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“Intitolare una via a Pasquale Probbo”: l’appello di un commilitone Alpino a 50 anni dal terremoto di Gemona

"Intitolare una via a Pasquale Probbo": l'appello di un commilitone Alpino a 50 anni dal terremoto di Gemona

Sante Marie – A proposito del terremoto di Gemona del 6 maggio 1976: ogni anno intimi e personali ricordi che si risvegliano, rifanno capolino, fanno dormire poco e che aiutano a riflettere. Si può manifestare affetto a un Alpino commilitone mai conosciuto? Si può intitolare “qualcosa” a un Alpino che non ha avuto santi in paradiso?

Signor Di Giacomo Giulio Gino: ci vuole raccontare qualcosa sulla sua esperienza di Alpino a Gemona? Che cosa le ha “lasciato dentro” il terremoto?

Sì. Sono nato a Sante Marie (AQ) e ho svolto il militare come Alpino, Artigliere di montagna, a Gemona del Friuli nella caserma Goi Pantanali.

Lì eravamo circa 1000 Alpini provenienti da molte parti d’Italia e mi sembra che la caserma fosse stata una delle ultime caserme costruite in Italia. Costruita con appalti e sub-appalti, “cemento armato”; vorrei conferma, se fosse così sarebbe un’altra storia e, forse, qualcuno meriterebbe un gavettone ogni notte.

Va be’, non voglio fare polemiche. Mancava un mese al congedo, si respirava allegria tra “veci”, ci preparavamo a salutare definitivamente e finalmente Gemona, invece arrivò il tremendo sisma e gli edifici della caserma crollarono e morirono 29 Alpini, molti amici di branda e tra questi uno mai visto e conosciuto, l’Alpino Probbo Pasquale di Trasacco.

Il suo reparto era dislocato in una palazzina lontana dalla mia; per questo motivo, a causa del sisma, Gemona del Friuli mi (penso ci) è rimasta nel cuore.

Il destino ha voluto che mi sposassi a Trasacco e lì ho cominciato a sentir parlare bene di questo bravo e sfortunato ragazzo.

Seppur trasferendomi subito ad abitare ad Ostia, l’Alpino Probbo Pasquale mi entrò subito in simpatia, un ragazzo umile proveniente da una famiglia semplice, senza santi in paradiso.

Nelle varie sfilate locali con altri Alpini cominciavo a “sentirlo vicino“, a percepire la sua presenza al mio fianco, quasi “mi parlava”, quasi mi dicesse: grazie per la tua amicizia.

Mi domandavo e mi domando: come si può voler bene a una persona mai conosciuta, a nutrire stima e affetto, a sentirne la voce e, addirittura, a vederne il sorriso? Psicologia positiva? Praticamente sì.

Allora mi sono adoperato, riuscendoci, e per questo ringrazio tantissimo il gruppo degli Alpini di Trasacco, a fargli intitolare la sede locale del gruppo Alpini e fra un anno, al 50° anniversario del terremoto, mi farebbe molto, molto piacere che l’Amministrazione comunale, insieme alla comunità di Trasacco, potesse intitolargli una strada, un “qualcosa” per dare il giusto onore al povero Pasquale Probbo.

Perché no? Sarebbe un bel gesto. Sono venuto a conoscenza che a un Alpino, compagno di camerata, Arnaldo Basset di Magera di Oderzo, la sensibilità dell’Amministrazione comunale e la stessa comunità hanno intitolato lo stadio locale, un bellissimo e sincero gesto dedicato alla sua memoria e per questo colgo l’occasione per far giungere loro i miei sinceri ringraziamenti.

Comunicato stampa

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In ricordo dell’Alpino di Trasacco Pasquale Probo che perse la vita durante il terremoto del Friuli il 6 Maggio 1976

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