Lo spostamento della Diocesi Dei Marsi dopo il terremoto: «Pescina pretende tutto o niente!»



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Dopo il terremoto e la prima Guerra Mondiale, mentre i Torlonia tornavano prepotentemente a rinsaldare la loro onnipotenza sulla Marsica, si andava prospettando un altro grave problema zonale. In questo caso, l’ampia documentazione mostra la resistenza dei cittadini di Pescina che non si rassegnavano a cedere ad Avezzano il primato di antica sede della diocesi marsicana: un importante predominio detenuto per oltre nove secoli. Pericolose agitazioni caratterizzarono i primi momenti dell’abbandono della sede originaria ed inutile era stato l’appello pacificatore lanciato dal monsignore dalla sede provvisoria di Tagliacozzo (11 febbraio 1920) con lettera scritta: «Al Venerabile Clero ed al diletto Popolo della Città di Pescina».

La missiva fu poi pubblicata dai giornali con titolo a carattere cubitale rivolto ai «Dilettissimi Figli». È certo, però, che le difficoltà e i contrasti del momento, richiedevano risposte più concrete da proporre all’ostile popolazione. Tra l’altro, il presule assicurò una partecipazione e un soccorso pecuniario da parte del pontefice Benedetto XV, finalizzato a ricostruire con sollecitudine l’antica cattedrale di Santa Maria delle Grazie. Per far ciò, intese spronare: «un’Autorevole Deputazione della Cittadinanza alla quale tanto favore sarebbe largito, se si prostrasse davanti al Supremo gerarca della Chiesa per esporgli i propri bisogni e manifestargli la propria fiducia». D’Altronde, per dimostrare la sua “buona fede”, Il vescovo si offrì di accompagnare a Roma, una delegazione pescinese.

Da notare che questa sua prima lettera fu firmata con il nome di «Fra Pio Marcello Bagnoli dei Carmelitani Scalzi».

Lo spostamento della Diocesi Dei Marsi dopo il terremoto: «Pescina pretende tutto o niente!»

Ora, se l’atteggiamento del monsignore era alquanto discutibile, visto l’evolversi della reale situazione che individuava ormai Avezzano come centro molto dinamico rispetto alle vecchie sedi comitali (Celano, Pescina, Tagliacozzo), esso determinò subito dopo il sisma, serie ostilità da superare per la cittadinanza pescinese, che si sentì indubbiamente defraudata di un importante diritto risalente al 1580.

Il braccio di ferro continuò fino al 1922, quando il Comitato per la difesa di Pescina diffuse un opuscolo intitolato:«Per la sede episcopale e pel seminario di Pescina», esponendo nei dettagli, tutte le fasi che misero allo scoperto il falso atteggiamento del monsignore. Per questo, i pescinesi reclamarono subito il suo rientro in sede, minacciando, in caso contrario, altri gravi tumulti di piazza. Seguirono diffamazioni, insulti e calunnie rivolte al clero marsicano, complice del vescovo: preoccupanti conflittualità che coinvolsero persino il Ministro di Grazia, Giustizia e Culti, laddove nuove posizioni estremiste si manifestarono.

Il 10 giugno 1920 il Papa concesse finalmente udienza al vescovo Bagnoli, che fu accompagnato dai canonici Cipriani e Di Muzio, seguiti da una delegazione composta dagli avvocati Palladini, Taddei e Cambise; dal notaio Macarone, dal dottor Biondi, dall’impiegato comunale Sambenedetto, dai sarti Ciocchetti e Villanucci, dal fotografo Merolli, dall’agricoltore Tranquilli, dal musicista Lattanzi e dai commercianti Taddei e Moscardelli.

Al ritorno da Roma, il notaio Maccarone, riferendo dei consulti alla cittadinanza pescinese, affermò che Bagnoli li aveva traditi e beffati. Oltretutto, poiché le cose andavano degenerando, monsignor Bagnoli propose la doppia residenza, estiva per Pescina e invernale per Avezzano, assicurando ai fedeli che la chiesa di Santa Maria delle Grazie avrebbe conservato i titoli e le prerogative di «concattedrale». Nonostante ciò, rimase evidente il problema dell’abbandono della sede episcopale, scatenando nuove tensioni.

L’eco di simili contrapposizioni riemergerà ancora il 23 settembre 1922, quando sul «Corriere di Pescina», venne pubblicato l’ennesimo articolo che dimostrava una tenace resistenza alle recenti proposte vescovili: «Pescina è stata sempre un centro frequentato d’istruzione secondaria; ebbe per molti anni fiorente un R. Ginnasio, e sono ancora ricordati con orgoglio e consenso, a dir così, nostalgico i cento convittori dalla divisa di baldi bersaglieri. Il delitto di un’amministrazione civica retrograda, soppresse violentemente tale Istituto nel massimo rigoglio per rialimentare la vita, allora tisica, del Seminario di Pescina, frequentato solo per le discipline sacre dai pochi avviati alla vita religiosa. Però bisogna riconoscere la verità anche di tale Istituto, per quanto utile alla cittadinanza dal lato economico, perché favoriva la classe degli artigiani, dei commercianti col dare lavoro e guadagno agli uni ed agli altri, dal lato intellettuale, perché dava agio anche ai poveri di migliorare la loro cultura. Molti dei buoni professionisti e funzionari, che onorano i diversi paesi della Marsica, debbono ricordare di aver principiato la loro vita di studiosi nel Ginnasio di Pescina».

Lo spostamento della Diocesi Dei Marsi dopo il terremoto: «Pescina pretende tutto o niente!»

  Nell’articolo di fondo, non mancavano certo pesanti accuse rivolte ancora una volta a Bagnoli: «venne l’immane flagello del 13 gennaio 1915 e l’attuale Vescovo dei Marsi abbandonò la sede secolare dell’Episcopio e del Seminario, e tolse a Pescina il conforto di questa scuola; la tolse per aprirla in Avezzano, dove era già un R. Ginnasio e dove fioriscono Scuole Complementari e Normali. Del vescovo, dei favoreggiatori dirà l’avvenire; la buona cittadinanza di Pescina specialmente quella umile e religiosa, conserva ancora la speranza che la vertenza non sia chiusa, ricordando l’affidamento del Presidente del Consiglio del tempo, onorevole Orlando, che il Governo non si sarebbe prestato a sanzionare una spoliazione di diritti» (1). E, invece, con l’avvento della dittatura cadde qualsiasi prospettiva di ripristino della Diocesi nell’antica sede,specialmente quando Raffaele Paolucci (combattivo avvocato del presule), azzerò ogni altra speranza, conseguendo addirittura l’approvazione del capo del governo Benito Mussolini. Infatti, grazie alle sue insistenze, il presule ottenne i decreti necessari per il definitivo trasferimento della sede vescovile, con «Regio Assenso» del 13 marzo del 1924 già preceduto dalla bolla papale.

Per ragioni di sicurezza, gli atti furono tenuti segreti finché il procuratore di Avezzano non dette comunicazione ufficiale alla popolazione, notizia confermata dal vescovo nell’adunanza capitolare del 10 maggio alla presenza di nove canonici su dieci. Le ragioni del necessario cambiamento furono ben individuate dal papa per garantire «il governo della Diocesi in modo dignitoso tenendo conto del contesto» che vedeva la città di Avezzano al centro dell’intera Marsica, mentre Pescina rimaneva collocata in un punto estremo del territorio. Ecco l’inizio del testo (molto efficace) della bolla pontificia emessa il 16 gennaio 1924: «Quo aptus Dioecesi regimi prospiciatur, attentis etiam praesentis temporis adiunctis. Nos utile ac necessarium duximus episcopalem Marsorum sedem et cathedram transferre a civitate Piscina ad civitatem Aveanum, fere in medio Marsorum territorio sitam, dum Piscina in extremis est: et insuper propter vias ferreas praefata urbs Aveanum etiam faciliorem aditum commerciumque habet cum universa Dioecesi […]».

Anche la «Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra», istituita nel 1924, entrava con forza nel dibattito, specialmente sull’architettura e il restauro degli edifici religiosi marsicani, esaminando il progetto iniziale di Sebastiano Bultrini, che proponeva a Bagnoli progetti grandiosi sulla costruzione della nuova cattedrale di Avezzano (si vedano i disegni sfarzosi e le architetture simili alla cattedrale di Orvieto, depositati nell’Archivio Diocesano dei Marsi, mai realizzati in seguito).

Il risentimento e il rancore tra il presule e abitanti di Pescina durò ancora per qualche tempo, nonostante gli sforzi d’influenti personaggi che avrebbero voluto risolvere pacificamente la vertenza; ma, le corali affermazioni dell’orgogliosa popolazione pescinese, appoggiata dal comitato di lotta, fecero capire alle autorità che l’antica sede pretendeva: «Tutto o niente!».

Con decreto emesso in data 15 aprile dello stesso anno, fu dichiarata momentaneamente «cattedrale» la piccola chiesetta di S.Giuseppe (Avezzano), in attesa di edificare un padiglione atto a sacrestia per i canonici e la costruzione della nuova chiesa di S.Bartolomeo.

 

Note

Il Risorgimento d’Abruzzo. Settimanale di Battaglia, Anno IV, Num.250-251, Roma, 24 Settembre 1922, Corriere di Pescina. L’annosa questione dello spostamento da Pescina ad Avezzano è stata affrontata con documenti alla mano da: G.Di Iorio, Pio Marcello Bagnoli, vescovo dei Marsi. Notizie dalla nascita 16 giugno 1859, alla morte 17 gennaio 1945 [S.I., s.n.], 1998, specialmente nelle pagine 73-74; cfr., Un Pastore forte e gentile Mons. Pio Marcello Bagnoli 1911-1945, Mostra documentaria per il Centenario dell’ingresso in Diocesi, Edizioni Kirke, Cerchio, Maggio 2011.