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Sintesi Storica

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Pescina: scoperta dell’evoluzione storica di un borgo marsicano, dalle origini medievali al ruolo chiave nelle vicende regionali.

Il nome di Pescina deriva da “piscina”, che significa vasca piena d’acqua o luogo di pesca. Tra le fonti più antiche su Pescina, una menzione significativa risale al 1120, in cui si fa riferimento a San Berardo, vescovo dei Marsi. In quel periodo, Pescina era designata come “villa”, un agglomerato subordinato alla “Civitas Marsicana”. Si comincia a parlare di Pescina come “castello” a fine XII secolo, quando è citata in una bolla di papa Lucio III del 1181 a favore della chiesa di S.Maria. Sette anni dopo, nel “Catalogo dei Baroni”, Pescina è menzionata come “feudo di otto soldati”.

Il nuovo castello, edificato sui ruderi dell’antica rocca, divenne la residenza del barone Rinaldo, prima di subire il trasferimento del feudo a Ugone Del Balzo nel sec. XIII-XIV. Nonostante questa dipendenza feudale, Pescina adottò alcuni “Statuti”, garantendosi libertà municipali. Quasi un secolo dopo, il vescovo dei Marsi si trasferisce a Pescina, che diventa sede diocesana, ma l’ufficialità avverrà solo nel 1580 con la bolla di Gregorio XIII.

Durante il Seicento e il Settecento, Pescina conobbe un notevole sviluppo edilizio, con la costruzione di un episcopio, un seminario e la chiesa cattedrale di S.Maria delle Grazie. La nuova energia economica della zona è dimostrata dalla proprietà terriera di enti come il Seminario e la Mensa Vescovile, oltre ai baroni Tomassetti e ai conti Grassi. La frazione di Venere, lungo la statale 83 Marsicana, è l’unica che ne deriva direttamente.

Nell’1591, Pescina viene venduta a vari conti, ma mantiene una certa autonomia come baronia. Durante il conflitto francese del 1799, la città subisce un caos che culmina nel “massacro” del 7 febbraio, in cui sono uccisi alcuni filo-francesi. Pescina affronta anche le difficoltà del XIX secolo, contendendosi con Avezzano il titolo di “capoluogo” della Marsica, e diventa sede di truppe piemontesi e garibaldine nel contesto della repressione del Brigantaggio.

Il terremoto del 1915 causa enormi danni e una riduzione della popolazione, portando al trasferimento definitivo della Diocesi ad Avezzano e scatenando forti proteste. La successiva crisi con S.Benedetto per l’affitto delle terre del “Bacinetto” nel Fùcino e gli eventi legati alla seconda guerra mondiale segnano gli ultimi capitoli della complessa storia di Pescina.

Riferimento autore: Angelo Melchiorre.

Viene da «piscina», vasca piena d’acqua o, anche, stagno, «luogo in cui si pesca» (Ch.DU CANGE). Tra le fonti più antiche concernenti Pescina, ve n’è una di particolare interesse, citata dall’Antinori e risalente al 1120: vi si parla di Berardo, vescovo dei Marsi, cui era soggetta non soltanto la «Città Marsicana» (l’attuale S.Benedetto), ma anche le sue «ville» di Venere e Pescina.

È importante notare come vi si parli di Pescina non come «civitas», ma semplicemente come «villa», ossia un agglomerato di case dipendente da una «civitas», che in quel caso era quella «Marsicana», residenza del Vescovo. Di Pescina come «castello» si comincia a parlare, invece, verso la fine del XII secolo, quando essa viene nominata come tale in una Bolla di papa Lucio III (anno 1181) a favore della chiesa di S.Maria (sicuramente, S.Maria del Popolo, divenuta più tardi chiesa di S.Berardo) e, sette anni dopo, nel «Catalogo dei Baroni», in cui Pescina è ricordata come «feudo di otto soldati», soggetto al conte Rainaldo di Cèlano.

Il Di Pietro scrive che questa nuova Pescina si sarebbe formata con l’aggregazione di alcuni casali attorno all’antica rocca, in seguito denominata appunto «Rocca Vecchia». Verso la fine del XIII secolo, sui ruderi dell’antica «rocca» viene costruito il nuovo castello, nel quale va ad abitare Rinaldo, barone di Pescina.

Costui, però, viene ben presto privato del feudo da Carlo I d’Angiò, e tutto il territorio viene assegnato a Ugone Del Balzo, la cui famiglia era venuta direttamente dalla Provenza al seguito del Re di Francia. Più o meno in quest’epoca (secc. XIII-XIV), secondo Luigi Colantoni, Pescina si provvede di alcuni «Statuti», con i quali le vengono garantite le libertà e le immunità municipali, pur continuando a vivere sotto le leggi feudali.

Di lì a qualche decennio, il vescovo dei Marsi si trasferisce dalla «Città Marsicana» a Pescina, facendo diventare quest’ultima effettiva sede diocesana della Marsica (anche se il trasferimento sarà reso ufficiale solo nel 1580 con Bolla di Gregorio XIII). Nel Seicento e nel Settecento, lo sviluppo edilizio è notevole: all’Episcopio e al Seminario si aggiunge la nuova fabbrica della chiesa cattedrale, quella di S.Maria delle Grazie; ai monasteri delle Clarisse e dei Conventuali si aggiungono quelli dei Silvestrini e degli Scolopi; entra in funzione persino una scuola superiore con corsi di filosofia e teologia; vengono creati un Ospedale e un Monte dei Maritaggi.

E da Pescina ormai dipendono, anche dal punto di vista economico, numerose località della Marsica, perché in Pescina si trovano i più grandi proprietari della zona, esclusi naturalmente i feudatari: basti pensare alle numerose proprietà terriere del Seminario e della Mensa Vescovile e ai possedimenti dei baroni Tomassetti, dei conti Grassi, dei marchesi Mazzara, dei duchi Malvezzi, per comprendere quali e quanti interessi convergano ormai su Pescina.

Unica frazione è Venere, lungo la statale 83 Marsicana. Pur rimanendo soggetta ai conti di Cèlano (nel 1591 viene venduta dai Piccolomini ai Peretti; quindi passa ai Savelli, da questi ai Cesarini, infine agli Sforza e agli Sforza-Bovadilla), Pescina gode di una certa autonomia, costituendo baronia a sé; e da essa dipendono direttamente, per gli atti amministrativi e il pagamento delle «terze» baronali, i paesi di Aschi, Bisegna, Cocullo, Gioia, Lecce, Ortucchio, Sperone e S.Sebastiano.

Sul finir del secolo, per salvarsi dall’occupazione francese del 1799, Pescina vive un momento di anarchia, con il tragico episodio del «massacro» del 7 febbraio di quell’anno, quando vengono uccisi dalla folla in tumulto i filo-francesi Vincenzo e Giuliano Ferrante e il «duchino» di S.Candida.

Anche l’Ottocento è un secolo di dolorose traversie per Pescina, la quale — oltre a vedersi contesa da Avezzano il ruolo di «capoluogo» della Marsica — deve accogliere, dal 1861 in poi, distaccamenti speciali di truppe piemontesi e garibaldine, adibite alla «repressione del Brigantaggio», con l’inevitabile trasformazione in caserme non solo di edifici pubblici, ma anche del Seminario e della vecchia chiesa di S.Giuseppe.

Il terremoto del 1915 (con gravi danni e centinaia di vittime anche qui) determina il trasferimento definitivo della Diocesi da Pescina ad Avezzano, provocando la violenta protesta dei pescinesi. Contemporaneamente, si accentua un altro motivo di crisi e di conflittualità: quello, cioè, del contrasto con la frazione di S.Benedetto per l’affitto delle terre del «Bacinetto» nel Fùcino. Le vicende successive alla seconda guerra mondiale (distacco di S.Benedetto, partecipazione alle lotte del Fùcino e allo «sciopero a rovescio» contro Torlonia) non sono altro che gli ultimi anelli della tormentata vicenda storica di Pescina.

Riferimento autore: Angelo Melchiorre.

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