Macerine, muri a secco



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Quando si andava a lavorare, nelle nostre campagne e nei nostri boschi, per raggiungere un determinato terreno, o il bosco; per arare, seminare, mietere, falciare, ricacciare, pascolare, tagliare piante e fare carbone, si passava lungo le vie di campagna e le mulattiere, dette strade vicinali, strade soggette a servitù pubblica.

In un documento del 30 luglio 1903 a firma del Perito-agronomo, Paolino Vitale, per  mandato ricevuto dall’allora Sindaco di Opi, sono riportate 17 strade (vie).

In questo documento sono riportate i nomi delle strade la lunghezza e la larghezza ed alcune di esse, pur essendo soggette a transito di tutti i cittadini, erano in parte occupate da alcuni proprietari confinanti e ne riportiamo un esempio: strada Fonte Carnevale, lunghezza m.958,60, larghezza m.3,00, occupazione in detta strada: Dorotea Rossi mq.510,30-Giusto Liso mq.15,-Rosario mq.90,00-Baldassarre UJrsitti mq.85,50-Serafino Ursitti mq.124,50 e ancora Rosario mq.195,00.

Un altro documento di qualche periodo più tardi, tra le strade vicinali ne riporta 27   (vie), dieci in più del documento innanzi citato, quindi furono aggiunte altre strade (vie) vicinali.

Ne riportiamo un esempio: strada che allaccia-strada Nazionale Marsicana, Rena bianca, Agliettature e Vallone dell’orso.

In un altro documento del Comune di Opi in data 31 dicembre 1963, voluto dal Provveditorato Regionale alla OO.PP. di L’Aquila tra le strade vicinali esistenti alla data del 31 dicembre 1963 ne riporta 16, quelle più transitate a quella data.

A suo tempo si riteneva doveroso una corretta manutenzione delle strade vicinali, oggi tutto questo è passato di moda in quanto la campagna e la montagna sono state da noi abbandonate.

Quelle vie erano ”I TRATTURELLI” che univano i vari “QUARTI” luoghi del territorio del nostro Comune, erano le vie delle ”CAPANNE” che i nostri nonni e i nostri padri che attraversavano ogni giorno per recarsi nei vari appezzamenti di terreno, di loro proprietà ed anche in quelli  demaniali i così detti terreni occupati, facevano tutto questo per portare a casa dalla propria famiglia, a quel tempo numerosa, un pezzo di pane.

Per non parlare delle mulattiere, vie che percorrevano, ogni giorno nostri boscaioli, carbonai e mulattieri, nei luoghi di taglio e ricaccio del materiale legnoso.

In sostanza erano e sono, anche se non più utilizzate delle piste di interesse” AGRO-SILVO-PASTORALE economia povera che dava da vivere ai nostri nonni e ai nostri padri.

Queste vie di campagna in più punti erano arricchite da muri a secco che delimitavano il tracciato, ora queste “MACERINE” sono quasi totalmente dirute ed abbandonate a se stesse.

Quella economia ha dato da mangiare a oltre 1000 persone, almeno fino agli inizi del 1900, Opi contava 1100 presone residenti, poi con l’emigrazione, che a dire il vero, c’era già stata e mi riferisco alla emigrazione oltre Oceano, poi con la prima guerra Mondiale, il terremoto della Marsica e anche con la seconda guerra mondiale, tutto  crollò di botto e riprese l’emigrazione, non solo oltre oceano, ma negli anni del dopo guerra, e stiamo parlando degli anni 1950 in poi con l’abbandono della economia agro-silvo-pastorale, ebbe inizio l’emigrazione oltre Alpi e contemporaneamente l’emigrazione Australiana.

A questo punto, ma mi rendo conto che è troppo tardi, ribadire che una corretta manutenzione della vie esistenti sia auspicabile; non solo per favorire le attività tradizionale, ancora esistenti, ma anche per facilitare le attività di controllo del territorio, e oggi incentivare l’attività turistica, e da ultimo per favorire e rendere più efficienti le attività di soccorso.

Tutto questo per maggiore controllo e prevenzione anche per quel che riguarda gli incendi boschivi, discariche abusive o il bracconaggio.

Voglio ricordare che le “MACERINE” indicavano bene il tracciato da seguire per ogni evenienza.

E da ultimo mi piace segnalare che alcune faggete vetuste, della nostra Val Fondillo e di altre parti del Parco sono state riconosciute patrimonio dell’umanità, e  che i turisti ammessi possono servirsi di queste vie per raggiungerle, lasciando a valle i mezzi meccanici.