“La malattia mentale non è contagiosa”, il caso del Cim di Avezzano



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Avezzano –  “Non è importante tanto il fatto che in futuro ci siano o meno manicomi e cliniche chiuse, è importante che noi adesso abbiamo provato che si può fare diversamente, ora sappiamo che c’è un altro modo di affrontare la questione; anche senza la costrizione”. Lo disse Franco Basaglia, il medico psichiatra che con la legge 180 del ’78 impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Fu un grande esempio di civiltà e rispetto per la malattia mentale che fece dell’Italia il primo paese al mondo ad abolire gli ospedali psichiatrici. Tuttavia da quel lontano 1978 poco è cambiato il malto mentale continua a spaventare la società e, per alcuni versi, è ancora oggetto di discriminazione. E’ il caso di Avezzano dove alcuni cittadini sono insorti a seguito dello spostamento di alcuni servizi del centro di igiene mentale accanto all’edificio Noesis che ospita gli alunni della Don Bosco.

Tutto ha inizio quando l’assessore al sociale del Comune di Avezzano, Leonardo Casciere, decide di pubblicare un video denuncia circa le condizioni precarie in cui versa la struttura che ospita il centro di salute mentale. A seguito di un’ispezione il Nas di Pescara riscontra gravi irregolarità: carenze igieniche, posti letto oltre il consentito, prese e cavi elettrici non in sicurezza, che ne determinano la chiusura. E’ sempre l’assessore Casciere ad annunciare il trasferimento del Centro di Salute Mentale “presso la struttura Noesis”, quella che però ospita anche la scuola Don Bosco. Mentre “i pazienti della residenza” La Crisalide “saranno sistemati presso la Residenza dei Marsi”. E’ a questo punto che l’opinione pubblica si spacca e molti iniziano a sollevare la questione dell’incontro tra alunni e utenti del Centro che rende necessario l’intervento del manager della Asl1, Rinaldo Tordera“Gli ambulatori dei medici saranno collocati in uno stabile staccato, separato e distante dall’edificio che ospita la scuola e quindi non vi sarà alcun contatto tra medici e pazienti con gli scolari che frequentano la scuola al Noesis”, precisa Tordera smorzando la dilagante polemica alimentata principalmente sui social network, ed aggiunge ” la nuova sede (provvisoria) del servizio ospiterà i pazienti solo limitatamente alle visite, non essendo previsto soggiorno o pernottamento”. “Sono pertanto infondate le preoccupazioni espresse dai genitori degli scolari, ingenerate da una errata comunicazione”. A rincarare le rassicurazioni ci ha pensato poi il Comune di Avezzano“Gli ambulatori del Centro Salute mentale saranno trasferiti in uno stabile che non è quello che ospita la scuola. Si tratta di stanze che si trovano in tutt’altra area rispetto a quella in cui si trovano gli studenti”. Insomma tanta preoccupazione per niente, potrebbe pensare qualcuno.
E’ dall’analisi dei commenti sui social che è possibile tracciare uno spaccato rispetto all’approccio della società moderna nei confronti del concetto di malattia mentale. Da una parte ci sono quelli preoccupati per l’incolumità degli scolari e dall’altra chi cerca di ribadire che la malattia mentale non è un qualcosa di contagioso. Ma non bisogna dimenticare che al centro della questione ci sono persone, individui in carne ed ossa con disagi psichici specifici più o meno gravi, che non hanno di certo scelto la loro condizione o la loro malattia e che, in una società civile, meritano di essere adeguatamente assistiti in strutture a norma di legge, da personale qualificato e soprattutto meritano che qualcuno difenda i loro diritti quando non sono nelle condizioni di poterlo fare in prima persona.