della Diocesi dei Marsi di Avezzano(  viene citato un certo “ Do[mi]no Petro Capocipti de Circulo” ). Nel secolo seguente due Pietro Capocitto, uno zio e l’altro nipote, vengono eletti alla ragguardevole carica di Generale dell’Ordine dei Celestini. Vedi in seguito. Tale cognome è scomparso nel corso del XVII secolo. Attualmente a Cerchio, agli appartenenti della famiglia Del Turco ( originaria del comune di Collelongo), vengono soprannominati “Capuccitt’ “ forse, in quanto ad una donna coniugata con il primo Del Turco era rimasto, come ultimo rantolo dell’antica e prestigiosa casata, tale soprannome?
  6. Notizia gentilmente fornitami dal grande ricercatore e benemerito studioso Giorgio Morelli, tratta dalla Biblioteca Vaticana Barb. Arch. Indice II, 1963/13, fasc. 16, pergamena cm. 27,5 x 15, con sigillo pendente. Vedi  Morelli G.:” L’Abruzzo nei manoscritti della Biblioteca Apostolica Vaticana” a cura di Giorgio Morelli introduzione di Walter Capezzali- Deputazione Abruzzese di Storia Patria Documenti per la sotria d’Abruzzo- n. 14, Edizioni Libreria Colacchi, L’Aquilqa 1999, Tipografia G.T.E. s.r.l. 1999, p.147.

IL QUATTROCENTO A CERCHIO

Del XV secolo abbiamo scarnissimi documenti che, però, ci permettono di inquadrare, non in modo perfetto, la realtà cerchiese del secolo preso in esame.

   Nel 1424 la contessa Covella (1), ultima figlia ed erede  del conte Nicola (2) della potente famiglia dei  de Celano , reggeva le sorti della prestigiosa contea di Celano. 

    Il 29 Aprile 1425 i sindaci di Cerchio ed Aielli giurarono fedeltà (3), in Aielli, presso la pubblica piazza davanti la chiesa della Santissima Trinità (4), nelle mani del legale rappresentante dei legittimi coniugi Edoardo Colonna (5) e di sua moglie Covella di Celano, conte e contessa di Celano, Ettore “de Maczacolle”:

“ In Dei Nomine, amen. Anno Domini millesimo quadragentesimo vigesimo quinto, die penultimo mensis aprilis, tertie indictionis. Apud Agellum, in platea puplica ante ecclesiam Sacte Trinitatis Regnante serenissima domina nostra, domina Iohanna secunda (6), Dei gratia inclita Ungarie, Ierusalem er Sicilie, Dalmatie, Croatie, Rame, Servie, Galitie, Lodomerie, Cumanie, Bulgarieque regina, Provincie et  Forcalquerij ac Pedemontis comitissima, rengrorum vero eiusdem anno undecimo feliciter, amen. Nos Antonius Surgentis dictus Casaronus (7) de Circulo de districtu et per (…) annalis iuratis ac licteratus iudex ad contractus predicte terre Agelli et pertinentiarum eiusdem, Nicolaus Macthei Baroni de Capistrano regia auctoritate puplicus in toto rengno Sicilie notarius; et testes subscripti licterati ad hec vocati specialiter et rogati, udeoque dompnus Lisu(…) abbas Sancti Iohannis de Ozanello (8), dominus Berardus Pauli Pucciacchi, dompnus Nicolaus Iohanni Iacobus[,] Philippi Curici(…) Antonius Berardi Iohannis de Agello presenti scripto puplico declaram notum facimus et testamur quod in  nostrum qui supra iudicem, notarium et testes presentia costituti Carnassalis Cole Andreae, Iohannis Pasqualis Berardi, Iacobus Miocza, Patraccha, Cola Rubey, Antonius Angeli Gitii, Cola Pinti. Angelonus Lect[i] (9), Berardus Masii Iannettelle (10), Petraccha, Cecatus et Iacobus Patri Cicci de Agello, Antonutius Masii Rubey (11), Petrus Cicci (12), Iohannes Sta[…], La zanda (13), Cola Iohanni Ruffoli (14), Antonutius Tuccery (15), Piscis(16), Colecta Butii (17), Iohannis Patri Melioris (18), Mactheus Gualtieri (19), Gerardinus (20), Paulus Cola (Berardoni)(21) et Colecta Martelli (22) de Circulo nec non maior et saniorum pars predictatum Universitatuum Agelli et Circuli et nomine Universitatum predictarum. Item unum more solito congregati ad honorme et fidelitatem regionali maiestatis honorem, laudem, statum fidelitatem et reverentiam excelletnitum dominorum, domini Adohardi de Columpna, et domine Cobelle de Celano comitis et comitissime Celani eorumque heredum et successoribus, ac de mandato et licentia nobilis viri ser Hectoris de Maczacolle de Interamne, vicarii generali comitatus Celani, in loco predicto (partalibus) congregari solebant sponte et volontarie eorum nemine discrepante (per scriptos) eorumque heredum et successori bus in perpetuum fixi de fide prudentia et legalitate providorum virorum Petri Angeli de Agello et Mey Cappuccipti (23) de Circulo(***) in solitum et in contrarie ibi[d]em presentes et honus infrascripti s(…)ntiss indicati in se sponte suscipientis eorum sindicos vera procuratores, factores, negotiorum gestore set si quo alio nomine (….) et de iure acaptius dici et conseri (potere et debere) et certo nuptios speciales fecerunt, constituerunt, creaverunt er ordinaverunt, ad (*) et se ipsos nomine quo suprapresentandum si expedierit coram summo pontefice et in Christopatre et domino nostro, domino papa Martino (24) seueamdem (*) commissario nec non coram mangnificus et (*) dominis, domino Adohardo de Columpna et domina Cobella de Celano comitis et comitissima Celano seu eorum comissarii in hoc specialiter deputatis seu forte aliquo alio commissario (pro) reginalrm magrstatem et hoc etiam specialiter deputato ad presentandum debite fidelitatis (saccam???) Et homagii lilium in manibus  orefatu regionali commissarii (….) et per parte prefat(…) domine nostre regine et successive ad prestandum debite fidelitatis (sacramento) et homagii lilium in manibus prefatorum dominorum domini Adohardi de Columpna et domine Cobelle de Celano comitis et comitissime Celani seu alterius eorum commissarii in hoc nomine et per parte ipsorum dominorum specialiter forte deputati cum omnibus et singulis capitulis et clausolis in eo contentis et ad ad[sic] assecurandum eosdem dominos comitem et comitissam Celani eorumque quehere(…) et success(… vedi sopra) debita membrorum captione corporum suorum terreno honore, sollempniter permictendo(:::) consilium quod dicti domini  et comitissa suique[…]”

    Documento il nostro come chiaramente si evince molto importante per la nostra umile storia è, fino adesso, il primo documento che parla della “cosa pubblica” e, quindi, ci autorizza ad affermare che Cerchio era un centro ben definito nel panorama marsicano del XV secolo.

    Della sunnominata contessa Covella in un altro documento redatto in Pescina il 2 dicembre 1433 dal notaio Pancrazio di Antonio Panarella di Carapelle (25) apprendiamo:

“[…]Anno 1433, dicembre 2. In Pescina. Not. Pancrazio di Antonio Panarella di Carapelle. Sir Giovanni Mercatante, di Boiano, vice-conte di Celano per Giacomo Caldora duca di Bari…., e per Covella contessa di Celano, dopo aver esibito una lettera di Ladislao re di Napoli, in data 1412, maggio 1, degli accampamenti di <<Vichiavii>> presso Alvito (26), pronunzia una Sentenza sulla lite tra Collarmele e Filimini, per l’imposizione delle collette “(27)

    Documento dove compare il valente comandante di ventura Giacomo Caldora futuro marito della sopracitata Iacovella.         

    Dall’Archivio d’Amore Fracassi (28) abbiamo , del secolo preso in esame, 4  atti notarili ed un atto di vendita scritti su pergamena ( e da me in visione). Nel retro dei citati documenti scritti da altra mano posteriore si legge:

“ Istromento di Notar Silvio di Andrea del Colle Armele 1428 (29) Istrumento nel quale si divide l’heredità di Donna Rita di Berardo Vendecta del Colle cioe la meta si da à Giacomo Martello di Cerchi per gli atti di Mastro Nicola Cappelli (30) di Subiaco li 21 maggio 1428” (31)

“ Sentenza data da due eletti cioe da Lelia di Vito e Berado di[….] di Nicola ambedue del Colle Armele a sopra la lite della heredità[….] di Rita di Berardo di Benedecto del Colle[….] che si divida in due parti[…] una che sia di Giacomo del Colle Sudetto l’altra di Bartolomeo Martello (32) di Cerchi per gli atti di Ceccho di Mastro Nicola Cappelli li 16 giugno 1428”; (33)

“ Gio:[vanni] di Pietro Megliore (34) fa donatione di tutti li suoi beni a Bartholomeo Coletta Martellozzi (35) di Cerchio per gli atti di Amico di Pacentro di Silvestro (36) Cerchi lì 3 X[decem]bris 1430;

“ Narda di antonio Bernabeo vende a Nanni e fratelli di Pietro cichi (38) un pezzo di vigna a Perturo conf.[in]o La via publica Antonio Cicaracti (39) Giacomo Petrocco (40) e li compratori per ducati 6 d oro per gli atti di Paolo di Benedetto di Gagliano lì 2 gen. 1453”;(41)

“ Butio Martellozzi (42) di Cerchi compra all’Ecc. Sig.re Anto[nio] Duca di Amalfi e Conte di Celano(43) l’infrascritti terreni ricaduti à Corte per la morte senza heredi di Cola di Gregorio Mercolini di Sulmona (44) cioe

1 terra in Campoli conf.[in] Ceccho di Giacomo Risaoni (45), Ant.[oni]o d’Amore (46) e Marco Varanelli (47)

2 terra ibid conf.[ino] Daniele di Giacomo di filippo (48) e la via a due lati

3 terra ibid conf.[ino] Stefano Pietro Cicchi (49), e[…] la via a due lati 

4 terra alle cortine Conf.[ino] Gio: Iacobacci (50) Colama[…](51) e la via da Capo

                                                                    Butio Martellozzi compra dal Ecc.[ellentissim]o Prencipe

 5 terra in  Fontiano Conf.[in]o Cola di Missere(52) […]grosso (53) e, Cola Pietrociccho(54)

6 Prato a Campoli Conf.[ino] Meo Angeloni (55) e la via

7 terra in Capezano conf.[in] S.[anta] Sabina da due lati et Antonio Gerardini (56)

8 terra alle cortine conf.[ino] Colantonio Pietro di Marino e S. Andrea

9 Prato in Valle maiano conf.[ino] Macteo Varanelli (57)[…]

10 terra in Colle Cerino con li suoi confini

Il tutto è stato venduto per prezzo di ducati cento  lì 15 Ag.[ost]o 1483[…]”(58)

    Il testo della sunnominata vendita è il seguente:

“ Antonius (59) dux Amalfie Comes Celano et Regni Sicilie Magister et ef. Universi set singulis concessiones venditionis alienationis et traditionis/litteris inspecturis Qualiter p[er] mortem q[uon]dam nobilis viri Cole Gregory de mercolinis de sulmone mortui Sine filys mosiio(?) corpore legitime descentibus Devolutis ad nos et nostra/ Curiam Infrascripti bonis feudalibus V[idelicet] petio Uno terre sito In territorio Circuli Iuxta Cimini Iacobi Visaoni (60) Antonio amori et matheum varanellj In snta(?) que dicitur vulgariter Campolj/ Item Ibidem Alio petio terre Iuxta Rem danielis Iacobi filippi et viam a duobus Lateribus. Item petio Ibidem  Iuxta meum angelonj et viam. Item Ibidem Alio petio terre Iuxta viam/ a duobus lateribus: stefanum petro cicci et petrum Iustum.(61)Item alio petio terre In todem territorio Circuli In Contrata que dicitur Le cortine de capazano Iuxta viam acapite et Salvatoris Jacobaty (62)/et Iuxta Colantonium carosonj(63) et Rimini. Item alio petio terre In fonticini Iuxta rem Cole de Misser[e]aduobus lateribus et rem petri Justi et Iuxta rem Celi petri cicci (64). Item alio petio terre In loco/ubi dicitur ad Rivo de pentoma Iuxta rem Cole antonuty.(65) Iuxta rem nardi ciofanj(66) et Iuxta rem Coleantony Carosoni. Item alio petio In Caperzano Iuxta rem Sancte Sabine aduobus lateribus et/antonium girardinj.(67) Item alio petio terre In cortine de caperzano Iuxta  rem Cole antonuty et petri marini(68) et Iuxta terre Santo Andree. Item alio prato In valle [de] maiano Iux[ta] rem mathei varanellj(69)/et rem Sancti andree. Item Alio [petio] terre In colle de ciarrino Iuxta suos fines. Cum his et alys utrioribus finibus siqui sunt. Nos dicta bona feudalia ad curtine n[ost]ram devoluta. Iuxta consuetudine/antiquita[…]Comitatus nostri [ vi è un foro e quindi è andato perduto le relative parole n.d.r.) f[…]s corporalem possexionem duta bonor[um][…]endo et fructus ex eisdem bonis percipiendo pacifice et quiet[…] contraduerite. Et non bellem/de Ind.e dicte bona alienare et dis[…] fuerunt bannita ut plus offerenti darentur. Et factis[…]ontis substantionibus onibus ea bona Vendidimus concessimus et […] ex certa n[ost]ra sci[entia] et proprio mo/tu Butio martelloty de Circulo nostro fedeli p[hi]l[i]um dilecto pro pretio et nomine prety ducator[um] centum vicintiquinq[ue] et carlenis Ad rationem carlenor[um] decem[…] ducato quilibet. Quod pretium/totum Integraliter In pecunia recipemus ab eodem butio ex enusa venditionis et emptionis dictor[um] bonor[um]. Renunciationes ppta ex certa n[ost]ra scientia Excep[tio]ni no[n] habita et no[n] solute prety. Con/cedentes ppta fidem butio dicta bona feudalia pro se et suis heredibus recipienti et stipulanti in corpore legitime descentibus nati jam et in poster[…n]nascituri secundum consuetudine Comitatiis n[ost]ri predicti. Ad habendum: tenendum et possidendum cum hominin[…] Ingressibus: egressi bus: Introitibus: Exibitus:  Jurib[us]: honoribus et oneribus: p[…]rogavit et artionibus qui onseum q/qualiteramq[ue] et quomodorumq[ue] Spectantibus er p[er]tinentibus dictis bonis venditis: consessis et traditi predicto butio emptori et suis heredibus ut supra descententionis ex eius corpore. Dante set conc/cendentes intrandi: Capiendi e retinendi et ex eisdem fructus et redditus p[er]cipiendi. Investientes eumde[m] butiu[s]/de bonis predicti p[er] anelum ut moris est. Promictentes p[er] nos et nostros heredes er successors p[rese]ntem alienationem: idntessioneta: traditionem et om[n]ia et singular In p[rese]nti strartu contenta haber[e]/ratam et rate ac firma et nullo umq[ue] tempore stranerire ymo descendere et disbrigare put de jure debemus et tenomur/sub verbo et fid[em] procerum et magantum. In quor[um] fidem et testimonium et tam n[ost]ra nrq[…] curte[m] cretitudinem et q prefati buty et eius heredis cavitiam(?) presente nostras patentes/licteris nostril sigilli appentione[m] munitas. (70)Cum Subscriptione[m] p[ro]prie manus sibi duximus concedendas. Datum In Castello n[ost]ro Celanj die XV Augusti MCCCCLXXXIV/A dux amalfie/manu propria”

   Il sunnominato Antonio Todeschini Piccolomini d’Aragona I Duca d’Amalfi, nipote di papa Pio II (71) e fratello del cardinale Francesco Nanni Todeschini Piccolomini (72) eletto al soglio pontificio il 22 ottobre 1503, fu investito il 12 Febbraio 1463, da parte del re Ferdinando I d’Aragona (73), della contea di Celano della quale faceva parte anche Cerchio. E la medesima investitura fu data al Nostro, ventun’anni dopo, il 20 Febbraio  1484, dal medesimo sunnominato re.

    Nello stesso anno tre procuratori della chiesa matrice di Cerchio Santa Maria dell’Annunziata volgarmente detta “dentro” oppure “davendro” o “dendro le mura”, commissionarono ad un valente artista di Sulmona la croce grande astile d’argento sbalzato che ancora oggi si porta in processione in onore dei solenni festeggiamenti della Madonna delle Grazie che, puntualmente si svolgono, in pompa magna, ogni anno, ai principi del mese di settembre. I committenti a ricordo di tale evento fecero apporre, a futura a memoria,  nel recto una targhetta con la seguente scrittura:

“ + ANNO D[OMINI] M[ILLESIM]O CCCCLXXXIIII/FO FACTA QUESTA CROCE/P[ER] LIMOSINA D[OMIN]O ANTONO/D[I] COLA D[I] PETRI D[I] CIC/CO  (74) E[T] COLA D[I] ANGELU/D[I] ANTONOZA ET M/ACTEO D[I] ANTONU/D[I] MACTEO PROCU/RATURI D[I] S[ANCTA]MARIA D[I] CIRCHIU P[ER] POPULU “

    Chissà se i menzionati procuratori fecero realizzare la croce grande come speciale ex voto per essere stata l’intera popolazione di Cerchio preservata dalla terribile pestilenza avvenuta proprio in quell’anno all’Aquila? (75) A testimonianza di ciò sappiamo che, nel 1484, non furono eletti i mastri di fiera nel maggio, e la fiera non fu celebrata “acciocchè dà forestieri non fosse introdotta peste nell’Aquila” (76).

    Molto probabilmente al sunnominato anno 1484 forse si può ascrivere l’argentea pisside conservata presso l’abitazione del parroco padre Emmanuel Essiet da me vista il primo Aprile 2013. La pisside misura mm. 90 in altezza e mm. 85 in larghezza e reca due circolari iscrizioni una, sopra il coperchio:

“ + EGO-SUM-PANIS-VIVUS-QUI-DE-CELO-DESCENDIT”

e l’altra intorno al piccolo fusto :

“+ SIQUIS-MANDUCAVERIT-EX-HOC-PANEM-VIVET-IN-ETERNUM” (77)

   Il pregevole manufatto d’argento è senz’altro da ascriversi alla nobile scuola orafa sulmontina in quanto presenta in modo inequivocabile il segno del punzone recante impresso il trigramma “SUL” recante sopra il segno della abbreviazione significante appunto SUL[MONA] e quindi di conseguenza è molto probabilmente opera coeva al sopracitato crocifisso e, forse, molto probabilmente anche opera della stessa esperta mano. 

    Intorno al 1486 nasceva nel casale Paziano ( o Patiano), territorio del comune di Cerchio posto sotto l’attuale chiesa cimiteriale di Santa Maria di Piediponte (78), il religioso Pietro Capocitto il Vecchio, eletto alla carica di generale dell’ordine dei Celestini da papa Giulio III (79), nel mese di Maggio 1552 ed intorno al 1529, sempre nel casale di Paziano, nasceva il di lui nipote omonimo Pietro Capocitto il Giovane che, per il suo alto ingegno meritò per ben quattro volte di essere eletto alla carica di Generale dell’Ordine il 30 Aprile 1564, il 14 Maggio 1570, il 13 Maggio 1576 ed infine il 12 Maggio 1582 da meritare l’appellativo di riformatore dell’Ordine e, se non fosse morto improvvisamente all’età di 58 anni sicuramente sarebbe stato ancora eletto alla massima onorifica carica dell’Ordine dei Celestini tanto era la sua sapienza, sagacia e considerazione presso i suoi contemporanei. (80) 

    Pietro il Vecchio morì all’età di ottant’anni il 5 novembre 1566. (81) Il Nostro era zio anche dell’altro  futuro abate generale dell’ordine dei Celestini: Pietro di Aielli ( eletto il 30 Aprile 1603). E questi era, a sua volta, pronipote di Pietro Janitella o Jannetella, di Aielli, monaco celestino, priore del monastero di S. Eusebio in Roma nel 1426 ed eletto vescovo di S. Angelo dei Lombardi il 13 Agosto 1427 dove rimase per poco più di vent’anni, fino al 27 novembre 1427 quando rinunciò a tale incarico: “ Ren[unciatio] Petri Pogalus can[onicus] Surrentin[i] ”. (82)

    Mons. Janitella fu “ Commissario per la riforma dell’abbazia di Montecassino, commendatario dell’arcipretura di S. Maria “ad lacum” in Luco dei Marsi, forse fu promotore della devozione allo Spirito Santo che, in quel paese, vide fiorire, nel corso di quel secolo XV, la confraternita dei “Signori dello Spirito Santo”. (83) Era amico dell’illustre prelato nonché mecenate ed amante dell’arte e della cultura Monsignor Amico Agnifili di Rocca di Mezzo (1398-1476) consacrato vescovo dell’Aquila alla presenza di illustri prelati fra i quali anche Pietro Janitella, il 4 Luglio 1431. Amico Agnifili fu amico e compagno di studi di Enea Silvio Piccolomini, il futuro papa Pio II e per l’alta considerazione e stima avuta da papa Paolo II (84), allievo del Nostro, fu da questi creato Cardinale “secondo alcuni designato nel 1464 e tenuto segreto fino al 1467 quando fu formalmente pubblicato il 18 settembre, ricevendo il cappello cardinalizio il 22 dello stesso mese e il titolo di S. Balbina il 19 novembre di quell’anno, cambiato, il 13 ottobre 1469, con quello di S. Maria in Trastevere”(85)

     Da come chiaramente si evince in queste stringatissime notizie tutt’altro che monotona era la vita nella nostra sub-regione marsicana nel XV secolo, addirittura guerreggiavano “l’un contro l’altro in singolar tenzone” madre e figlio dove sicuramente anche la comunità cerchiese è partecipe di questi eventi. Senz’altro eclatante fu lo scontro fra la contessa Covella ed il figlio Ruggerotto addirittura da questi assediata nei castelli di Gagliano e di Celano e presa, poi, prigioniera.

    Nel 1443 Cerchio contava 77 fuochi ( famiglie) e 73 fuochi ne contava nel 1447 una popolazione grosso modo di 385 e di 365 abitanti se ogni fuoco si moltiplica con il numero cinque convenzionalmente usato per determinare la consistenza di ogni nucleo familiare.(86) Il primo agosto di quest’ultimo anno il re Alfonso I d’Aragona (87) istituì la “Dogana della mena delle pecore in Puglia”, l’importante rete dei tratturi che dall’Abruzzo conducevano alla Capitanata stabilendone anche i principali: L’aquila-Foggia; Celano – Foggia e Pescasseroli- Candela. Al mondo della transumanza erano legate diverse fiere, tra le quali l’importante fiera di Lanciano dove, negli anni 1447-70 sappiamo con certezza che vi era presente almeno un mercante cerchiese per vendere i suoi prodotti.(88) Il 31 marzo 1473 l’Università di Cerchio, in alcune dogane, era presente con 14.000 pecore “senza animali grossi”(89) segno eloquente di un relativo benessere raggiunto dalla classe dirigente locale. Nella seconda metà del Quattrocento, infatti, doveva esistere nel paese un’agguerrita classe di mercanti rappresentata anche da “Angelo Ciofano de Circhio mercante d’olio” che viveva a Sulmona (90). E’ questi il padre di Antonio ( vivente nel 1492) e nonno gi Giovanni (1490-1581) genitore dell’ultimo grande umanista Hercole Ciofano.(91)

   In un graduale manoscritto in pergamena conservato nel locale Museo Civico di Cerchio, tra le altre annotazioni, ve n’è una, la più antica, relativa ad un evento “horribile” che sicuramente si riferisce ad un terremoto avvenuto nell’anno 1457:

“ Nello ando de missere domine dio mille cccc° LVII (92) et adì[…]della V. inditione cioè alla dì de Sabato de[…]di foj dito horribile[…]ti quo no[…]ita vament[…]stato une hudirlo”

E’ questa la prima notizia sincrona tramandataci che, purtroppo, riguarda un evento sismico accaduto a Cerchio e , di conseguenza, relativo anche alla Marsica ed all’intero aquilano.

    Del secolo preso in esame abbiamo altri scarnissimi documenti utili che, per dovere di cronaca, si riportano:

“ il 15 aprile 1442 il vescovo dei Marsi Saba dei Carloni ordinò “[…] Diacono il Suddiacono Antonio Solipetii (93) di Cerchio colla data si Ab Ecclesia S. Nicolai da Taleacotio domi Nostrae residentiae die decima-quinta Aprilis anni 1442”  (94);

“ Il 5 febbraio 1458 a Luco fu stilato un interessante documento attraverso il quale veniamo  alla conoscenza ancora dell’esistenza delle antichissime chiese di Cerchio: Santa Lucia e Santa Anastasia già note, come abbiano visto, nell’ 818 d.C.:“[…] 1548 febbraio 5 an. III Callisto III Luco Fra Martino monaco e Don Marco Perrone da S. Germano, Visitatori, vicari e commissari e sacralmente  deputati per il conferimento dei benefici del perpetuo commendatario del monastero Cassinese. Ludovico frate cardinale patriarca di Aquileia camerlengo del Papa, conferiscono a D. Antonio Rocco di Aielli d[i] S. Lucia S. Anastasia in Cerchio (95) della prepositura di S. Benedetto dei Marsi, soggetto al Monastero di Cassino (originale)”(96)

  • Un certo “donno Massio de Circhio” il 10 marzo 1465 faceva parte del Capitolo della Collegiata di Trasacco (97)
  • Dal Regesto delle fonti archivistiche degli annali Antinoriani apprendiamo: “ […] Pagella di ordinazione al Vescovo di Sora, data in Sora,  31 maggio 1488 ind. VI, e  14 Marzo 1489, ind. VI; nell’Archivio della Curia Episcopale Marsicana. Il vicario del vescovo dei Marsi, Giovanni Fabrini di Tagliacozzo, delega Pietro Vescovo di Sora per l’ordinazione di Domenico di Ciofano di Cerchi; e così fa anche nell’anno seguente. XVII, 42” (98)
  • In un frammento di un documento emesso in Pescina il 2 marzo 1493 apprendiamo la notizia di un certo “[…] Do[n]no petro Capocitpti de Circulo hare serie amittimus et ma[n]damus[….]Datus piscine die ij martij Anno d[omi]nj M CCC LXXXXIIJ/[al]exandrj p[a]p[e] VJ Anno ei[s] p[ri]mo.” (99)
  • Il 10 marzo 1498 il vescovo Gabriele Maccafani ha promosso ed impartito l’ordine  sacerdotale ad “Antonio berardochy” (100) di Cerchio(101).

Note

  1. Covella ( Cobella o Icobella o Jacovella o Giovanna)  figlia ed erede del conte di Celano Nicola (Cola o Niccolò) della nobile famiglia dei de Celano. Per volontà di Papa Martino V ( Oddone Colonna vedi nota n. 19) Covella fu data in matrimonio, in età giovanissima al, anche lui giovanissimo, nipote Odoardo (Aduardo o Eduardo)   Colonna entrambi “pupilli”. Di Covella purtroppo non sappiamo con precisione né la data di nascita né la data del  matrimonio con Odoardo Colonna né la data della sua morte. Secondo la ricercatrice Veneranda Rubeo che con una sapiente ricerca certosina rivolta verso la poliedrica figura della Nostra ha messo nel dovuto risalto nel suo ottimo lavoro: “ Covella contessa di Celano sulla storia di una nobildonna  nella Marsica del Quattrocento”, Edizioni Kirke Cerchio-Avezzano, 2015 al quale si rimanda per una utile conoscenza legate alla storia di Covella, afferma che questa sia nata intorno al 1410. La nostra, come chiaramente si evince nel soprariportato documento del 29 aprile 1425 nel quale i sindaci  di Aielli e di Cerchio giurarono fedeltà al conte e contessa di Celano ed ai suoi “heredum et successoribus” è ovvio, era già coniugata e quindi dobbiamo arguire che ha contratto matrimonio ante 29 aprile 1425 in età giovanissima in quanto, se la nostra, come afferma la Rubeo, è nata nel 1410, nella sopra citata data doveva avere 15 anni ed il matrimonio, come abbiamo detto, è anteriore alla data del 29 aprile 1425. Alla morte del citato pontefice avvenuta il 20 febbraio 1431 Covella riesce, facendosi annullare il matrimonio con Odardo, ad essere di condizione libera e pronta, di conseguenza, per un nuovo eventuale matrimonio. Covella, infatti, si unirà  in matrimonio  altre due volte con valentissimi uomini d’arme: nel 1433 (?) con Giacomo Caldora (1369-1439): memorabile fu, nel 1424, la sua vittoria durante la battaglia dell’Aquila dove rimase ferito a morte il celebre capitano di ventura Braccio da Montone ( Andrea Fortebracci [ 1368-1424] e furono presi prigionieri altri due celebri capitani di ventura quali Niccolò Piccinini ( 1380-1444) ed il Gattamelata ( Erasmo da Narni [1370-1443]) e l’altro matrimonio contratto, nel 1441, con Leonello Acclozzamorra ( o Accrocciamuro) nipote del secondo marito Giacomo Caldora. Si deve a Leonello il primo forte impulso per la realizzazione del castello di Celano che sarà definitivamente completato, nella seconda metà del XV secolo, da Antonio Todeschini Piccolomini nell’elegante e superba struttura rinascimentale che ancora oggi noi possiamo ammirare, attualmente sede del Museo della Marsica e sede degli uffici distaccati della Sovrintendenza B.A.P. e P.S.A.E.
  2. Nicola ( Cola o Niccolò) conte di Celano deceduto nel 1418
  3. Corsignani P.A.: ” Reggia Marsicana op. cit.”,p. 643, Lib. III, Parte I  e p. 649, Lib. III,Parte I è il primo storico che cita tale importantissimo documento e da me sempre riportato nei mei lavori. Alla ricercatrice Veneranda Rubeo va il nostro plauso in quanto attraverso la nota 66 di pag. 89 posta nel suo ottimo lavoro: “ Covella, contessa di Celano sulla storia di una nobildonna nella Marsica del Quattrocento”, Edizioni Kirke Cerchio-Avezzano, 2015 veniamo alla conoscenza dell’esistenza del nostro documento conservato presso la Biblioteca di Santa Scolastica di Subiaco, facente parte dell’Archivio Colonna: CAS III BB, 56, 105. Si ringrazia pubblicamente l’amico editore Antonio Maria Socciarelli che mi ha fornito la veloce trascrizione del sopracitato documento che qui si riporta. Il 18 aprile 1996 il “Corriere della Sera” portava alla conoscenza di tutti, con un apposito articolo, il trasferimento dell’archivio Colonna: “ SUBIACO. Trasferito a Roma l’archivio Colonna. SUBIACO. Trasferito da Roma l’archivio dei Colonna. E’ stato completato il trasferimento dell’archivio storico della famiglia Colonna. Dall’antico palazzo nobiliare di piazza Santi Apostoli a Roma è stato portato nel monastero benedettino di Santa Scolastica, a Subiaco. La biblioteca statale del monastero benedettino già custodisce oltre 120 mila volumi. Tra i suoi “gioielli” il primo libro stampato in Italia nel 1465. Il trasferimento, contro il quale si era pronunciato il “gruppo dei Romanisti”, è stato eseguito sulla base della convenzione stipulato il 13 dicembre tra la famiglia Colonna, la Soprintendenza degli archivi di Stato del Lazio e la direzione della biblioteca del monastero. Si tratta di 3.500 pergamene e di 7000 manoscritti relativi all’amministrazione di feudi dei Colonna in tutta Italia. Il materiale, che resta di proprietà della famiglia, verrà riordinato e catalogato. Sarà consultabile da luglio.”
  4. Chiesa eretta per volontà del conte di Celano Ruggero nel 1362 ed ancora esistente.
  5. Edoardo (Aduardo o Odardo) Colonna, nipote di Papa Martino V ( Oddone Colonna) diventerà conte di Celano grazie al matrimonio con Covella de Celano ultima discendente della potente famglia dei Berardi fortemente voluto, in un’ottica squsitamente nepotistica e politico-economica- militare, dal suo potentissimo zio papa Martino V. I nubendi infatti erano entrambi giovanissimi, come abbiamo detto alla nota n. 1, erano “pupilli” e quindi lor malgrado furono costretti ad unirsi in matrimonio. Alla morte del sopramenzionato zio avvenuta a Roma il 20 Febbraio 1431 Edoardo descritto che “ pur essendo giovanissimo, fosse impotente ed affetto da gozzo, per cui mai Icobella riuscì a nutrire verso di Lui l’affetto di sposa[…]”  sciolto il precedente matrimonio con Covella per “fugare l’ignominia di essere tacciato di impotenza sposò altra donna di nome Filippa di Grato, dalla quale ebbe infatti, più figli[…]” Tollis C. : “Storia di Celano”, Tipografia Fabiani, Pescara 1967. 
  6. Giovanna II
  7. E’ la prima volta che viene attestato il  cognome  ” Surgentis dictus Casaronus “. “Casaronus”  è forse l’antico cognome Carusoni ancora oggi attestato a Cerchio?
  8. Antica località del territorio di Aielli.
  9. Letta antico cognome di Aielli.
  10. E’ forse un parente del giudice “ Masio Janitelle de Agello” che compare nell’atto della “corporalis possessio Prepositura Ecc[lesi]a S[anc]te Maria de Luco capta p[er] Proc[urato]res Mag[ist]ri/Petri de Agello cui p[er] D.Abb[at]es Cassine[nsi]s collata fuerat[…]” stipulato il 15 gennaio 1426? In Amiconi F.:” Homines novi (Aielli e Cerchio nei secc. XIV-XV) note”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 11, A. XII, 2010. E’ forse parente dell’aiellese mons. Pietro Jannitella vescovo di S. Angelo dei Lombardi? Vedi in seguito.
  11. E’ l’antico cognome cerchiese “ de Rubeis” ?
  12. Pietrocicco antico cognome cerchiese attestato fino alla seconda metà del XIX secolo.
  13. E’ forse il cognome cerchiese “ della Zanna” o “ Zanna” esistente a Cerchio nel 1763?
  14. Cola Iohanni Rufoli è la prima volta che tale cognome è attestato a Cerchio.
  15. Tucceri antico cognome cerchiese ancora oggi attestato a Cerchio.
  16. Piscis è la prima volta che tale cognome è attestato a Cerchio.
  17. Colecta Butii
  18. Iohannes Patri Melioris
  19. Gualtieri è la prima volta che tale cognome è attestato a Cerchio.
  20. Gerardinus è la prima volta che tale cognome è attestato a Cerchio.
  21. Paulus Cola ( Berardoni) è la prima volta che tale cognome è attestato a Cerchio.
  22. Colecta Martelli
  23. Capocitto antico cognome cerchiese attestato fino al secolo XVII. Vedi nota n. 38 del capitolo precedente e vedi anche in seguito.
  24. “ Oddone Colonna ( Genazzano 1368- Roma 1431). Fu eletto papa nel 1417, dopo l’abdicazione di Gregorio XII e la deposizione di Giovanni XXIII e dell’antipapa Benedetto XIII; la sua elezione poneva fine allo scisma d’Occidente. Arricchì di molti feudi i membri della sua famiglia e combattè con successo il brigantaggio, restaurando lo scaduto prestigio dell’autorità papale.” Nuova Enciclopedia Editrice Italia di Cultura op.cit.” IV, I-MN, p. 2515.
  25. Sabatini G.:” Pergamene conservate dalla famiglia Sabatini ”, Bullettino della Regia Deputazione Abruzzese di Staoria Patria Anni XXX-XXXI- Serie V – Volumi- I-II MCMXXXOX- MCMXXXX, Aquila- presso la Deputazione, p.73.
  26.  Alla nota n. 34 è riportato “Forse l’attuale Vicalvi.
  27. Alla nota n. 35 è riportato “ L’Atto fu da noi ricordato nei Frammenti del Chronicon Vulturnense cit. ivi nota 34).
  28. In Roma presso l’erede Titti Gualtieri ed attualmente in mia visione.
  29. Data errata è l’anno 1427 come chiaramente si evince nel testo. Misura mm. 373×144. In alto a sinistra è stato posto, da altra mano, il numero scritto a inchiostro nero, 106.
  30. Forse, sicuramente, il notaio Mastro Nicola Cappelli di Subiaco o un suo discendente intorno a quegli anni si trasferirà nel nostro centro. Purtroppo non abbiamo il nominativo di tale casato che, per primo, si stabilirà a Cerchio; sappiamo con sicurezza però che, attraverso il “ Liber Matrimoniorum” prima conservato nell’Archivio Parrocchiale  di Cerchio ed ora depositato presso l’Archivio della Diocesi dei Marsi in Avezzano, risulta ancora essere residente a Cerchio un appartenente al sopracitato clan nel 1707.
  31. Vedi nota n. 24. 
  32. Bartolomeo Martelli. Vedi nota n. 26.
  33. Vedi nota 23. Misura mm. 510×160. Al centro è posto il numero 97 scritto da altra mano e ad inchiostro nero.
  34. E’ lo stesso personaggio che compare nel sopracitato documento del 29 aprile 1425.
  35. Bartolomeo Coletta Martellozzi. Martellozzi antico cognome di Cerchio attestato fino al XX secolo. 
  36. Più esattamene il nome del notaio rogante, come chiaramente si evince nel testo, è Amico Pretutii Silvestri de Cocullo”  ed il regio giudice a contratti era “Jacobo Vetuli di Cerchio “. Il citato antico cognome cerchiese Vetuli è la prima volta attestato a Cerchio. Misura mm.330×176. In alto a sinistra,  da altra mano, vi è  scritto il numero ad inchiostro nero 99. Sopra, sotto il citato numero, vi è un’altra scrittura sicuramente coeva dell’atto di disagevole lettura.
  37. Pietrocicco antico cognome di Cerchio attestato a Cerchio fino alla seconda metà del XIX secolo.
  38. Ciccaratto antico cognome di Cerchio.
  39. Antico cognome di Cerchio.
  40.  Documento scritto in pergamena. Misura mm. 420×300. In alto a sinistra vi è posto il numero 110 ad inchiostro nero scritto da altra mano.
  41. Martellozzi antico cognome di Cerchio. Vedi nota 30.
  42. Gregorio Mercolini di Sulmona
  43. Antonio Todeschini Piccolomini d’Aragona I Duca d’Amalfi, nato nel 1435 e deceduto nel 1493.                 A seguito del matrimonio con Maria d’Aragona ( 1440-1460), figlia naturale del re di Napoli Ferrante I d’Aragona avvenuto nel 1458, Antonio Todeschini Piccolomini assunse anche il cognome D’Aragona. Divenuto vedovo nel 1460, si unì nuovamente in matrimonio nel 1461 con Donna Maria Marzano d’Aragona, figlia di Marino Marzano d’Aragona, I Principe di Rossano, 3° Duca di Sessa, I Duca di Squillace e di Eleonra d’Aragona. Antonio Todeschini Piccolomini d’Aragona fu I° Duca di Amalfi 1461, Marchese di Capestrano( 12-II-1463), I° Marchese di Delicato 1463, Conte di Celano e di Gagliano(12-II-1463), Barone di Balsorano, Pescina e di Carapelle( 12-II-1463), Barone di Scafati (1465), Signore di Ravello, Minori e di Tramonti (1461), Signore di Castiglione della Pescaia e dell’Isola del Giglio ( 1460-1464), Signore di Senigallia e Vicario Pontificiio di Mondavio ( 1462-1474), Signore di San Sebastiano, Sperone d’Asino, Civita Marsa, Castel d’Agra, Sagro, Santo Stefano, Calascio, Rocca Collarmele, Castel di Ieri, Castel Nuovo, Valle Custa, Valle Fermo, San Rufino, San Benedetto dei Marsi, Lecce dei Marsi, Gioia dei Marsi, Goriano, Bisegna, Cocullo, Venere, Morra, Collelongo, Rocca d’Arce, Vittotio, Brittori, Farnola, Valle Malleverno, Vestigio, Antrosano, Bifaro, Berticara, Malignano, Crese, Mucciano, Iura, Carpineto, Fonti delli Casali, Modola, Troia, Monteverde, Melotia, Campera, Poggio degli Atti, Pescio di Roccaserra, San Giorgio, Vestatio, Valle Vaccaria, Morelli, Roccacagliata, Casa Castarna, Fancorputa, Abula, Piano, Camotta, Cologno, Secinaro, Subequo, Ajelli, Cella, Colle, Carsoli, Intramunti, Torre dei Passeri, San Potito, Ovindoli, Rovere, Rocca di Mezzo, Santa Eugenia, Rocca Santo Stefano, Foce, Cerchio ed Ortucchio ( 12-II-1463), Signore di Aschi ( 1464), Signore di Castel del Conte ed Ofena ( 1478), Gran Giustiziere del Regno di Napoli ( 1458), Patrizio di Siena Patrizio Napoletano del Sedile di Nido ( 1480), Governatore di Castel dant’Angelo ( 1458-1464), Governatore degli Abruzzi (1480), cfr. il sito web “www.aragon10.free-online.co.uk./cilia%20corte-legacy/3477.htm. Antonio Piccolomini, secondo quanto riportato dalla Treccani-Dizionario Biografico alla voce Piccolomini Antonio/Dizionario Biografico degli Italiani-volume 83 (2015) ebbe cinque figlie ( tre dalla prima moglie e due dalla seconda) e 4 figli (tutti della seconda moglie) e morì a Capestrano l’ 11 Gennaio 1492. Vedi in seguito. 
  44. Nel testo è scritto “visaoni” cognome cerchiese attestato per la prima volta nel documento preso in esame.
  45. Antico cognome di Cerchio ancora attualmente attestato a Cerchio.
  46. Varanelli antico cognome di Cerchio attestato a Cerchio nel 1701.
  47. Daniele di Giacomo di filippo cognome attestato per la prima  volta a Cerchio.
  48. Pietro Cicco vedi nota n.32.
  49. Iacobacci antico cognome di Cerchio ancora oggi attestato a Cerchio.
  50. E’ sicuramente l’antico cognome Colamartino. 
  51. Messere ( o Missere o de Messere) Antico cognome di Cerchio attestato a Cerchio nel 1639.
  52. E’ forse l’antico cognome Meo grosso ancora oggi attestato a Cerchio.
  53. Vedi nota
  54. Antico cognome cerechiese ancora attestato a Cerchio.
  55. Vedi nota n. 40.
  56. Vedi nota n. 20.
  57. Da altra mano è scritto ducati 125. Documento pergamenaceo. Misura mm. 490×290. In alto a sinistra è posto, scritto da altra mano, il numero 101. Da altra mano ancora è scritto in modo erroneo “ Lucio Martellozzi/compra dal Ecc.o Prencipe” ed ancora “  1485/compra”. 
  58. Archivio d’Amore Frcassi.
  59. Il nostro documento inizia con la bellissima lettera A del nome Antonio avente le seguenti misure altezza mm. 550 e larghezza mm. 680. Seguono alla predetta lettera A le altre del nome Antonio a stampatello grande il tutto, con la lettera A, in lunghezza misurano mm. 1150.  Vedi nota 43.
  60. Vedi nota 38.
  61. Pietro Iusti da questi sicuramente si formerà l’antico cognome Pietro Iusti ed infine, come è attestato attualmente a Cerchio, Pietroiusti.
  62. E’ la prima volta che è attestato a Cerchio l’antico cognome carosoni attualmente presente a Cerchio con una lieve modificazione  Carusoni.
  63. Iacobaty è l’antico cognome Iacobacci attestato a Cerchio. Vedi nota n. 48.
  1. Petri cicci
  2. Il cognome Antonuty è la prima volta attestato a Cerchio. Cognome attualmente inesistente  a Cerchio.
  1. E’ la prima volta che  è attestato a Cerchio l’antico cognome ciofanj attualmente presente a Cerchio con una lieve modificazione Ciofani. Chissà se il citato nardo ciofanj è parente del famoso ultimo unamista sulmonese Hercole Ciofano (1545-1591) figlio di Giovanni “de ciofano de circhio” discendente di “ Angelo Ciofano de Circhio mercante d’olio” padre di Antonio (vivente a Sulmona nel 1492) e nonno del sopracitato Giovanni (1490-1581). In Papponetti G. : “ La Provincia dell’umanesimo. Saggi e note sulmonesi “, Tipografia Labor, Sulmona MCMLXXXVI. Amiconi F.:” Hercole Ciofano”, Marsica Domani, n. 6- 30 Giugno 1988. Vedi in seguito.
  1. Vedi nota n. 20. 
  1. E’ la prima volta che viene attestato il cognome marinj a Cerchio.
  1. Vedi nota 57.
  1. Nel nostro documento non vi è alcun sigillo pendente.
  1. “ Pio II. – Enea Silvio Piccolomini (Corsignano, poi Pienza, 1405- Ancona 1464). Avversario di Eugenio IV, divenne segretario dell’antipapa Felice V (1439) e difese l’autorità del concilio contro quella del papa. Nella maturità ottenuto il perdono di Eugenio IV, ricevette gli ordini sacri (1446). Nel 1458 fu eletto papa, e si dimostrò subito energico sostenitore dell’autorità del pontefice. Ristabilì la disciplina claustrale e tolse alcuni abusi, appoggiando gli ordini religiosi riformati: tentò anche di organizzare una grande crociata contro i Turchi, ma non riuscì nell’intento. Dotto umanista e protettore di artisti, lasciò scritti di notevole valore storico ( Historia bohemica; Historia rerum Federici III imperatoris; ecc.), un’autobiografia in 12 libri, e la fortunata << Storia di due amanti>> (De duobus amantibus historia), pregevole per penetrazione psicologica e la freschezza delle descrizioni”. Nuova Enciclopedia Editrice Italiana di Cultura, V Mo-R, op.cit., p. 3120.
  1. “Pio III – Francesco Todeschini Piccolomini ( Siena 1440- Roma 1503). Nipote di Pio II ( che lo protesse e lo elevò alla porpora cardinalizia), venne eletto papa il 22 settembre 1503. Malato di gotta morì il 18 ottobre dello stesso anno. Nuova Enciclopedia Editrice Italiana di Cultura, V- Mo, op.cit, p. 3120. Nel sito web “ htt/ut.wikipedia.org./viki/Francesco_Nanni_”, invece, Todeschini Piccolomini, risulta nato a Siena il 9 Maggio 1539 e deceduto a Roma il 18 ottobre 1503. Presso la sezione di Avezzano dell’Archivio di Stato dell’Aquila si conserva, proveniente dal convento francescano di Balsorano, un incunabolo stampato a Venezia, da Michele Cenobio, il 28 gennaio 1495, dedicato da Beradino Gadolo  al cardinale Francesco Todeschini Piccolomini dal titolo: “ Liber Vite. Biblia cum  glosis ordinarijs: et interli/ nearibus: excerptis ex omnibus fer/ne Ecclesie sancte doctoribus:/simulque cum expositione/Nicolae de lyra:et/cum concordam/tij imargine” ed esposto al pubblico nell’interessantissima mostra “ Testimonianze preziose capolavori sacri svelano la storia” tenuta presso il Museo di Arte Sacra della Marsica ubicato nel castello Piccolomini di Celano ed inaugurata il 22 giugno 2008. Per l’occasione fu stampato, a cura di Flavia de Sanctis e Antonella Saragosa un interessante catalogo per i tipi stampa GTE L’Aquila.
  2. Ferdinando I d’Aragona.- (Catalogna c. 1431- Napoli 1494). Figlio naturale di Alfonso il Magnanimo, successe al padre nel regno di Napoli (1458), ma fu avversato dai baroni che chiamarono contro di lui il pretendente Giovanni d’Angiò. Tuttavia, con l’aiuto di Francesco Sforza e di Giorgio Scanderbeg, ebbe ragione della congiura dei baroni contro i quali esercitò aspra vendetta. Consolidato il potere, favorì il progresso culturale e volle riaperta l’università. Con Lorenzo il Magnifico cooperò alla politica di equilibrio in Italia, e nel 1482 cacciò i Turchi da Otranto. Alla morte del Magnifico (1492) fu oggetto di nuovi attacchi da parte dei baroni e morì nello stesso anno in cui Carlo VIII si accingeva a scendere in Italia per conquistare il regno di Napoli. Nuova Enciclopedia Editrice Italia di Cultura, III- El-H, op. cit., p.1443.
  3. E’ lo stesso personaggio che 8 anni dopo, il 24 marzo 1492, ospitò presso la propria abitazione Mons. Gabriele Maccafani, vescovo dei Marsi dal 1481 al 1511, il quale nel sopracitato giorno concesse altri 40 giorni di indulgenza a chi visitava la chiesa di San Bartolomeo di Cerchio apponendo tale concessione in fondo alla già citata “Bulla Indulgentiarum” del 1300: “ Noi Gabriele Vescovo Marsicano e Diocesano per grazia di Dio e della Sede Apostolica apponiamo per quanto ci riguarda quaranta giorni di indulgenza[…] e apponiamo il nostro sigillo attuale. Dato in Cerchio in casa di Don Antonio di Cola di Pietro Cicco il giorno 24 Marzo 1492 nellì VIII anno del pontificato di Sua Santità Innocenzo VIII”. Amiconi F.- Di Domenico M..” Bonifacio VIII e le Bolle op.cit.”.
  4. Non ci è dato sapere se in quell’anno o in altri anni antecedenti fosse accaduta a Cerchio una epidemia di peste. Purtroppo circa due secoli dopo, dal 14 ottobre 1656 al 17 agosto 1657, la nostra comunità fu flagellata da tale mortifero e contagioso morbo. In quel tragico frangente a Cerchio morirono 254 persone: quasi la metà della popolazione. Cerchio nel 1625 contava 195 fucochi (famiglie) da come chiaramente si evince dalla sincrona mappa a colori redatta da P[aolo] C[artaro] ( Bibloteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 4415, f.10 ). In quel nefasto periodo nell’intera Marsica morirono 4080 persone ( Archivio Diocesi die Marsi).
  5. Grohmann A. : ” Le fiere del Regno di Napoli in Età Aragonese”, Napoli nella sede dell’Istituto MCMLIX, p. 84. A.L. Antinori sec. XVIII, vol. XVI, p. 595.
  6.  Giovanni, Cap. VI, 50 e 51.
  7. Vedi in seguito.
  8.  “ Giulio III.- Giovan Maria de’ Ciocchi del Monte ( Roma 1487-ivi 1555).Successe a Paolo III l’8 febbraio 1550. Fu alleato di Carlo V contro Ottavio Farnese, duca di Parma, e nel 1552 il conflitt6o franco-spagnolo lo indusse a sospendere il concilio di Trento, da lui stesso riconvocato. Tentò, senza successo, di realizzare una politica di equilibrio.” Nuova Enciclopedia” III El-H, editrice italiana della cultura op.cit. p.1737.
  9. Amiconi F.: ” Homines Novi op.cit.”
  10. Amiconi F.:” Homines Novi op.cit.”
  11.  Amiconi F.:” Homines Novi op.cit.”
  12. Amiconi F.:” Homines Novi op.cit.”
  13. “ Paolo II. – Pietro Barbo (Venezia 1417-Roma 1471). Nipote di Eugenio IV che lo nominò cardinale di S. Marco, du eletto papa nel 1464. Decretò che i gibilei fossero celebrati ogni 25 anni, a partire dal 1475. Fece restaurare antichi monumenti di Roma ed altri ne fece costruire, fra cui Palazzo Venezia e incoraggiò l’arte della stampa; fu però avverso ai circoli umanistici, e soppresse l’Accademia di Pomponio Leto.” Nuova Enciclopedia V Mo-R, Editrice Itailana di Cultura, op.cit., p.293. 
  14. Amiconi F.: “ I codici musicali di Cerchio e la loro importanza per la storia locale”, in AA.VV. : ” La musica sacra nella provincia dell’Aquila La Marsica”, a cura di Gianluca Tarquinio, Ianieri Editore, Pescara, 2009. Nel citato graduale sono annotati altri eventi straordinari quali i terremoti accaduti a Cerchio il 19 gennaio 1648 ed il 14 gennaio 1703 e le glaciazioni del lago Fucino avvenute nel 1672 ( vi è sola una citazione) e quella totale accaduta nel 1683 iniziata dal giorno di S. Antonio Abbate fino al 15 di marzo.
  15. Cozzetto F.: ” Mezzogiorno e demografia nel XV secolo “, Rubettino Editore, Soveria M.lli, 1986. L’autpre riporta a pag. 89 il nostro centro con il nome errato di “Cerrulum” da leggesrsi senz’altro “Cercgulu” o “Circulum”. Sicuramente è stato o un errore da parte dell’amanunese che compilò il “Liber Focorum Regni Nepaolis”, testo alla base dello studio del Cozzetto, o un mero di trascrizione o un refuso tipografico. A quel tempo Celano contava 158 fuochi nel1443 a 164 nel 1447; Pescina (cum casali bus) ne contava 131 e 134; Avezzano (T.M. Avezzano) ne contava 195 e  ; Tagliacozzo (Taliacotium cum Castro Fluvio) ne contava 328 e 332; Trasacco (T.M. Trans Aquis) ne contava 115 e 123, solamente per citarne alcuni.
  16. “ Alfonso I. – v. Alfonso V, re d’Aragona.” “ Alfonso V. detto il Magnanimo.-( 1396-1458). Figlio e successore di Ferdinando I, fu re d’Aragona, Sicilia e Sardegna nel 1416, e come figlio adottivo di Giovanna II ( che però in seguito revocò l’adozione ) si conquistò anche il regno napoletano, dopo lunga lotta contro gli Angioni (1442). Estese la sua influenza politica in Italia e verso i paesi balcanici e africani. Sostenne Scanderberg in Albania contro i Turchi. Cercò di assimilare la popolazione napoletana con gli Spagnoli, ma le sue imposizioni lo resero inviso agli italiani.” Nuova Enciclopedia  I A-B, Editirce Ialiana op.cit., p.119 e pp. 117-118.
  17. Grohmann A.:” Le fiere del Regno di Napoli in età aragonese”, Istituto Italiano per gli studi storici, Napoli, nella sede dell’Isituto, MCMLIX, p.109, tab. VIII. “Le località di provenienza dei mercanti regnicoli nelle fiere di Lanciano”. Della Marsica vi sono annotate oltre a Cerchio le seguenti altre località: Albe con un operatore; Artucchio (Ortucchio) con un operatore; Avezzano con cinque operatori; Castello di Fiume ( Castellafiume) con un operatore e Celano con tre operatori.
  18. Grohomann A.: “Le fiere op.cit.”., pag. 129, “Tabella XVI. Animali presenti nelle dogane di alcune Università al 31 Marzo 1473”. L’autore riporta, probabilmente in modo errato, il nome del paese di Cerchio in “Cirglio” invece, sicuramente, di “Circhio” o “Cirghio”: Della Marsica vi sono riportate, oltre a Cerchio, le seguenti località: Celano con 9.000 pecore, “senza altri animali grossi”; Aiello(del contado di Celano) con 6.000 pecore, “senza altri animali grossi”; Novindolo ( è Ovindoli n.d.r.) con 10.000 pecore “senza altri animali grossi”; Roboto ( è Rovere n.d.r.) con 4.000 pecore, “senza altri animali grossi”; Bisegna con 4.000 pecore, “senza altri animali grossi”; Collarmele con 6.000 pecore “senza animali grossi”; San Sebastiano con 4.000 pecore “senza altri animali grossi”; Leze (è Lecce dei Marsi n.d.r.) con 5.000 pecore, “senza altri animali gorssi”; Pisania ( è Pescina n.dra.) con 10.000 pecore, “ultra animali grossi”; Aschi (vi è lo spazio lasciato in bianco dall’antico amanuense n.d.a.), “ultra animali grossi”; Tagliacozzo con 12.000 pecore “circha, senza animali grossi”; Albe con 15.000 pecore “circha, ultra li animali grossi” ed, infine, Magliano (dei Marsi n.d.r.) con 9.000 pecore, “ultra li animali grossi”.
  19. Vedi nota 66.
  20. Papponetti G.:” La provincia dell’umanesimo. Saggi e note sulmonesi, Tipografia Labor, Sulmona MCMLXXXVI. Amiconi F.:” Hercole Ciofano”, Marsica Domani, n. 6-30. Amiconi F..” I codici musicali di Cerchio op.cit”.
  21. Precedentemente a causa della disagevole lettura di questa annotazione avevo ipotizzato l’anno 1456 come ho riportato alla  nota 350 del mio citato : “ I codici musicali di Cerchio e la loro importanza per la storia locale” AA.VV.:” La musica sacra op.cit”,p.350 dove mettevo in evidenza che “Una più attenta lettura effettuata con la lampada di Wood gentilmente messa a disposizione dall’Archivio di Stato dell’Aquila e soprattutto grazie all’aiuto di Gianna Lippa e Mariella Zonfa, Maria Rita Berardi e Gianluca Tarquinio, che qui ringrazio, ha permesso di leggere con esattezza l’anno 1457. Tale lettura è stata confortata anche dal successivo passo dove l’anno è legato alla V indizione a sua volta relativa proprio al 1457.”
  22. Solipetii è la prima volta che viene attestato questo cognome a Cerchio.
  23. Di Pietro A: “ Catalogo dei Vescovi della Diocesi dei Marsi scritto da D. Andrea di Pietro Canonico Teologo della Cattedrale di Pescina”, Avezzano, Tip. Marsicana di V. Magagnini, 1872 vedi anche ristampa anastatica dell’edizione del 1872, Edizioni Kirke Cerchio, 2011, p.134,135.
  24. Vedi pag. 4 del primo capitolo.
  25. Notizia gentilmente fornitami da Mons. Antonino Chiaverini nel dicembre del 1983. Addirittura mi inviò, come lui scrisse nella lettera che conservo, “ n. 13 regesti che riguardano il tuo paese”  senza specificare da dove aveva attinto tali notizie. Nell successiva missiva spiegava che tali documenti provenivano dal Monastero di Montecassino. Vedi in seguito.
  26. A. Clementi- M.R. Berardi- E. Angelini (a cura di): “ I fondi pergamenacei di S. Cesidio di Trasacco”, Deputazione Abruzzese di Storia Patria, L’aquila , Tipografia Labor s.n.c., Sulmona, 1984, p. 67.
  27. A. Clementi e M.R. Berardi (a cura di):” Regesto delle fonti archivistiche degli annali Antinoriani (voll. III-XVII)” Deputazione Abruzzese di Storia Patria Documenti per la storia d’Abruzzo, L’Aquila, Tipografia Labor, Sulmona, 1981, p.277.
  28. Archivio Diocesi di Marsi Avezzano. Amiconi F.:” Storia di Cerchio dalle origini al ‘400”, Museo Civico di Cerchio,  Quaderno n. 2, Anno I, 1998. Berardi M.M. ( a cura di) “Una diocesi di confine op.cit.,p.85.
  29. Berardochy è la prima volta che tale cognome è attestato a cerchio.
  30. Berardi M.R. (a cura di): Una diocesi di confine op.cit.”, p.88.

IL CINQUECENTO A CERCHIO

    Del XVI secolo cerchiese (1) abbiamo scarni e frammentari documenti i quali  permettono di farci comprendere le varie problematiche che attraversarono la società dei nostri antenati: la comunità cerchiese del ‘500 era ottimamente organizzata ed era permeata da un profondo spirito religioso.

    Nel 1530, secondo quanto afferma lo storico Andrea Di Pietro ( 1806-1874)  viene edificata la chiesa in onore di S. Maria della grazia di Corvarola (2) ed il 14 dicembre 1577 viene eretta la relativa confraternita.(3) 

   Il 18 aprile 1542 viene notificata alla chiesa principale del nostro centro, S. Maria dell’Annunziata volgarmente detta dentro le mura, una pergamena miniata del 30 novembe 1539, da parte del cardinale Giovanni Domenico De Guvis, decano del Sacro Collegio, il quale, come protettore dell’arciconfratenita del Corpo di Cristo di S. Maria di Cerchio, concede a tale associazione alcuni privilegi.(4) 

    Questo è il secolo in cui vissero i primi, al momento, personaggi illustri della storia di Cerchio: Pietro Capocitto il vecchio e Pietro Capocitto il giovane.

     Intorno al 1486 nasceva nel casale di Paziano ( o Patiano), territorio del comune di Cerchio posto sotto l’attuale chiesa cimiteriale di Santa Maria di Piediponte ( vedi in seguito), il religioso Pietro Capocitto il vecchio, eletto alla carica di generale dell’Ordine dei Celestini, da papa Giulio III il 2 maggio 1552:

“[…] R.[everendus] D.[ominus] Petrus Capicttus de Circulo electus die IIa May 1552 Generale/Cap[itu]lus ex indulto July iii ad Mense[m] 8bris prorogavit[…]” (5)

 e morì all’età di 80 anni:

“[…] Non poco ornamento apportarono ad esso [Cerchio n.d.r.] l’uno e l’altro D. Pietro Capocitto che furono portati all’apice del generalato dei Celestini, il più vecchio dei quali essendo Abate in Siponto nello stesso anno in cui il Cardinale del Monte teneva la sede Arcivescovile, dove egli raggiunse la cattedra del Pontificato Massimo [ Giulio III n.d.r.]; il fatto che aveva accettato quello di Abate, per l continua familiarità non lasciò affatto che la stima e l’osservanza della disciplina regolare e le altre doti dell’animo rimanessero nell’ombra; ma per sostenere la verga pastorale di tutta la Religione, in virtù del suo potere fu elevato alla carica sublime di Generale dell’Ordine (6) tanto distinto subitamente si rivolse ai padri il 5 novembre 1566[…]L’altro nipote di lui per parte di padre, emulò le virtù rifulse per tutto l’ordine dei religiosi per la magnificenza delle virtù, per la prudenza, per l’accortezza e per la conoscenza di quasi tutte le scienze, tanto che per vari gradi delle cariche non una sola volta meritò il più alto, ma meritò per quattro volte (7) di ascendere alla cospicua carica, ed in quella diede sé stesso alle cure dell’ufficio pastorale che con nuove costituzioni (8) purgò le cose corrotte, ultimate queste riforme meritò l’appellativo di riformatore dei celestini (9) : e non solo liberò il suo stesso ordine dai debiti, ma accumulò moltissime ricchezze per usi futuri. Rinnovò il Monastero di S. Eusebio di Roma (10), rovinatosi per l’antichità[…]avendo compiuto il 58° anno, ricco di fama, di virtù, nell’anno 1586 (11) strappato ai vivi a Barletta, in Puglia, (12) fu trasportato alla Chiesa di S. Spirito nel Morrone (13) nella cappella eretta poco prima da lui stesso[…]”(14)

Pietro Capocitto il Vecchio era, come abbiamo visto in nota,  pronipote di Mons. Pietro Janitella ( o Jannetella) di Aielli:

“[…] R.D. Petrus Capocittus de Circulo 1552, Rev.mi D. Petri Janitelle ad Agellis Episcopi S.ti Angeli de Lombardis ex Nepta Pronepos[…]”

     Era, mons. Janitella monaco dell’ordine dei Celestini e priore del monastero di S. Eusebio in Roma nel 1426 e, qui, fu eletto vescovo di S. Angelo dei Lombardi il 13 agosto 1427.  In questa città svolse la sua attività pastorale per vent’anni, fino al 27 novembre 1447 quando, non sappiamo al momento i motivi, rinunciò a tale onorevole incarico:

“[…] ren.[unciatio] Petri Pogalus ( Possilus Ursoni), can[onicus] Surrentin[o] 1447 Nov. 27[…](15)

    Questi fu “Commissario per la riforma dell’abbazia di Montecassino, commendatario dell’arcipretura di S. Maria “ad lacum” in Luco dei Marsi, forse promotore della devozione allo Spirito Santo che, in quel paese, vide fiorire, nel corso di quel secolo XV, la confraternita dei “Signori dello Spirito Santo” e sicuramente si diede origine all’antica festa ancora oggi in auge a Luco dei Marsi.(16) Il 7 aprile 1422 lo vediamo Priore del Monastero di Collemaggio in L’Aquila,  il 12 luglio 1424 lo troviamo priore nel monastero di Sant’Eusebio in Roma ed anche Amministratore Apostolico del Sacro Monastero di Cassino, così pure il 6 gennaio 1426:

“[…]1426. 6. January. D. Abb[ati]s Cassinen[si]s Collatio Prepositure S:[anct]e Marie de Luco capta facta/D.ni Mag[nifi]ci Petro de Aiellis Priori S.[anc]ti Euseby de Urbe p[er] Mon[aste]rius Cassinense de/mand[a]to Ap[osto]lico gubernavit et bene se gessit. Vide sti.s quia postem fuit E[pisco]pus S. Angeli[…]

  il 15 gennaio sempre del 1426, prende possesso della chiesa di Santa Maria di Luco dei Marsi:

“[…]Corporalis possessio Prepositura Ecc.[lesi]a S.[anc]ta Maria del Luco capta p[er] Rev.[ernd]us Mag:[nifi]ci Petri de Agello, cui p[er] D. Abb.te Cassin.s collata fuerat. Edit. A.S. 1426 – In Dei n[omi]ne Amen. Anno à Nativitate, eiusd[em] 1426. Regnate Sereniss.[om]a Dom.[in]a n[ost]ra D[omi]na Ioanna Secunda Dei Gratia[…]Mense Januarii Die quinto decimo eiusd[e]m quarta Inditionis. Ante Ecc.[lesi]a S.[anct]e Marie de Luco Ord:[in]is S.[anc]ti Bened.[ic]ti Marsican[am] Diecesis Nos Masius Janitelle de Agello publicus ubilibet per totu[m] Regni Sicilie Regia au[ctor]it[at]e Judex ad contractus[…] Domnus Masius de Agello[…]Dominu[s] Rainieru[s] Lonhe de Agello[…] ne non Fra.is Angeli de Colle Armeli Jo[ann]is de Vertuno Antony Masy Jannitella de Agello[…]seu pred.[ic]to Domino Ranerio Lonchi[…]d:[ic]ti Ranery procuratori[…]Ego q[ui] su.[pr]a Matius Janditella ad contractus Judice pred.[ic]ti interfui et me subscripsi et signavi[…]

1428  Die 12. Aprilis sexte Ind.[itio]nis Pres. Inst. P[rese]ntatu[m] fuit in Judicio et apud ad Acta curie R.[everendissi]mo in xpo(Cristo n.d.a.) P[resen]tis J. Ep[isco]pi Issernien[sis] Regy Consiliary et Comiss.[a]ri p[er] Antoniu[s] Masi Janitellu[s] de Agello Proc:[urato]res procuratorio no[mi]ne et proparte Rev[erendissi]mi in xpo(in Cristo n.d.a.) P[a]tres et D[omi]ni, D[omi]ni Petrus de Agello Eposcopi S.[anc]ti Angeli de Lombardis

Ex p[ro]p[ri]o originali existenti in Archivio Mon:[aste]rio S.[anc]te Marie de Collemadio de Aquila[…](17)

   Mons. Janitella era amico dell’illustre prelato nonchè mecenate ad amante dell’arte Monsignor Amico Agnifili di Rocca di Mezzo (1398-1476) consacrato vescovo dell’Aquila, il 4 luglio 1431, alla presenza di illustri prelati fra i quali anche il nostro Pietro. Amico Agnifili fu amico e compgano di studi di Enea Silvio Piccolomini, il futuro papa Pio II. Per l’alta considerazione e stima avuta da Paolo II ( Paolo Barbo[1417-1471], eletto al soglio pontificio il 30 agosto 1464), allievo del Nostro, fu da questi creato cardinale: “[…] secondo alcuni designato nel 1464 e tenuto segreto fino al 1467 quando fu formalmente pubblicato il 18 settembre, ricevendo il cappello cardinalizio il 22 dello stesso mese e il titolo di S. Balbina il 19 novembre di quell’anno, cambiato, il 13 novembre 1469, con quello di S. Maria in Trastevere[…] (18)

     Pietro Capocitto il Giovane era nipote, come abbiamo già visto, di Pietro il Vecchio:

“[…]R.D. Petrus junior Capuccittus de Circuli S.T.P./ Petri Seniores ex Frate Nepos. 1564[…]” (19)

E zio di Pietro di Aielli:

“[…]E.D. Petrus Ab Agellis D. Petri Capocitti Juniores de Circulo ex Sorore Nepos[…]” (20)

    Da come chiaramente si evince, come da me già riportato nel mio lavoro : “Homines Novi (Aielli e Cerchio nei secc. XIV-XVI) note” (21), si nota la grande importanza che rivestirono i sopramenzionati personaggi dei tre limitrofi paesi: Cerchio, Aielli e Rocca di Mezzo, in un arco di tempo che va dall’ultimo ventennio del XIV secolo alla prima metà del XVII secolo uniti tutti da un forte vigore religioso: due vescovi, un cardinale e 4 abati generali dell’Ordine dei Celestini.

 Due  vescovi: Mons. Gentile di Aielli (non conosciamo il cognome), fu eletto vescovo della diocesi dei Marsi, vescovo di Nicastro ed, infine, vescovo di Sessa; Mons, Pietro Janitella, fu eletto vescovo di S. Anagelo dei Lombardi; un cardinale: Amico Agnifili di Roccadimezzo;  4 abati generali dell’Ordine dei Celestini: Pietro Capocitto il Vecchio di Cerchio pronipore del vescovo Mons. Janitella; Pietro Capocitto il Giovane nipote di Pietro Capocitto il Vecchio; Pietro di Aielli ( non conosciamo il cognome) nipote di Pietro Capocitto il Giovane ed infine Francesco Maceroni ( o Macerola) nipote del sunnominato Pietro di Aielli.

     Non ci è dato sapere se il vescovo Gentile di Aielli fosse parente dell’altro vescovo aiellese Pietro Janitella comunque, sicuramente, dobbiamo arguire, dovevano avere buoni rapporti in quanto è impossibile che in un paese così piccolo non vi fossero  rapporti di buon ed utile vicinato e così pure, dobbiamo arguire con gli ultimi sunnominati abati generali.

    Non sappiamo neanche se fra Mons. Janitella e il cardinale Agnifili vi fossero legami parentali comunque senza ombra di dubbio si conoscevano benissimo tanto da essere, mons. Janitella, presente, come già abbiamo detto, all’ordinazione episcopale di Mons. Agnifili. Dobbiamo arguire che venne apposta da S. Angelo dei Lombardi all’Aquila per presenziare alla sacra cerimonia dell’ordinazione vescovile e quindi se non erano parenti dovevano essere grandi amici.

    Piace riportare, per meglio tratteggiare le forti personalità degli ultimi tre abati generali, le loro descrizioni elogiative scritte nel citatissimo ed onnipresente Ludovico Zanotti nella  fondamentale e preziosa, per noi posteri, sua opera intorno ai regesti celestiniani (22):

“ R.[everendus] D.[ominus] Petrus  Capocittus secundi  iunior , officy plenus animi magnitudine prestans, vite integritate, ac moru[m] venustate illustris, in rebus agendis, Pastoraliq[ue] officio exercendo, vigilanti, ac prudentia in facile primus, in vim scientiar[um] genere ita versatus, ut à Magnatib[us] et Principal[ibus] in eo ordinis deliberandis se pe adhibitus. Tanta preterea in egimine solertia usus, ut discolos severitate, obdentes humanitate, et à Regule Indititutis demios, novis Constitutionib[us]; et Decretis ( nomocletica prudentia editis ) moderaret Congreg:[atio]ne genui:que alieno apud Romana Curia nimis obstricta[m] ne du[m] libera[m] reddidit omninò, veru[m] etia[m] multu[s] pecunie, ex super fluis Mon[asteri]us redditib[us] in publicu[m] Erariu[m], futuris temporib[us] duratu[m] piu onerib[us] S.[anc]te Sedis Ap[osto]lice solvendis, concernavit; Sed quanta eius in aggregando solicitudo, tantu quinti ex Successorib[us] suis prodigalitus fuit in dissipando; qui no[n] ut Custos, sed ut direptor, paucis plane dieb[us] Erariu[m] evacuavit. Mon:[aster]ius S.[anc]ti Euseby de Urbe vetustate ruinosu[m] funditus evescit: Pretiosa suppellettile delubra ditavit. Quasi plurima Congreg.[atio]nis …Mon.[aste]rio studentiu[m] comoditati indulgens, congruis tu[m] eduficys, tum Liceys esornavi. Omnium sub felicissimis auspicys Ill[ustrissi]mo D. Inici Avalos Card.[ina]is de Aragonia protecoris memorandi, gesta; Cuius pudentia[m] Religio primu[m] presagiens, secundu[m] admirans, tertiu[m], et quartu[m] experiens, à Priorib[us] illius temporis, ta[m]qua[m] de Religione meritus, bis, terq[ue], quaterq[ue] preficit. Tande[m] Rome annu[m] agens quinquagesimu[m] octavu[m], forma celebris, die[s] elausit extremu[m] quinto idus February anno 1587., Eius corpus novennio elapso à die obitus sui à Rev.[erendissi]mi D. Donato Lantona Tarentino ( cui Relig.[io]nis primidia in antea ille contulerat) delatu[m] in Abb.[atia] S.[anc]ti Sp[irit]us de Murrone, in Sacello pauli ante ab illo extructo, fuit reconditu[m] 16. Kal: February 1596[…]”

“[…] R.D. Donatus Lantona Tarentinus. 1594. Viri frugi Cu[m] in Abbatia S.[anc]ti Sp[irit]us de Murrone dece[m] ferè annus spatio Privatus officiu[m] gesserit, ea[m] egregys edificys ampliavit, redditib[us] adauscit, ecclesiasticis ornime[n]tis decoravit. Tamde[m] in ead[em] Abb.[ati]a item Privatus cura[m] habens ( no[n] sine invidie livore) ob paratus illi invidias, Tarentu[s] pratia[m] sua[m] repetere compulsus, illie obyt 14 Kal. Decembris 1599; eius corpus à a R.[everendissi]mo D. Petro ab Agellis, quinto post eius obitu[m] anno, pari pietate in eade[m] Ecc:[lesi]a, et Sacellu[m] Murronense, quo ille Corpus D. Petri de Circulo transportandu[s] curavit, translatu[s], et cohumatu[s] fuit anno 1604. 14 Kal: February. […]”

“[…]R.D. Petrus ab Agellis D. Petri Capoccitti Junioris de Circulo ex sorore Nepos. Hoc tempore Monachi Prov.[inc]e Gallie apud Sum[m]i Pontifice[s] conquesti sunt per D. Carolu[m] Campygni, quod Abbas g[ener]alis Monachus à Gallia fugaces ad se confugintes reciperet, et de quid gdn[s] alys, et propterea satis expedire illis, si tota[m] Provincia[m] à G[ene]ralis dominio, et Superioritate adimat. Quoru[m] petitio ut vane à Su[m]mo Pont:[efi]ce, et Ill:[ust]ris D.D. Card.[ina]les sup[ra] hanc differentia Prefectis, reiecta, decretu[s] est in futuru[s] licere P[rio]ri Abb.[a]ti g[e[n[er]ali Italo, eadem preeminentia[m], superioritatr[m], ac dominiu[m] habere, et exercere in Gallicam Prov[inci]a, et Monachis eiusd[em], qua[m] habet, et exercet in Mon.[naste]rys, et Monachus totius Italiae[…]”

“[…]R.D. Fan.[cis]cus ab Agellis. 1627. Su[m]ma, admirabilis nè prud[en]tie, et integritatis Vir, ob sua[m] in regendo, et gubernando singulare[m] prudentia[m], et charitate[m], minificu[s]q[ue regularis observantie Zelu[m], o[mn]ib[us] Relig:[io]nis Dignitatib[us], et Officys decorat, ac ut plurimu[m] Aq[ui]lano, et Murrone[n]si Mon:[aster]ys, no[m] minus, singularis laude, qua[m] eosde[m] evidenti co[m]modo, et utilitate, p[re]ficit. Ad G[e]ne[ra]latus apice demu[m] evectus, nihil egit, nisi plenissimu[s] Amplissime dignitatis; Discolis, formidabilis, Probis, et virtuatib[us] deditis gratus, singulari in o[mn]es benevolentia suffusus, totus in pacificu[m], ac tranquillu[m] Relig.[io]nis statu[m] ne du[m] incubuit, veru[m] etia[m] im[m]oderatus cupiditatus eunde]m] quolibet perturbare valentes repelssit, multis[que] calamitatub[us], ac que alieno pressu[m], ac feci oppressu[m], omni quo ad potuit studio, ac paterno affectu sublemare contendit. In ancipiti ner stantu, Pr[esent]es in Consiliu[m] smep[re] adhibuit, ac nihil voluit, q[ui]d[am] iust[iti]a no[n] postularet quod conscientia no[n] proponeret, q[ui]d[am] publicis  no[mi]nib[us] no[n] conduceret Patrib[us] Francogallis opportuno temp.[o]re Visitèatio]ne[m] g[ener]ale[m] illius Prov:[inci]e indicens seoq[ue] animo vie se committens, cu[m] Taurini nec Provi[ncia]les; nec alique[m] no[min]e d.[ict]e Prov.[inci]e iuxta comendata, invenerit; Transitu[m] q[ue] interdicttu[m], et minime tutu[s], ob pesti set penurie, tunc temporis in Gallia regnantis, Belliq[ue] inte Pedemontano set Gallus suscepti, diversa incom[o]da, cor[m] Ser.[essi]mo D. P[ri]n[ci]pe Card.[ina]li de Sabaudia Prot[ecto]re, à quo Mon[aste]riu[m] S.[anc]ti Benigni obtinuit, debita protestatione, contra eor[omque] Pres p[re]missa, ad suos revertus est. Collegiu[m] no[n] enpatu[m] Celnu[s] in Alma Urbe insittuit, ac Mon[aste]rius S.[anct]I Severi ingenti terremoti delaptu[m] readificari curavit; hunq[ue] in dignitate G[enera]latus Predecessoris no[mi]na, gesta , ac  monumenta, stilo sntis eleganti, ut s:[up]ra in unu[m] aedigens, et describens, his Const.[itutio]nis e.do sui trienny anno, denuo conectis, et promulgentis inseri mandavit[…]” 

    Nei documenti sopra riportati abbiamo notato l’amore filiale dell’abate generale Don Donato Lantona verso il suo predecessore Don Pietro Capocitto il Giovane. Questi, infatti, volle, dopo nove anni dalla morte, riportare, il 16 febbraio 1596, il suo corpo nell’abbazia di Santo Spirito al Morrone e quì, nuovamente tumularlo nella cappella da lui fatta costruire. Anche don Donato Lantona è stato oggetto della medesima pietas infatti, il nipote di Don Pietro Capocitto, Pietro di Aielli, a sua volta eletto alla somma carica di generale dell’Ordine dei Celestini non volle essere da meno del suo predecessore infatti, a 5 anni dalla sua morte, il 14 febbraio 1604, fece translare il suo corpo e lo fece mettere nella stessa chiesa di Santo Spirito al Morrone  e nella stesso sacello di Pietro Capocitto il Giovane.

    In Pietro Capocitto il Giovane, noto come il Riformatore dell’OrdIne dei Celestini, si nota lo spirito riformatore della Controriforma (23), l’amore verso il ripristino delle antiche regole celestiniane e la devozione sua e di tutto l’Ordine verso il culto mariano, infatti nelle sue Costituzioni affermava:

“[…]La condizione particolare del tempo esige che alle antiche Costituzioni si apportino le Riforme[…]affinchè i Professori dell Vita Monastica, non solo siano tiportati sulle vie del Signore, ma possano progredire giorno per giorno[…]”  

“ Io Pietro Capocitto[…] umile abbate Generale, ho disposto d’inserire e di concordare dei nuovi statuti con le antiche Ordinazioni della nostra Congregazione[…]”

“[…]Perché possiamo avere la Gloriosissima Madre di Dio e Avvocata Nostra sempre propizia nelle nostre necessità, perché molto spesso possiamo supplichevoli lodarla e venerala, affinché più benevolmente e celermente interceda per noi presso il Signore, sull’esempio dei nostri Padri e secondo le disposizioni della Santa Madre Chiesa, vogliamo che, oltre il divino Officio, si dica l’Iffucui della stessa Beatissdima Vergine Maria, in Chiesa; comandiamo che per tutte le ore, di giorno e di notte, secondo le disposizioni del Breviario già stampato; in modo che prima di ogni ora canonica del divino Officio si leggano le single ore della Beata Maria. E stabiliamo che lo stesso Officio si dica in Chiesa in ogni tempo, eccetto nelle feste principali e solenni ecc.” (24)

    Il Nostro non fu insensibile al Bello infatti commissionò a Guillame Porioret della Champagne, attivo in Roma dove sicuramente ebbe occasione di apprezzare la sua arte, sette statue lignee da collocare nella basilica di Collemaggio dell’Aquila:

“ff. 117r/v

«Quietatio

Yhesus

Monasterio sancte Marie de Collemaio de Aquila. | Eodem diem, eiusdem in ap(…)la sanctj Maximj et sanctj Basilij. | Nos Josephus Balbus iudex, Johannes Ber(ardus?) (…) | (…) Johannes Vincentius Damianj, Pandolfus de | Pandolfis, Johannes Franciscus Balbus et Celidonius | Balbus de Aquila (…) scripto, personaliter constitutus magistrum | Gullielmus Poeyeret de Ayens de Ciampagna, gallus, | sponte (…) fuit habuisse et recepisse in varibus | temporibus et (…) in hodiernum  diem a vene-| rabile monasterio et patribus sancte Marie de Colle-| mayo de civitate Aquile et per eo a reverendo patre domno | Tiberio de Nareto, priore eiusdem monasterij et | patre visitator Sacre Congregationionis Celestinorum | 1618 (…) ducatos quinquaginta septem monetae | Regnj et grano trigintj tres et hoc ex eam mercedis | salarij (ducatarum?) sexagintj octo (…) per eam in per fa-| ciendo et conplendo tre statuas ligneas, Dominum | nostrum Yhesu Cristi, sanctj Benedictj et sanctj Petrj Celestinj | computatj in dictis (…) quinque vacate in | eundo et redeundo ab urbe Rome (…) | dictis vacatis pro conficiendum piviale, | mitram, cruce et libro factum in statua | sanctj Benedictj secundum ordinem sibj datj | ut dixit per reverendum dominus domnu  Petrum de Circhio, digni-| ssimum abbatem generalem dicte Sacre | congregationis ad quas statuas perficiendas obligatos | esse (…) quondam magistrj Flaminij Gallj | in Urbe (…) pretij quatuor statuarum | lignearum per (…) confectans, videlicet sanctj Petrj, sanctj Paulj, | sanctj (Placidis?) et sanctj Maulj per ipsum confectamine || [f. 117v] de ordin(…) domini Tiberij prioris predicti de quibus (…) | dictus Tiberius vocavit et vocat se contentum de quibus quanti-| tatibus pecuniarum habitis et receptis (…) eiusdem monaste-| rio dictus magistro Gullielmus generalem finem quietationem | declarans et (…) dictus domine Tiberius fuisse per eamdem | magistrum Gullielmum confectas et factas statuam (…) | (…) Spiritus Sanctj, Annuntiationis, Agneli et quatuor | figuras pariorum agnelorum, locatas in summitas cappella | de quibus dictus domine Gullielmus non fuit alij satisfactum | neque aliud per eum habuit et recepit ad quas obligatis | esse dixit dictos (…) magistrj Flaminij (…) | (…) sub pena unciarum aurj 25, etc. | (…) Reverendissimi patris abbatis generalis.»

f. 118r

«Declaratio

Yhesus

Venerabile monasterio sancte Marie de Collemaio. | Eodem die eiusdem 1619, coram nobis iudice, notarj et testibus | (…) personaliter constitutus magistrj Gullielmus Poeyeret de Ayes de Ciampa-| gna, magister statuarius sponte ad interogationem sibi factam | per reverendum p(…) domnus Tiberium de Nareto declaravit et | dixisset jusse cepens infras pecuniarum sumas sumas [sic] | et quantitates per monasterium Sancte Marie de Collemadio | pro lignaminibus tiglie <coeptis> in Corbario, ducatos | quinque, pro conductura dictis (…) lignaminis ducatos quatuor, | tarenos quatuor et granos quinque pro cepentis (…) mulio-| nibus et secatoribus; ducatos duos, tarenos tres et granos 10 | etc. pro secando dictam lignamina et extraere legnamina | da montaneis ducatos duos, tarenos duos et granos decem, etc. per duobus | ferris novis equo conductum per ipsum magistrum Gullielmum | tarenum unum, etc. tarenos tres et granos [sic] per recatura (…) | equi conductum per ipsum magistrum Gullielmum in eum (…) | predicti lignaminis in terra Corbarij, etc.» (25)

      E sicuramente fieri dovevano andare i nostri progenitori della fama e della gloria nel mondo degli “Studia Umanitatis” toccata ad un suo illustre rampollo: Hercole Ciofano, noto nell’Europa di allora come l’ultimo grande umanista.(26) Nacque a Sulmona nel 1545 ed ivi morì improvvisamente l’8 novembre 1591. Era figlio del mercante di olio “Giovanni de ciofano de circhio”. L’attività letteraria del Nostro fu tutta incentrata sulle opere del grande poeta sulmonese Ovidio. Questi ebbe rapporti di amicizia con i rappresentanti dell’intellighenzia cinquecentesca fu, infatti, amico di grandi tipografi Paolo e Aldo Manunzio junior, Cristoforo Plantin, dei poeti Torquato Tasso, Paolo Sagrato, Marco Antonio Muret, Benito Aria Montano. Il primo Ciofano de Circulo” che va, sicuramente attratto da facili guadambi, alla volta di Sulmona per la mercatura di olio, è Angelo che è il padre di Antonio vivente nel 1492 e nonno di Giovanni (1490-1581) genitore, quest’ultimo, del nostro Hercole Ciofano. Chissà se a causa dei buoni servigi di questa famiglia i nostri antenati commissionarono, nel 1484, al valente, purtroppo anonimo, artista sulmontino la bellissima croce astile in argento sbalzato tuttora esistente a Cerchio e portata solennemente in processione? 

    Da un documento del 1528 apprendiamo che un altro cerchiese dimorava in Sulmona: Giacomo di Clemente del quale purtroppo sappiamo solo che “ […] 1528 aprile 6 Sulmona/L’organo di governo ( Sindaco, Consilium et Universitas ) della città di Sulmona, ricevuta una supplica, concede in perpetuo al concittadino, Giacomo di Clemente di Cerchio la potestà di chiudere una porzione della via cieca nei pressi delle mura della città nella località lo largo de Sancto Nicola  e di costruire un muro sino all’orticello di Luigi di don Pitotta […]” ( Francesco Mottola “ Le cancellerie delle università meridionali. Gli esempi di penne e di Sulmona ( secc. XV – XVI )”, Mario Consedo Editore- Finiguerra, ASrti Grafiche, Lavello (PZ),2005).

    Al momento non sappiamo se fra Hercole Ciofano e Pietro Capocitto il Giovane (erano quasi coetanei: Pietro era di 16 anni più vecchio) vi fosse qualche legame di amicizia o altro che, purtroppo a noi, al momento, sfugge. Sicuramente dovevano conoscersi perché Il sunnominato Pietro era stato abate nell’abbazia sulmonese e veniva denominato come Pietro Capocitto di Cerchio così come veniva additato a Sulmona il padre di Hercole “ Giovanni o Jovanni di Circhio”. Possibile che in una cittadina così piccola fosse sfuggito tale cosa?  Quindi dobbiamo arguire, per forza di cose, che senz’altro si conoscessero e quindi avranno avuto modo di scambiare qualche parola e commento.

    Da una epistola dedicatoria rivolta al patrizio sulmonese Cesare Corvi da parte del Nostro Hercole, recante la data del 24 maggio 1579, apprendiamo :

“[…] Il Ciofano gli ricorda la sintonia della puerizia, quando erano compagni di studii; la sua venuta a Roma insieme all’Abate dei Celestini, quale rappresentante della confraternita della SS. Trinità in delicato incarico presso il Referendario Guglielmo Bastone[…]” (27)

    E’ il Nostro Pietro Capocitto l’abate di cui si parla nel passo soprariportato? Non sappiamo al momento, purtroppo, chi fosse l’abate dei celestini citato. Sappiamo con sicurezza invece che Pietro Capocitto il Giovane, nel triennio 1576-1579 era abate generale dell’intero Ordine dei Celestini eletto,  per la terza volta, il 13 maggio 1576. Pietro Capocitto il Giovane, fu eletto la prima volta, alla onorevole carica di generale dell’Ordine dei Celestini, il 30 maggio 1564 all’età di circa 35 anni, la seconda volta il 14 maggio 1570 ed infine, la quarta volta, il 12 maggio 1582. Se non fosse sopraggiunta l’inclemente livellatrice degli uomini, “ da la quale nullu homo vivente  po skappare”(28) il Nostro sicuramente, data la sua innata intelligenza, sagacia e moralità di costume, avrebbe stabilito il record delle elezioni a generale dell’Ordine dei Celestini, purtroppo per lui, fu fatale la giornata del 9 Febbraio 1587 dove “sora nostra morte corporale”(29) lo volle con se.

    Quindi ci riesce difficile che il sunnominato Hercole non conoscesse il Nostro Pietro Capocitto illustre personaggio che aveva travalicato i limiti angusti della mediocritas: sicuramente doveva conoscere la pubblicazione delle sue “costituzioni” pubblicata a Roma nel 1579 dagli eredi di Antonio Bladi “ impressores camerales” e quindi era sicuro porto per quanti amavano le humane litterae, e, di conseguenza, è  ancor più difficile capire che Hercole, non abbia mai avuto modo di ricorrere a lui, compaesano e concittadino, per qualche favore specialmente durante le varie peregriniazioni verso la città eterna dove l’abate Pietro Capocitto il Giovane da Cerchio era conosciutissimo nei luoghi che contavano a meno che, come ultima analisi, vi fosse fra loro qualche insanabile diverbio per motivi a noi ignoti.

    Pietro Capocitto il Giovane oltre ad avere una sorella andata in moglie ad Aielli, come già abbiamo visto e della quale non sappiamo né il nome né  a chi andò in sposa, aveva almeno un altro fratello: il notaio Giovan Tomasso Capocitto (30) e sicuramente gli altri Capocitto “Messer Antonne Capocitto” che compare come testimone in un atto di matrimonio del 1584(31), “Messer Fausto Capocitto” anche questi compare come testimone in un atto di matrimonio del 1584 (32) e “Lo mangnifico messere Mutio Capoccetti” che contrae matrimonio nel 1590 (33) dovrebbero essere propri congiunti ( fratelli, nipoti, cugini?).

     Le sopracitate notizie  riguardanti il nobile casato dei “Capocitto” di Cerchio insieme alle sotto riportate note 30, 31,32 e 33 sono le ultime in nostro possesso. 

    Di un altro personaggio di Cerchio di cui, purtroppo, sappiamo molto poco è Messer Dottor Jacomo Polonio (15..-1582). Abbiamo appreso alcune notizie intorno al suo operato attraverso il suo testamento(34) collocato nel Museo Civico di Cerchio dove veniamo alla conoscenza del suo interesse verso l’arte è lui, infatti, il commissionante della bella pala d’Altare raffigurante la Natività ( cm. 220×161) fatta eseguire da un certo pittore “Marcus Antonius” nel 1571 per la sua cappella eretta a proprie spese nella chiesa principale del paese Santa Maria dell’Annunziata volgarmente detta “dentro le mura” ed ora conservata nel Museo Civico di Cerchio. Troppo poco per delineare la sua poliedrica figura.

    L’11 Luglio 1567, i parroci di Cerchio e di Celano volevano che in Celano e non in Pescina fosse eretto il seminario diocesano come chiaramente si evince dai documenti conservati nell’Archivio della Diocesi dei Marsi di Avezzano:  “ Tassa per la erezione del Seminario da farsi giusta il cons.[igli]o di Trento, a 11 Luglio 1567 in Pescina, e non come si pretende dalli Can.[onic]i di Celano, e Cerchio, in Celano unitamente alli atti a tale riguardo”” (ADM, C/2/38) (35). Documenti utili  per la storia non solo di Cerchio bensì dell’intero comprensorio marsicano anche, e soprattutto, per capire  esattamente quali furono gli attori ed i motivi della forte avversione dei parroci di Cerchio e di Celano circa la fondazione del seminario che volevano che fosse istituito in Celano, la caput Marsorum, e non in Pescina sede della diocesi dei Marsi e città vassallo del conte di Celano.

    E’ questo il secolo che fa proprio i dettami emanati dal Concilio di Trento ( 1542-1563) dove tutti le comunità cristiane osservanti la chiesa cattolica debbono sottostare ed ottemperare a questi comandi. Il 17 settembre 1577 infatti le 4 chiese curate: San Bartolomeo de Circulo, S. Silvestro di Troppigliano, S. Pietro in Flimini e S. Vito in Ozano si uniranno alla chiesa matrice di Santa Maria dell’Annunziata detta “dentro” o “dentro le mura”:

 “Siccome nostro ufficio è di provvedere alla salvezza delle anime di tutti i residenti e soggiornanti della terra  della Diocesi dei Marsi in qualità di Vicario Generale del Reverendissimo Vescovo dei Marsi (36) di cui facciamo le veci nelle questioni spirituali che in quelle temporali, ci è parso bene richiamare molto opportunatamente l’attenzione su ciò che è conveniente e necessario per una incombenza come quella relativa alla salvezza delle anime e siccome secondo le canoniche istituzioni del culto i Parroci debbono conoscere i propri parrocchiani, e amministrare loro la Santa Comunione (chiesa) dare consigli per la loro salvezza, e altresì indirizzati alla vita eterna e beata con la parola e l’esempio; perciò abbiamo pensato che sia anche nell’interesse della Chiesa avvertire per iscritto i sacerdoti curati nella terra di Cerchio della nostra Diocesi Marsicana. Con la presente ingiungiamo agli stessi di conoscere con particolare cura i propri parrocchiani dimoranti nella detta terra di Cerchio e di mettere in opera quanto si richiede da parroci diligenti nella Chiesa parrocchiale e curata di S. Bartolomeo presso le mura di detta terra celebrandovi le sacre funzioni, e amministrandovi la santa Comunione, ascoltandovi le confessioni dei peccatori, concedendo le assoluzioni, battezzando e svolgendo le altre mansioni spettanti ai parroci curati, e (ingiungiamo) di usare attenzione continuamente, pena la privazione di detti benefici. E all’inverso ingiungiamo per iscritto ai parrocchiani di detta chiesa curata di S. Bartolomeo, e delle altre chiese elencate, di riconoscere d’ora in poi il proprio parroco elencato e il proprio sacerdote, di visitare la detta chiesa, di ascoltarvi nei giorni prescritti la parola divina, di ricevervi la santa Comunione, di adempiere a tutti gli altri doveri dei buoni Cristiani parrocchiani, sotto la pena di rendervi contro che, se non eseguono le cose sopra elencate e le altrte loro spettanti, non hanno ottemperato ai precetti della Chiesa e pertanto ne paghino il fio con le pene che è giusto subiscano i cattivi e scellerati Cristiani. In esecuzione di ciò abbiamo dato disposizioni che la presente venga comunicata agli stessi sacerdoti e ai parrocchiani secolari, mediante affissione della presente ai battenti della porta della chiesa di S. Bartolomeo, fatta una copia della presente che, in fede del vero abbiamo scritto e sottoscritto di nostra propria mano, e abbiamo sigillato col nostro sigillo (37) Piscine die XVII° 7.bris 1577. Idem marinus thomassittus q[ui] s.[upr]a Vic.[ariu]s

Parrocchus nota/Pro curate Ecclesia sanctj bartolomei venerabiles donnus nicolaus de ciofano(38) de Circulo./Pro curata ecclesia sactj sylvestri de troppigliano venerabiles dominus marinus thomassittj de Piscina: et pro eo substitus Venerabiles dominus terentus marchettj de Circulo/Pro curata ecclesia sanctj petrj de flimino: substituti dinnus francesco antonjj….donnus venerabiles donnus Salvator Berardocchj de Circulo/Pro curata ecclesia sanctj Viti de ozano venerabiles donnus Iacobus de Celano/parrocchianj Sancti bartolomei in primis tucti quelli di casa di berardocco/…de berardocco(mastro petro/Heredi di mastro santo/Don Salvatore/Giovan antonio/ludovico/fabio/Dionisio/…../di…./de berardocco/Ambrosio de petrj Iusto/Petrj cico/marsilio/Giovan vincenzo/Lucianio/Venantio/de petrj Justo/Renzo di fosco con fratelli/Renato er neputj/Cola de Cirpiano/Rosato/An… et fratelli/Toj de fosco/de fosco/marco di antonio di mastro Jacomo/Berardino de Jayosto et fratelli/Parrocchianj de Santo Stefano de patiano/…et Don Salvatgore/….thomasso capucitto/…./…../…./Bartolomeo de cappello/Heredi bartholomeo Ciccarato/Don nannj ciantellino fratelli et neputi/ructj de casa Calvacchio/tuctj de casa de rantj de calvacchio/Parrochianj sancti sylvestri/Omnes de casa cyophani/Donnus nicolaus/Petrj de cyopane/Giulio/messer Argutio/Giovan domenico/agustino/Giovanni/Domenico/micantonio/Berardino/Colanrdo/Giovanni/Cyophano/Lucarello/di Ciophano/Berardo de caruso/Sancto de Nov erllo/Petro de no vello/francesco de jacovaccio per casa sua madre/Cosmo d’amore/li figli di martino de amore/li figli de Cicco d’amore/li figli di msrino de amore/Adario de amore/Pasquale de amore/Cola de amore/ prospero de amore/Santo de amore/Pasquale de amore/Sylvestro de martellozzo/antonio de martellozzo/Sebastiano de martellozzo/Gentile de martellozzo/Cola Cicco de carusone/marco et luca de Carusone/Santo de carusone(Heredi de vangelista de carusone/Antonio de Colasanto/Gemello de Colasanto/Heredi du francesco di Cola Santo/Heredi de petyrj de Cola santo/Guivan Paulo de petrocco con fratelli/Gentile et neputj de varanelli/Berardino de petrocco/N……/Andrea de Petrocco/Cola de petrocco/Heredi de colangelo/Lorito de petrono/Jacomo de varanelli/Cosmo de varanello/rusiaglia de varanello con nepoti/….varanell/….de marchitto/….[Va]ranello/…de Colama[rt]ino della cyotta/Heredi de mariano della cyotta/Heredi de petro santo de ruscitto ( 39)/Petri et fratelli…e Jacomo de Tuccero/Joseppe de meo…… de pantano/tucti de casa de m[e]ogrosso/Tuctj de casa de messere/Heredi de Camillo de mascioro/Angelo de sebastiano et…g…paula/tucti de casa de Cypriano de Carusone/Meo d’angelone/Alexandro d’angelone/tuctj de casa d’angelone/Parrochianj de santo petri de flimini/Tuctj della casa de campomizzo/tuctj della casa de Jacobaccio/Messer Jacomo et tuctj della casa de mactheo/felice di Cammoritto/tuctj della casa d’amico de masciola/tuctj della casa de meo grossi/tuctj della casa della zanna/tuctj della casa di marino morello/Parrocchiani de santo vito d’ozano/tuctj de casa de mione/tuctjde casa de marchitto/Tuctj de casa de freza[…]”(40)

    e nel mese di settembre del 1579 fu inviata, dai massari e cittadini dell’università di Cerchio, al vescovo dei Marsi la seguente lettera:

“ Mem[oria] ( al margine destro è’ riportato il numero 10 n.d.r.) li massari, et altri homini eletti dell’università di [Cir]chio con ogni debbita riverenza espongono à V.[ostra] E[ccellenza] R.[everendissi]ma qualm.[en]te nel destritto di d[et]ta terra d[i] Circhio sono molte chiesie, qual sono state anticam.[en]te delli casali che in detto loco erano per che de[t]re chiese hando benefitio, tutte, quel[le] sono possedute senza haver cura, ò servitio al[c]uno contra L’ordine del sacro consiglio tre[dentino] et con grandissimo preiuditio del anime d[e] benefattori et ( è scritto sopra n.d.r. ) scandalo delli viventi. Però supplicano V.[ostra] E[ccellenza] R.[everensissi]ma voglia ,proveder à quest[i] inconvenienti come a Lei parerà, et secondo La forma di d[ic]to consiglio:li benefit[y] sono L’infrascritti quam deus 

S.[anc]to Vito curato

S.[anc]to Pietro di flimini simil[men]te curato//

S.[anc]te maria de ave[nutio]            benefici

S.[anc]to Laurentio                             semplici

S.[anc]ta Margarita

Die 25 [settem]bris 1579 p[rese]ntata p[er] mass.[ari]os T[er]ra circulj presentis” (è scritta, come è ovvio, da altra mano n.d.r.)

Note

  1. Ho già affrontato l’argomento nel mio :”Storia della Madonna delle Grazie in Cerchio(Aq) (documenti)”,  s.c.e. (ma De Cristofato Editore Roma) 1995 (ma 1996), dal tiolo: “ Il cinquecento a Cerchio”,pp.31-38.
  2. E’ l’attuale chiesa della Madonna delle Grazie che, nel corso dei secoli, purtroppo, insieme all’ex convento degli Agostiniani Scalzi ( ora sede del municipio, del museo civico, dell’abitazione del rettore della chiesa della Madonna delle Grazie e del bar “Bar’Attella”) ha dovuto subire l’ira del terremoto ultimo quello accaduto all’Aquila del 6 Aprile 2009). A seguito di questo terremoto l’intero complesso, escluso il bar “ Bar’Attella” e l’abitazione del parroco, è stato chiuso al pubblico. La chiesa della citata Madonna è stata riaperta al culto il 31 agosto 2012   mentr’invece i lavori del rifacimento del tetto dell’ex convento sono iniziati il 3 febbraio 2017 e, un anno dopo, il 1 settembre 2018, è stata riaperta al pubblico la sede comunale.
  3. La bolla di erezione della citata confraternita in   pergamena si conserva nell’Archivio della Diocesi dei Marsi  A/107: “ IO.[VAN] BAP[TIS]TA. Milanesius Dei et Ap[osto]lice sedis g[rati]a Ep[isco]pus Marsicanus./Dilectis nobis in C[ris]to Confratribus et Confraternitati S.[anct]e Marie gra[tia]rum In Corvalora[sic] de Circulo, salutem et in/ D[omi]ne benedictionem et Caritatem. Exhibita liquide nobis pro parte vestra petitio continebat,  q[ue] vos in terr.[itori]o/Circuli n[ost]r[e] Marsicane dioc[esis] in loco  ditto Corvarola ex.[tra] m[o]enia terre et Castri p.[redic]ti construxistis Eccl[es]iam, sub/vocabulo s[anc]te Marie gra[tia]rum de elemosine a Cri[st]i fidelibus ad id collatis. Et in eadem delliberastis consti/tuere, pro ut constituistis locum pro constitutione et congregatione vestre Confraternitatis. Velletis[que] di[ct]am/Eccl[es]iam et Confraternitatem admicti à Nobis sub nostra Eccl[es]ie Cathedralis  n[ost]re protectione, et dicte n[ost]re/cathedralis Ecc.[lesi]e S.[anc]te Sabine ese particiolari mensa entras et spirituales gra[tia]s à S.[an]ta Ro.[mana] Eccl[es]ia et su[m]mis Ponti=/ficibus concessas et multas, et in futurum ine ut gentas et concedendas. Nos igitur attendentes desiderium/affectionem et petitionem vestram esse piam et laudabilem, et volentes nobis ip[siu]is, ut par est, gr[ati]am facere/Vigore p[rese]ntium admictimus et acceptamus vos et Confraternitatem v[os]tram p.[redic]tam et de[ct]am Eccl[es]iam S.[anct]e Marie/Grat[iarum] in Corvarola ( è stato corretto n.d.r.) in burgo terre Circuli sub nostra et p.[redict]e Eccl[es]ie s.[anc]te Sabine Cathedralis nostre protectione;/et Eccl[es]ie v.[ost]re co[m]municamus omnes et singulas indulgentias et spirituales g[rati]as, sibi à s.[anc]ta Romana Eccl[es]ia/et s.[anc]ta sede Ap[osto]lica concessa et tributa et in futurum concendendas et tribuendas. In quor[um] Fidem/p[rese]ntes fieri fecimus, et manu n[ost]ra subscriptimus, ac n[ost]ri sigilli maioris muniri iussimus. Datum/in arce Avezzani, sub Anno à Nativitate D[omi]ni Mill.[esi]mo Quinq[uegesi]mo septuag.[esi]mo septimo ind.[itio]ne quinta Die vero/decima quarta mensis Decembris. Pontif.[icatus] D.[omi]ni in Cri[st]o p[at]ris et D.[ominus] N.[ostri] D[ominus] Gregory divina providentia/Pape decimi terty. Anno eius Sexto/Jo[vannes] bap:[tista] Ep.[iscop]us Marsican[us]/ Seb’ Grilli sec[retariu]s de m.to” Nel retro è riportato, a destra: “S.[an]ta Maria Corvalola/Circhio” più sotto, con scrittura recente, a matita :”105 A” e più sotto ancora, ad inchiostro nero, “Milanesius 1577”. A sinistra reca scritto con mano recente a matita: “A/107 “. Tale documento è mancante del citato sigillo maggiore.   Misura mm. 329×256. 
  4.  Museo Civico di Cerchio. Tale documento  pergamenaceo misura mm. 720×610 e presenta 5 pregevoli miniature a colori in altrettanti cerchi dorati. Tre sono poste in alto e raffigurano S. Sebastiano, il calice con l’ostia consacrata e S. Rocco (misurano mm. 90 all’esterno e  mm.75 all’interno); le altre due sono poste, in fondo, sotto i due citati santi, una a sinistra e l’altra a destra,  e raffigurano una San Bartolomeo e l’altra i Santi Giovanni e Paolo Martiri ( quindi già nella prima metà del ‘500 è attestato il culto dei futuri santi protettori di Cerchio (vedi Amiconi F.: “ Il Settecento cerchiese”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 68, Anno IX, 2006 ) entrambe le miniature misurano mm. 80 all’esterno e mm. 67 all’interno. Il citato documento è racchiuso da un artistico fregio florelale ed, il primo rigo, reca la seguente ed elegante scrittura dorata: “ In X[Cris]pi Nomine Amen”.
  5. Zanotti L.: ”Regesti Celestini”, Vol. VI, II,  riproduzione anastatica ARCHIVIA COLESTINORUM II, Deputazione Abruzzese di Storia Patria   Abbazia Benedettina Montecassino, L’Aquila nella sede della Deputazione 1996, GTA L’Aquila, 1999 p. 523.
  6. “ […]R.D. Petrus Capocittus de Circulo 1552; Rev[erendissi]mi D. Petri Janitelle ab Agellis, Episcopus S.[anc]ti Angeli de Lombardis ex Nepos Pronepos. Omnib[u Religionis officys exemplo perfunctis Mon.[aste]rio Gargan[io] Montis eo tempore perfiutur, quo R[verendissi]mus Card.[ona]lis de Monte Sipontine Metropoli pretera, qui in à Sun[m]o Deo, que in terris  sum[m]a sunt; sub nomine July iy assegneret, ob nota[m] humanitate[m] cu[m] Monastica disciplina, Regulariq[ue] observantia coniuncta, de[que] illius magna existimatione, no[n] minus lungo, quia domestico exemplo eductus, Abbatis G[ener]alis dignitate decorandu[m] imperitat[…]” Zanotti L. .” Regesti Celestini “, Vol. VI, I, op.cit., p. 160.   
  7. Pietro Capocitto il giovane fu eletto alla carica di abate generale dell’ordine dei Celestini il 30 aprile 1564, il 14 maggio 1570, il 13 maggio 1576 ed, infine, il 12 maggio 1582 : “[…]R.D. Petrus Capocittus de Circulo Sac:[re] Theol:[ogie] Mag:[iste]r electus p:[ri]mo die 30 Aprilis 1564[…]R.D. Mag:[iste]r Petrus de Circulo 2:do Die 14 May 1570[…]R.D. Mag[iste]r Petrus de Circulo electus 3° die 13 May 1576. Rome in Mon:[aste]rio S[anc]ti Euseby urbe de man:[da]to Gregory XIV congregate fuit g[e]n[era]le Cap[itulu]m[…]R.D. Mag[iste]r Petrus de Circulo electus 4:to die 12 May 1582[…]” in Zanotti L.: “ Regesti Celestini, Vol. VI, II op.cit.”,p. 524. Amiconi F.:” Homines Novi op.cit.”. Marinangeli G.:” I Celestini nella Marsica ” in AA.VV.:” Atti del Convegno: I Celestini in Abruzzo. Figure, luoghi, influssi religiosi cultuali e sociali”, edito in L’Aquila nel 1995. Vedi anche dello stesso autore e dallo stesso titolo in Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 28, Anno II, 1999.
  8. Capocitto P.:” Constitutiones Ordinis S. Benedicti sub reformatione S. Petri confessoris olim Coelestini Pape Quinti ab Illustriss.[i]mo et Reverendiss.[i]mo D. Cardinali de Aragona Protectore Ad praescriptum Regulae reformatae et auctae: arque a Reverendissimo D. Magistro  Petro Capocitto Circensi Abbate Generali compilatae, eiusque cura excussae, anno tertio sui tertij triennij, MDLXXIX. Rome Apud Heredes  Antonij Bladij Impressores Camerales. MDLXXIX”. Opera rarissima infatti ne esiste una sola copia in tutto il mondo ed è depositata presso la Biblioteca Alessandrina in Roma. Schedatura I.C.U. n. 2690. La seconda edizione fu data alle stampe, dopo la sua morte, nel 1590 in Bologna : “ Constitutiones Monachorum Ordinis Sancti Benedicti Congregationis Coelestinorum ab illustriss. Et Reverendis. D. Inico de Avalos Cardinali de Aragonia dictae congregationis Protectore, ad praescriptum regulae reformatae, at auctae, ac demum iusdem iussi faciliorem reformata redactae, et purgate, a Reverendiss. Domino Magistro Petro Capocitto Circensi Abbate compilatae et descriptae. Bononiae, Apud Io. Rossium MDXC. Le sopra riportate due opere si conservano, in fotocopia, nel Museo Civico di Cerchio.
  9. Il comune di Cerchio nel 1992, con apposita deliberazione di consiglio  comunale, insieme ad altri personaggi locali, ha intitolato al Nostro una strada. Amiconi F.:” Cerchio/sono state intitolate cinque nuove strade In onore di personalità locali Capocitto, Ciofano, D’Amore, Sabatini e Silone” Il Tempo, 15.2.1992. Amiconi F.:” Storia/Fu il riformatore cerchiese a difendere la Regola Pietro Capocitto e Celestino”, Il Tempo, 31.8.1994.
  10. La chiesa di S. Eusebio all’Esquilino ancora esistente a Roma in Piazza Vittorio Emanuele II- angolo  via  Carlo Alberto. L’attiguo monastero è stato trasformato in  Sede di Comando delle Guardie di P.S. relativi al “V Nucleo del Reparto Autonomo” e della “ Zona Telecomunicazioni per il Lazio del Raggruppamento di Roma”. Iezzi E.:” La Chiesa di S. Eusebio all’Esquilino Note Storico-Artistiche”, Roma, 1977, tip. F.lli Fonticoli e Biagetti, Roma.
  11. Più esattamente morì il 9 Febbraio 1587 come chiaramente si evince a pag.160 nell’annotazione elogiativa riportata dal citato Zanotti nel volume VI, I:”[…] Tande[m] Rome annu[m] agens quinquagesimum octavu[m], forma celebris, die elausit extrema[m] quinto idus Februarij anno 1587. Eius corpus novennio elapso a die obitus sui a Rev.[erendissi]mo D. Donato Lantona Tarentino ( cui Relig.[io]nis primidia in antea ille contulerunt) in Abb.[atia] S.[anc]ti Sp[irit]us, in Sacello pauli ante ab illo extructo,fuit reconditu[s] 17 Kal: February 1596.
  1. Come si può ben vedere nella sopra riportata nota 10 Pietro Capocitto il Giovane morì a Roma, all’età di 58 anni, il 5 Febbraio 1587.
  1. Tale sacro edifico andò distrutto a causa del sisma del 1706. Un vero peccato in quanto non possiamo ammirare più nè la cappella né la tomba entrambe da lui stesso fatte edificare.
  1. Muzio Febonio : “ Historia Marsorum op.cit.”. Amiconi F..” Pietro Capocitto abate generale dei Celestini stessa prestigiosa carica ricoperta da uno zio. Come li descrive il Febonio”, Il Tempo, 31.12.1986. Amiconi F. : ” Homines novi op.cit.”. Amiconi F.: ” I codici musicali di Cerchio op.cit.”, p.286.
  1. Eubel C.:” HIERARCHIA CATHOLICA/MEDII AEVI/SIVE SUMMORUM PONTIFICIUM, S.R.E. CARDINALIUM./ECCLESIARUM ANTISTITUM/SERIES/AB ABBO 1431 USQUE AD ANNUM 1503 PERDUCTA/E DOCUMENTIS TABULARII PRAESERTIM VATICANI/COLLECTA, DIGESTA, EDITA/PER/CONRADUM EUBEL, S. THEOL. DOCT./ORD. MIN. CONV. DEFINITOREM GENERALEM/OLIM APOSTOLICA APUD S. PETRUM DE URBE POENITENTIARUM/EDITIO ALTERA/MONASTERII MDCCCCXIV/SUMPTIBUS ET TYPUS LIBRARIAE REGENBERGIANAE”.
  1. Marinangeli G.:” Amico Agnifili Prelato ( 1398-1476)”, Bullettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, Annata LXXXXIX (1999)[CXI dell’intera collezione], L’Aquila, Tipografia G.T.E., 2001, p.14. Angelini E.:” Storia della Compagnia dello Spirito Santo di Luco dei Marsi (da un antico manoscritto dell’Archivio Parrocchiale)” – Omaggio ai Signori dello Spirito Santo, ciclostilato, s.d. (ma 1982, pag.35). 
  1. Zanotti L.:” Regesti Celestini”, IV, I, op.cit. 1995, pp.107-110.
  1. Marinageli G.:” Amico Agnifili prelato ( 1398-1476)”, Bullettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, Annata LXXXIX- (1999) [CXI dell’intera collezione] Tipografia G.T.E., 2001, pp. 5-30.
  1. Zanotti L. : ” Regesti Celestini”, vol. VI, I  1995 op.cit., p.160.
  1. Zanotti L. : “ Regesti Celestini”, vol. VI,I 1995 op.cit., p. 161.
  1. Amiconi F. : “ Homines Novi op.cit.”
  1. Zanotti L.: ” Regesti Celestini, vol. VI, I, 1995 op.cit., pp.160, 161,162, 163 e 164.
  1. “[…]Controriforma.[comp. di contro e Riforma].- Il movimento che va sotto il nome di C. si pone da un lato come moto riformatore all’interno della stessa Chiesa romana (Consilium  Ecclesia del 1537); dall’altro, come vasta e complessa azione della Chiesa cattolica, intesa a contenere il dilagare del Protenstantesimo. La restaurazione cattolica fu operata, soprattutto, del Concilio di Trento (1545-1563), che fissò definitivamente il dogma cattolico in tutti i punti che il protestantesimo aveva reso controversi; fu condannato, fra l’altro, il principio luterano della giustificazione per la sola fede, e si affermò la supremazia del pontefice sui Concili. Contribuirono all’opera  riformatrice l’istituzione dell’Indice dei libri proibiti e il moltiplicarsi dei nuovi ordini religiosi, fra i quali i Teatini, i Cappuccini, i Somaschi, i Barnabiti, gli Scolopi, ecc. In campo poltico, stettero dalla parte della Chiesa cattolica Carlo V e Filippo II: le guerre nate dalla C., e culminate in quella dei trent’anni (1618-1648), si conclusero con la pace di Vestfalia ( 1648) che decise le sorti religiose dell’Europa tracciando i confini fra le diverse confessioni. Nel campo intellettuale la C. potè contare su uomini di grande valore come il cardinale Bellarmino, e nel campo morale e sociale su santi come S. Carlo Borromeo e S. Ignazio di Loyola[…]” Nuova Enciclopedia, II, C- Ei, Editrice Italiana di cultura, op.cit., p. 959.
  2. Serramonacesca A..” Celestino V”, Japadre Editore, L’Aquila, Tipografia Labor, Sulmona, 1968.
  3. Archivio di Stato dell’Aquila- Atto Notar Porzio, 14 marzo 1585. Le statue dovevano rappresentare S. Pietro Celestino, S. Benedetto, S. Paolo, l’Annunziata, lo Spirito Santo e S. Agnese
  4. Papponetti G.:” Geminazioni della memoria: l’Ovidio di Hercole Ciofano” in AA.VV.:” Ovidio poeta della memoria”, Atti del Conegno Internazionale di Studi Sulmona, 19-21 ottobre 1989 a cura di Giuseppe Papponetti, Herder Editrice, Comitato Celebrazioni Ovidiane, 1991, Tipografia Labor di Sulmona, 1991, p. 167. 
  5. Amiconi F.: “ Hercole Ciofano ”, Marsica Domani, n. 6, 30.6.1988.
  6. San Francesco d’Assisi: “ Cantico di frate Sole”, in Michele dell’Aquila:  “ Poesia e letteratura Antologia di classici italiani “  vol. I – Dalle origini al Quattrocento, Quinta edizione, Angelo Signorelli Editore- Roma, Tipi della M. Danesi in Roma, 1978.
  7. Vedi la sopra riportata nota n. 26.
  8. Di questo personaggio purtroppo non sappiamo né la data di nascita né la data dei morte. Le uniche notizie in nostro possesso sono: Il 2 marzo 1579 compare come testimone nell’ atto di matrimonio fra “ Angelo de Santo de Novello” e “ Diana de santo de Berardocco” vedi Amiconi F.:” Gli atti di matrimonio (1567-1705) all’indomani del Concilio di Trento in un paese dell’entroterra abruzzese: Cerchio(AQ)”, Museo Civico di Cerchio, Quaderno n. 50, Anno III, 2000; il 23 giugno 1580 il notaio Giovan Tomasso Capocitto in Cerchio, presso la propria abitazione stipula, come notaio, il  testamento di don Giovanni Paolo Leoniti Porcarii di Avezzano ( figurano cone sottoscrittori i seguenti personaggi cerchiesi:  Giovan Domenico Ciofani regio giudice a contratti; don Salvatore Berardoccho; Alfonso Bartolomeo Cappelli; Matteo de missere; Blasio de Cola D’Amore; Mastro Pietro de Bradocho; Liberato di Domenico d’Andrea; Marino de Carusone; Giacomo Antonio Telasius; Marcho de Amore; Simeone pauli Jacobaty. Documento pergamenaceo (misura mm.275×305) conservato nell’ Archivio Diocesi dei Marsi Avezzano (vedi anche in Berardi M.R.: Una diocesi dei marsi op.cit.”); nell’atto di matrimonio del 26 maggio 1584 apprendiamo: “ Adi 26 d[e] magio 84 [è l’anno 1584 n.d.r.] Jo:[van] ber.[ardi]no d[e] cola scarzello d[e] ayello piglia p]er] sua ligitima moglie Alovisia de margarita senese serva gia d[e] N.[otar] Thomasso Capocitto con le debite solle[n]nità precedente secondo comanda il Sac[ro] Trid[entino] cons:[iglio] in facie ecc.[lesi]e circuli in p[rese]ntia delli infr[scritt]i Il mag.[gnifi]co m[essere] Piet[r]o varanello d[e] circhio And.[re]a caprino d[e] ayello N.[otar] Jo:[van] Thomasso capocitto d[e] circhio” (vedi sopra); in un altro atto di matrimonio del 17 febbraio 1585 apprendiamo: “ Adi 17 d[e] frebar[o] 1585 Alexandro d[e] mattheo piglia p[er] sua legitima sposa pauluccia nipote d[e] notar[o] Thomasso cappuccitto co[n] li debite solenità precedenti secondo Ordina il decreto del sacro consiglio Tredentino cioe facie ecc.[lesi]e in presentia…..Sotti Scritti testimony cioe Pietro dell’aquila d[e]l colle Cola d[e] Thomascio d[e] agello Carlo d[e] Santa yona habitante in Circhio” ( vedi sopra); Il 17 febbraio 1588 Giovan Tomasso Capocitto stipula un atto in Cerchio, presso la propria abitazione, in cui il reverendo Massimo Sapone, per parte del capitolo della chiesa di S. Cesidio di Trasacco e Giovanni Antonio Leone, massaro dell’università di Trasacco, chiedono, nell’interesse dei loro rappresentati, al notaio stipulante, il quale è conservatore dei protocolli del defunto notaio Bartholomaei di Avezzano, di rilasciare copia dell’instrumento con cui l’11 febbraio 1446 detto notaio stese in pubblica forma la sentenza, della medesima data, nella vertenza tra la Chiesa di S. Cesidio e quella di S.Maria di Luco e nella connessa lite sorta per confinazione tra le due università. I testimoni furono: don Berardino Campomizzi, don Luca d’Amore, don Alfonso Ruscitti (questi si firma sia con il cognome” Ruscitti” sia con il cognome “ De Rubeis”), Giovanni Antonio d’Amore dottore delle due leggi ed infine il notaio Giovanni Cappelli  ( in “ I fondi pergamenaceo e cartaceo dell’Archivio della collegiata di S. Cesidio di Trasacco” a cura di Alessandro Clementi, Maria Rita Berardi, Giorgio Mortelli, Evaristo Angeli. Deputazione Abruzzese di Storia Patria, L’Aquila 1984, Tipografia Labor s.n.c., Sulmona 1984, pp. 137-150 ); Il 19 aprile 1591 il notaio Giovanni de Cappellis stipula, in Cerchio, giudice Giovan Domenico di Ciofano, un atto attraverso il quale Giovan Tommaso Capocitti di Cerchio per estinguere un censo che aveva verso il Monastero di S. Angelo di Celano per ducati 273 di enfitale, assegna al detto Monastero alcune terre in Aielli e Cerchio ( Notizia gentilmente inviatami nel dicembre del 1983 da Mons. D. Antonino Chiaverini dove, in un’altra missiva sempre del dicembre 1983, tra l’altro precisava che tale documento si conservava in originale nel Monastero di Montecassino proveniente del Monastero dei Celestini di Sulmona).
  9. Di questo personaggio sappiamo solo che fu testimone nell’atto di matrimonio del 25 novembre 1584 tra “Jovan paulo de Piet.[r]o de Cipriano” e “ Maria figlia di piet.[r]o de Tuciero”. Amiconi F.:” Gli atti di matrimonio (1567-1705) all’indomani del Concilio di Trento  op.cit.”.
  10. Di questo personaggio sappiamo solo che fu testimone nell’atto di matrimonio del 29 novembre 1584 tra “ Juliano de Ant.[oni]o de campomizzo” e “ Antogna figlia de fabritii de berardocco”. Amiconi F.:” Gli atti di matrimonio (1567-1705) all’indomani del concilio di Trento op.cit.”.
  11. Di questo personaggio abbiamo solamente il proprio atto di matrimonio: “ Adi 9 d[e] 7bre 1590 Lo m.[agnifi]co m[essere] Mutio Capocetti piglia p[er] sua leg.[ittim]a  mogliere Jaco.va m.[ari]a silvia figlia del q[uonda]m Matteo de Varanello co[n] li debiti cerimony, Comanda Lo Sac.[ro] Con.[cilio] Tred:[entino] in facie ecc.[lesi]e et p[rese]nte li infra[s]c[rit]ti testimony Lo ven.[erabi]le R[evernd]o D.[on] Cola de Ciofano Gio:[van] Dom.[eni]co de Ciofano Ant.[oni]o de Camoritto et altri testimony”. Amiconi F.:” Gli atti dei matrimonio ( 1567-1705) all’indomani del Concilio di Trento op.cit.”.
  12. Jacomo Polonio (15..-1582).Di questo personaggio abbiamo qualche citazione in qualche atto di matrimonio e la copia seicentesca del suo testamento redatto nel mese di novembe 1578 dal Notaio Giovanni Cappelli ed aperto il 14 settembre 1582, dopo la sua morte, così come  il Nostro  aveva raccomandato ai  suoi eredi:“[…] presentibus/suprascripttis Judice et testi bus Alfonzo di cameritto Judice Regio il magnifico Argutio di ciofano, Don Andrea di pane et cascio (I), Don Berardino de campomizzo(II), don luca di amore, mastro francesco di amore, luca di marchitto, et Antonio di colasanto, civibus de circulo rogatis, qui con propria manibus se sub/scripserunt Intus vero in dei nomina amen anno domini 1578 die (III) mensis novembris septile Indictione in terra circuli ed in domo magnifici Domini Jacobi polonij eiusdem terre in burgi ipsius iuxta suos fines Regnante Philippo (IV) Considerando io Jacomo soprascritto essere per grazia de Idio sanio di mente et intelletto/ma infremo al presseten di corpo, et in questa fragile e caduca vita non essere più certa della morte, et cosa più incerta dell’hora della morte, et ricordandomi di quel detto della scrittura memento homo a cinis es et cines reverteris, e di quel altro si dice vi/gilate et orate qua nesc itis dies neque horam per questo ho fatto lo presente testamento inscriptis clauso et sigillato, il quale non voglio si debbia aprire et publicare se non di poi la morte mia, lo quale voglio che vaglia in tutto i modi et vie che di ragione si deve iuxta la/forma et pertinentia di esso et non se ne defalchi cosa alcuna, lo quale testamento inscriptis ho fatto scrivere a Notar Gio:[vanni] Cappelli di circhio subscritto di mia propria mano. In primis perché l’anima è più degna del corpo per questo la mia mando all’Onnipotente Iddio et/ad tutta la corte del cielo, li quali pregho vogliano per loro bontà e misericordia collocarla all’altri biasi quando passano da questa fragile vita, Item lasso che lo corpo mio sia purtato nudo solo con un linzolo avolto alla venerabile ecclesia di Santa Maria dentro la terra et fa[…]/sia seppellito dentro una cascia, et l’offitio funerale se facci ad arbitrio di Lucretia mia moglie, et delli infrascitti exequtori, et in detto giorno si distribuisca una soma (V) di grano in tanto pano ai poveri, item che ogni anno al giorno della morte si facci un offitio/de morti con li preti di circhio, con la distribuzione di coppe sei di grano in tanto pano a poveri in perpetuo; Item lasso alla soprascritta Ecclesia di Santa maria dentro la terra li frutti di ducati sette e mezzo che tiene a cenzo di Sebastiano a reparatio di essa Ecclesia et non ad altro uso/et si gli consegni poi la morte mia con la caut[el]a et rescodendosi detto censo se ne compri da poveri una intrata viva di cose stabili et li frutti dadino per lo medesimo uso, et lo presente non si minuisca mai, Item lasso alla compagnia del Santissimo Sacramento (VI) dentro li frutti di ducati/trenta et mezzo cio e ducati quindici e mesi tiene pacifico di pacifico di gagliano, et ducati quindici che tiene cola di talone et neputi per uso delli lumi di esso Santissimo Sacramento dentro la terra non per alio uso et rescodendosi se ne compri per li procuratori una 2 e […]/traianina in cose stabile al medesimo uso, quali[…]pro tempore per carità ogni mese facciamo dire una messa de morti all’altare della Natività (VII) fatto per esso testatore Item lasso all’hospedale di detta terra li frutti di ducati sette che tiene a cenzo ferrante pincarello e neputi per reparatione di detto hospitale, et rescondendosi item lasso alla compagnia di Santa Maria della grazia (VIII)pro la terra uno pezzo di terra a Santa Anestasia (IX)confino Santo Pietro del monte, et/la via et li frutti si distribuiscano quiolib anno alla ricolta per li poveri (X) pro tempore subito a beneficitio et aug.[umen]to di dicta Ecclesia Item lasso a Santo Bartolomeo uno ducato quale subito si metta a reparatione di dicta Ecclesia Item lasso alla opra pia di circhio li frutti di ducati vintisette che tengono Lo/dovico de brardoccho con li figli di marsilio suo fratello, et rescodendoseli si fa[…] di sopra quali frutti vadano sempre a benefitio publico li quali frutti men[tre] lucretia mia moglie serra viva et manuterra l’habito viduale siano soi, e se gli piglia […]uto della vita sua, et che li massari (XI) pro tempore per carita[…]/dita abbiano a cantare una messa de morti a detto altare et cappella della natività fatta per esso testatore. Item che la detta compagnia della fraternità ut supra medesimamente per carita al tempo che piglia li frutti dicta terra facciano celebrare uno offitio di preti et sacerdoti di circhio dicta cappella cantare la messa de morti Item/che la dicta cappella della natività si finisca di quanto serra necessa[rio] ecceto che il calice, quale si trova in potere delli sacerdoti di dicta ecclesia Item lasso alla detta cappella li frutti di docati centocinquanta quale stando a censo in potere di Don Berardino e suo fratello di campomizzo, et ducati cinquan/ta in potere del’heredi di Cristofano d’andrea, et ducati cinquanta in potere dell’heredi di Mario di messere et Agostina sua madre, li quali si distribuiscano a li tre sacerdoti benefitiati in detta ecclesia di Santa maria dentro di circhio la terza parte per ciascaduno, et così succedendo in perpetuo, et rescodendosi et/in tutto o in parte si mettano in tanti stabili como di sopra e li frutti predetti vadano a loro benefitio per terza parte como di sopra secondo che dalle pre[…] cessando rescossi, et che li detti sacerdoti per carita debiano ogni settimana dire per ciascaduno di loro una messa di Venardi della quale messe ne sia una cantata ogni mese, li quali frutti se gli consegnino subito […] la morte mia, et mancando alcuno di esti sacerdoti li frutti tornino all’infrascritti eredi, quali in detto loco possino esigere uno altro a loro volonta Item lasso li frutti et censo di docati cin/quanta cioè di ducati vinticinque che tiene marco di amore et sabati[no] masciola suo genero et ducati vinticinque che tiene in parte in magior summa Io[van] paulo et lorito di pellegrino che si diano ducati quattro, a zitella, o, vidove (XII) che ne[…] et bisognose per loro dote, la quale elezzione et distribuzione si facci ogni/anno per li sopradescritti sacerdoti benefitiati in dicta ecclesia di santa maria dentro circhio, et rescodendosi detti cenzi se ne compri una intrata viva di cose stabile, et si distribuisca como di sopra quali censi et frutti mentre che lucretia mia moglie serra viva, et manutenga l’abito viduale[…]/tona et usufruiscano et ne facci quel tanto che a lei piacerra Item lasso una annata di detti censi di ducati cinquanta per ciascheduna delle figlie femine del quondam palma mia nepote et moglie di salvatore di amore, un’altra annata alla figlia femina di benedetta della zanna con[…]/una una delle figlie femine di Angeluccio di guerrino, et doi annate ad Angelica mia nepote figlia della quondam Lucretia mia figlia naturale per le loro dote secondo si avrando maturando et no[…] maritando non si […]/no che, et questo si intenda senza preiuditio che mia moglie di dicti fru[tti] […] di sopra in vita sua, Item lasso alla dicta Angelica quanto si maritaria due trenta detale et che si possa stare sia tanto vivere con detta mia moglie con quanto gli sarra necessario per la vita sua et morendo senza […]/o, ne so che si rimaritasse subito medesimamente victo et vestito in car[…]elli infrascritti done gli piacerra che uno di essi et ogni uno di dicti heredi gli proveda della rata gli compete secondo la sua qualità et lo medesimo si facci maritandosi restando vidua il che Idio non voglia, Item lasso a Dominica mia serva trenta ducati dotale, et che se ne possi desponere a suo piac[imento] ancora che non si maritasse, che gli si dia anco lo canestro come corre a Cerchio(XIII), et non si maritando possi stare in casa tanto in vita como poi la morte di mia moglie et l’herede infrascritti li prevedono di vitto et vestiti secondo lo grado suo et/Item lasso anco li dieci ducati che tiene a cenzo floriano di calvacchio[…]li censi vadino a lei et suo uso et benefitio, Item lasso a Jo[van] paulo di Sebastiano mio nepote li sette ducati et mezzi che tiene a cenzo con antonio suo zio insieme con tutti li cenzi e frutti che non ha pagati et che ne ha pagati/altro se gli relazzi Item lasso a Pietro di marchitto li venti ducati che tiene [ a cen]zo, et tanto li vinti ducati como li cenzi et non ne sia molestato, Item lasso a Jacomo Antonio nepote tutti li libri miei (XIV) con doi vestiti delli miei ad elusione sua Item lasso a detto Jacomo Antonio Jo[van] et Silvio soi fratelli et mei nepoti figli della quondam Lucretia/mia figlia naturale la casa nel burgo che fu di meo di petracco confino […]ico et cola martino della zanna quale mentre mia moglie serra viva, et tenga l’habito viduale se la possa fruttare lei, Item lasso ancora la terra sopra la strada a santo vito, fino le case di essa ecclesia (XV) e le case di Desiderio loro padre Item lasso/dicta la cannavina posta al ponte (XVI) di san vito confino la via, dicta ecclesia […]de Angeluccio et  Ar. Berlino d’amicone fratelli una casa di vigna alla costa di ozano da piede confino la via l’ecclesia di Santa Trinita (XVII) et me Testatre d’alato et […]po questa ecclesia di santa Trinita, et le case di Don Cola di ciofano, et neputi la quale/casa di vigna dicta mia moglie la possa fruttare in vita sua et mes[…]arra l’habito viduale Item lasso a tutti li neputi miei mascoli figlioli delle mie sorelle carnale al tempo della morte mia una mia barzetta con lo suo vela per ciascheduno et alle figliole femine mie nepote carnale e figliole delle mie sorelle uno pari de/maniche per ciascheduna di panno azori bono medesimamente al tempo della [morte] mia, Item lasso a Jo[van] paulo sopradicto mio nepote il pesilo della casa dentro la terra confino Pietro di guerrino […]sopra lo collano di esso Testatore per di sotto et che mentre mia moglie serra viva e manuterra l’habito viduale sela possa tenere. Item lasso/alla soprascritta Angelica mia nepote la terra detta la cannavina avanti la […] di santo vito fino la via Matteo di presutto et l’herede di paulino Item lasso che la detta Lucretia mia moglie mentre serra vita et manterra l’habito viduale sia padrona et usufruttuaria di tutti li beni miei mobili e stabili presenti e fu/turi et tenghi la casa operta come s’io vivesse facendo et dispo[nendo] di detti frutti come meglio gli piacerra,et, si possa tenere una o doi oneste e di bona vita per bisogno et giusto della vita sua tanto mentre che Dominica sopra sarra in casa se si maritasse, o, se tornasse in casa sua et che […]/gli si dia la faozità di fare altrimenti inventario di detti beni e stabilire […] et gli infrascritti ogni anno per ciascaduno li diano dieci some di legna mentre serra viva et manterra l’habito viduale et questo ad ogni richiesta di essa lucretia, et quello che mancasse caschi dalla parte sua di detta heredità, Item/partendosi detta lucretia di casa, o, volendosi rimaritare […] ristituisca la dote sua con quello di pù secondo li capitoli matrimoniali quali stando in potere suo, et che le […]ine cumprate delli denari della dote sua et che le causale dicino in faccia sua alle heredi infrascritte restino et li/denari che selli hanno a restituire frando(?) a cinemati(?) a più persone […]mo appare a libro di censi, et cau[te]le sie cassa una parte et parte a riscotere come appare a detto libro, et questo ad elezione di essa Lucretia di quelli denari che si vorra pigliare accensuari in sino alla summa di quello/dicte herede di dicta dote per essere più summa di censi, Item che ancora partendosi di casa o volendosi rimaritare non gli siano viste ne aperte le cascie sue, ma sella possa portare como si trovano, Item pregho quanto posso la dicta mia moglie che resti contenta delli denari quale dote […]/como è detto di sopra et lassi le portioni all’infrascritti heredi di tutti l’altri miei beni mobili e stabili presenti e futuri, Jo[van] paulo di Sebastiano mio nepote per la quarta parte et che della quarta parte ne dia restanti ducati […]/figli tanto mascoli come femine […]rata della quondam palma sua sorella […]/ moliera gia di salvatore d’amore, et morendo tanto esso Jo[van] paulo como alcuni di detti figli senza figli legittimi […] l’uno all’altro, Item lasso un’altra quarta parte heredi Dionisio de amore mio nepote et figlio de/quondam Sabella mia sorella et che di detta quarta parte ne dia a[…] et pubilia sue sorelle et mie neputi vinti ducati cio è ducati dieci per ciascaduna et morendo alcuni di essi senza figli succedano como di sopra; Item per l’altra quarta parte lasso heredi Jo[vanni] filippo Aluisio […]/et jo[van] Antonio mei nipoti et figli della quondam Lurita mia sorella, et che ne diano ad Antognia et Jovanna loro sorelle et mie neputi vinti ducati cioè ducati dieci per ciascaduna et succedano como di sopra […]/altra quarta parte lasso heredi Maria (Ilaria?), Antonella et Dominica mie nepoti et figliole del quondam Marco di ciofano et Dionisia mia sorella et morendo alcuna di loro senza figli […] et succedano como di sopra et che detti heredi non debbiano dare mai fac[…]/Lucretia mia moglie mentre sarra in casa o con l’habito viduale et che serra viva et se alcuno gli desse fastidio ipso facto se intendano privati della successione et sia devoluta ad essa Lucretia mia moglie […] che tanti delli predetti figli mascoli et femine […]/prima gna alla detta palma et Pubilia Antog[na] mei neputi per li lassiti soprascritti non siano tenuti et obligati a contribuzione alcuna che si tiene in questo testamento ma che gli si diano liberi da ogni peso et [con]tributione, Item lasso […][fabio]/del pezzo mio sig.[nore] la dicta lucretia mia moglie […]er manterra l’habito viduale Aluisio di ciofano et Dionitio de amore mei neputi […]auta di vendie alienare mobili et stabili a loro arbitrio per exqutione del pressene Testamento […]/alcuno dalli heredi caschino dalle loro parte et se altri […] Ha mia moglie, Item che  nascendo alcuna differentia tanto tra li sopraddetti heredi gna tali legatarij et altri che pretendessero alcuna […]one di gna si tiene nel presente Testamento debbiano […]/[…] di essi debbia che ripetendesse interessi ricorrere […] fabio del pezzo soprascritto exqutore, et aegetare del sano Fide di detto s.ti et de quello non sed amare ne appellare altrimente tanto quanto fo[…]lege scritta, et quello che non quietasse di dicto […] et in[…]/se ne volesse resentire ipso facto si decada dal legato […] della ereditate vero d’altro che a pretendessero pregando quanto non posso detta ecclesia Sancti fabio piglia questo peso per l’affettione che se[…]gli o portata, Item lasso che nel presente Testamento se ne faccino […]/autentiche in forma probante in carta bergamena à[…] ereditate una delle quali se ne dia alli procuratori del santissimo sacramento et si servi per sempre nella loro cascia dove si conservano l’altro loro scritture et altro spettante a detta […] l’oglia si dia […]/alli detti sacerdoti e benefitiati all’ecclesia dentro […] et che la servino medesimamente con l’altri cosa di dicta ecclesia et l’altri si dia a […] lucretia mia moglie mentre sarra viva et manterra l’habito viduale poi la distribuisce alli […] heredi […]/et uno delli predetti sia tenuto mostrarla a quello che gli la dimu[…]arra et la possa vedere, et che se ne possa pigliare unico copia,  et questo dico essere la mia ultima volunta et ultimo testamento inscriptis lo quale voglio che vaglia per ragioni […]/di […] non valesse voglio che vaglia per ragione di codicillo et se […]ione di codicillo non valesse voglio che vaglia per ragione di donatione ca vorra, et se per ragione di donantione ca[…]rtij non valesse voglio che vaglia per qualsivoglia altra ragione et firma[…]/mia ultima volonta lassando da nro tutti altri testamenti […] ultime volonta ch’io avesse per prima fatte in qualsivoglia modi. Ego Jac.[umu]s polonii qui supra testator affirmo et approbo omnia […] in dicto testamento inscritto et in fide […] propria/sub scritti die et anno ut supra in principio ipsius testimoni Quo[…] testamento aperto per me Jacos N[otarius] ac letto et publicato prefata m.[adonn]a lucretia et non […] altri coniuncti Nos Jacos Judicis me N[otarius] et Testes rescriverunt et rogaverunt […]de […]/[…] deberem publ[icus] Testamento unus seu plura et que et q[ue] fuerint oportune, et si ex qualibus legato opurteret fieri pub[lico] instrum[ento], at ad ipso […] et singlor[um] quor[um] et […] interest et poterit in futuri quem […] certitudinem et […]/est presentis mei predicti N[otarius] sum sub fionibus suprascriptur[am] dictam iudicen et testius per scripsi et publicavi […] Joannes de cappellij publicus et Notarius que propria [manu] [in]terfui ips[…] test[…] in hanc publicam formam redactam per me N[otarius] Joan di [cappellij] meo solito et pertinenti signo quo in aliis publicus scrpturis ut […] signavi/ ( vi è disegnato il proprio tabellione n.d.a.)/Ego yoanes Dominicus Ciofani qui supra judice regius in terfui et me/Io Jo[an] Mar[ino] d’Amore di circhio sono testimone alla apertura come di sopra et me/Io Dominico varanello di Circhio fui testimonio alla aperturta a quanto ut sopra e me/( più sotto n.d.a.)Ego Notarius Joannes Feu[…] inde non que valere ad sopradictum testamentum/[…] pro eius mortem a predicto adi […]/Ego dominus Berardinus qui supra testis predictis interfui et me/Ego dominus luca de amo[re] supra testim[onis] predicits et interfui et me/Io francesco de cola petruccio d’amore fui presente alla clausura et apertura como di sopra et me suscrissi/Bartolomeo Petroccho sop.[radet]to fui presente all’apertura del soprascritto testamento e per questo in fede della verità ne son sottoscritto/ ( Con diversa altra mano sta annotato: “Adi 22 februarii 1628 conditib[us] per di Santus Pantano proc./con. Ne lamandi copia” n.d.a.) (sul retro  del documento pergamenaceo, sta riportato: “ Celani ca.tus fuit per p. res con pentes per […]potestan.re rela[ta] di copia et rem  orig[ina]le […]gie […] may 1626” n.d.a.).   Da come chiaramente si evince il Nostro fu un notevole personaggio amante sia dell’arte che del prossimo (XVIII).

Note

  1. Don Andrea Panecasio muore a Cerchio il 2 novembre 1627 (Fondo D, BD-113-1832-46-Archivio Diocesi dei Marsi Avezzano).
  2. Don Berardino Campomizzi muore a Cerchio il 19 ottobre 1616. Vedi nota n.1.
  3. Nel documento pergamenaceo ( mm. 600x 475),conservato nel Museo Civico di Cerchio(AQ), non si legge bene la data del giorno.
  4. E’ Filippo II re di Spagna. Fu anche re di Milano, di Napoli e Sicilia e re dei Paesi Bassi ( 1527-1598).
  5. Misura di aridi equivalente a 12 coppe. Vedi Amiconi F.:” I conti di Santa Maria delle Grazie” di Corvarola e della Chiesa di Santa Maria di Piede Ponte” di Cerchio (AQ) (secc. XVI-CVIII)”,s.c.e. (ma Mcm Carsoli) s.d.( ma 2006).
  6. Nel Museo Civico di Cerchio esiste una bellissima pergamena miniata dell’erezione dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento del 1542.
  7. E’ la pala d’altare collocata nel locale Museo Civico opera di un certo pittore Marcus Antonius infatti così si firma: “MARCUS ANTONIUS PNGEBAT”, 1571 ( misura cm. 220 X cm. 161). La foto di tale dipinto è riprodotta nella copertina del mio : “ I conti della “Fraterna di Santa Maria delle Grazie” di Corvarola e della “Chiesa di Santa Maria di Piede Ponte” di Cerchio (AQ) (sec. XVI-XVIII)”, s.c.e. ( ma Stampa MCM, Carsoli) s.d. ( ma 2006).
  8.  Nell’archivio della Diocesi dei Marsi in Avezzano esiste la bolla dell’erezione di tale confraternita del 14 dicembre 1577.
  9. Chiesa già nota nel 818 d.C. Vedi.
  10. “ a lla r’ccota d’ ji pover’ “ ( Alla raccolta dei poveri) ancora oggi di usa dire a Cerchio in senso satirico, cioè alla raccolta che non avverrà mai mentr’invece, da come si evince dal nostro documento era un uso ben preciso e, come in questo caso, codificato in un testamento.
  11. Sindaci.
  12. Interessante questa istituzione di dotare con 4 ducati una zitella o vedova per l’imminente matrimonio.
  13. Antica consuetudine cerchiese. Vedi anche Ugo Speranza: “ Le fonti notarili della Marsica”, pagg. 480-481-483, di “Bullettinio della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, Annate LX-LXII=1970-1972, XCI-XCIII dell’intera collezione.
  14. Peccato non riuscire a capire l’entità di tale biblioteca.
  15. L’antica medievale chiesa di San Vito in Ozano, località posta a sud dell’attuale paese di Cerchio dove nei suoi pressi esiste ancora l’antico abbeveratoio la di cui foto è stata riprodotta nel quarto di copertina del mio : “ Parasitt’ Il brigante che morì due volte”, Edizioni Kirke, Cerchio – Avezzano, 2015. 
  16. Al momento non sappiamo dove fosse ubicato.
  17. E’ la prima volta, fino ad ora, che viene citata in documenti ufficiali, una chiesa sotto il titolo della Santissima Trinità. Attualmente alla Sacra Triade viene solennemente tributato, dall’intera popolazione di Cerchio, uno speciale culto ancora oggi  infatti, la “compagnia della Santissima Trinità” di Cerchio va, in sentito pellegrinaggio, alla volta del santuario di Vallepietra. Nella parte nord dell’attuale territorio del comune di Cerchio sin dagli inizi degli anni ’50 del passato secolo, un giovane del luogo, Rocco Paneccasio, eresse una piccola edicola costruita con le proprie mani in onore della Sacra Triade e durane il sindacato di Nazzareno Fidanza ( 1988-1997) fu costruita, sempre in onore delle Santissima Trinità un’acconcia chiesetta e, nei suoi pressi, le varie amministrazioni comunali che si sono succedute ( Gianfranco Tedeschi e Renzo D’Amore) hanno creato una zona attrezzata munendola anche di chalets in legno aperta a tutti gestita dalla locale sezione alpina.
  18. Amiconi F.:” Usi e costumi funebri a Cerchio nella seconda metà del ‘500”, Marsica Domani, n. 7/93, 30.9.1993.
  1. Melchiorre A.:” La Diocesi dei Marsi dopo il concilio di Trento”, Bullettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, Annata LXXV (1985), Tipografia LABOR s.n.c., Sulmona, 1986, p. 268. 
  2. E’ il vescovo  Monsignor Giovan Battista Milanese che resse la diocesi dei Marsi dal 1562 al 1578.
  3. E’ stato tradotto dal latino in italiano dal prof .Pietro Maccallini.
  4. Il parroco don Nicola Ciofano morì intorno al 1593:”[…]il beneficio di S. Stefano Vaca per la morte di D.[on] Cola di Ciofano il quale morse da trentasei anni circa […]”. Archivio della Diocesi dei Marsi C-5/131.
  5. De ruscitto è la traduzione del cognome latino de Rubeis.
  6. Da come chiaramente si evince è un documento importantissimo per la conoscenza dei cognomi cerchiesi in voga nel 1577.
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