La Marsica di Tommaso Brogi (1900) – Ultima Parte



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Jacovella , donna nata da stirpe nobilissima e di mente elevata , passò una vita di vicende che potrebbero formare un romanzo . Orfana , unica erede della sua casata , fu portata via da casa sua ancora fanciulla . Vide prigionieri e sparire due suoi zii carnali , vide rubare dai Colonna il suo favoloso patrimonio , di cui era l’unica erede . Crebbe in casa sua come una estranea : fu istigata  a sposare addirittura un Colonna ( matrimonio che non ci fu mai ) . Fuggì da quella casa di nascosto ed andò raminga , soffrendo molto e per tanto tempo nel cercare di recuperare i suoi beni .  Ci riuscì con tutti i modi possibili , con la smodata ambizione di comandare ed essere ubbidita e creandosi molti nemici . Gli ultimi anni della sua vita furono amareggiati dal rapporto con suo figlio Roggiero : la ribellione e la perversità di costui causarono a sua madre Jacovella indicibili sofferenze e a sé stesso un ammasso di miserie ed una triste fine della sua famiglia con la perdita per sempre del feudo di Celano .

Roggierotto ( o Roggierone ) andò in Francia . Tornò quando i Baroni si ribellarono a Ferdinando I° ( anno 1485) : offrì il suo aiuto al papa Innocenzo III° che si schierò con i Baroni del Regno . Si unì a Fabrizio Colonna e potè rientrare a Celano e poi allontanarsene per sempre dopo la caduta del Colonna ,in favore degli Orsini . Era già  morto Antonio Piccolomini nel 1493 e gli era succeduto suo figlio Alfonso : Ruggerotto si recò a L’Aquila e fece testamento in favore di questa città . Nei pressi di Pratola Peligna si incontrò con Alfonso , con il quale ci fu una lite : essi tirarono fuori le spade e Ruggierotto fu colpito in fronte ed al petto ; così ferito , fu ucciso dal ronconiere duca Marino .

Roggierotto ebbe un figlio di nome Lionello . Con lui finì nella Marsica la signoria dei Berardi , famiglia sorta al tempo dei franco-germani , conosciuta come Gran Conti dei Marsi . Era ridotta a poca cosa al tempo dei Normanni , come Contea di Albe e di Celano ; riacquistò l’antico splendore con il Conte Pietro e negli ultimi anni di dominazione sveva fu spogliata di tutti i suoi possedimenti . Con gli Angioini , un loro discendente riacquistò il Contado di Celano , e la Casata fu di nuovo importante .

Il primo periodo della Casata è sotto i franco-germani , dal 930 al 1142 .

Il secondo periodo va dal 1142 al 1222 sotto i normanni e gli svevi e

Il terzo periodo  è considerato  fra gli anni 1270 ( o 1285 ) fino al 1500  , sotto gli Angioini e gli Aragonesi .

ANTONIO PICCOLOMINI .  –Il cognome era dapprima Tedeschini , da famiglia di Siena . Suo padre , di nome Nanni  , aveva sposato una Piccolomini ; era stato adottato come nipote , insieme con i suoi figli , da Cardinale Enea Silvio Piccolomini , suo cognato , a condizione che prendessero il suo cognome .

Silvio Piccolomini divenne poi papa , con il nome di Pio II° .

Antonio , bello di fisico , robusto di corpo e di non comune ingegno , si diede al “ mestiere delle armi” divenendo perfetto cavaliere e capitano . Il re Ferdinando , come ricompensa del servizio prestato nei suoi confronri , gli diede in moglie sua figlia Maria , nel 1461 , con in dote il Ducato d’Amalfi ( si formò dunque nella casata Piccolomini il ramo dei duchi di Amalfi ) .Il Contado di Celano gli fu concesso nell’anno 1464 , con tutti i seguenti castelli e terre : Celano , Agello , Santa Eugenia ( Santo Jona) , Paterno , San Pelilo ; Ovindoli , Robori , Cerchio , Colle Armenio , Pescina , Città Marsicana ( distrutta = San Benedetto ) , Vener , Castel Vivo ( distrutto ) , Ortucchio , Arciprete col piano di San Rufino , Luco con il diritto di pesca, Bisegna , Aschio , Speron d’asino , Cucullo , Lido , Baronia Sublaco , Castel Gagliardo ; Castel Vecchio , Secenari ; Castel d’Ilerio , Gordiano Siculo ….

La Baronia di Balsorano …- Antonio ebbe la carica di Gran Giustiziere e di gran Governatore dell’Abruzzo .

Nel 1484 ebbe il Privilegio di servirsi del cognome e dello stemma degli Aragona , in qualsiasi scrittura .

Per Celano  ebbe una predilezione speciale : ingrandì il Castello , lo abbellì e gli fece fare delle opere di fortificazione più adatte al suo tempo . Da Allora cominciò a chiamarsi Castello Piccolomini : si erge sopra una collina , turrito , merlato , con forme grandiose e gagliarde , inaccessibile da ogni lato : All’interno ci sono tracce di decorazioni sfarzose negli ampi saloni , comode per abitarci , come fecero i Piccolomini .

Ad Ortucchio Antonio fece demolire il vecchio Castello e ne fece costruire un altro sopra di esso , modello di architettura militare . Restò vedovo della moglie Maria , dalla quale aveva avuto tre figlie : Vittoria , Isabella e Maria .  Dalla seconda moglie , Maria di marino Marzano principe di Rossano , ebbe quattro maschi , il primogenito Alfonso , Giovan Battista , Francesco e Federico e due femmine Leonora e Giovanna .

Morì nel 1493.

ALFONSO PICCOLOMINI :—-   Fu il successore di suo padre in tutti i beni del feudo . Nei suoi anni le milizie regie occuparono la Marsica , contro i Francesi . Alfonso restò fedele agli Aragona . Sposò Giovanna D’Aragona , marchesa di Gerace . Morì lasciando vedova sua moglie , incinta di un maschio , Alfonso II° .

   La CONTEA di CELANO sotto gli Spagnoli , gli Austriaci  e i Borboni

ALFONSO II° PICCOLOMINI :– Fu il successore di tutti i beni della Casata , sotto la tutela della madre . Il giovane Alfonso crebbe nel “mestiere delle armi “  e militò valorosamente sotto Carlo V° ; durante le battaglie egli era sempre al suo fianco . Nel 1528 divenne capitano generale della città di Siena ; si dovette ritirare dal suo grado perché accusato di essere troppo vicino alla fazione popolare . Si ritirò nell’isola di Nisida , che abbellì e che comprò . Sposò Caterina D’Avalos da cui ebbe otto figli : Antonio , Inico , Pompeo ( vescovo di Tropea ) , Francesco ,Giovanni, Costanza , Beatrice e Vittoria .

INICO PICCOLOMINI :- Per la morte di suo fratello primogenito Antonio , ereditò la Contea di Celano ed altri feudi . Fece uccidere un servitore , di cui non si fidava ,e di lui poi si persero le tracce . A Celano costruì il Convento del Carmine , fondò e provvide alla sua rendita  l’Ospedale di San Rocco per i poveri e i pellegrini . Morì a Roma a 43 anni e fu sepolto nella Chiesa di Santa Maria del Popolo . Aveva sposato una sua cugina , Silvia Piccolomini  e lasciò come erede una figlia , Costanza , in minore età .

COSTANZA PICCOLOMINI :–Fu educata nel monastero Di San Sebastiano a Napoli , dove la fece studiare sua madre  che , per non disperdere il ricco patrimonio , non voleva farla sposare . Alessandro Piccolomini , suo coetano  e parente la sposò , su consiglio della madre . Il matrimonio durò poco tempo e senza prole , ma il marito ricevette un assegno mensile di 200 scudi , per gli “alimenti”. Costanza visse a Roma in piazza dei Senesi , nel suo Palazzo ; investì ingenti somme per l’inizio della costruzione della chiesa di Sant’ Andrea della Valle .  Beneficiò largamente i gesuiti e a Celano i Cappuccini ..Vendette il marchesato di Capestrano ai granduchi di Toscana (documento del notaio Sericchi – Celano -27 luglio 1579 ).

A Camilla Peretti , sorella del papa Sisto V° , vendette la Contea di Celano per 200000 ducati . Si ritirò nel monastero delle Domenicane ( della  Sapienza ) a Napoli  , ove morì nel 1610. Con lei si estinse il Ducato di Amalfi .

CAMILLA PERETTI :-– Divenne Contessa di Celano , dopo l’acquisto che ne fece da Costanza Piccolomini . Suo marito fu Giovan Battista Mignucci di Montalto che nel 1566 assunse il cognome Peretti ed ebbe due figli : Francesco e Maria Felice : Francesco sposò Vittoria Accoramboni di Gubbio  che era stata amata dal duca di Bracciano , Paolo Giordano Orsini il quale aveva giurato , non accettando questo matrimonio , che si sarebbe vendicato . La mezzanotte del 27 giugno del 1583 Paolo Giordano Orsini fece chiamare con l’inganno Francesco fuori casa e lo fece uccidere da sicari con tre archibugiate  : si sospettava che Vittoria era già sua convivente . Infatti ella dopo sposò Paolo Giordano Orsini , che dopo qualche anno morì di cancro . Due giorni dopo la morte del marito , Vittoria fu pugnalata al cuore da un sicario al soldo dell’Orsini ( un suo cognato ) che la odiava per interessi di famiglia .

La figlia Maria Felice , invece sposò Fabio Damasceni , che prese il cognome Peretti dopo la morte di  Francesco ( suo fratello ) ed ebbero cinque figli : Alessandro , Michele , Orsina ,Flavia e Felice .

Questa famiglia Peretti viveva agiatamente a Montalto , dapprima ; dopo , divenuta modesta , si trasferì a Grotta a Mare , un piccolo villaggio delle Marche . Qui ebbe i natali il fratello gemello di Camilla , Felice Peretti che ebbe grande ingegno , fu educato da un suo prozio paterno che si chiamava Salvatore ed era frate dei minori conventuali . Felice entrò in questo ordine religioso e si distinse in tutti gli insegnamenti di quella scuola . Fu un rinomato predicatore ed esperto amministratore . Divenne Cardinale e il giorno 24 aprile del 1585 fu eletto al soglio Pontificio con il nome di Sisto V° , per cinque anni , un tempo breve ma bastante per riempire il mondo della sua fama .Diventato papa , Felice non dimenticò la sua famiglia ; specialmente ai suoi pronipoti elargì  doni , cariche ,titoli .. Suo nipote Michele , già all’età di otto anni   , grazie a questo zio papa , era governatore , generale di milizia e capitano delle guardie di Palazzo .

MICHELE DAMASCENI PERETTI :--Ereditò la Contea di Celano , dopo la  morte di sua zia Camilla . Sposò Margherita De Alfonso che era Contessa di Cincione , in Spagna . Fecero tre figli , Caterina , che si fece suora , Maria Felice , moglie di Bernardino Savelli , e Francesco . Quest’ultimo amava perdutamente Anna Maria Cesi , bellissima donna , di cui Francesco teneva nascosto il suo amore . Quando palesò l’intenzione di sposarla , fu anticipato da suo padre che gli tolse l’amato amore : egli scappò di casa e divenne abate di Chiaravalle e dopo Cardinale . Michele Damasceni lasciò fama di uomo cattivo , alla sua morte . Sua erede fu Maria Felice in  Savelli , ma suo fratello Francesco continuava ad avere la metà dei beni , nonostante la sua scelta monastica .

FRANCESCO DAMASCENI PERETTI :–Fu chiamato Conte di Celano , con la clausola che , alla sua morte , avrebbe dovuto lasciare il titolo alla sorella Maria Felice .

Nell’anno 1647  a Napoli ci fu la celebre sommossa guidata dal pescatore Tommaso Aniello ( detto Masaniello ) . Dopo la morte di Tommaso , l’insurrezione fu capeggiata da Gennaro Annese , capitano generale  .Il grido fu “fuori gli spagnoli , abbasso la nobiltà , viva la repubblica “. Ci fu all’inizio l’abolizione delle gabelle e poi l’intenzione di cambiare governo . I baroni furono considerati tiranni e ci si voleva liberare dal loro giogo . I francesi “soffiavano sotto mano nel fuoco” e poi dettero aiuto apertamente agli insorti , per sostituirsi alla dominazione spagnola . In Abruzzo questi moti furono più presenti che in altre parti del regno e la Marsica ne fu il centro .Celano dava segni di turbolenza e il cardinale Francesco fu avvertito dall’ambasciatore a Roma . Si preparava a fortificare il Castello , quando una masnada di rivoluzionari occupò Avezzano e Celano , impadronendosi del castello . Il vicerè mandò soldati che fecero molti danni nella contrada , cercarono di assaltare il Castello di Celano , ma non ci riuscirono . Per ordine del Pignatelli , quei soldati furono richiamati a Napoli e la Marsica restò sguarnita per cui crebbe la sollevazione del popolo : tutte le terre e i castelli della Marsica si trovarono nel più grande scompiglio : uccisioni ,saccheggi . A Tagliacozzo , nonostante gettasse monete per calmare la plebe , questa assaltò la casa di un nobile ,che fu  messa a sacco .

Avezzano aderì alla repubblica e , se non scorse sangue  , lo si dovette alla moderazione ed autorità che aveva Asdrubale Febonio , maestro di campo del governo del popolo , che seppe contenere i male intenzionati . Il Quinzi si presentò al castello di Celano con solo 35 armati e gli fu consegnato , come pure quello di Scurcola . Si unirono al Quinzi il bandito Scucciaferro , il duca di Collepietra e il barone di Giugliano con fanti e cavalli . L’8 gennaio 1648 il Quinzi fece affiggere sui muri la scritta con la quale ordinava , pena la vita , “di non prestare aiuto al Pignatelli e ai suoi adepti , che si radunassero a Celano entro tre giorni tutti gli ufficiali con le loro truppe per concorrere tutti alla liberazione dalla schiavitù …”. Il governatore Pignatelli dal suo canto dichiarò ribelle il Quinzi , fautore del partito francese e della repubblica napoletana , fece venire in Marsica il capitano Giulio Pezzola con 1500 soldati ben armati . Quinzi si rinchiuse nel Castello di Celano . Il Pezzola assaltò Avezzano , i suoi abitanti si rinchiusero nel castello , furono incendiate molte case . Dopo, il Pezzola andò a Celano , ma non riuscì ad impadronirsene con la forza e lasciò perdere . Andò a L’Aquila , ricevette altri soldati dal Pignatelli e giunse a Fontecchio per difenderla da Antonio Giovanni di Castelvecchio . Quinzi uscì da Celano e Pezzola ne approfittò per scendere giù e si  impadronì di Fontecchio , facendo una strage .

Ma il perno della contesa era Celano : Pezzola ne voleva la resa , che gli fu rifiutata ed egli dovette ritirarsi .

Celano era diventata la cittadella della sollevazione in Abruzzo  : i sollevati di ogni luogo e francesi vi si riunivano . Il Conte Guisa fu fatto prigioniero e Napoli si accordò col nuovo vicerè : cominciarono a ridursi all’antica obbedienza tutti i paesi e le città insorte , stanche di essere assalite da soldatesche che entravano in casa come rapaci , che sotto il nome di “popolo”o di repubblica distruggevano soltanto .

Anche Celano e il suo Castello si arrese , chiedendo perdono . Molti di quelli che avevano scelto di schierarsi con i rivoltosi , persone di buona famiglia mosse da sentimenti di interesse e generosi , non deposero le armi ; furono inseguiti , dispersi ed uccisi , dovettero abbandonare la patria , la casa con i loro beni e si rifugiarono nella Stato della Chiesa .

Schiere di banditi e malfattori si sistemarono nelle campagne : in Marsica ci furono i capo-banditi Popone , Succhiaferro ,Francesco Sebastiani e Giovanni Antonio Sisti : Le strade divennero insicure , i paesi e villaggi vivevano nel terrore con ruberie e saccheggi , devastazioni , ricatti ed uccisioni .

Per combattere queste tremende bande si diede l’incarico al Pezzotta . Egli le perseguitò inseguendole fra i monti , nelle macchie , il suo nome era il loro terrore . I “ briganti “ si rifugiavano nel territorio pontificio , dove avevano il quartier generale a Collalto , al confine .  Prendendo la strada per Tagliacozzo , il Pezzotta cercò di sorprenderli ; essi fuggirono verso Sora , dopo una “ spiata” . Pezzotta li inseguì fi dentro lo stato pontificio e li sconfisse a San Giovanni Incarico . A Pontecorvo catturò il capobanda “ Popone “ che portò a Napoli , ove fu decapitato . Il Vicerè rimosse il Pignatelli da governatore  d’Abruzzo e al suo posto nominò il principe Savelli . La Contea di Celano era in una situazione disperata : guasti dappertutto , rovine e famiglie spiantate . Il Conte Francesco non restò indifferente a questa situazione , egli perdonò tutti ed aiutò tutti economicamente . Morì a Roma nell’anno 1655 a 55 anni , ultimo della sua Casata . La sorella gemella Maria Felice era morta cinque anni prima .

BERNARDINO SAVELLI :–-Conte di Celano per soli tre anni : apparteneva al ramo dei principi di Albano e di Ariccia .

GIULIO SAVELLI :–Figlio dei già detti Bernardino e Maria Felice Peretti , succedette a tutti i loro beni : fu rispettato dal re Filippo IV° di Spagna , che aggiunse ai suoi titoli , anche un assegno annuo di mille scudi : viveva da gran signore ma trascurava l’amministrazione dei suoi beni , fece molti debiti . Dovette vendere la signoria di Ariccia , ma il prezzo non bastò per pagare i creditori ; fu messo all’asta il feudo di Albano che fu comprato dal papa Innocenzo XI° , affidandolo a Livio Odescalchi . Giulio sposò nell’anno 1647 Caterina figlia di Pietro Aldobrandini che gli premorì senza dargli figli . Si risposò nel 1603 con Caterina di Andrea Giustiniani da cui ebbe il figlio Bernardino , che gli premorì anch’egli . Per testamento nominò sua erede la nipote Livia Cesarini , gravandola di farle pagare  200000 ducati alla moglie Caterina Giustiniani , finchè fosse in vita . Da qui cominciarono le interminabili liti per la divisione dei beni , intricate da molti debitori , fino all’abolizione dei feudi .

Furono ancora Conti di Celano e Baroni di Pescina :-

GAETANO SFORZA CESARINI , che era il figlio di Livia Cesarini .

FILIPPO SFORZA CESARINI , figlio di Giuseppe Sforza .

GAETANO (II°) SFORZA CESARINI .

SISTO SFORZA BODAVILLA :

FRANCESCO SFORZA BODAVILLA . Sposò la nobile Elisabetta di Arezzo .

Al suo tempo ci fu l’invasione francese e NELL’ANNO 1806 FU PROMULGATA LA LEGGE DELL’ABOLIZIONE DEI FEUDI .

Per approfondimenti: https://francofrancescozazzara.wordpress.com/



Redazione Contenuti

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