I gioielli d’Abruzzo


Forse non tutti sanno che la nostra Regione oltre ad essere famosa per le sue attrazioni turistiche e culturali lo è anche per alcuni suoi gioielli d’oro realizzati ancora oggi artigianalmente. I più importanti sono la PRESENTOSA e gli SCIACQUAJJE. Ma come sono fatti? e quali sono le loro origini? Sicuramente la PRESENTOSA è il gioiello più conosciuto, infatti non c’è abruzzese che non l’abbia visto al collo di una mamma o di una nonna. Le cronache dell’epoca raccontano che il primo a nominare la PRESENTOSA fu Gabriele d’Annunzio nel romanzo “Il TRIONFO DELLA MORTE” del 1889. (“Portava agli orecchi due grevi cerchi d’oro e sul petto la Presentosa: una grande stella di filigrana con in mezzo due cuori”).

Si racconta anche che ad ispirare la forma del ciondolo sia stato il rosone della basilica di S. Maria di Collemaggio a L’Aquila. Nella PRESENTOSA il motivo predominante è il cuore, con filature di filigrana d’oro, riprodotto in diverse varianti a seconda della donna che lo riceve. La tradizione abruzzese voleva che alle giovani fidanzate venisse regalato il ciondolo con due cuori, mentre alle donne sposate il monile si arricchiva di una mezzaluna anch’essa d’oro. Le prime PRESENTOSE furono realizzate ad Agnone il paese molisano famoso per la fusione delle campane (che fino al 1811 era nel territorio abruzzese). Poi nel corso degli anni, questa particolare lavorazione artigianale si é diffusa anche nella valle peligna e nell’aquilano.

Ma perché il nome “PRESENTOSA”? E’ facile da comprendere. Perché il più delle volte il ciondolo si offriva in dono, era un “PRESENTE” che si regalava per auspicare protezione ai familiari e augurare fortuna e felicità alla donna che lo avrebbe indossato. Per concludere va detto che ancora oggi gli orafi abruzzesi realizzano a mano questi gioielli che possono essere ammirati anche nelle oreficerie di Tagliacozzo. Diversi e meno noti della PRESENTOSA sono gli orecchini chiamati “SCIACQUAJJE”. Sono monili d’oro a forma di mezzaluna arricchiti da decori, catenelle e pendenti.

Il nome dovrebbe derivare dal verbo sciacquare (in dialetto: scioccajje), riferito alle donne che sbattevano i panni durante il lavaggio a mano. Va detto che questi orecchini venivano indossati dalle donne abruzzesi di tutti i ceti, quelli in oro erano portati con eleganza dalle donne più affascinanti e facoltose, le contadine invece l’indossavano soprattutto per avvalorare la credenza popolare che li riteneva capaci di scacciare il malocchio e quant’altro.

In ultimo non va dimenticato che gli SCIACQUAJJE erano talmente diffusi che alcuni pittori abruzzesi l’immortalarono nelle loro opere come Francesco Paolo Michetti che dipinse il prezioso gioiello nella tela “LA FIGLIA DI IORIO” che può essere ammirata nella sala del consiglio provinciale di Pescara. Come tutti gli antichi gioielli, anche gli orecchini SCIACQUAJJE si tramandavano di generazione in generazione ma in modo particolare dalla suocera alla nuora nel giorno delle nozze.


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