La Marsica di Tommaso Brogi (1900) – Parte IV



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La Marsica di Tommaso Brogi (1900)
Tradotta e resa leggibile da Franco Francesco Zazzara
>> Capitolo primo
   >> Capitolo secondo
>> Capitolo terzo

Questa grande raccolta d’acqua , molto disordinata all’inizio , prese svariate forme con l’andar del tempo , in special modo per mano dell’uomo , obbligato a combatterla per i danni che gli arrecava . Virgilio scrive che oltre al lago vi erano anche laghetti e stagni . Questi ultimi sono scomparsi e nel nostro periodo abbiamo visto che tutte le acque si raccoglievano in un unico bacino.

Esse avevano una peculiarità . A periodi di piu’ o meno anni crescevano e decrescevano . A volte gli allargamenti erano spaventosi come quello dell’anno 116 di Roma riferitoci da Giulio Ossequiente ; il Lago Fucino si estese per cinque miglia tutt’intorno . Però questi allargamenti non erano repentini o impetuosi come accade per lo straripamento di qualche fiume ; erano simili ad inondazioni che procedevano lentamente anno dopo anno e , giunte ad un certo punto , si fermavano e poi , di anno in anno all’incontrario le acque si ritiravano . Se le cose stavano così , era impossibile che gli uomini edificassero città e coltivassero terreni dove , per esperienza si sapeva che le acque in quel dato periodo sarebbero arrivate in quei posti . Infatti le città ed i terreni coltivati erano situati in punti sicuri intorno al Lago , lontano dal pericolo . Così anche Ortucchio che , benchè posto entro la periferia delle inondazioni , pur tuttavia , essendo sopra una collinetta , diventava un’isola e l’abitato non riceveva nessun danno .

Uomini e famiglie illustri Marsicani

Poppedio Silone : personaggio molto noto nella storia di Roma : egli fu colui che promosse e formò la formidabile  Lega dei Popoli Italici contro la supremazia di Roma . Fu la potente anima , il tutto di quella guerra che si disse sociale o , meglio , marsicana , perché Poppedio fu marsicano e perché i Marsi furono i piu’ forti della Lega . Poppedio condusse e mantenne quella guerra dall’inizio , che durò dieci anni (659-670 di Roma) , mettendo in serio pericolo la supremazia di Roma . Egli ci sarebbe riuscito ad abbatterla , se il console Lucio Cesare con fine accortezza non avesse concesso i diritti quiritari ( che erano l’oggetto della guerra) a quei popoli che si sarebbero sottomessi . Questa concessione ebbe il potere di smembrare la Lega e , a mano a mano i popoli , compresi i Marsi , la accettarono e si sottomisero , ad eccezione dei sanniti . Chissà quanto restò desolato Poppedio Silone per la sottomissione della sua patria ! . Ma egli non disperò , insieme ad alcuni suoi piu’ fidati ed i sanniti , proseguì a guerreggiare fin quando non furono uccisi o schiacciati : Poppedio fu accerchiato ad Ascoli da Gneo Pompeo , si difese strenuamente e quando cadde la città , come semplice soldato nella mischia , cadde e morì crivellato di ferite .

Caio Vezio aderì alla lega sociale  e fu questore dei Marsi ; comandò un corpo d’esercito e non si ritirò dopo la sottomissione degli altri popoli seguendo Poppedio fino all’estremo . Prima che Ascoli fosse presa , Gneo Pompeo gli diede battaglia a Fermo , fu sconfitto e fatto prigioniero . Ma un suo servo fedele , lo uccise con la sua daga e dopo si suicidò .

Vezio Veziano  fu un rinomato giureconsulto  , come attestano gli encomi che ne fece Cicerone .

Domizio Marso fu coetaneo di Ovidio : fu poeta celebre per i suoi epigrammi , scrisse il poema Amazzonide ed un trattato dal titolo De urbanitate .

Labeone Marso : in una lapide riportata dal Beda , era scritto che nella guerra macedonica , cadde da cavallo e per non cadere in mano al nemico uccise prima suo figlio e dopo si suicidò.

Vibio Marso visse al tempo di Tiberio : fu senatore colto ed eloquente oratore . Qualche giorno prima della morte dell’imperatore Tiberio , passò , come suol dirsi, “un brutto quarto d’ora” : la bella Albucilla , donna famosa nel bel mondo di Roma , fu accusata d’adulterio e di lesa maestà  da suo marito Satrio Secondo insieme con altri distinti personaggi quali Gneo Domizio , Lucio Arunzio e il nostro Vibio Marso.  Ci fu il processo , molto seguito per gli argomenti piccanti e la lesa maestà ; durante il suo svolgimento Tiberio si ammalò e gli imputati credettero che fosse rinviato il processo , ma si procedette ugualmente : Albucilla tentò il suicidio ,ma , non riuscitavi , fu messa in prigione; il vecchio Arunzio si tagliò le vene e la fece finita e Marso chiese e gli fu concesso , di morire di fame .Questa concessione fu la sua salvezza; Tiberio nel frattempo morì e non si parlò piu’ di processo né di condanna . In seguito ebbe onori e cariche importanti : fu questore dei Marsi e proconsole in Africa , dove gli furono battute monete : fu legato in Germania presso Germanico (Caligola), morì in Siria con il potere di prefetto . A Roma si stabilirono famiglie marsicane che divennero famose : la Valeria , la Vezia e la Marsa.

 Capitolo Quarto

La Marsica dalla caduta dell’Impero Romano alla venuta dei Longobardi
Le città medievali: Penna, Valeria , Marsi o Marsia –Residenza vescovile .

Penna –Castello o terra , che alcuni autori hanno chiamato città : sorse nel medio evo sulla sponda sud del Lago Fucino dove un tempo si trovava la città di Angizia : Ciò si deduceva dagli antichi ruderi che si osservavano nei suoi dintorni . Essa prese il nome dal vicino Monte Penna  : In un diploma trascritto dal Febonio della contessa Giovanna di Durazzo (15 –ottobre 1372) si legge del condono agli Avezzanesi degli arretrati che essi dovevano ai Pennesi e della sua scomparsa , forse per malaria o per inondazione del Lago Fucino . Fabretti è convinto che l’abbandono di questo Castello sia da attribuire ad una insolita escrescenza del lago  , o verso la fine del XIII° o nei primi anni del XIV° secolo .

Valeria – Erroneamente qualche scrittore ha fatto sorgere questa città al tempo di Roma , sulle rovine di Marruvio . Si riferiscono anche al passo di Anastasio Bibliotecario , a proposito del Papa Bonifacio IV° , che egli scrive “..natione Marsorum de civitate Valeria ..” . Holstein e Romanelli  scrivono invece che una città Valeria al tempo di Roma non c’è mai stata , ma nella trascrizione del Bibliotecario non è scritto il genitivo Valeriae ,per cui concludono che fosse la stessa Marruvio , città della Valeria (regione)che, nel medio evo aveva assunto la dizione di Marsia.

Marsia-  Nella Cronica Cassinese di Leone Marsicano si legge che tra le proprietà del Monastero di San Benedetto (Cassino ) , c’era anche quella di San Vittorino di Celano in Marsia ,quando si narra di Berardo Conte dei Marsi che restituì vari beni al suddetto monastero .In altri storici si legge che …” l’imperarore Ottone , venuto nella Marsica , sostò nella valle del Fucino  nel Campo Cedici , nei pressi di Marsia . Nella Cronaca di Farfa , nello scontro dell’abate di San Benedetto contro Rainaldo ed Odorisio Conti dei Marsi , si legge che l’abate fu accompagnato dal suo avvocato Tiobaldo figlio di Adalberto dei Marsi (quindi nato a Marsia) .

Ogni dubbio viene dissipato da quattro Placiti dei secoli X° e XI° , redatti da notai e riportati estesamente nelle Cronache Casauriensi :- essi si chiudono tutti con la formula “ dato in Marsia “ , nel luogo chiamato città della Marsica  . ( ugualmente Civitas  capuana , civitas pinnensis , civitas spoletana ….). Quindi nel medioevo la precedente città Marruvium veniva chiamata Marsia .

A Marsia risiedeva il Vescovo ; non mancano antiche carte che lo attestano, ad esempio in uno dei quattro placiti citati (del 1028) si legge che esso fu letto nell’Episcopio :…” in territorio marsicano in locum qui nominatur Milvia intus in ipso Episcopio S. Sabinae quod sita est in ipsa civitate marsicana …”

Con l’andar del tempo la casa vescovile e la Cattedrale stessa deperirono tanto che fu impossibile al vescovo di risiedervi ancora . Secondo F. Ughelli , la sede vescovile si spostava nelle vicine cittadine , (or qua ed ora là) ed incerta fino a che il vescovo Colli chiese il permesso al papa Gregorio XIII° di spostarsi a Pescina . Nell’anno 1580 il papa concesse il trasferimento , con la condizione di riportare la sede vescovile a San Benedetto dei Marsi allorchè fossero state ricostruite sia la città che la Cattedrale di Santa Sabina . Dopochè fu tolta la residenza vescovile , la città si spopolò sempre di piu’ , i fabbricati continuarono a crollare ed i pochi abitanti rimasti si restrinsero intorno al monastero ed alla Chiesa di San Benedetto, lo stesso monastero che aveva fatto costruire , nella propria casa , il papa Bonifacio IV° .  L’antica città cadde nel dimenticatoio e, da quel piccolo villaggio ,nacque San Benedetto dei Marsi.

Riferimenti: http://francofrancescozazzara.wordpress.com/




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